figuracce e vari, diversi, democristiani

Da troppi anni in Italia è venuta la mania – forse perché fa più figo, o magari perché così il contenuto risulta meno comprensibile ai più, che diventano più facilmente manipolabili – di infilare parole o frasi della lingua inglese nei discorsi.

Il problema, se così si può dire, è che bisognerebbe che chi si avventura nel tentare di parlare una lingua straniera conoscesse l’idioma, onde evitare figure a dir poco barbine, quale quella rimediata da Salvatore Cuffaro detto Vasa Vasa, segretario nazionale della Democrazia Cristiana.

O meglio, di una delle reincarnazioni della Balena Bianca, perché in realtà è solo quella che ha come altro referente Renato Grassi: questo perché esistono altri pretendenti al titolo di detentore del simbolo del partito che ha dominato la scena politica italiana per cinquant’anni.

Cominciamo dal più accreditato, il senatore – eletto nelle liste meloniane – Gianfranco Rotondi: figura apicale di Verde è Popolare, ed anche presidente della Fondazione Democrazia Cristiana, è il più deciso nel contrastare la proclamazione del Totò siciliano.

Le cose però non si esauriscono qui: esiste anche una Democrazia Cristiana che si autodefinisce “storica”, guidata da Franco De Simoni, e persino un’altra – il cui conducente è tale Denis Marcucci – che da anni ormai fa comunella con i monarchici di Italia Reale.

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importante documento dello “slai cobas sc taranto” agli operai di acciaierie d’italia

Gozzi, Bernabè, Morselli, governo, UE gioco delle parti sulla pelle degli operai

Negli ultimi giorni Taranto è stata meta di un “pellegrinaggio” di alti esponenti dei padroni, il pres. di Federacciai Gozzi, Timmermans della Comunità europea; e chi non è venuto ha rilasciato interviste, il Min. Urso, Fitto, Bernabè; così come si sono seguiti gli incontri a Roma col Min. Urso del Pres. Emiliano e del Sindaco Melucci, e con i dirigenti nazionali di Cgil, Cisl, Uil, e a Taranto dove è ripresa la trattativa sulla cassintegrazione. 

Tutti hanno detto la loro, e dobbiamo esaminare quello che hanno detto; ma quella che è mancata è ancora, come sempre, la voce dei lavoratori. Sono mancate le assemblee generali degli operai di Acciaierie, come degli operai dell’appalto – anche qui serve un’assemblea generale fatta ai cancelli, che metta insieme le ditte in sofferenza e quelle che sono a casa. Sono mancati gli scioperi, sia nei reparti e nelle aree di Acciaierie come nelle ditte dell’appalto; sono mancate le manifestazioni, i blocchi.

Finché non si sente la voce dei lavoratori i giochi sulla loro pelle li fanno i padroni, Invitalia, Bernabè, Morselli, gli altri padroni dell’acciaio; li fanno i governi con i decreti che danno soldi ai padroni, senza ottenere nulla per i lavoratori; hanno ridato anche lo scudo penale.

Così l’agitarsi degli ambientalisti si muove lungo il discorso facile della chiusura dell’ex Ilva, cosa che rende vano ogni rapporto reale tra operai e masse popolari, cosa che dà molto lustro a chi fa le interrogazioni e i documenti ma poi tutto rimane nelle mani dei governi, degli Emiliano, dei Melucci, dei parlamentari e dei notabili della Comunità europea, e nulla ne viene al miglioramento reale della salute e della sicurezza, del risarcimento dei lavoratori e dei cittadini colpiti da morti, malattie professionali, deterioramento della vita nei quartieri colpiti dall’inquinamento.

Quella dello Slai cobas è una voce discorde in questa città, fuori e contro la fiera delle chiacchiere, delle ipocrisie, delle trattative e delle lotte pilotate. E’ la voce anticapitalista, la voce al servizio dell’autorganizzazione e dello scontro di classe e non del dialogo e della conciliazione.

E’ dal 15 gennaio, secondo le promesse della stessa Morselli e l’agitarsi in un bicchiere d’acqua delle organizzazioni sindacali (“via la Morselli”…) che gli operai in cassintegrazione all’appalto alla fine non sono rientrati, con molte imprese ai limiti del fallimento, con una cassintegrazione permanente che contiene esuberi, licenziamenti, mobilità, e sfruttamento, mancanza di sicurezza, contratti differenziati e contratti truffa che dividono i lavoratori; con una gestione di piccolo cabotaggio di delegati bene intenzionati ma che non aggrediscono mai i problemi reali, importanti degli operai dell’appalto.

E in Acciaieria? I sindacalisti più presenti se la cavano con la denuncia di fatti concreti, ma sappiamo che non basta. Ad Acciaierie è stato firmato un accordo separato con padroni e governo da sindacati da sempre collaterali all’azienda come la Fim e dai neo collaborazionisti della Fiom che continuano a spacciare come grande risultato per i lavoratori l’accordo bidone che hanno firmato, e sono costretti ogni giorno a giustificarsi dicendo che va tutto meglio in termini di soldi, garanzie, rotazione, quando invece va tutto peggio. 

