povero vito!

“Che se io saprei che mio figlio mi diventerebbe un orecchione, vivo glielo faccio mangiare il ritratto di Dorian Gray!”: ricordate la famosa battuta – riferita al figlio Oronzo Adriano Celentano – della guardia giurata Vito Catozzo, strepitoso personaggio creato, per la trasmissione televisiva (in onda negli anni ottanta) Drive In, dalla fantasia del grande artista astigiano Giorgio Faletti?

Da mercoledì dieci febbraio abbiamo il fondato sospetto che non sia solo il buon Vito – personaggio di fantasia, quindi in qualche modo legittimato ad apparire sopra le righe – ad avere queste tendenze omofobe: molto peggiore, se risultassero vere le accuse rivoltegli, sarebbe il consigliere regionale ligure legaiolo Giovanni De Paoli.

Costui, ad un incontro con alcuni rappresentanti dell’Associazione Genitori di Omosessuali (Agedo), avrebbe – secondo i rappresentanti della menzionata aggregazione – pronunciato le seguenti, gravissime, parole: “Se avessi un figlio omosessuale lo brucerei nel forno”.

Lui smentisce – “ho detto che non lo brucerei” – o almeno ci prova; il Manifesto del giorno successivo, all’apice di pagina tre, riporta la sua precisazione: “io non chiedo scusa, parlavo della mia posizione. Sono viziosi”.

A me sembra che ci sia poco da urlare alla strumentalizzazione, come invece fa il presidente della Giunta regionale ligure, il forzitaliota Giovanni Toti detto Bubu: questo assai poco ‘signore’ ha espresso il proprio pensiero, ribadendolo apertamente nella sua presunta ‘marcia indietro’.

A questo punto mi aspetto che il Tombini di Ghisa, al secolo Matteo Salvini, inviti il suo servo a dimettersi – se non “dal mondo per trasferirsi su Saturno”, come da suo commento a caldo, almeno dall’assemblea regionale ligure – e lo escluda da ogni futura possibile candidatura.

Sono assolutamente certo che non lo farà, forse perché nel profondo del suo animo potrebbe non pensarla tanto diversamente da ciò che il De Paoli ha così rozzamente espresso, e questo costituirà l’ennesima prova della natura fascista della cricca legaiola.

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il boom dei voucher, cioè del lavoro precario e nero smentisce ancora Renzi e i nuovi “posti di lavoro” del jobs act (da slai cobas sc)

Ma i posti di lavoro aumentano oppure no?

(vignetta del TG3)

Oramai le battute e i twitter ottimisti ad ogni costo di Renzi non si contano più e soprattutto quando si tratta del suo capolavoro, il Jobs Act e i posti di lavoro che grazie a questa legge vengono “creati”. Il fatto è che ogni volta viene pesantemente smentito, e con lui il ministro Poletti, dai dati ufficiali e dai quotidiani che, nonostante loro, li riportano. Di seguito riportiamo alcuni pezzi di giornali che spiegano cos’è questo boom, non dei posti di lavoro, ma dei voucher, insieme ad uno sfottò con una vignetta del TG3. Insomma, come abbiamo detto più volte, con il Jobs Act, sono stati trasformati lavori a tempo determinato in lavori a tempo indeterminato perché i padroni hanno goduto dello sgravio di 8.060 euro all’anno per lavoratore. Da quest’anno il bonus comincia a diminuire e diminuiscono pure questi contratti. Mentre aumentano enormemente i buoni-lavoro o voucher che coprono il lavoro precario e nero!

