renzisti, carogne, tornate nelle fogne

Dopo l’indegna defenestrazione del senatore Vito Petrocelli, esponente del Movimento 5 Stelle considerato troppo poco servo degli ucraini, la Camera Alta del Parlamento italiano ha votato il suo successore nella persona della forzitaliota Stefania Craxi.

La conta è avvenuta a scrutinio segreto, ed ha visto la destra radicale fare il proprio lurido mestiere, spalleggiata dai novelli fascisti che provengono dalle file della destra moderata, abbandonata con la scissione, avvenuta nel 2019, dal Partito Democratico.

Ancora una volta il “senatore semplice” ed i suoi accoliti si sono dimostrati per quello che sono, smettendo il travestimento da persone per bene: non è un caso che, in molti Comuni dove si vota tra venti giorni, abbiano deciso di sostenere il candidato filo-meloniano.

A questo punto ci auguriamo che anche chi, come la dirigenza della formazione con sede a Roma in via Sant’Andrea delle Fratte 16, si ostina a non voler vedere, apra finalmente gli occhi e riconosca Italia Viva per quello che realmente è, prendendone atto ed estromettendo definitivamente questi personaggi dalla cerchia dei loro possibili alleati.

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mercoledì 25 maggio, a bologna, contro il 41 bis (da srp italia)

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riceviamo e volentieri pubblichiamo

Manifestazioni per lo sciopero contro la guerra

https://www.facebook.com/groups/488483824817932/permalink/1652412728425030

Considerate le adesioni ritardatarie e le mancanze nella preparazione dello sciopero, il risultato delle mobilitazioni di piazza odierne, per lo sciopero contro la guerra, è stato dignitoso, quel minimo necessario a considerarlo un primo passo adeguato verso quelli successivi.

Ora la lotta sta nel compierli, evitando che gli opportunismi delle dirigenze sindacali riducano la mobilitazione odierna a un episodio, invece che farne il primo atto di un percorso unitario per la costruzione di un vero sciopero generale contro la guerra e l’economia di guerra nelle prime settimane dopo l’estate.

Il Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati (CLA) per l’unità di classe è intervenuto a Firenze, Genova e Milano.

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conferenza stampa all’aquila in occasione del processo a 31 compagne e compagni che avevano manifestato contro la tortura del 41bis e la persecuzione di nadia lioce. réportage a cura del “mfpr l’aquila”

Di fronte a un tribunale blindato da carabinieri, digos e polizia, con 2 blindati della celere venuti da Roma, si è tenuta ieri a L’Aquila una conferenza stampa per rilanciare la lotta contro il 41 bis, la solidarietà alle prigioniere e prigionieri politici e più in generale la lotta contro la repressione di tutto il movimento di classe.

L’occasione è stata data dall’inizio dell’udienza per 27 di 31 compagne e compagni, imputati per aver manifestato, il 24 novembre 2017, contro la tortura del 41 bis e l’accanimento vessatorio dell’amministrazione penitenziaria nei confronti della prigioniera politica Nadia Lioce.

Presenti compagni/e di L’Aquila, Taranto, Torino, Napoli, Roma, singolarmente, come imputati e solidali, e come delegazioni del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, Soccorso rosso proletarioSoccorso Rosso InternazionaleRete dei Comunisti.

Si è denunciato innanzitutto il clima intimidatorio in cui si è svolta la conferenza, che avrebbe dovuto tenersi al chiuso di un locale di fronte al Tribunale, mentre all’ultimo minuto il titolare ha ritirato la sua disponibilità ad ospitarla, “consigliato” da alte autorità. Nonostante si tenesse in contemporanea un processo per omicidio, l’imponente spiegamento delle forze dell’ordine “era lì per noi”, come ha sottolineato un giornalista.