Gli operai sono in cassintegrazione in un numero variabile secondo le esigenze di pura flessibilità e di uso  degli operai, dentro i numeri imposti dall’azienda in modo unilaterale. Operai che non prendono un centesimo di integrazione, per una cassintegrazione che contiene già i numeri dei futuri esuberi.

E poi alla fine si arriva che vi sono operai, come quelli dell’Officine Mua che vengono contattati dai capi per svolgere turni di lavoro di 12 ore durante il fine settimana, per un non meglio specificato “presidio” in vista della ripartenza dell’Altoforno. Quindi, più ore di lavoro, mentre altri operai a parità di mansioni sono in cigs, e quindi nella stessa area ci sono lavoratori che smontano dalla notte dopo aver cominciato alle 19 della sera prima, mentre altri operai sono in cassintegrazione. E’ questa è la rotazione, Sig. Brigati?

Così, si rimette in movimento l’Altoforno, e sarebbe anche una buona notizia, ma la cosa incide quasi nulla sui numeri della cigs. Anzi, Acciaierie aumenta il ricorso alla cassintegrazione straordinaria senza neanche informare le organizzazioni sindacali. Gli impiegati degli Staff e gli addetti alla manutenzione sono passatoi da un giorno a due di cig e nel Magazzino generale agli operai è stata aumentata a più di 2 giorni, lo stesso per tecnici e operai delle manutenzioni Acc. 1 e 2, gestione rottami ferrosi, per gli addetti ai servizi sicurezza, personale, amministrazione, logistica e impiegati nell’area energia. 

Giustamente, sottolineano i sindacati non firmatari dell’accordo, e lo aveva scritto più chiaramente lo Slai cobas, non solo era un accordo bidone, ma non è stato neanche rispettato dall’azienda, come sempre fatto. 

ANDIAMO A VEDERE ORA CIO’ CHE CI HANNO DETTO I “VISITATORI” DELLA NOSTRA CITTA’.

GOZZI

I discorsi più significativi li ha fatti il presidente della Federacciai, Gozzi, da diverse Tribune, discorsi che meriterebbero di essere letti integrali e commentati. Nell’assemblea di Federacciai a Milano. Gozzi è partito dal fatto che stavamo meglio quando stavamo peggio, con la fabbrica in mano a padron Riva, verso il quale – ha detto – “si è realizzato un esproprio senza indennizzo di una delle famiglie industriali più importanti d’Europa”. I padroni dell’acciaio non riconoscono ne morti, ne malattie professionali, ne inquinamento di interi quartieri; non riconoscono la barbarie di fascismo padronale della ‘Palazzina Laf’; non riconoscono un sistema di comando di fabbrica dentro cui si realizza la fabbrica caserma e la repressione degli operai che la mettono in discussione; non riconoscono le lotte fatte per difendere salute e sicurezza in fabbrica; non riconoscono le battaglie dei Battista, Rizzo, Ranieri (quando erano in fabbrica e combattivi) e tanti delegati e operai che hanno cercato di cambiare le cose, rimanendone schiacciati e isolati con la collaborazione dei Palombella, dei Fiusco, ecc. ecc,. 

Non riconoscono i magistrati, da Sebastio a Todisco, che hanno inchiodati i Riva e i loro ‘soci’ alle loro responsabilità mettendo in luce nelle inchieste quello che realmente è avvenuto in questa fabbrica; non riconoscono il processo “Ambiente svenduto”, i suoi verdetti.

Loro riconoscono solo la “grande famiglia Riva” che ha fatto immensi profitti e li ha imboscati nei paradisi fiscali, tanto che al massimo si sono ricavati (ma si sono realmente ricavati?) 1 miliardo e 200 milioni, certamente non per bonifiche, risarcimenti, non per il futuro industriale e ambientale di questa fabbrica. 

I padroni sono “assassini dentro”. E oggi trovano il coraggio, con il governo più amico di sempre, per dire ai lavoratori e alla città che questa situazione loro non l’hanno mai condivisa e il loro idolo è Riva, e quando pensano ad una nuova Ilva, pensano all’Ilva di padron Riva rifatta con le tendine rosa. 

Gozzi ci dice che “il clima è migliorato. L’ambientalizzazione è completata”, e non si capisce perché la magistratura tiene ancora sequestrati gli impianti. Insomma tutto quello che stanno dicendo operai e parte delle organizzazioni sindacali, ambientalisti, e tutto quello che avviene quotidianamente in fabbrica, nell’appalto, al porto, nei quartieri in materia di salute e sicurezza, ma anche di salari, lavoro, diritti peggiorati, sono “chiacchiere”. 

