sulla scomparsa del comunismo

Il supplemento Alias all’edizione del Manifesto di sabato diciotto novembre riporta – alle pagine due, tre, e quattro – il documento finale, elaborato dal Collettivo C17, della conferenza dello scorso gennaio a Roma.

Si tratta di undici tesi che il gruppo di lavoro sistematizza sotto il titolo «Il Comunismo possibile», e dovrebbe rappresentare una base intorno alla quale aprire una discussione su ciò che è stato e quello che sarà in futuro il socialismo-comunismo.

Appena ci si accinge a leggere il primo degli undici argomenti – intitolato «Spettro» – si capisce immediatamente a chi è diretto l’invito: «Dove è al potere il Partito Comunista, il comunismo è scomparso da un pezzo. Vigono mercato e sfruttamento, ma senza parlamenti e libera opinione».

Peccato per questo accrocchio di “fini pensatori” che non sia esattamente così: si dimenticano – forse non a caso – che, se nella Repubblica Popolare Cinese e nella Repubblica Socialista del Viet Nam è indubbiamente così, molto diversamente si comporta il Partito del Lavoro di Corea.

Esso, sin dalla proclamazione della Repubblica Popolare Democratica avvenuta nel 1948 ad opera del presidente Kim Il Sung, ha assunto come principio guida del proprio agire il marxismo-leninismo, coniugato nella forma del djoutché, la variante del socialismo scientifico adatta alle particolari condizioni del Paese.

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gli europportunisti salgono subito sul carro elettoralista di “potere al popolo” (da proletari comunisti)

dal Brancaccio fallito al Brancaleone riuscito?

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la “pazziata” convocata dai compagni di Napoli ha risolto un problema per molti: adesso c’è una idea e una proposta sul campo per affrontare la scadenza elettorale. problema per molti: adesso c’è una idea e una proposta sul campo per affrontare la scadenza elettorale.
L’ipotesi del Brancaccio è fallita perché era il residuo di un piccolo e ormai insopportabile mondo antico della sinistra italiana.
La prospettiva che può indicare l’assemblea di oggi è priva di quella opprimente sensazione di sconfitta o di quel senso da ultima spiaggia, al contrario potrebbe rilanciare in avanti.
Oggi è necessario rimettere in campo una visione decisiva: quello di un cambiamento radicale di un sistema di disuguaglianze sociali e autoritarismo diventato ormai insostenibile e insopportabile proprio perché è fondato sulle disuguaglianze e l’autoritarismo. Il modello repressivo di Minniti incarna perfettamente questo sistema. Quindi è un’assemblea che vorrebbe mettere fine alla stagione del meno peggio o dell’illusione di poter tirare la giacca a governi amici e alla politica istituzionale.
Di fronte a questo stato mentale delle esperienze della sinistra, la gente, il nostro popolo o non va a votare o “vota per vendetta” – come dimostrano le ultime elezioni nelle periferie o i risultati delle Rsu nelle fabbriche metalmeccaniche – anche contro una sinistra ormai percepita come parte del sistema e del problema e non una sua alternativa.
Se rimettiamo finalmente in campo l’idea del cambiamento, dobbiamo rimettere in circolazione anche l’idea che questo non è possibile senza una rottura con la situazione esistente. E sul quadro esistente pesa un convitato di pietra – rimosso troppo spesso dall’analisi e della discussione –  e che detta fin nei minimi dettagli (a livello di governo centrale e di amministrazioni locali) i limiti dentro cui è consentito muoversi.
Questo convitato di pietra è la gabbia costruita intorno all’Unione Europea, alla Nato e all’Eurozona. E’ una gabbia fatta di vincoli e automatismi in cui non c’è spazio per la democrazia, la sovranità popolare, le risorse o i margini per cambiare concretamente l’ordine delle priorità sociali (l’esperienza della Grecia lo ha dimostrato). E questi trattati vincolanti sono incompatibili con la Costituzione che abbiamo difeso con efficacia nel referendum del 4 dicembre dello scorso anno.
La Piattaforma Eurostop guarda positivamente alla proposta messa in campo dai compagni di Napoli e su questo discuterà e deciderà nella sua assemblea nazionale del prossimo 2 dicembre.
In coerenza con la sua ragione sociale, Eurostop ritiene centrale e decisiva la questione della rottura con l’Unione Europea, l’euro e la Nato come presupposto inevitabile di ogni vera ipotesi di cambiamento politico, democratico e sociale nel nostro e negli altri paesi.
A nostro avviso questo è uno spazio politico e sociale praticabile con efficacia per le forze progressiste – come si è visto in Francia – ed è l’unico, insieme all’antifascismo militante, che può contendere lo spazio alla destra tra la nostra gente, nelle periferie come nei luoghi di lavoro.
Discutiamone presto e lealmente e lavoriamo ad una sintesi possibile.
Piattaforma Eurostop
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bastalternanza: per un’assemblea nazionale contro l’alternanza scuola/lavoro (da red block)

