finlandia. la “coalizione di sinistra” non è l’erede proprio di nessuno

Si sono tenute, durante il secondo fine settimana di aprile, le elezioni politiche in Finlandia: un evento certamente non epocale, al quale vale la pena di dedicare qualche minuto soltanto per fare una constatazione.

Tutti, leggasi qualunque, i quotidiani borghesi italiani – indipendentemente dal loro orientamento – sostengono che la così detta sinistra radicale sarebbe proprietà esclusiva della Coalizione di Sinistra che fa parte del Partito della Sinistra Europea.

La Vasemmisto (http://vasemmisto.fi), come scrivono alcuni fogliacci, sarebbe una lontanissima erede del partito revisionista finnico: ma non è così, perché il Partito Comunista Finlandese (http://www.skp.fi) è vivo, anche se malconcio.

Chi scrive comprende la necessità, da parte della borghesia e dei suoi lacché della carta stampata, di esorcizzare l’esistenza di qualche forza politica che ancora si richiama al “sol dell’avvenire”, ma qui davvero si esagera.

Non è difficile rintracciare la presenza, sul suolo del Paese scandinavo, di partiti che fanno esplicitamente riferimento al patrimonio culturale della Rivoluzione d’Ottobre: basta fare una ricerca non troppo superficiale sul web.

Se gli scribacchini al servizio del capitale non fossero  – salvo lodevoli eccezioni – tutti pronti a cancellare i “comunisti”, di qualunque tendenza essi siano, scoprirebbero che in Europa sono ancora in parecchi a definirsi tali.

Per restare al caso di specie, provo ad aiutare i “colleghi” stilando una mappa dei siti internet dei partiti in questione, con la speranza che a qualcuno di loro venga la curiosità di approfondire la questione.

Oltre alle due formazioni sopra citate, sono attivi in Finlandia i seguenti raggruppamenti che fanno riferimento ai valori espressi in maniera mirabile da Karl Marx, Friederich Engels, Vladimir I. Lenin, e dai loro continuatori: Giuseppe V. Stalin in testa.

Comincio con il citare il Collettivo Bandiera Rossa (http://punalippu.noblogs.org) che tiene alta la bandiera del marxismo-leninismo-maoismo: naturalmente, però, vi sono altre realtà ideologicamente variegate.

Nell’Iniziativa Europea dei Partiti Comunisti e Operai, raggruppamento marxista-leninista, si trova il Partito Comunista dei Lavoratori-per la pace e il socialismo, il cui dominio si trova all’indirizzo http://www.ktpkom.fi.

Sempre della stessa estrazione ideologica esiste la Lega Comunista di Finlandia (http://www.kommunistienliitto.com) che però, a differenza dell’altro gruppo, non fa parte dell’Iniziativa Europea.

Non possono mancare i traditori trotzkisti di turno, in questo caso impersonati dalla Lega Marxista dei Lavoratori (http://mtl-fi.org) che fa parte del moribondo Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale.

Infine, sempre della stessa indecente ideologia, abbiamo la Lega Socialista di Finlandia (http://www.sosialistiliitto.org), che non risulta affiliata ad alcuna organizzazione sovranazionale.

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“è tutta colpa del ’68”. ma la mala erba papale non muore mai? (da proletari comunisti)

Pubblichiamo qualche stralcio di un articolo di Tiziano Tussi apparso su http://www.resistenze.org sulle uscite di qualche settimana fa dell’ex papa Ratzinger. E per la filosofia reazionaria generale dello stesso, in particolare contro le donne, rimandiamo all’opuscolo del Mfpr “Ratzinger: il ritorno dell’infamia originaria”. 