Gozzi poi entra nel merito della situazione odierna e fa il discorso per conto del governo, della Comunità europea, dei padroni dell’acciaio. Ci dice che dobbiamo “seguire il modello ibrido che segue tutta la siderurgia europea e la transizione, quella dei tedeschi e dei francesi che ci dicono stanno lavorando perchè tutta la produzione dell’acciaio sostituita da forni elettrici”, per l’Ilva sempre convivente con la produzione degli Altoforni a caldo, per cui l’Altoforno 5 deve essere revampato rapidamente, applicando le tecnologie della decarbonizzazione”. Ma aggiungendo che tutto questo per essere produttivo di profitti deve occuparsi della “carica metallica… In Italia consumiamo più di 20milioni di tonnellate annue di rottame, ma di queste 6/7 le importiamo. Il sistema italiano è a corto di rottame ed è chiaro che se aggiungiamo altri forni elettrici, dobbiamo occuparci di cariche metalliche”. Quindi, poi fa il punto sul preridotto, sulla società pubblica Dri d’Italia, ecc. ecc.

Nella sostanza ci dice che per fare tutto questo lo deve fare lo Stato, solo così il privato potrà fare profitti con la fabbrica ambientalizzata; che ci vogliono investimenti per una fabbrica in cui conviveranno area a caldo, idrogeno e gas, con una montagna di soldi che deve mettere lo Stat.

Ma quello che succederà per operai di Acciaierie e appalto, e quanto questa “ambientalizzazione” ridurrà effettivamente le “fonti inquinanti” non ce lo dice. Ma siamo in grado di dirlo noi: meno operai, più sfruttamento, e il carico su salute e sicurezza sempre fondato sul primato della produzione per il profitto, in cui la vita dell’operaio e della famiglia proletaria dei quartieri contigui la grande fabbrica vale di meno.

Gozzi ha inoltre aggiunto – e qui parlando in tandem con il Min. Urso – che c’è un clima più sereno sulla siderurgia. Il fronte di padroni e governo si va compattando, e tramite il governo e l’accordo di programma si va compattando il governo centrale con le istituzioni locali.

Gozzi, però, ha fatto un passo ulteriore, ha sostanzialmente attaccato Acciaierie d’Italia e l’attuale management rappresentato dalla Morselli, con dichiarazioni “Mi chiedo – e non si tratta di un’opinione personale ma condivisa dalla comunità industriale dei siderurgici – se la prima siderurgia del mondo è intenzionata seriamente a rilanciare il più grande asset industriale d’Italia, mettendo soldi e manager… Se Londra non è disponibile a fare questo bisogna cambiare spartito, bisogna cercare un altro piano… Il privato (Mittal) ha avuto anche momenti di disimpegno perchè ha tolto management, ha tolto garanzie finanziarie, ha creato un’altra organizzazione commerciale. Noi diciamo con chiarezza che col disimpegno non si risolvono problemi… Il siderurgico ha un deficit di capex ultradecennale (si tratta della spesa per investimenti) e anche difficilmente può garantire la qualità dei prodotti e la sicurezza dell’ambiente di lavoro”. 

Esiste quindi un contrasto reale nel mondo dei padroni, esiste la volontà del governo, dei padroni dell’acciaio, e qui con l’aiuto di sindacati, ecc., di costringere ArcelorMittal o a fare investimenti o a passare la mano, per una soluzione alternativa che nel caso attuale non potrebbe essere altro che una nuova cordata di padroni dell’acciaio (che comprenda anche i Riva, riciclati?).

Gli operai non devono accettare, come invece in parte i sindacati fanno, questo scontro tra padroni, ne la logica dello Stato che interviene per socializzare le perdite, metterci i soldi, salvaguardando l’attuale produzione e gli attuali profitti, per consegnare la fabbrica ‘chiavi in mano’ al “nuovo Riva” di turno, o al “nuovo ArcelorMittal” di altra nazionalità.

TIMMERMANS

Naturalmente i padroni hanno bisogno dell’Europa per fare tutto questo, e l’Europa si deve presentare alle masse come il “papa buono”. E la visita di Timmermans è servita a questo. Ha preso sotto la sua tonaca Taranto e ci ha mostrato come va avanti il cammino verso il “paradiso”, mettendo in bella copia il piano delle “buone intenzioni”. 

Ha parlato a nome di Taranto e di donne e bambini, e quando qualche effettivo rappresentante di cittadini, donne e bambini ha obiettato. Timmermans ha preso la maglietta e non la ha indossata. Purtroppo è mancata anche in questa sede chi parlasse una voce operaia, proletaria e popolare, innanzitutto anticapitalista, fondato sul concetto che “nociva non è la fabbrica ma il capitale”, e che l’Ilva green è sempre capitalismo, è sempre profitto, e che l’Europa dei padroni, di cui Timmermans è rappresentante, è un covo di banditi, di multinazionali tedesche, franco indiane, ecc. ecc. in guerra tra di loro, e tutti insieme in guerra con Stati Uniti, Cina e India; in guerra per i mercati, in guerra per i profitti, in guerra in Ucraina, ex grande produttore di acciaio; in una guerra che riguarda anche l’acciaio, peraltro fondamentale nell’industria bellica e nell’economia di guerra in generale.

