riceviamo da “movimento di lotta per la salute giulio a. maccacaro”, alessandria, e volentieri pubblichiamo

Lettera aperta.

Egr. segretari CGIL CISL UIL di Alessandria

e del comparto chimico (Paolo Parodi, Gianni di Gregorio, Roberto Marengo)

nonché segreterie regionali e nazionali.

Voi sapevate prima di noi che il PFOA (catena lunga PFAS) era tossico cancerogeno: il volantino “Informa Filcea” del marzo 2002 è la prova emblematica. Ve lo abbiamo ricordato per dieci anni in diretta e tramite esposti alla Procura della Repubblica più volte. Avete fatto finta di niente in quanto la Procura –a differenza dell’omologa di Vicenza- non è intervenuta, e in quanto   -solo a seguito della nostra campagna nazionale NO PFOA-   Solvay ha indicato per Spinetta Marengo il sostituto del PFOA, un PFAS a catena più corta: C6O4.

Voi sapevate che il C6O4 era già sospetto da almeno 10 anni di essere altrettanto tossico e cancerogeno. Quanto meno ufficialmente l’avete appreso dai suddetti nostri esposti, e parimenti ignorato per i suddetti pretesti, anzi il Tribunale di Alessandria -a differenza dell’omologo di Vicenza- non l’ha incluso nel suo processo.

Queste premesse -tutte ampiamente documentate- sono fondamentali al verificarsi di due fatti concomitanti.

  1. A) Solvay ha chiesto alla Provincia di Alessandria l’ “Autorizzazione Integrata Ambientale per estensione della produzione ed uso di C6O4”.
  2. B) Solvay ha aperto negoziato con i sindacati per “Procedura di licenziamento collettivo di 28 lavoratori” dello stabilimento di Spinetta Marengo.

L’andreottiano sospetto è convinzione, anche fra le vostre file, che il ritiro dei licenziamenti sia per Solvay merce di scambio con l’Autorizzazione Integrata Ambientale AIA, ovvero con l’assenso o almeno con il silenzio assenso dei sindacati . La connivenza dei sindacati sarebbe fondamentale in quanto all’AIA si sono   opposte le organizzazione ambientaliste, tra cui la scrivente.

!!! I PFAS sono ormai un’emergenza nazionale. Sarebbe una scandalosa contraddizione nazionale se i sindacati (veneti) fossero parti civili contro il C6O4 della Miteni e (piemontesi) avvocati difensori del C6O4 della Solvay e dunque testi a favore della Miteni stessa.!!!

Il protrarsi della trattativa licenziamenti in altalena con le udienze della Conferenza dei Servizi, avvalora il sospetto della intesa segreta, su un tavolo separato da quello ufficiale dei RLS, ovviamente non sfociabile in patto pubblico. Volendo smentirla CGIL CISL UIL di Alessandria hanno un mezzo insospettabile:

Dichiarare all’opinione pubblica di sottoscrivere integralmente il documento contro l’AIA presentato a Provincia e Comune a firma di Legambiente Nazionale.

In fede.

MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE GIULIO A. MACCACARO

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riceviamo da “circolo itinerante proletario georges politzer”, milano, e volentieri pubblichiamo

Lenin e la rivoluzione russa

In questo mese di novembre ricorre il 102° Anniversario della Rivoluzione Socialista di Ottobre.
“Ma chi è, donde è venuto, questo che fra tutti gli uomini è il più umano?”
(V, Majakovskij)

Lo scrittore Maksim Gorki, che ebbe occasione di incontrare più volte Vladimir Ilic, ci ha lasciato dei ricordi che mettono in luce la personalità del grande rivoluzionario, sopratutto la sua grande umanità.
“Pranzava di solito con pochi compagni in una trattoria a buon mercato. Notai che Vladimir Ilic mangiava molto poco, una frittata di due o tre uova e una fetta di prosciutto, a cui aggiungeva un bicchiere di birra. Si vedeva bene che non aveva alcuna cura di sè e mi sorpresero molto le sue premure per gli operai. Del vitto per i congressisti si interessava con M.F. Andreeva, a cui Lenin domandò: – Che ne pensate, i compagni mangiano a sufficienza? Non potremmo aumentare i panini?
Quando giunsi la prima volta in albergo, vidi che Lenin, preoccupato, palpava il mio letto.
– Che state facendo? – Mi assicuro che le lenzuola non siano umide.
Lì per lì non capii perchè gli interessava sapere se le lenzuola londinesi erano umide. Accortosi del mio stupore, mi spiegò: – Dovete badare alla salute.”

Nell’autunno 1918 domandai a un operaio di Sormovo, Dimitri Pavlov, quale fosse, a suo giudizio, il tratto più singolare di Lenin.
– La semplicità. È semplice come la verità.