Se non fosse che il clima in atto da moderno fascismo risveglia tutte le peggiori posizioni e concezioni, e odio verso qualsiasi avvenimento, periodo, persone che siano anche solo di sinistra, non parliamo comuniste… sarebbe da fare una sonora risata. 
Ma chiaramente non è il pensiero solo di un vecchio papa ultrareazionario, ma il tentativo di una parte rilevante della Chiesa e della politica borghese più di destra di mettere un  grande coperchio allo scandalo (?) della pedofilia che via via investe tanti e tutte le gerarchie, e cogliere l’occasione per demonizzare, cancellare il ’68 di cui sono ancora vivi e vegeti i suoi echi.

Per questo, Ratzinger arriva a rovesciare la realtà, a dire che il rosso era il nero, che la voglia di libertà, la spinta rivoluzionaria alla trasformazione radicale di una società oppressiva, repressiva, sfruttatrice era il male, che la grande stagione di civiltà, umanità, di possibilità di nuovi rapporti, di un mondo nuovo era la stagione della barbarie. ecc. 
Evidentemente il ’68 fa ancora paura… E’ questo è un bene! E’ bene perchè occorre oggi più che mai una nuova stagione che rinnovi le grandi lezioni del 68/69 e su queste lezioni, sul loro bilancio, porti questa volta realmente a dare l’assalto al cielo, a rovesciare un sistema borghese sempre più marcio, che, come Ratzinger, se non muore, benchè in crisi è sempre lì.
Il ’68 anche per i preti che vollero capire, farsi coinvolgere da quel vento fresco, fu veramente una stagione unica. Allora ci furono i preti operai che lasciavano le loro comode chiese e andavano a lavorare, ad essere sfruttati e a lottare insieme agli operai; allora ci furono i preti che aprirono le grigie e silenziose sacrestie alla voce forte dei giovani ribelli, ai lavoratori in lotta, alle assemblee di donne, uomini, agli occupanti di case, ecc. Nel 68 ci furono i preti, i veri missionari della teologia della liberazione che lottavano fianco a fianco contro il dominio della chiesa lontana ed estranea alle sofferenze dei popoli, una chiesa ufficiale spesso alleata, complice dei peggiori regimi assassini e dell’imperialismo – tanti di questi preti morirono per la liberazione dei popoli.
E potremmo continuare e continuare.
Lo schifo, il marcio più profondo, la pedofilia sono stati prima e dopo il 68, sono contro i valori rivoluzionari del 68. 
E, nonostante la pulizia timida e superficiale di Bergoglio, questo marciume non potrà che continuare oggi più che mai nel clima di moderno fascismo che alimenta tutte le peggiori azioni.
In questo senso, l’uscita di Ratzinger è un campanello d’allarme non casuale.

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E’ tutto colpa del ’68. Parola dell’altro papa
Tiziano Tussi
16/04/2019

“… Benedetto XVI è lo specchio della chiesa che permane. Forse il senso più profondo della chiesa, la sua permanenza, il dogma. Certo posizioni come le sue sono in qualche modo parte fuori dalla sensibilità storica contemporanea. E il Papa emerito lo sa. Ed è per questo che non manca, seguendo i tempi lunghi della chiesa, di intervenire su tematiche scottanti che corrono il rischio, per lui, di portare la direzione chiesastica verso derive troppo moderniste.
L’ultimo suo scritto, sulla chiesa e gli abusi sessuali al suo interno, ne è testimonianza. Uno scritto pubblicato in una rivista tedesca, Klerusblatt, rivista mensile del clero bavarese. Possiamo pensare a quanto più di conservatore vi sia in Germania, pensando alla Baviera, e pensando a quello che Benedetto XVI ha scritto l’11 aprile scorso. Testo raccolto da numerose altre pubblicazioni in tutto il mondo. In Italiano è stato dato al Corriere della Sera.

Vediamo di analizzare lo scritto seguendo la sua stesura.