Ma come si sa il prete buono con la bandiera europea e senza la maglietta ha avuto grandi accoglienze da governo e Istituzioni e ha potuto dirci che comunque il potere e il destino della fabbrica, degli operai, di Taranto è in mano a loro. 

BERNABE’

Il presidente di Acciaierie d’Italia, come sempre negli ultimi tempi fa il difensore d’ufficio dei proprietari effettivi di AdI. Parte per dire che ci vogliono 10 anni – solo che non abbiamo ancora capito, quando cominciano questi “10 anni”. Poi insiste “abbiamo allocato quasi un miliardo e 400 milioni di euro che unito a quanto stanziato dall’Amministrazione Straordinaria arriviamo ad una cifra di investimento di 1miliardo e 800milioni di euro per l’ambiente”. Si tratta di cifre più o meno simili a quelli che dice la Morselli, quando non piange miseria, ma sostanzialmente non sono verificate nei fatti realizzati.

Aggiunge, Bernabè, che “a luglio partono gli appalti per realizzare l’impianto che andrà in marcia nel 2026, che farà da apripista alla costruzione del primo forno elettrico; i tempi del Pnrr sono rispettati e noi nel 2026 siamo in grado di offrire ad AdI e al mercato il Dri, cioè il preridotto di ferro, il semiprodotto da caricare nei forni elettrici al posto del rottame di ferro”. Sarà… Ma in realtà al massimo hanno fatto gli studi di fattibilità.

Aggiunge ancora: “Sono previsti due moduli di impianto che consentono di offrire Dri anche al mercato”, quindi fa considerazioni “non pensiamo che andare a produrre Dri in Libia o in Iran sia un grande vantaggio competitivo, perché non è che i libici, gli iraniani o gli algerini il gas lo regaleranno. E quindi un impianto di Dri in Italia serve per motivi strategici”. La parola “strategico” ogni volta che viene detta viene usata da governo e padroni per dire: così è e così si deve fare, rendendo vana ogni obiezione nel merito e ogni critica che chiede, ad esempio, tutti i fondi per tutto ciò li mette lo Stato. Ma i profitti continuano a restare privati, e nel caso concreto, di uno dei primi, o al massimo secondi produttori mondiali dell’acciaio.

Ma come continua il discorso Bernabè. Dice che AdI è una società che ha caratteristiche completamente diverse da tutte le altre aziende. Una società che lavora su impianti sequestrati e con la richiesta di conquista. Si torna, quindi, costantemente al punto: tutto ciò si può fare ma ci vuole lo scudo penale, ci vuole che finiscano le inchieste giudiziarie, ci vuole che i soldi ad AdI affluiscano di decreto in decreto, ci vuole che i piani AdI verso gli operai abbiano mano libera in materia di condizioni di lavoro, salari, esuberi, con gli effetti su sicurezza e ambiente che ben sappiamo. Questo significa per padroni e per Bernabè “strategico”.

Chiaramente Bernabè non può nascondersi dietro un dito. Dice “la governance di Acciaierie d’Italia è unica nel suo genere. Ma subito dopo su questo si fa portatore delle istanze di ArcelorMittal. Il ‘servitor di due padroni’ si fa servitore di un solo padrone. E aggiunge: “La dimostrazione di resilienza che ha dato Acciaierie credo che abbia pochi confronti a livello mondiale. Non credo, se fosse successa una cosa del genere in Francia, Germania o Spagna, sarebbero (Mittal) andati avanti come sono andati avanti in Italia, come si è continuato a lavorare e produrre in Italia. Penso che l’acciaio primario di Acciaierie sia un bene per il paese che deve essere salvaguardato”. 

MORSELLI

Ma ai padroni non basta mai. E la Morselli incassato l’elogio di Bernabè risponde a tono alle osservazioni di Gozzi, e la mette giù dura chiedendo a Gozzi di ritrattare le critiche pubblicamente e senza indugio, perché si tratta di illazioni di inaudita gravità sui prodotti e la sicurezza. Riservandosi ogni azione a tutela della reputazione e degli interessi della nostra società”. E a testimonianza della propria azione e di ArcelorMittal, la Morselli chiama i vertici di Eurofer, l’associazione europea dei produttori di acciaio, secondo la logica: ‘se non credete a me, credete a mia moglie’.