Com’è risaputo, i giudici più severi di un uomo sono le persone che lavorano per lui. Ma l’autista di Lenin , Ghil, uomo di grande esperienza, mi disse; – Lenin è particolare, non ce ne sono come lui. Una volta io conduco per la Miasnitskaia, c’è un gran traffico, cammino a stento, temo che mi rovinino la macchina, suono il clacson e vado su tutte le furie. Lui apre lo sportello e, rischiando di farsi travolgere, mi si accosta lungo il predellino per dirmi: – Ghil, vi prego, niente strepiti. Procedete come gli altri.
-Io sono un vecchio autista e so bene che nessuno avrebbe fatto come lui.

Non riesco a concepire un altro uomo che, stando così in alto, abbia saputo resistere alla lusinga dell’ambizione e non abbia smarrito il suo interesse per gli uomini semplici.
In Lenin c’era una sorta di magnetismo che gli attirava i cuori e le simpatie dei lavoratori. Non parlava italiano, ma i pescatori di Capri, che avevano conosciuto Scialiapin e molti altri russi importanti, assegnarono d’istinto a Ilic un posto particolare. La risata di Lenin era affascinante, era la risata di un uomo che, cogliendo alla perfezione la goffaggine della stupidità e le astuzie acrobatiche della ragione, riusciva tuttavia a godere dell’ingenuità infantile dei ”semplici di cuore”. Un vecchio pescatore, Giovanni Spadaro, disse di lui: _Così può ridere solo un uomo onesto.

Dondolandosi sulla barca, Lenin imparava a pescare ”senza canna”.I pescatori gli spiegarono che bisognava tirar su nell’attimo in cui il dito sentiva tremare la lenza.
-Così, drin-drin, capisce?
Poco dopo catturò un pesce, lo tirò su e gridò con l’entusiasmo di un ragazzo e la passione di un pescatore: -Ah!Ah! Drin-drin!
I pescatori scoppiarono anch’essi in una risata assordante e gioiosa, come bambini, e gli misero nome “Signor Drin-Drin”.
Quando Ilic ripartì, continuarono a domandarmi: “Come sta il signor Drin-Drin? Lo zar non lo prenderà, no?”

Pennivendoli del capitale e falsificatori della storia hanno lanciato le più inverosimili calunnie sulla persona e sull’opera di questo grande rivoluzionario, come hanno fatto i rappresentanti dell’Unione Europea, sciacalli dei monopoli e del capitale finanziario, nostalgici dello zarismo.
Parlando dei calunniatori della sua epoca, Maksim Gorki scriveva:
“E se la nube di odio, di menzogna e di calunnia, addensatasi intorno al suo nome, fosse anche più fitta, conterebbe poco. Non c’è forza che possa oscurare la fiaccola issata da Lenin sulle tenebre soffocanti del mondo impazzito. Non è mai esistito un uomo che, come Lenin, abbia meritato sulla terra eterna memoria.”

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la dittatura cinese non ha niente a che fare con il comunismo

Alle ore 9:38 di martedì dodici novembre riceviamo in redazione copia del numero 133 dell’organo del Nuovo PSI, E’ ora Bisogni e Meriti; questa volta non è costituito da una monografia, ma da due pezzi distinti: uno sulla sfida tra atei e credenti, e l’altro sulla rivolta dei cittadini di Hong Kong.

Rivolgiamo le nostre attenzioni proprio a quest’ultimo scritto, dal titolo «Hong Kong vuole vivere in democrazia», che ha come occhiello la dicitura «La dittatura cinese ed il suo totalitarismo non sono dei comunisti buoni»: proprio quest’ultima affermazione denota tutta l’ignoranza del tema da parte dell’estensore dell’articolo.

Tralasciamo il fatto che la così detta “democrazia” non sia altro che una dittatura borghese mascherata, in cui a decidere su ogni aspetto della vita del Paese sono i padroni ed il loro “comitato di affari” rappresentato dal Parlamento formato da nominati scelti da circoli élitari, per soffermarci sul presunto “comunismo” della dirigenza cinese.

L’anonimo scribbacchino non conosce la storia: nel Paese asiatico il vero comunismo, quello di matrice marxista-leninista difeso e sviluppato dal presidente Mao Tsetung, non esiste più da quando il massimo dirigente morì il 9 settembre 1976: coloro che gli sono succeduti hanno trasformato il sistema nella reazione più nera.