… La partenza, a pagina 2, è contro l’educazione sessuale dei giovani con esempi difficilmente riscontrabili, sue personali esperienze, “un giorno (?) andando a Ratisbona … il Venerdì santo del 1970…vidi…manifesti pubblicitari che presentavano due persone completamente nude che si abbracciavano strettamente.” Vai a verificare! Ma subito dopo, stessa pagina, e stiamo parlando del primo dei tre punti in cui lo scritto è diviso, si parte all’attacco del ’68, dell’amore libero e gioioso che porta naturalmente, per lui, alla pederastia ed all’omosessualità.
Non è inutile richiamare qui alla tragedia che il senso cristiano della vita ha prodotto nel mondo, dove è potuto arrivare. Benedetto XVI difende il cattolicesimo, ovviamente, come unica religione per arrivare a sentire Dio, ma all’inizio dell’era cristiana possiamo parlare di cristianesimo e non di cattolicesimo. La gioiosità della sessualità e delle sue manifestazioni è stata ancorata ad una mortificazione della carne e ad una negativizzazione della donna, della femmina, in quanto direttamente carne e direttamente peccato…
… Prima dell’avvento culturale egemonico del cristianesimo, l’uomo era molto più libero dal senso di colpa che la religione cristiana ha messo in carica alla sessualità…

Arriviamo alla demonizzazione del ’68: “La propensione alla violenza che caratterizzò quegli anni è strettamente legata a questo collasso spirituale.” (p. 2)… Ma ciò che è ancora più grave è che Benedetto XVI sembra dare al ’68 una esclusiva nel campo della liberalizzazione sessuale-violenza-pederastia che parte proprio dallo scioglimento sociale della sessualità, un portato del ’68…
La pedofilia comunque, per Benedetto è diventata allora “permessa e conveniente” (p. 2). Si capisce poco, ma avanti! Poi si infila in una dissertazione che porta, stando alle sue premesse, ad una sola affermazione: la vita degna è una vita di fede e basta. Qui pone distinzioni tra le basi giusnaturalistiche – leggi naturali – della teologia e l’esegesi delle Sacre scritture – Bibbia in primis – che può allontanare da quella radicale semplicità della fede; insomma la vita viene da Dio, la vita naturale quindi è la prova più certa dell’esistenza di Dio e della sua Grazia verso di noi…

Il cerchio è stretto: Dio-Gesù-uomo-stile di vita umana di Gesù; Dio quindi esempio per tutti. La sessualità non è contemplata nella vita di Cristo e quindi anche di quella del fedele. Un ritorno, esemplificando, a san Cesario, V/VI° secolo d.c. “La moglie si prende non per libidine ma per la procreazione dei figli” Così Benedetto rende noto che nei seminari vigevano club di omosessuali, seminaristi che vivevano assieme a laici, uomini e donne, “Un vescovo (ma chi sarà? n.d.r.) aveva mostrato ai seminaristi film pornografici… presumibilmente con l’intento di renderli capaci di resistere [alle tentazioni]!” Naturalmente in questo dilagare della liberalità “… i miei libri venivano letti sottobanco”. (p. 4)…

Quindi per Benedetto è bene usare accortezza verso la fede in sé, non si deve difendere e perdonare solo chi pecca o sbaglia. Anche la fede deve essere difesa per legge “Un diritto canonico… giusto [deve dare] protezione giuridica anche [alla fede] (p. 5), per arrivare al risultato di sradicare tutte le false posizioni che ho prima ricordato, ecco cosa deve fare il credente: lasciarsi andare completamente all’amore di Dio…