“Nella recente visita, i vertici, hanno riconosciuto gli impressionanti sforzi di ammodernamento degli impianti compiuti negli ultimi anni. Si tratta di investimenti per oltre 2 miliardi di euro, realizzati da novembre 2018 a fine 2022, per di più finanziati interamente con i fondi generati dalla società o da capitali forniti da soci, poichè ad oggi non è stato erogato nemmeno un euro di incentivi pubblici agli investimenti”. Ma si può andare avanti così?! Tra Bernabè che dice che sono stati dati una montagna di soldi e la Morselli che dice che non hanno ricevuto un euro; tra le continue denunce delle organizzazioni sindacali di impianti che cadono a pezzi, di mancanza di pezzi di ricambio, ecc. ecc. e gli “impressionanti investimenti” della Morselli. Uno scandaloso gioco delle parti tra padroni, apparentemente divisi ma ben uniti nel nascondere la effettiva realtà.

La Morselli poi dà il meglio di sé sul fronte della sicurezza e la spara grossa. “Quando poi alla sicurezza dei nostri stabilimenti, si rifà al bilancio di sostenibilità del 2002, per indicare un ulteriore calo degli indici di frequenza di infortuni che rappresenta il miglior valore mai raggiunto nella storia della nostra società”. Ma di quale storia parla? Da quando è lei amministratore delegato, “la storia sono io”?

In altre fabbriche di fronte ai problemi anche di un singolo reparto, gli altri reparti si fermano, si sciopera – vedi quello che succede a Pomigliano in questi ultimi giorni. A Taranto invece si fanno denunce sui giornali.

Hanno ragione tanti operai che quando diciamo queste cose ci dicono che il “sindacato non c’è”. Ma noi diciamo che invece c’è, eccome, e il voto alle Rsu dimostra che c’è e ottiene consensi non indifferenti. Però non è il sindacato di classe e di massa in mano agli operai, che lotta e porta risultati a casa e che costruisce, attraverso la lotta, le assemblee, lo scontro, condizioni migliori per mettere in discussione tutto il piano di padroni e governo che riguarda il futuro della fabbrica, e nel nostro caso la più grande fabbrica in Italia e una delle grandi fabbriche in Europa, in una città che per il costo che ha pagato avrebbe bisogno non delle carità pietosa e di promesse future che ogni dieci anni ci fanno, salvo poi trovarci al rinnovo di esse alla fine di ogni decennio.

Noi consideriamo la zona industriale di Acciaierie e appalto una prateria che contiene tutte le contraddizioni del sistema capitalista, dello scontro tra padroni e classe operaia, tra classe e Stato del capitale. E pensiamo che questa prateria ha bisogno di una scintilla che l’accenda. E per questo lavoriamo quotidianamente, facciamo parole e scritti fondati sui fatti e i fatti ci danno ragione. Ma sappiamo bene che nella lotta di classe tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ma il “mare armato” della coscienza di classe e dell’organizzazione di classe è l’arma invincibile dei lavoratori. E questa arma prima o poi deve essere impugnata.

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sì, abbiamo il diritto di manifestare e di protestare per i nostri diritti, per il nostro avvenire, il nostro lavoro, i nostri salari (da partito del lavoro del belgio)

Ce lundi 22 mai, les syndicats appellaient à manifester à Bruxelles. Cela fait plus de 10 semaines que le personnel de la chaîne de supermarchés Delhaize mène des actions contre le plan de franchisation de la direction. Leur combat est notre combat à tous.

Oui, on a le droit de manifester et de protester pour nos droits, pour notre avenir, nos emplois, nos salaires… C’est le message qu’envoient aujourd’hui 20 000 manifestants venus de tout le pays à l’appel des syndicats.

Car si aujourd’hui, c’est chez Delhaize que le gouvernement et la direction envoient des huissiers, la police, les amendes, les autopompes… chez qui ça sera demain?

Surtout quand on voit que le gouvernement tente de faire passer sa loi de privation des libertés, qui permettrait d’interdire à certaines personnes de participer à des manifestations.

Cela signifie que le gouvernement choisit le camp des multinationales face aux travailleurs et travailleuses. Les salaires sont bloqués, mais il laisse les profits records filer dans les poches des actionnaires. Et plutôt que de s’attaquer aux inégalités, il renforce la répression.

S’opposer au pouvoir des multinationales et à la toute-puissance de l’argent n’est pas un crime. On continue le combat.

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il salone del libro di torino non può essere la fiera del libro di destra (da slai cobas sc)

Difendere i sindacati?… Ma l’Ugl è un sindacato di comodo al servizio di padroni e oggi braccio del governo fascio/antioperaio

Distrutto lo stand delle Edizioni Sindacali UGL al Salone del Libro di Torino

È terminata con una vicenda che lascia l’amaro in bocca all’organizzazione del Salone del Libro di Torino. Lo stand delle Edizioni Sindacali UGL è stato preso di mira.

“Ignoti hanno danneggiato lo stand dedicato alle ‘Edizioni Sindacali UGL’, presso il Salone del Libro di Torino, concluso ieri, distruggendo materiale informativo, suppellettili e uno schermo tv. Si tratta di un atto vile e incomprensibile, che sembra voler colpire il cuore stesso della cultura e dell’informazione sindacale nel nostro Paese”. Ha commentato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, che ha condannato il gesto, sottolineando l’importanza di difendere i sindacati e la promozione della cultura in Italia.