Serve una assemblea nazionale che abbia l’obiettivo di contestare  gli ‘Stati generali dell’alternanza’ convocati dalla Fedeli per il 16 dicembre, e accendere una contestazione globale del sistema che produce l’alternanza scuola/lavoro.

proletari comunisti – PCm Italia

novembre 2017

 

Non è passato molto tempo dalla ripresa dell’anno scolastico che il nuovo sistema di sfruttamento del lavoro, che chiamano “alternanza scuola/lavoro”, ha già ricominciato a produrre gli stessi problemi dello scorso anno. Il caso di uno studente di La Spezia, ferito gravemente durante le ore di alternanza per mansioni tutt’altro che coerenti col percorso di studi e con la sua età, rappresenta  un fatto in più che si aggiunge al lungo elenco di casi di sfruttamento ma anche un salto
di qualità, visto che è stata messa seriamente  a rischio l’incolumità degli studenti.

Ogni giorno che passa, diventa sempre più chiaro che l’alternanza non è altro che sfruttamento del lavoro minorile, un meccanismo per legalizzarlo e fare un enorme regalo alle aziende e alle grandi multinazionali. Nulla a che vedere con la funzione emancipatrice della Scuola pubblica.
L’adeguamento del sistema scolastico italiano alla competizione internazionale, e ai parametri dettati  dall’Unione Europea sacrifica la Scuola come strumento di riscatto, ipoteca l’effettività del diritto all’Istruzione ed, in più, riduce la Scuola, e gli studenti in una posizione di subordinazione rispetto alle richieste ed interessi delle imprese e del mercato.
Decine e decine di ore di scuola vengono sacrificate in favore di lavori e mansioni che spesso nulla hanno a che vedere con il percorso formativo intrapreso. Milioni di studenti ogni anno vengono privati di importanti giornate di formazione per essere lasciati allo sbaraglio nel mercato del lavoro, occupando mansioni che potrebbero essere ricoperte da disoccupati e precari. In un paese dove la disoccupazione giovanile tocca il 40% l’alternanza non ha nessuna logica se non quella della massimizzazione dei profitti  e di agire sulla percezione di se degli studenti, ovvero, non più soggetti in formazione ma lavoratori già perfettamente integrati nella catena dello sfruttamento.
Le mobilitazioni studentesche sono già iniziate e sono in corso: pensiamo che nella lotta degli studenti e di tutto il mondo della Scuola debba essere centrale la parole d’ordine dell’abolizione dell’alternanza scuola/lavoro. L’ipotesi di riforma dell’alternanza, in senso favorevole agli studenti, non farebbe altro che legittimare l’ASL e l’intero impianto della “Buona scuola”. Gli stessi Stati generali dell’alternanza, convocati dalla Fedeli per il 16 dicembre, vanno nella direzione della conferma dei meccanismi di sfruttamento, di dequalificazione della didattica e di precarizzazione generazionale. Le proposte di  Carta di diritti e doveri degli alunni in alternanza e i prossimi accordi tra Ministero del Lavoro e Anpal per l’implementazione dello sfruttamento del lavoro degli studenti stanno lì a dimostrarlo. L’unico diritto che gli studenti devono pretendere è quello di una scuola e di una formazione di qualità, dove l’accesso ad edifici adeguati, laboratori, libri e didattica alternativa siano garantiti a tutti. Il lavoro minorile non deve essere ne stipendiato ne tutelato, deve essere semplicemente abolito.
Per passare dalla resistenza al contrattacco è necessario sviluppare campagne larghe, inclusive, che sappiano far dialogare e organizzare tutto il mondo della scuola contro una legge che mira a stravolgere i pilastri dell’istruzione pubblica. Vanno costruiti momenti che portino sotto accusa non solo il Governo e il Partito Democratico, ideatori ed esecutori della riforma, ma anche tutte quelle aziende che dallo sfruttamento del lavoro minorile stanno avendo dei profitti.
Convochiamo un’assemblea nazionale per il 2 Dicembre a Roma, al CSA Intifada, Via Casal Bruciato 15, dalle ore 16 per lanciare in tutta Italia una campagna per l’abolizione integrale dell’alternanza scuola/lavoro. La campagna è rivolta a tutte le realtà in lotta contro la “Buona Scuola”, l’alternanza scuola/lavoro e che si battono per una scuola pubblica e libera dalle logiche e dagli interessi del capitale.
Organizzano: Noi Restiamo, Fgci
Prime partecipazioni: Collettivo 168, Collettivo Ludus, Collettivo 20 Novembre, Colletivo Gaius, Collettivo Autorganizzato Montessori.