L’intervento di un professorone di economia su Repubblica del 3/2/16 spiega quanti soldi lo Stato ha regalato ai padroni: «C’è un’inversione di tendenza — ragiona Pietro Garibaldi, professore di economia all’Università di Torino — il mercato del lavoro si è mosso ma, va detto, a costi altissimi per lo Stato». Perché quello 0,5 % in più di occupati in un anno (cioè i 109 mila posti) ci sono costati due miliardi di euro. Questo l’effetto sgravio previsto dalla penultima legge di Stabilità. Effetto (sconto di 8.060 euro l’anno per tre anni per ogni assunto in maniera permanente) che nel 2016 sarà molto più modesto (risparmio massimo di 6.500 euro in due anni).” E Renzi è proprio sfortunato perché il professore fa l’elenco delle difficoltà che sono in corso nell’economia mondiale per cui non ci saranno novità sul fronte dell’occupazione, se non negative! “Anche per questo il 2016 potrebbe andare peggio del 2015. «Il contesto — dice Garibaldi — è mutato: c’è il decalage degli sgravi, c’è un rallentamento ancora più marcato di alcune economie come quella cinese o russa, c’è la Borsa, che in genere anticipa i cambiamenti, che va male».”

E ancora su Repubblica: “Nel lavoro autonomo, certo, ci sono i professionisti e gli artigiani, ma anche le false partite Iva e le collaborazioni mascherate. Insomma una parte del lavoro grigio che con le nuove regole del Jobs act è passato al lavoro dipendente. I numeri dicono questo: in un anno ci sono stati 135 mila contratti a tempo indeterminato in più che coincidono quasi esattamente con i posti di lavoro indipendenti persi. Nello stesso periodo sono cresciute di 113 mila unità i contratti a termine.”

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Dal Sole 24 Ore del 19 gennaio 2016

Buoni lavoro: venduti oltre 102mila voucher

Quanto ai buoni lavoro, da gennaio a novembre ne sono stati venduti 102.421.084 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (61.129.111), pari al 67,5%, con punte del 97,4% in Sicilia, dell’85,6% in Liguria e dell’83,1% e 83% rispettivamente in Abruzzo e in Puglia.

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Lo sfottò del TG3

I VOUCHER, o buoni lavoro, sono una forma di pagamento a orario (ognuno vale 10 euro) per i lavori saltuari. Sono nati per evitare il lavoro nero e garantire ai lavoratori anche i versamenti pensionistici. Ma, come al solito, fatta la legge trovato l’inganno. In poco tempo si sono trasformati in un nuovo sistema per favorire trucchi e precariato. Lavori 8 ore ma ti costringono ad accettare solo 3 buoni. Oppure lavori in nero, hai un incidente sul lavoro e a quel punto prendi il voucher che ti dà diritto all’assistenza gratuita. Non è un caso che da quando si tenta di combattere il lavoro precario ci sia stato un boom dei voucher!

Nella vignetta abbiamo immaginato un dialogo tra due lavoratori saltuari che provano a far valere i propri diritti. Come gli sarà andata?

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al fano, il ministro che non ha paura di usare la parola repressione, vuole abbassare l’età punibile per i giovani! portarla a 16 anni e non considerarli più minorenni… (da proletari comunisti)

Alfano, l’attuale ministro dell’Interno del governo moderno fascista Renzi, che è stato ministro anche sotto Berlusconi e Letta, corre qua e là dove c’è una “emergenza” e propone sempre la stessa cosa: l’ESERCITO!

Ma il 4 febbraio scorso, a Napoli, dove in particolare la violenza tra i gruppi camorristici, ha trasformato la città in una specie di Far West, alla faccia dell’operazione “Strade sicure”!!!, ha avuto la geniale idea di proporre anche di punire i giovani già a 16 anni, cioè di non considerarli più minorenni. E, siccome sa che si tratta di una grande bestialità dice di non avere paura di usare una parola: repressione! E chi ne dubitava! Perché, cosa ha proposto fino ad ora, appunto, in ogni occasione? Ma Alfano deve costantemente alzare polveroni, per spostare l’attenzione dalle sue azioni, da quello che gli può capitare da un momento all’altro, per esempio un coinvolgimento diretto nell’affare legato al Cara di Mineo…

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Alfano a Napoli

“L’età punibile può essere abbassata”

L’età punibile può essere abbassata. Ne è convinto il ministro dell’interno Angelino Alfano, che a Napoli ieri ha presieduto una lunga riunione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza convocata dopo l’escalation di omicidi sul territorio. Una violenza che sempre più spesso vede protagonisti minorenni, e in proposito il ministro ha ricordato: “Oggi a 16 anni si conosce esattamente la gravità di un crimine che si compie. C’è una parola di cui non aver paura, repressione”.