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riceviamo da “coordinamento lavoratrici e lavoratori autoconvocati (cla) per l’unità di classe” e volentieri pubblichiamo

SOTTOSCRIZIONE a sostegno della classe operaia ex Gkn di Campi Bisenzio (Fi)

In queste settimane abbiamo raccolto 1.500 €. La sottoscrizione è partita dall’iniziativa del 2 aprile tenuta al Luogo della Memoria, dedicato alle 32 Vittime della strage ferroviaria di Viareggio.

Iniziativa che si è svolta con:

– la proiezione del film documentario “E tu come stai?”, girato da Lorenzo e Filippo Gori sulla vertenza/mobilitazione della Gkn;

– la partecipazione di F. Gori e di un operaio Gkn, tra i protagonisti della lotta;

– i loro interventi e il dibattito.

La sottoscrizione è proseguita negli Incontri di In/Formazione su Storia del movimento operaio e sindacale e su Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro tenuti dal prof. Stefano Gallo e dall’ing. Marco Spezia. 

La partecipazione alla sottoscrizione, con i blocchetti e la lotteria, è stata sostenuta da compagni e compagne del Circolo “Partigiani Sempre” di Viareggio, del Comitato sanità pubblica Versilia e Massa-Carrara, del Collettivo di Territorio Viareggio-Massa.

La lotteria, promossa dal Centro di Documentazione ‘Gino Menconi’ di Massa, ha dato un consistente contributo alla sottoscrizione con la vendita di 243 biglietti.

Nel ringraziare i partecipanti a questa importante iniziativa, il prof. Gallo e l’ingegnere Spezia, invitiamo ogni realtà a esprimere la solidarietà militante e il sostegno popolare alla vertenza e alla mobilitazione della classe operaia ex Gkn in lotta per il lavoro, il salario, la dignità.

I compagni e le compagne dei territori di Viareggio, Versilia, Massa-Carrara

20 maggio 2023 – 53° anniversario dello Statuto dei diritti dei lavoratori

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il pestaggio di una donna inerme è più fascista di mille braccia tese (da mfpr)

Ha ragione il giornalista di fanpage che titola così un suo articolo (vedi sotto) sul pestaggio di oggi a Milano e i metodi fascisti della polizia locale vedi il video, che dimostrano “cosa può arrivare a fare un corpo militare durante una dittatura, quando sente di avere il via libera dal Governo.”  

PER QUESTO E A MAGGIOR RAGIONE SERVE UNA RISPOSTA DI MOBILITAZIONE CONTRO OGNI EPISODIO CHE  RAFFORZA LA MARCIA IDEOLOGICA POLITICA CULTURALE VERSO UN MODERNO FASCISMO,  MA CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE QUESTO SISTEMA CAPITALISTA-IMPERIALISTA CHE PRODUCE GUERRA, RAZZISMO, SESSISMO NON SI PUO’ CAMBIARE MA  SI DEVE SOLO ROVESCIARE PER UNA NUOVA SOCIETA’ SOCIALISTA.

I rappresentanti di Fratelli d’Italia si schierano a difesa della polizia come il deputato Stefano Maullu: “Stupisce che dopo un fermo effettuato nei confronti di un trans brasiliano che, evidentemente fuori di sé…..ha compiuto atti di autolesionismo e di aggressione nei confronti degli agenti. Desidero esprimere piena solidarietà ai vigili che hanno fatto il loro dovere, evitando che quella persona potesse dare seguito alle minacce ai bambini di una scuola milanese”, e il vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Riccardo De Corato: “Le immagini del video, che girano sui social e su alcuni siti, non sono chiare poiché mostrano solo alcuni momenti della dinamica avvenuta. Sala, prima di condannare gli Agenti, ascolti bene le parti direttamente interessate e, soprattutto, il Sindacato Unitario dei Lavoratori della Polizia Locale”….”all’agente che ha riportato una prognosi di 15 giorni a cui rivolgo la mia più  totale solidarietà e lo ringrazio molto per il prezioso lavoro che svolge per la nostra città”.

Il sindaco-manager di Milano Sala (PD) con le sue ipocrite dichiarazione non condanna ma si schiera a copertura della polizia locale, preoccupato di non sporcare l’immagina della sua città vetrina tra affari e turismo  “mi sembra un fatto veramente grave. Però per potere formalmente intervenire è necessario che la polizia locale faccia una relazione, nelle more di questa relazione i vigili in questione sono stati messi in servizi interni”, poi “si potranno fare due cose: prendere provvedimenti come ad esempio la sospensione o anche arrivare a fare una denuncia, cosa da non escludere, da parte nostra all’autorità giudiziaria”.

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da fanpage

Il pestaggio di una donna inerme è più fascista di mille braccia tese

I fatti di Milano sono inquietanti, al punto da spingerci a riflettere sulla deriva di questo Paese.