L’unicità dell’esistenza di Dio ci deve indicare la via. Nessuna pratica sessuale ci può distogliere da questa santa direzione. La presenza di Dio nel mondo è stata varia e chiara. Benedetto ricorre ad Abramo come esempio “decisivo” di rapporto dell’uomo con Dio, la chiamata di Dio “… diede all’uomo quell’orientamento [] che supera ogni attesa: Dio… parla a noi uomini come uomo” (p. 6). Ora Abramo si situa in una temporalità un poco distante dalla nostra, ma resta in ogni caso “una stella che guida”. La sua storicità, naturalmente dubbia, la si può situare attorno al 2000 avanti cristo. Ma per l’analisi di Benedetto va bene anche così.
Quindi, siamo alla fine del discorso, la pedofilia è diventata talmente un problema per la chiesa, per l’assenza dell’amore verso Dio. E a rinforzo aggiunge una citazione del teologo Hans Urs von Balthasar: “Il Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo!” (p. 6) Ed ancora un esempio su questa china finale. La sbagliata mondanità dei comportamenti sacramentali, quali l’Eucarestia, che viene vissuta come simbolo e non come vera transustanziazione. Un dogma che regge tutta l’impalcatura chiesastica sacramentale. Il corpo ed il sangue, dell’ostia e del vino, non sono veramente tali ma sono proprio il corpo ed il sangue di Gesù nell’ultima cena, anche se sembrano solo ostie, consacrate, ovvio, e vino, da bere…

Possiamo leggere:

* “Lettera ai vescovi” del 1986, Congregazione per la dottrina della fede, presieduta allora proprio dal cardinale Joseph Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI.

* All’enciclica Spe Salvi, del 2007, sempre di Benedetto XVI, che sviluppa tematiche nello stesso ordine teorico. (Vedi anche il mio scritto in proposito, nella rivista Marxismo Oggi, n° 3/2008)

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riceviamo da “rete ambientalista alessandria” e volentieri pubblichiamo

La strage infinita dell’amianto provoca 4mila morti ogni anno.

Manifestazione a Sesto San Giovanni.

A “Presa diretta” il disastro dei PFAS: sapevano e hanno nascosto.

Nel video  notare le affermazioni false dell’amministratore delegato Nardone della Miteni. Nel 2008 denunciammo anche in magistratura l’inquinamento -delle acque e del sangue- da parte  della Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) con il  PFOA prodotto dalla Miteni, avviammo una campagna nazionale di informazione e denuncia che portò all’eliminazione del veleno nello stabilimento di Spinetta. Però il PFOA persiste nel sangue dei lavoratori e dei cittadini, grazie all’ignavia delle autorità sanitarie.  Clicca sul Sito della Rete ambientalista tutta la storia.

Il C6O4 nel Po proviene dalla Solvay di Spinetta Marengo.

La sostanza appartiene alla famiglia dei Pfas di ultima generazione e  ha sostituito il PFOA nello stabilimento alessandrino che la scarica in Bormida e, via Tanaro, nel Po. Il presidente della Regione Veneto dichiara i Pfas una emergenza nazionale. Da Alessandria,  alla Regione Piemonte e ai Governi lo stiamo dicendo dal 2008.

Ambiente e salute: sindacati e industriali di concerto premiano… gli industriali inquinatori.

Federchimica, Farmindustria e i sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) celebrano la “Giornata nazionale sicurezza, salute, ambiente” premiando addirittura azienda condannate per disastro ambientale.

Ilva. Slai Cobas contro i silenzi del “Piano Taranto”.

Fermare le fonti inquinanti e bonificare. Invece 2600 operai, che dovevano essere impegnati nelle bonifiche, sono stati espulsi da Arcelor Mittal. Ricostruire un sindacato di classe. Le mamme, i genitori dei bambini morti devono capire che senza gli operai non si va da nessuna parte. Clicca qui il dettagliato intervento di Slai Cobas.

Cancellare il decreto emergenza xilella per gli ulivi della Puglia.

25 aprile. Il ruolo delle donne nella lotta partigiana.

La Resistenza l’ha mostrato: per le donne non c’è liberazione senza rivoluzione. 

Greta Thunberg in Piazza del Popolo a Roma.

e le iniziative NoTav Valsusa.

Progetto di adozione di un’area a controllo delle emissioni nel Mediterraneo.

Un rischio radioattivo poco noto e minimizzato.

Di Milena Gabanelli e Pietro Gorlani.

Il ruolo strategico della Sicilia nella nuova dottrina nucleare Usa.