Giornale di Sicilia 5/2/16

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assemblea nazionale dei macchinisti

15 febbraio 2016 a Firenze, sala DLF di Via Alamanni, ore 10.00

Ai Macchinisti
I rappresentanti di Ancora In Marcia hanno sentito il bisogno di organizzare questa assemblea, a cui siete tutti inviatati a partecipare, ritenendo non più rimandabile un confronto tra il personale, per valutare l’attacco che stiamo subendo da più fronti e decidere il da farsi. Con questa assemblea vogliamo tentare di fare un passo verso l’unità della categoria, incominciando col discutere su alcune problematiche fondamentali e valutare alcune proposte operative.

Problematiche generali
Il progetto di privatizzazione del Gruppo FS desta preoccupazioni sia per gli aspetti occupazionali che contrattuali.
Il piano di espulsione della cargo da Trenitalia, con la creazione di una nuova società, ai lavoratori crea unicamente sgomento per il futuro.
Dobbiamo poi discutere di contratto, salute sui luoghi di lavoro, come contrastare le riforme dell’art. 18 e il Jobs act.

Macchinisti morti!
Stanno aumentando in maniera preoccupante i decessi di colleghi di età compresa tra i 52 e i 62 anni, come purtroppo testimoniano le pagine del nostro giornale.
Questo fatto non accadeva fino a dieci anni fa! Questo lavoro ci sta uccidendo! Bisogna rivedere le norme sull’orario di lavoro e sul suo svolgimento.

Pensione
E’ ormai assodato il rifiuto da parte governativa di rimediare all’errore commesso in materia di pensioni, ora addirittura con la motivazione che “tanto di macchinisti di 67 anni non ce ne sono ancora…!” Valutiamo quindi un ricorso alla Corte Europea sul tema pensioni, denunciando la non equità di aver subito un innalzamento di età di 9 anni contro i 2 degli altri lavoratori.

Agente solo
L’agente solo continua ad essere il più diffuso modulo di condotta nonostante diverse sentenze e processi in corso ne abbiano denunciato la pericolosità.
Valutiamo la possibilità di un esposto contro l’introduzione di agente solo/equipaggio misto, a seguito delle sentenze Corvino, Lorenzoni e Bellantoni.

Manifesto d’intenti
Proponiamo di inserire queste tematiche in un manifesto d’intenti, sul quale chiedere la condivisione di lavoratori e sindacati.
In particolare ci rivolgiamo ai sindacati di base, che su pensione, sicurezza e orario di lavoro hanno proclamato numerose azioni di sciopero.

Unità della categoria
Proponiamo la creazione di un coordinamento trasversale di macchinisti, attraverso l’adesione formale al documento d’intenti, che si farà carico di portare avanti quelle tematiche. Questo coordinamento dovrà avere regole assolutamente democratiche, a cominciare dall’elezione col sistema “tutti elettori tutti eleggibili” dei propri rappresentanti, con un mandato temporale ben delimitato.
Auspichiamo inoltre che forme di aggregazione dal basso sorgano anche negli altri settori.

Convegno salute e lavoro
Proponiamo di organizzare un convegno sulla salute nei luoghi di lavoro, per fine maggio.

www.inmarcia.it

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la posizione slai cobas sullo sciopero ilva di fim-fiom-uilm-usb: no ad uno sciopero stampella del governo e della confindustria!

Fim, Fiom, Uilm hanno fatto passare e sono d’accordo con un decreto, che già ha scritto nero su bianco che porterà alla svendita a pezzi dell’Ilva, al taglio di migliaia di posti di lavoro, al rinvio sine die (cioè mai) delle bonifiche, ecc. ecc.;

hanno fatto passare nel silenzio incidenti gravi, che dimostrano come commissari e governo se ne fregano della vita degli operai, ecc
hanno continuato a firmare accordi su aumento dei  contratti di solidarietà – ora con un salario al 60%…

E SI RICORDANO ALL’ULTIMO MOMENTO, NEL GIORNO IN CUI SCADRA’ IL TERMINE
PER LA PRESENTAZIONE DELLE MANIFESTAZIONI DINTERESSE DEI NUOVI PADRONI PER L’ACQUISTO DELLE AZIENDE ILVA, DI FARE QUESTO SCIOPERO.