Sono stati ricordati i motivi pretestuosi con cui i presidi di solidarietà del 24 novembre 2017 furono criminalizzati mentre allo stesso tempo si consegnava la città a 2000 fascisti di casa pound, e come lo Stato borghese si accanisca con la repressione, il carcere e i regimi speciali sui proletari e i rivoluzionari prigionieri, mentre gli omicidi fascisti, padronali e le stragi di stato restino sempre impunite.

“In una situazione in cui la repressione dello Stato agisce a più livelli, in ambito carcerario vengono colpiti i rivoluzionari prigionieri che resistono e continuano a difendere i propri percorsi rivoluzionari – ha ricordato il compagno del Soccorso Rosso Internazionale – In tal senso, il 5/5/2022 è stato imposto il regime di 41bis al compagno anarchico Alfredo Cospito, in carcere da circa dieci anni. E sappiamo bene che cosa significa 41bis: un isolamento completo, ovvero una forma di tortura finalizzata, nel caso dei rivoluzionari prigionieri, ad ottenere l’abiura e l’accettazione delle compatibilità borghesi. Ma il 41 bis non è una novità per i rivoluzionari prigionieri. Infatti 3 compagni, militanti delle BR-PCC, dal 2005 ininterrottamente sono sottoposti al 41bis. Questi compagni/e nonostante queste durissime condizioni detentive continuano a resistere e a mantenere la propria identità politica.”

Contro questo regime di isolamento, negli anni passati si è sviluppata una grande mobilitazione nazionale, con manifestazioni, presidi, assemblee e altre iniziative. Il 24 novembre 2017, in particolare, si è tenuto un presidio presso il tribunale e il carcere di l’Aquila, in occasione del processo a Nadia Lioce, per la lotta che stava conducendo contro il regime di 41bis, a cui è sottoposta.

Questo trattamento disumano, in teoria provvisorio e “giuridicamente motivato” con l’esigenza di “recidere i legami con l’organizzazione di appartenenza all’esterno”, è reso permanente nonostante lo Stato stesso abbia dichiarato sconfitte le Brigate Rosse e prendendo a pretesto la solidarietà proletaria che in questi anni si è espressa e si esprime.

A seguito del presidio dell’Aquila, 27 compagni/e sono oggi a processo, a dimostrazione di come lo Stato proceda eccome contro chi si mobilita contro la tortura del 41 bis e in sostegno dei rivoluzionari prigionieri.

L’oscena rappresentazione mediatica di quest’anno, di Biagi come il paladino dei lavoratori e del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario come una “sedicente” organizzazione da criminalizzare, per il suo nome o per il saluto pubblico di fine anno a Nadia Lioce, la dice lunga su cosa intenda lo Stato come “organizzazione di appartenenza all’esterno”: l’unità della classe sfruttata, delle donne oppresse che si organizzano per rovesciare questo sistema di guerra, miseria e sfruttamento è quella da colpire!

Rispetto a questo processo, che è stato rinviato al 14 luglio, così come rispetto alla repressione più in generale, bisogna fare fronte comune per sviluppare una mobilitazione, come parte integrante della lotta più generale contro il capitalismo e l’imperialismo.

Di seguito il servizio di LAQTV:

Qui invece il servizio di Marianna Gianforte su laquilablog

Qui un report pubblicato su Rafforzare ed estendere resistenza

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campioni del mondo della dis-informazione (da rete ambientalista)

Libertà di stampa al tempo della propaganda di guerra.

Il giornalista lo fa per attitudine servile ma anche per mestiere ad attaccare i buoi dove vuole il padrone. Il pretesto è che la maggior parte delle testate è in perdita: il posto di lavoro del direttore e dei redattori dipende tutto dalla benevolenza di chi, l’editore, continua a ripianare il rosso:  la testata deve continuare a esistere solo perché gli serve per altro: ad esempio influenzare la classe politica locale e nazionale per ottenere leggi o provvedimenti favorevoli (spesso i nostri editori sono industriali, finanzieri, proprietari di cliniche, costruttori); per attaccare concorrenti o amministratori pubblici; per blandire chi potrebbe fare dei favori. Così, capìta l’antifona, il giornalista o il direttore che teme di ridurre il proprio stipendio si mette al vento e vince l’autocensura. A maggior ragione quando tutto il quadro politico è compreso dentro la maggioranza di governo: i giornali e i telegiornali diventano l’uno la fotocopia dell’altro. Aggiungi la propaganda di guerra.