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riceviamo da rete ambientalista alessandria e voletnieri pubblichiamo

Non soddisfacente l’indagine Asl Arpa per la Fraschetta

Il monitoraggio Asl Arpa è purtroppo limitato (appena 30mila euro di finanziamento dal Comune)  a Solvay e al sobborgo, e non esteso, come abbiamo chiesto, all’area e alla popolazione della Fraschetta. Comprende uno studio di correlazione tra patologie (ricoveri ospedalieri, mortalità dal 1996) e distribuzione degli inquinanti. Quali inquinanti presi in esame? Sono previste per il Pfoa le analisi del sangue pubbliche per lavoratori e cittadini? E’, questa, una urgenza sanitaria, non rinviabile a due anni. Non è bastato l’esposto alla Procura? Non si vuole seguire l’esempio di Asl e Arpa del Veneto? Ancora una volta, da una Giunta all’altra, è stato eluso il confronto democratico e la partecipazione. D’altronde non è stato realizzato l’Osservatorio ambientale della Fraschetta.

Lino Balza Medicina democratica

 

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manifesto per il 25 novembre del movimento femminista proletario rivoluzionario

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una perdita di tempo

Dunque, vediamo se ho capito bene: il Presuntuoso Toscano “apre” – molto ipoteticamente – alle alleanze con la “sinistra” socialdemocratica, ma non intende abiurare a tutte le schifezze da lui confezionate, peraltro con il sostegno attivo di coloro che se ne sono andati dalla sua corte dopo il referendum del quattro dicembre scorso.

Significa che la “Buona scuola”, la “Legge sui lavori” (Jobs Act), e tutte le torsioni dell’ordinamento democratico tentate e perpetrate negli ultmi tre anni non sono in discussione: lui ha ragione, perché lui è lui e gli altri «non sono un cazzo», come dice il Marchese del Grillo nell’omonimo film con Alberto Sordi.

Se queste sono le premesse, davvero non si capisce perché mettere in scena la pantomima con Piero Franco Rodolfo Fassino detto lo Smilzo impegnato a cercare a tutti i costi un accordo con la “sinistra” socialdemocratica, che puzza da una parte di diktat – se non andiamo tutti insieme vincono le destre – e dall’altra di trappola per dimostrare che il Partito Democristiano è dialogante, sono gli altri a non voler trattare.

Dall’altra parte c’è chi – Roberto Speranza, il coordinatore nazionale di Articolo Uno-Movimento Democratico e Progressista – andrà all’incontro con l’ex sindaco di Torino «per una questione di cortesia – e questo potrebbe pure starci – e per quanto mi riguarda per sincero affetto».

Chi scrive ha vissuto ben undici anni nel capoluogo piemontese, ed ha avuto la sventura di trovarvisi proprio mentre, alla guida della prima capitale d’Italia, vi era lo Smilzo e successivamente Sergio Kiamparino detto il Kiampy; questi due personaggi non hanno assolutamente nulla né di centro, né tanto meno di “sinistra”.

Lo Smilzo, inoltre – in un’intervista rilasciata a Mario Lavia, da questi pubblicata a pagina due dell’edizione di Democratica di giovedì sedici novembre – conferma di aver già interloquito con i Radicali Italiani, e fa il nome di Benedetto Della Vedova, che è stato parlamentare fascista di rito finiano, in Futuro e Libertà per l’Italia.