Esso è di fatto un accompagnamento ai piani del governo, quando invece si tratta di contrastarli, e con la presenza alla manifestazione della Confindustria, fa da “bordone” ai padroni..
Fim, Fiom, Uilm chiedono “chiarezza sull’operazione di cessione, garanzia del proseguimento del risanamento ambientale, tutela dei posti di lavoro”; quando il governo con il suo 9° decreto ha detto già CHIARAMENTE che svenderà l’Ilva, dando solo la parte utile ai nuovi padroni; che in questo ridimensionamento almeno gli attuali operai in contratto di solidarietà (circa 3500 a Taranto) diventeranno da esuberi temporanei a esuberi definitivi; che lascia mano libera ai nuovi padroni di adeguare il piano di risanamento ai propri piani industriali (cioè ai propri profitti); quando, sul fronte lavori Aia, ha già rinviato a giugno 2017 i lavori più grossi, ma dicendo che forse sarà anche superfluo farli.
PIU’ CHIARO DI COSI’?

UNO SCIOPERO “IMMAGINE” CHE NON DA’ FASTIDIO A NESSUNO, CHE NON BLOCCA L’ILVA, CHE NON BLOCCA LA CITTA’.

SERVE BEN ALTRA LOTTA. SERVE UNA RIVOLTA OPERAIA E POPOLARE, PER STRAPPARE CON LA FORZA DELLA LOTTA QUESTI OBIETTIVI:

– nessun operaio deve andare a casa:
– salari e diritti acquisiti non si toccano
– fine dei contratti di solidarietà, gli operai devono essere impiegati nella messa a norma degli impianti,
– la prima messa a norma è garantire la sicurezza degli operai, postazione ispettiva fissa in Ilva
– in una fabbrica insalubre e nociva come l’Ilva 25 anni bastano, con estensione a tutti dei benefici pensionistici,
– lavori subito dell’AIA, nessun rinvio delle bonifiche nè all’interno nè all’esterno della fabbrica
– visite mediche mirate, cure sanitarie gratuite, ospedale e strutture d’emergenza affidate ad Emergency, per fronteggiare la situazione.

Questa lotta si sarebbe già dovuta fare. Ma siamo sempre in tempo a fare!

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sostegno alla lotta dei braccianti di castelnuovo scrivia (al)

Martedì nove febbraio – a Tortona, presso la sede della Croce Rossa Italiana di corso della Repubblica 31 – si tiene, a partire dalle ore 17:30, una conferenza stampa del Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia; partecipano: Antonio Olivieri, del Presidio permanente, l’avvocato Simonetta Crisci, del foro di Roma, ed il suo collega Luca Corbellini, dello studio Caranzano del foro di Asti.

L’occasione è data dalla conclusione – il prossimo giovedì diciotto del mese corrente – di cinque dei processi, presso il Tribunale del Lavoro di Alessandria, per i fatti del 2012: all’epoca, l’azienda agricola “Bruno e Mauro Lazzaro” licenziò su due piedi quaranta braccianti marocchini, rei di essersi organizzati ed aver scioperato contro le condizioni di schiavismo a cui erano sottoposti.

Il Giudice monocratico dovrà esprimersi in merito a due contenziosi: la richiesta dei lavoratori – all’epoca dei fatti irregolari sul territorio, ma ormai da tempo coperti da permesso di soggiorno umanitario – di avere tutte le proprie spettanze, e l’incredibile domanda riconvenzionale dei padroni sfruttatori che hanno querelato le controparti per diffamazione!

Sembra doveroso precisare che, nell’unica occasione in cui una causa è già terminata – prima dell’accorpamento di tutte quelle riguardanti questa vicenda al Tribunale di Alessandria – il Magistrato ha riconosciuto allo sfruttato tutte le richieste effettuate: il problema, però, è che a quanto pare non è semplice riuscire a venire in possesso di quanto stabilito dalla Magistratura.