A cura di Saverio Tommasi

Agenti a Milano picchiano una donna

Scusate, mi sono perso il momento preciso in cui siamo diventati la succursale di Pinochet. Cioè ora la Polizia Locale può picchiare una donna inerme? Si può spruzzarle il peperoncino anche se ha le braccia alzate? È possibile prenderla a calci, davvero? Non lo sapevo. Pensavo fosse reato, invece vedo che uomini in divisa, a Milano e in pieno giorno, lo fanno certi dell’impunità. E poi quelle bastonate in testa e sul corpo, pensavo fossero una prerogativa dei poliziotti americani sulle minoranze del Paese. E’ ovvio che mi sia sbagliato, vi chiedo scusa. Lo capisco solo ora.

La polizia colpisce con violenza una donna per strada a Milano: manganellate e spray al peperoncino

Avevo sbagliato qualche tempo fa a prendermela con chi ha i busti del duce esposti in casa, commemora a braccia tese, parla di razze.

I primi sono decorativi, ai secondi prudeva l’ascella destra e i terzi erano pesci: lo sanno tutti quanto sono buone le razze pescate e fritte. O quanto siano accoglienti le case con un Benito in gesso.

Del resto io ho sempre sbagliato nella vita, ho iniziato a sbagliare a Genova 2001, quando alla scuola Diaz i poliziotti entrarono di notte per portare tutti quei libri e tinteggiarono le pareti di rosso che sembrava il tramonto, sciocco io a credere che fosse sangue.

A non credere che Stefano Cucchi fosse caduto dalle scale.

Ho sbagliato a non capire che il pericolo viene dagli ambientalisti e non dalla catastrofe climatica.

Ho sbagliato anche qualche giorno fa, quando ho alzato la mano per dire che denunciare le attiviste per aver contestato una Ministra era sbagliato, perché la Costituzione è nata proprio per garantire le opposizioni. Mi sono sbagliato io, dicevo, perché non avevo inteso che i veri perseguitati oggi sono i medici obiettori, sono i credenti fondamentalisti, sono i Ministri italiani, poverini. Per questo bisogna tutelarli i Ministri, come facciamo con i Panda. Chi è che oggi fischierebbe mai a un Panda?

Ho sbagliato ad aver temuto il fascismo come metodo, prima ancora che come fenomeno. Sono solo parole.

E oggi di nuovo, in pieno giorno, ho sbagliato per l’ennesima volta quando sono sobbalzato vedendo la Polizia Locale picchiare una donna transgender, inerme, con le braccia alzate, prendendola a calci, a bastonate, più volte, da soli e in gruppo. Ma è ovvio che in realtà fosse una scena teatrale, che stessero rappresentando cosa può arrivare a fare un corpo militare durante una dittatura, quando sente di avere il via libera dal Governo. Ma era un’ipotesi, una finzione. Cioè, dai, è chiaro. Quella è una rappresentazione fascista, ma è teatro. Non è successo nella realtà, dico bene? Perché se fosse successo veramente, dai, v’immaginate che casino? Vorrebbe dire che anche tutti gli altri erano tasselli, preparazione, fughe in avanti, avamposti, avanscoperte fasciste.

Ma se abbiamo detto che mi sono sempre sbagliato, che ci siamo sempre sbagliati, anche quella di oggi era finzione e non c’entra niente con i “metodi fascisti”. O forse è davvero soltanto un altro passo verso l’irrigidimento democratico. Delle due, l’una.

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“noi moderati” a congresso: la sala era talmente affollata che hanno fatto tutto in una mattinata!

La mattina di domenica ventuno maggio – a Roma, presso il Marriott Park Hotel di via colonnello Tommaso Masala 54 – si tiene il congresso nazionale della formazione, facente parte della coalizione delle destra radicale e fascista, Noi Moderati.

Si tratta dell’accrocchio formato da: Noi con l’Italia (il cui leader è Maurizio Lupi), Coraggio Italia (guidata da Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia) e Cambiamo (capitanata dal presidente della Giunta regionale ligure, Giovanni Toti).

Veniamo a conoscenza di questo “imperdibile” appuntamento grazie alla lettera di notizie della televisione privata genovese Primocanale, che riporta alcuni passaggi dell’intervento del versiliese primo cittadino della Liguria.

Nonostante l’interesse per questa kermesse sia vicina allo zero, vale la pena riportare le parole riprese dal pezzo presente sulla newsletter dell’emittente del capoluogo testé citato, perché danno l’idea delle reali dimensioni di questo progetto.

Il politicante residente ad Ameglia – in provincia della Spezia – afferma: «qua stiamo cominciando un percorso che non è un foglio bianco: c’è la storia dei gruppi parlamentari, tante amministrazioni locali. Dentro questo contenitore ci sono già tante esperienze che hanno vinto tante amministrative».