Questo significa che il Partito Democristiano non ha alcuna intenzione di dialogare con chi sta alla sua sinistra, preferendo discutere, ed imbarcare in un progetto unitario, personaggi che con la “sinistra” non ci azzeccano nulla: è evidente che parlare con questi “signori” è soltanto una perdita di tempo e di energie psicofisiche.

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cona: i migranti hanno vinto! (da slai cobas sc)

Mai più Cona! La vittoria della dignità

Quella che già alcuni giornali chiamano “la più importante marcia per i diritti umani degli ultimi anni” ha raggiunto un esito vittorioso.
A seguito della trattativa tenuta sulla riva del Brenta con Prefetto e Questore di Venezia tutti i rifugiati in marcia sono stati ospitati per la scorsa notte da strutture di proprietà del Patriarcato di Venezia e già da stamattina sono cominciati i trasferimenti in strutture dignitose, su tutto il territorio regionale, in base a una decisione ministeriale.
Questi trasferimenti in nuclei più piccoli son funzionali anche a rompere la dinamica ghettizzante del maxi campo, favorendo l’integrazione invece dello scontro con la popolazione locale, soprattutto nei piccoli paesi.
La “marcia della dignità”, come gli stessi migranti l’hanno definita, ha centrato quindi un doppio obiettivo.
Il primo era quello di dimostrare nei fatti che nessun essere umano può o deve vivere nelle condizioni disumane dei campi come quello di Cona. Dopo due anni di proteste, sia da parte dei migranti appoggiati fin dall’inizio da USB, che di alcuni cittadini locali, che hanno raggiunto l’apice dopo la morte nel campo di Sandrine Bakayoko, nulla di sensibile era cambiato.
L’unica soluzione era quella di uscire coraggiosamente, a viso aperto, non più per rivendicare miglioramenti nel campo ma la sua chiusura definitiva, di cui il risultato ottenuto oggi è l’inizio.
Il secondo è stato proprio quello di denunciare con forza l’intero sistema dell’accoglienza, e il conseguente sfruttamento della popolazione migrante. A partire dalle istituzioni pubbliche che colpevolmente appaltano anche questo settore a soggetti privati, e dunque per definizione a scopo di lucro: dalle Cooperative, che grazie ad appalti fuori da ogni norma e spesso truccati percepiscono grossi finanziamenti sulla pelle degli “utenti”, fino agli imprenditori che, razzisti di giorno, di notte fanno lavorare i migranti in nero con paghe da fame.
Niente di ciò che riguarda la tutela dei diritti umani può essere appaltato al settore privato.
Cona dunque non è solo un luogo, ma un simbolo: l’immagine di un inferno che si vive dal Veneto fino a Lampedusa, passando per le condizioni di vita dei braccianti agricoli in Puglia e Calabria.
In questo inferno nessun essere umano può vivere, per questo nonostante ogni ostacolo la voce dei 300 migranti in marcia è sempre stata una sola: Basta Cona, indietro non si torna!
E in questo dobbiamo ricercare un grande insegnamento: chi decide di lottare per una vita degna di questo nome fa una scelta innanzitutto di coraggio.
La destinazione può essere incerta ma non ci si piega a minacce e ricatti se è chiaro l’obiettivo: i diritti basilari che sono uguali per tutti, italiani e migranti.
  • Un luogo in cui vivere e poter trovare riparo anche nei momenti più duri, che noi chiamiamo CASA;
  • Un mezzo di sostentamento economico ai bisogni della vita quotidiana, ma anche di mantenimento dei figli e degli affetti, che chiamiamo LAVORO
  • E infine il libero accesso a ISTRUZIONE e SANITA’, perchè la prima è strumento di conoscenza e integrazione, dunque indipendenza e libertà del pensiero, la seconda condizione imprescindibile per la salute.
Nell’insieme di questi diritti, che devono essere garantiti dall’amministrazione pubblica, e non certo appaltati ad un settore privato come fa il PD al governo, riconosciamo la base per la DIGNITA’ della vita umana, e in questo ambito non esiste distinzione in base a colore della pelle o paese d’origine…
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