Nel giugno del 2013, lorsignori hanno acceso un mutuo di 420 mila Euro, ed ipotecato i terreni e l’azienda per quindici anni e sei mesi per un valore di 840 mila Euro; in questo modo hanno potuto risultare nullatenenti, e dipendenti occasionali della Castelfresco – la ditta subentrata nella gestione dell’azienda – il cui titolare è Paolo Viarengo, alto dirigente della Confederazione Italiana Agricoltori, che si trova in palese conflitto di interessi.

Per sostenere la giusta lotta dei lavoratori, e per farla meglio conoscere alla popolazione, si tiene – la stessa sera, nello stesso posto, a partire dalle ore 21:00 – un’assemblea pubblica, alla quale partecipano anche alcune maestranze della logistica di Rivalta Scrivia che ieri hanno scioperato per nove ore, bloccando totalmente le merci ed i mezzi, contro i licenziamenti illeciti decisi dalla ditta Automarocchi.

Resta da segnalare che giovedì diciotto febbraio – in concomitanza con la sentenza di cui sopra – si terrà, a partire dalle ore 9:00, una manifestazione del Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia davanti al Palazzo di Giustizia di Alessandria: il locale nodo della Rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro e sul territorio sarà presente per supportare questa importantissima battaglia.

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a cagliari non vogliono salvini (da proletari comunisti)

Cagliari, 11 febbraio: respingiamo Salvini!