Tra i campioni del mondo della disinformazione.

Proprio in questi giorni è uscita la versione 2022 del rapporto – redatto dall’organizzazione Réporters Sans Frontières – sulla libertà di stampa nel mondo; l’Italia figura, complessivamente, al cinquantottesimo posto, dietro a Paesi quali il Bhutan (trentatreesimo), la Moldova (quarantesimo), ed il Burkina Faso (quarantunesimo). Sarà interessante il prossimo anno esaminare il posto in classifica conseguito dalla dis-informazione per la guerra in Ucraina.  

“Nazionalismo e guerra tra nazisti buoni e nazisti cattivi”.

Il battaglione Azov

I paradossi nella narrazione della guerra in Ucraina tra propaganda patriottica, militarismo e la messa in scena di uno scontro di civiltà tra est e ovest:  questo dibattito lo trovate sulla newslettera di Doriella&Renato.

Un altro dei dibattiti organizzati in Valsusa questa settimanaè titolato “Guerra, nonviolenza, decrescita”:   Il portato di morte e distruzione di questa guerra è destinato a sconvolgere l’assetto del mondo. Sotto le macerie sono finiti i fragili equilibri geopolitici stabilitisi dopo l’89, le gerarchie di potere tra istituzioni politiche e il complesso industriale-militare, gli scambi economici transnazionali, i pur modesti impegni fin qui assunti in campo ambientale, fino alle stesse relazioni pacifiche di convivenza tra i popoli che vengono ora sospinti dalla propaganda bellicista dei governi su campi opposti. Come fermare la catastrofe? Come riuscire a far emergere dal fallimento di questo mondo un’altra idea di società? Su quali valori potrà basarsi il riscatto delle ragioni della vita? Il percorso del dibattito ci porterà all’incontro di Venezia del 7-8-9-10 settembre sulla decrescita (www.venezia2022.it).  

Torna di nuovo la guerra giusta.

Se non sei ancora abbonato ad “Azione nonviolenta”, provvedi per leggere: Voci dirette dai Movimenti pacifisti di Ucraina e Russia.  Le campagne e le iniziative del Movimento Nonviolento, dall’obiezione alla guerra all’incontro con il Papa.  La situazione degli Obiettori di coscienza in Europa.  Come sostenere la resistenza civile in Ucraina.  Come sostenere i disertori in Russia.

Crisi energetica ambientale militare.

22 maggio ore 15 mobilitazione alla centrale nucleare di Caorso. Stacchiamo la spina a questo sistema. Fermiamo il rilancio del nucleare civile e militare. Smascheriamo la truffa della tassonomia verde.