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nicoletta dosio: contro l’ingiustizia del potere la resistenza è un dovere (da proletari comunisti)

A questo principio si ispira ormai da trent’anni il movimento NO TAV e, da sempre, rispondono le lotte sociali e ambientali, in tante parti del paese e del mondo.
Contro tale resistenza, il sistema ha messo in campo leggi, eserciti, tribunali e carceri.
I territori, le persone, la natura sono più che mai materia bruta di sfruttamento da parte di un capitale che, nella sua arroganza dimentica di ogni limite, in nome del profitto infinito, accumula sulla propria strada morti e rovine, fino a mettere in discussione la sopravvivenza stessa del Pianeta. Anche in Valle di Susa l’opposizione popolare che, forte della memoria operaia e resistenziale, ha deciso di dire NO al TAV, grande, mala, inutile, costosissima opera, e al modello di vita che la produce, sta pagando tale resistenza ad un prezzo altissimo, a livello giudiziario, economico, esistenziale, con centinaia di condanne penali e civili, multe, fogli di via, revoche di permessi, militarizzazione del territorio. Il tutto con la complicità attiva dei governi passati e presenti, espressione istituzionale del partito trasversale degli affari, e con il supporto dei mass media di regime.
Per denunciare tutto questo e per ribadire la dignità di una lotta collettiva che non si piegherà, ho deciso di non chiedere sconti al potere invidioso e vendicativo che, con i tre gradi di giudizio dei suoi tribunali, ha condannato al carcere me e altri undici attivisti, per “violenza privata e interruzione di pubblico servizio”.
Denuncio inoltre le storture e l’iniquità di un sistema poliziesco e giudiziario che, lungi dal garantire i diritti di tutti e soprattutto dei più deboli, si è piegato ad altri e diversi interessi, rendendosi complice del tentativo di silenziare con la violenza chi lotta per la giustizia sociale e ambientale.
Come me, sono state condannate ormai centinaia di persone e, in particolare, i nostri migliori giovani, che si sono visti infliggere pene abnormi per aver esercitato un diritto garantito dalla costituzione: condanne per cui essi oggi rischiano di perdere il lavoro, il diritto allo studio, la famiglia, la casa, il futuro.
Erano i primi giorni di marzo 2012, giornate di rabbia e di mobilitazione: la nostra piccola baita – presidio in Clarea occupata a suon di manganellate dalle “forze dell’ordine” dopo gli otto mesi di resistenza che seguirono alla presa della Libera repubblica della Maddalena e all’occupazione militare del territorio. Luca, uno di noi, in ospedale a lottare tra la vita e la morte dopo che un poliziotto l’aveva fatto cadere dal traliccio su cui si era arrampicato per sfuggire alle botte: Le dichiarazioni provocatorie del governo Monti a favore del TAV e contro la resistenza di un’intera popolazione al progetto.
Salimmo in manifestazione sull’autostrada con uno striscione su cui era scritto “Oggi paga Monti” ed alzammo le barriere dei caselli, permettendo la libera circolazione su una delle strutture autostradali più devastanti e costose d’Italia.
Non me ne pento e sarei pronta a rifarlo. Non chiedo per me misure alternative al carcere perché, per ottenerle, dovrei riconoscere il disvalore della mia condotta: non sono disponibile ed esercito così, ancora una volta, la mia libertà.
So di avere con me il sostegno delle mie sorelle e dei miei fratelli di una lotta bella e irriducibile, perché porta nelle sue mani la memoria del passato, l’indignazione per la precarietà presente, la necessità di un futuro più giusto e vivibile per tutti.
Se andrò in carcere, non me ne pentirò, perché, come scrisse Rosa Luxemburg, dalla cella dove scontava la sua ferma opposizione alla guerra,mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci siano nubi, e uccelli, e lacrime umane”.
Nicoletta Dosio
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speciale arcelor mittal: 3. salute e vita: senza la lotta della classe operaia organizzata, in una fabbrica aperta, questa battaglia non si può vincere (da slai cobas sc)