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siri, uomo di salvini, dentro la corruzione affaristico mafiosa il cui garante massimo è salvini stesso (da proletari comunisti)

Siri indagato, Toninelli gli revoca le deleghe

Conte: “Corruzione ipotesi grave, deve chiarire”

Il sottosegretario leghista Armando Siri è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta antimafia nata a Palermo. I pm ipotizzano una mazzetta da 30mila euro per agevolare con norme ad hoc le aziende considerate vicine all’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri. Tra i 9 indagati anche Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia. Proprio lui sarebbe stato il ponte tra Nicastri e Siri
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riceviamo da “altra liguria” e volentieri pubblichiamo

Tre anni dallo sversamento a Fegino

Risultati immagini per sversamento nel rio pianego

17 Aprile 2016 – 17 Aprile 2019
Ore 19.30 circa con le urne ancora aperte per lo svolgimento del referendum contro le trivelle andato perso per il non raggiungimento del quorum una telefonata.
Un tubo rotto in Via Pianego.
700 mila litri di petrolio riversati come un fiume nei torrenti sotto casa.
Respiriamo per giorni e giorni forti emissioni di idrocarburi ci viene poi mandata una auto medica 50 persone hanno fatto accesso per problemi respiratori bruciori a occhi e gola… ma bastavano colliri e qualche pastiglia per la gola , magari al propoli…
Strada chiusa al traffico non si sapeva cosa fosse in realtà fuoriuscito da quel maledetto tubo. Nessuno aveva indicazioni sulle azioni da compiere in caso di incidente, già, il piano di emergenza esterno non era stato aggiornato e non era conosciuto dalla popolazione.
Mesi di messa in sicurezza di emergenza per evitare un disastro irreversibile, mesi di esalazioni, mesi in cui tutto era impedito, dal portare i bambini ai giardini, alle commemorazioni per il 25 aprile, li non si poteva stare in tutto il quartiere non si respirava che idrocarburi… i controlli fatti a spot non indicano problemi per la salute, i campionamenti certo non di tutti gli inquinanti e certo non in modo continuativo sono mai stati fatti, le nostre paure di poter avere conseguenze di tutto questo, si radicano dentro noi tanto a tre anni quasi a scomparire come la terra sotto un tappeto, che però è sempre li se alzi il tappeto.
Bonifica passata sotto egida del Ministero ambiente, non si deve ulteriormente fare, ma noi abbiamo i tubi nel letto del fiume che fruttano ben 1356,22€ annui di concessione, e sotto a quei tubi cosa ci sarà? Saremo in grado di far ricondurre eventuali inquinamenti ai responsabili del disastro?
Si vogliono spostare i tubi dall’alveo che già non dovevano starci, già dal 1934 non si può, il percorso ci preoccupa non ci sembrano prese in considerazione le problematiche e si sottovaluta il rischio, nuovamente.
ieri si chiudono finalmente le indagini e partono i primi avvisi agli indagati sono 5 , non hanno controllato bene, sapevano che c’erano problemi, non hanno fermato quel maledetto tubo e dichiarato il falso, di chi dovremmo fidarci di questi imprenditori buoni solo a prendere nei nostri territori? Ora serve anche che la responsabilità dei vertici dell’azienda IPLOM si prendano le proprie responsabilità perchè non ci credo che NON SAPESSERO.
Noi saremo lì ad ogni udienza per questo processo noi non vi molliamo.
Noi vogliamo che chi ha compiuto questo disastro per l’ennesima volta mettendo il profitto davanti alla tutela delle persone, dell’ambiente del nostro territorio PAGHI legalmente per quanto ha fatto e che venga messo in condizione di non poter più causare tale danno.
Chi doveva e deve controllare come le persone vivono  accanto , a 20 mt, da un deposito di idrocarburi azienda a rischio incidente rilevante deve prendersi la responsabilità per non aver fatto analisi sullo stato di salute verificando eventuali danni sanitari causati dalla presenza dell’azienda, per non aver deciso una riconversione nei piani urbanistici perchè è folle avere un deposito costiero dentro un tessuto urbano così complesso e sotto ad un plesso scolastico. Evidenzieremo, come già avevamo fatto con l’esposto presentato tre anni fa, le mancanze e le omissioni di tutti. Perchè abbiamo dei diritti che vanno tutelati a partire da quello sancito dall’ articolo 32 della Carta Costituzionale sulla salute.
NON UN PASSO INDIETRO!
Antonella Marras
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caporalato nelle aziende vitivinicole del garda: tre denunce. aumenta l’illegalità e lo sfruttamento schiavistico (da proletari comunisti)