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Era il maggio 2010 quando, con un goffo tentativo, i leghisti tentarono un primo approdo a Cagliari. Finì con bordate di fischi e bandiere padane bruciate. In più di 400 contestarono il comizio in piazza Costituzione di Castelli, al tempo viceministro, accompagnato dal ribelle del PdL Piergiorgio Massidda, un veterano dei giochi di potere della politica isolana oggi riabilitato e in corsa per le comunali del capoluogo in quota a un centro-destra più che terremotato. Cambiano i tempi, cambiano le carte ma gli interessi restano immutati: oggi la Lega ci riprova. Giovedì 11 febbraio Matteo Salvini è intenzionato a raggiungere la Sardegna, ospite della lista Noi con Salvini. Tre tappe in una giornata: Cagliari, Alghero e Olbia. Nel capoluogo sardo è prevista l’inaugurazione della sede di Noi con Salvini, nel quartiere di Sant’Avendrace e in tarda mattinata una conferenza a porte chiuse in un albergo. Dietro la sigla Noi con Salvini Sardegna, Daniele Caruso, un noto personaggio dell’estrema destra cagliaritana, avvezzo a esplicite professioni di fede fascista, già alla guida del cosiddetto Movimento Sociale Sardo-La Destra. Si tratta di elementi la cui presenza è stata più volte respinta a Cagliari nelle rare occasioni in cui hanno provato ad affacciarsi per le strade per propagandare odio razziale, securitarismo, omofobia. In linea con la
sua strategia nazionale Salvini prova a ricomporre le destre sul radicalismo fascista in cerca di consensi elettorali.
In risposta a questa provocazione una partecipata assemblea all’università ha lanciato una manifestazione decisa a respingere la presenza di Salvini e dei suoi soci isolani. L’appuntamento è in piazzale Trento per le ore 9, a poche centinaia di metri da dove il leader leghista vorrebbe inaugurare la sede locale dei propri sostenitori (qui l’evento fb). Le offese di questi anni di leghisti e fascisti ai sardi non sono state dimenticate. Cagliari si prepara a respingere Salvini, contro chi accampa una fittizia agibilità politica sarà la piazza a prendere parola riportando al centro l’urgenza del conflitto sociale, della necessità del dissenso, per contrastare i processi di impoverimento che colpiscono in maniera drammatica la Sardegna.
Riportiamo di seguito la convocazione della manifestazione lanciata dal Coordinamento Antifascista Cagliaritano:
L’11 Febbraio in Sardegna sbarca il leader della Lega Nord Matteo Salvini, sarà presente a Cagliari, Olbia e Alghero. Invitiamo tutte le compagne e i compagni sardi, famiglie, migranti, studentesse e studenti a mobilitarsi per rendere il più sgradevole e difficile possibile la presenza nell’isola, del leader del fascio-leghismo italiano. E’ importante secondo noi oltre alla costruzione di momenti di massa come a Cagliari, in piazza Trento, che ogni territorio o comunità possa intervenire mostrando il proprio dissenso e la propria contrarietà alle idee che questo personaggio porta avanti. Per chi volesse venire a Cagliari offriamo completa disponibilità per il pernottamento dalla sera prima.
Il Coordinamento Antifascista Cagliaritano attraverso incontri e assemblee, di cui l’ultima il 3 febbraio, ha espresso la volontà di voler respingere Salvini, respingere il fascio-leghismo che lui rappresenta e respingere chiunque si voglia affiancare al suo modo di pensare razzista e xenofobo. Con noi le realtà in movimento, associazioni, le singole e i singoli che hanno partecipato all’Incontro al Magistero, hanno ritenuto doveroso sottolineare come il fascismo e il razzismo siano fenomeni che debbono essere contrastati con una scelta di parte netta e soprattutto concreta, attraverso la pratica. Le condanne sui social network o una contrapposizione ideologica sul piano dialettico non possono bastare a contrastare movimenti reazionari che per quanto possano sembrare insulsi nelle loro rivendicazioni, in momenti di crisi economica e tensioni sociali tendono ad acquisire forza e consenso. Salvini, i fascio-leghisti e tutti i vecchi e nuovi residui della destra italiana (e sarda) sono protagonisti da anni di campagne mediatiche demagogiche e populiste. Il leader della Lega Nord fomenta una guerra tra poveri, una repressione del conflitto sociale e il mantenimento dei privilegi di quelle classi che meno hanno sofferto della crisi. Abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi e la nostra presenza sul quartiere di Sant’Avendrace dove le contraddizioni della società sono più esacerbate. Siamo consci della necessità di aprire un dialogo con gli abitanti del quartiere per evitare che il populismo e la demagogia leghista possano attecchire. Non ci interessa la vetrina mediatica dell’ Hotel Panorama in quanto la nostra azione politica mira alla costruzione di un rapporto con chi come noi vive la distanza tra chi decide e chi vive i quartieri. Privilegiando il quartiere rispetto all’Hotel vogliamo evitare di diventare il capro espiatorio riflesso sugli obbiettivi di fotografi e cameraman, che verrebbe sicuramente utilizzato nella narrazione vittimistica della gita del leghista in terra sarda.
I respingimenti a mare dei migranti sono uno dei cavalli di battaglia di Salvini come dei suoi seguaci, noi vogliamo rispondere con la stessa moneta RESPINGIAMO SALVINI! Se poi di accoglienza dobbiam parlare, abbiamo riservato la stessa che ai migranti è data in Italia. Facciamo in modo che l’esercito e le forze dell’ordine scortino passo passo il leader della Lega Nord nella sua attraversata nell’isola. Bruciamo il tappeto rosso.
RESPINGIAMO SALVINI perchè è un trasformista e un impostore. Ha sempre cercato consensi sputando odio e rancore contro di noi e ora viene a fare la bella faccia in vista delle prossime campagne elettorali.
RESPINGIAMO SALVINI perchè non vogliamo che le sue idee su famiglia, immigrazione, legalità, repressione prendano piede in quest’isola o altrove. Vogliamo essere una terra di lotte e uguaglianza non una roccaforte di despoti, razzisti, sessisti, reazionari e militari.
RESPINGIAMO SALVINI PERCHE’ VOGLIAMO LA PACE FRA GLI OPPRESSI E LA GUERRA ALL’OPPRESSORE. Se siamo e rimaniamo periferia dell’impero, lo dobbiamo anche a personaggi di merda come questi, che pur di costruirsi il proprio giardinetto in ciottolato hanno tolto i ciottoli alla piazza del paese.
NON ESISTE DIALETTICA DEMOCRATICA CON QUESTA GENTE, PER UNA VOLTA PARLIAMO NOI, LA PIAZZA!
APPUNTAMENTO H 9 PIAZZA TRENTO.
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