Lo Slai cobas per il sindacato di classe sostiene la necessaria e giusta battaglia per la salute, la vita, contro il micidiale inquinamento, basta con le morti sul lavoro e per il lavoro. L’ha sempre fatto anche quando tutto era fermo e silente in città, ha costruito 12 anni fa la Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori, facendo degli operai Ilva la leva di questa battaglia, e unendo su questo familiari degli operai uccisi sul lavoro.
Abbiamo costruito piattaforme e fatto varie battaglie sulla sicurezza e la salute.
Lo Slai cobas anche nei mesi scorsi ha sostenuto la battaglia delle donne dei Tamburi per dire a magistratura e a sindaco di Taranto: NO alla chiusura delle scuole, SI alla rimozione delle Collinette Ilva e bonifiche dell’area. E dal primo momento e sempre ha detto NO all’immunità penale, facendo anche un esposto alla Procura e Corte costituzionale.
Oggi è necessario porre con ancora più forza il problema della vita, della salute!
Ma questa giusta battaglia, che dovrebbe vedere uniti operai e cittadini è inquinata dalla parola d’ordine: “Chiusura dell’Ilva”.
Questa richiesta è apparentemente molto popolare, ma è cieca e fallimentare, e viene portata avanti da settori dell’ambientalismo contro gli operai, facendoli sparire o portando avanti un ricattato morale. “Chiudere l’Ilva” non vuol dire solo chiudere una fabbrica ma vuol dire mettere fine a una realtà operaia, la più grande in Italia e in Europa, che SOLA può imporre tutte le soluzioni necessarie per impedire che padroni, governo, Stato continuino ad uccidere per il profitto.
Migliaia di operai a casa, o in cassintegrazione invece vuol dire l’abbandono di un’area due volte Taranto, che continuerà a produrre inquinamento – Se l’hanno fatto a Bagnoli, perchè non dovrebbero farlo a Taranto dove ci vorrebbero miliardi e miliardi di più per la bonifica?
Quale forza imporrebbe ai governi, allo Stato di intervenire, a fabbrica chiusa e abbandonata?
SOLO l’emergenza della situazione di una fabbrica aperta, la realtà concreta di migliaia di operai presenti e non divisi e spariti, può imporre interventi di bonifiche, ristrutturazione impianti, modifiche dei processi produttivi che non producano inquinamento, ecc.
E’ prendere in giro dire che queste migliaia di operai licenziati o messi in cassintegrazione, buttati fuori dalla fabbrica, potrebbero essere impiegati nelle bonifiche. Non sono riusciti, non hanno voluto farlo per 1600 operai Ilva AS in cigs, messi a fare corsi di formazione inutili, figurasi se lo farebbero per 15mila operai.
Ogni “piano” alternativo di riconversione, economia alternativa è illusorio, è una presa in giro. Il capitale per il profitto può produrre “oro” ma non può che sfruttare e distruggere. Taranto, diventerebbe un territorio della speculazione, dello sviluppo “alternativo” per pochi, e della sfruttamento nero, precario, della vita di “m..” per tutti gli altri.
Gli operai anche dell’Ilva, quando hanno lottato, hanno loro fatto le piattaforme e portato le soluzioni per avere salute, sicurezza, ambiente salubre; hanno portato dalla loro parte medici, ingegneri, scienziati, ecc. Poi hanno perso, ma per la svendita dei sindacati confederali, per la repressione dello Stato.
Ma dopo di loro, nessuno ha portato piani concreti, fattibili, per la fabbrica e la città.
Non facciamo come questa sciagurata vignetta!

Così è come vedono gli operai parte degli ambientalisti, associazioni di Taranto

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il mfpr comincia la presentazione degli atti del seminario estivo: bologna

Sabato alla presentazione dell’opuscolo sugli atti del seminario estivo il dibattito che si è sviluppato è stato intenso e partecipato. Soprattutto si è molto parlato dell’importanza della teoria e di come sia importante non farci “fregare” dalle parole/teorie del femminismo borghese. Altro argomento molto sentito e discusso è stato: come diffondere le nostre idee tra le lavoratrici; molte sono le difficoltà oggettive nel raggiungere altre donne nei posti di lavoro, soprattutto perchè poche e con ritmi di lavoro sempre più pesanti per cui si riducono sempre più le possibilità di incontro.
Abbiamo sottolineato come sia importante collegarci il più possibile e come usare strumenti come le interviste e interventi mirati, dove ciò sia possibile e dove può fare la differenza – a questo proposito abbiamo portato l’esperienza con le operaie della Montello.
L’altro punto di dibattito è stato il movimento NUDM, qui c’è stato uno scambio d’informazioni per cogliere eventuali differenze tra Milano e Bologna.
Dal racconto su Bologna è emerso che dopo un inizio pessimo qualcosa, in senso di apertura, si incomincia a vedere, anche se l’organizzazione rimane sempre molto accentratrice ed anche la scelta di eliminare i tavoli è stata determinata dal fatto che poi su alcuni argomenti si perde il controllo.
Tutte hanno preso l’opuscolo e c’è stata anche una buona vendita di libri mirati, hanno molto apprezzato il nostro banchetto.
In conclusione le compagne di Milano hanno posto la necessità di avviare anche a Bologna la costruzione di un collettivo MFPR, perchè la battaglia teorica, politica, pratica per un femminismo proletario rivoluzionario agente e combattivo abbia continuità e gambe.

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i soldati italiani feriti dentro una missione speciale fantasma che inganna il parlamento e viola la costituzione (da proletari comunisti)

“DON’T ask, don’t tell” è la formula magica con cui la sfera militare statunitense gestisce le missioni più imbarazzanti.
E “non chiedere, non dire” è anche la pratica seguita in Italia da governo, Parlamento e alti comandi di fronte alle operazioni delle forze speciali. Difficile stabilire dove finisca la ragione di Stato e cominci l’ipocrisia istituzionale, ma nessuno ha mai voluto fare luce sulla realtà.
In Irak una infame missione di guerra che viola l’art.11 della Costituzione!

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