L’operazione è della polizia di Stato. Tre cittadini di origine indiana avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione

Desenzano del Garda (Brescia), 18 aprile 2019 – Ancora un caso di caporalato nel bresciano. Tre indiani sono stati denunciati dal commissariato di polizia di Stato di Desenzano del Garda coordinato dal dirigente Bruno Pagani per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Due uomini ed una donna, tutti cittadini di origine indiana regolarmente residenti nel bresciano, difatti, hanno creato una organizzazione diretta a reclutare soggetti stranieri allo scopo di avviarli a svolgere lavori manuali agricoli presso aziende vitivinicole della zona del Garda, approfittando del loro stato di bisogno ed in condizioni di sfruttamento. La paga, secondo quanto appurato dai poliziotti, era di molto inferiore a quanto previsto dalla legge, così come l’orario di lavoro era di molto superiore a quanto concesso: anche fino a 10 ore al giorno con soli 30 minuti di pausa. I lavoratori impiegati, tutti provenienti dal Centro Accoglienza Temporaneo di via Pergola Nuova a Desenzano sono per lo più africani. Per quanto riguarda le aziende vitivinicole coinvolte sono state loro contestate le relative violazioni amministrative in materia previdenziale.
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il candidato forzitaliota alla presidenza della regione piemonte si professa estremista di destra

L’edizione di mercoledì diciassette aprile del quotidiano telematico torinese Nuova società, da sempre vicino al Partito Democratico, riporta una lunga intervista al candidato della destra radicale, qui rappresentata dalla triade “storica” – Forza Italia, Fratelli d’Italia, e Lega Nord Padania – più l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, alla poltrona di presidente della Regione Piemonte, il forzitaliota Alberto Cirio.

L’intero contenuto del colloquio tra l’ex assessore al Turismo ed alla Edilizia scolastica della giunta – illegittima, visto che nacque a seguito di una vera truffa incentrata sui voti acquisiti da una lista, i Pensionati per Cota, che non aveva titoli per gareggiare – guidata dall’avvocato leghista novarese Roberto Cota e Susanna De Palma è una vera porcheria, ma la risposta all’utlima questione posta dalla giornalista appare interessante.

La domanda è se, ad avviso dell’aspirante primo cittadino piemontese, «Il concetto da lei ribadito di unità tra le forze di destra, vale anche per il progetto europeo»: la risposta, se – come pensiamo, non avendo alcun elemento per sostenere il contrario – viene correttamente trascritta, rende bene l’idea di quanto ci sia di “moderato” nella formazione politica che nazionalmente fa capo al Delinquente di Arcore.

«Credo si possano creare le condizioni per una nuova alleanza tra Partito popolare europeo e forze della destra moderata. Questa potrebbe essere, per come la vedo io, la nuova maggioranza sia per la Commissione europea che per il  Parlamento»: analizzando, anche superficialmente, le parole del politicante, si evince che nel raggruppamento europeo citato non vi sono forze moderate.

Da questo discende, forzatamente, che la cricca del Criminale Lombardo, che ivi alberga insieme con la consorteria di Lorenzo Cesa, non è affatto ciò per cui si spaccia: se così non fosse, l’intervistato non sottolineerebbe la necessità di un apparentamento tra il raggruppamento del presidente del Consiglio europeo, e del presidente del Parlamento continentale, e movimenti di ispirazione non estremista.

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