Chissà chi ha prestato gli elettori che hanno permesso loro di essere nominati nelle assemblee elettive, visto che non vengono citati: forse però c’è una spiegazione semplice, ed è lo stesso corpulento “rappresentante del popolo” a svelarla, probabilmente senza averne piena contezza.

«Oggi dobbiamo fare quello sforzo in più per mettere insieme tutte queste esperienze che collettivamente già valgono più dell’uno percento»: se tutti insieme arrivano a questo strabiliante traguardo, gli alleati non hanno dovuto certamente fare una grande fatica.

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controinformazione rossoperaia. 8: speciale alluvione emilia romagna (da proletari comunisti)

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riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nel “controcanto” di oggi 22 maggio su visione TV, Francesco Toscano mette in ridicolo i pennivendoli che continuano a diffondere menzogne sulla guerra in Ucraina. “Dopo avere scritto per tanto tempo che “Zelenski vince”, Zelenski avanza”, “i russi in fuga”, “gli ucraini hanno recuperato 50 metri quadrati, adesso si trovano davanti all’amara necessità di raccontare che Bahmut è caduta in mano ai russi. Ma come spieghi a un lettore del “Corriere” che tu hai visto un’altra partita ma adesso il risultato è uscito sul tabellone? La “giornalista” Marta Serafini è una poveraccia che per campare deve scrivere per due mesi che gli ucraini stanno vincendo. Ma stamattina la chiama il direttore e le dice che ormai lo sanno tutti e quindi la notizia bisogna darla. Marta suda, si misura la pressione, prende un po’ di valeriana e si domanda che cosa potrà mai inventare.

Il direttore le consiglia di leggere la favola della volpe e l’uva, di Esopo. Giusto.

In realtà Bahmut non era poi così importante! Ieri era considerata la linea del Piave, ma adesso che è caduta si scopre che non era importante. In fondo cosa ha vinto Putin? Solo macerie. Potranno anche dire che hanno vinto, ma hanno conquistato solo macerie.

Un bel pezzo, questa poveraccia ha fatto di tutto per guadagnarsi la pagnotta.

Si potrebbe pensare che il “Corriere” oggi ha dato il massimo e non si può fare peggio. Ma in realtà “Repubblica” riesce a fare peggio grazie a un certo Daniele Raineri.

Un comandante ucraino ha detto che hanno perso Bahmut ma Raineri lo smentisce e dice che in realtà “gli ucraini circondano i russi”, si sono piazzati sulle alture e sono pronti a colpire con l’artiglieria. Inoltre ci spiega che gli ucraini a Bahmut non hanno usato le loro armi migliori, solo roba di scarto. Le armi migliori le tengono di riserva per la grande controffensiva”. Bravo Raineri! Ha vinto il duello a chi le spara più grosse con la povera Marta Serafini.

Aldo Calcidese – Circolo Itinerante Proletario “Georges Politzer”

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il governo meloni impone una amica del terrorismo stragista di matrice fascista a presidente dell’antimafia (da proletari comunisti)

“L’elezione di Chiara Colosimo alla presidenza dell’Antimafia rappresenta un segnale dei tempi, di questa stagione di normalizzazione di restaurazione“.“sembra normale a questa maggioranza che possa essere candidata ed eletta una persona che ha frequentazioni con l’ex Nar Luigi Ciavardini, condannato per la strage di Bologna” e che “si possa imporre una candidatura nonostante lo sdegno dei familiari delle vittime delle stragi”.

… Il “me ne frego” con cui Giorgia Meloni ha voluto e imposto alla presidenza della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, suo avatar politico per anagrafe, storia e contiguità con un universo nero con cui FdI non vuole e non può recidere i suoi legami, è qualcosa di più e di peggio di un oltraggio…

Palermo Fuori la mafia dallo Stato”. Le forze dell’ordine tentano di limitare l’arrivo all’albero Falcone del corteo di studenti e sindacati: giovani spinti e buttati a terra dagli agenti

Momenti di tensione durante la manifestazione per il 31esimo anniversario della strage di Capaci a Palermo. Un corteo con all’interno numerose associazioni della società civile è stato bloccato dalle forze dell’ordine. Dopo una fase concitata in cui i manifestanti chiedevano di raggiungere l’albero Falcone un dirigente della Questura ha ordinato di non usare i manganelli, ma soltanto “caschi e scudi”.

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Dentro la marcia per l’occupazione di tutte le caselle delle istituzioni e del parlamento e imporre dall’alto la trasformazione moderno fascista del paese al servizio dei padroni e dell’imperialismo.

Il parlamento per numeri e composizione non è in grado di realizzare alcuno ostacolo serio a questa marcia.

E’ solo fuori dal parlamento e dai partiti parlamentari che è possibile opporre lotta e organizzazione, conquistando proletari e masse popolari alla battaglia politica e sociale e costruendo nel tempo la forza necessaria per rovesciare il governo Meloni e ogni governo dei padroni.

proletari comunisti/PCm Italia

24 maggio 2023

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