A fine maggio il Parlamento Europeo sarà chiamato a ratificare la decisione della commissione europea d’inserire il gas e l’energia da fissione nucleare nella tassonomia verde, ossia la lista di fonti considerate sostenibili e finanziabili sul mercato, propedeutiche alla cosiddetta “transizione ecologica”….. L’intensificazione della competizione multipolare – sfociata nell’escalation bellica in Ucraina – viene colta dall’Unione Europea come occasione per accelerare il proprio processo di rafforzamento e indipendenza. La guerra in Ucraina sta provocando conseguenze pesantissime che peggiorano ulteriormente la vita nei paesi europei e che mostrano le problematiche e le responsabilità dei paesi occidentali. Il nostro governo, come i governi dei paesi UE, con una retorica guerrafondaia fortissima, continuano ad inviare armi, soffiando sul fuoco di una guerra potenzialmente mondiale e aumentando il carovita. Sappiamo bene che una della cause di questo conflitto è proprio la crisi energetica e delle materie prime che mostra quanto la questione ecologica sia centrale e non rimandabile….. Il 20 maggio si riuniscono a Venaria i Ministri Esteri del consiglio d’Europa: alcuni dei responsabili diretti di questa crisi che discutono su politica estera e guerra, alla faccia di “Torino città della pace, Torino città del bello” e della retorica di queste ultime settimane propinateci dall’ennesimo grande evento. Costruiremo una piazza in risposta! Contro il tentativo di scaricare i costi di questa crisi militare e energetica verso false soluzioni, rubandoci presente e futuro, è compito di noi giovani ragionare collettivamente per opporci fermamente al riarmo e alla falsa soluzione del nucleare.

In Sardegna è in atto una aggressione armata della Nato.

7 nazioni della Nato, 4000 soldati, 65 navi e decine tra sottomarini, elicotteri, mezzi aerei e di terra hanno  dato il via all’esercitazione internazionale Mare Aperto che imperversa sui mari e le coste sarde ma anche sul Tirreno centro meridionale. Dicono che chi è contro la NATO sta con Putin: questa guerra è diversa dalle altre perché è vicina, ma è l’ennesima guerra tra predatori, tra due blocchi imperialisti che mostrano i muscoli per guadagnare una posizione più forte, mentre a morire sono, come sempre, soprattutto i civili. Noi sardi lo sappiamo bene: l’occupazione militare della Sardegna è  una delle dimostrazioni più esplicite del dominio coloniale che martoria la nostra terra. Devasta l’ambiente, sottrae enormi porzioni di territorio a terra e a mare che potrebbero avere ben altro utilizzo, produce una monocultura economica che si riverbera come ricatto occupazionale: impedisce forme altre di sussistenza, provoca la miseria,  sfruttamento per un tozzo di pane, inquinamento e malattie. Per questo vi invitiamo a condividere e partecipare alla prossime mobilitazioni in preparazione e alla manifestazione contro l’occupazione militare promossa dall’assemblea contro la presenza militare in Sardegna di Cagliari che si terrà Sant’Anna Arresi il 22 maggio, nelle stesse ore di Caorso! E di Taranto!

Portuali a Genova contro nuova nave carica d’armi.

Sulla saudita  Bahri Hofuf anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Dopo segnalazioni e richieste di accesso agli atti, gli attivisti di Calp, Usb e The Weapon Watch si sono rivolti alla magistratura con un esposto.  E così tornano a fare sentire la loro voce i portuali che da anni si battono per fermarle. “Abbiamo visto passare di tutto, mitragliatrici, container pieni di esplosivo, carri armati”.

Venti di guerra dall’Ucraina alla Somalia.

Biden ha firmato un ordine che autorizza i militari a schierare ancora una volta centinaia di forze per le “operazioni speciali “all’interno della Somalia, in gran parte annullando la decisione di  Trump di ritirare quasi tutte le 700 truppe di terra che erano state di stanza lì. I contrasti tra i diversi imperialismi creano ogni giorno pretesti per alimentare venti di guerra: vedi l’Ucraina. L’Africa è un  continente dove la rapina delle risorse energetiche spinge alla spartizione delle aree direttamente controllate/occupate dalle potenze imperialiste, Italia compresa (il suo interesse strategico, che coincide con i profitti dell’ENI, è nel Mediterraneo Allargato, nel Sahel fino al Corno d’Africa, con la base militare di Gibuti). La Somalia  è un paese sempre più impoverito mentre la siccità sta causando una pesante carestia per le masse già afflitte dal carovita, vittime dell’oppressione straniera e del terrorismo di matrice islamista.

Vergogna!

Ieri in Palestina è stata uccisa una donna, una giornalista. Si chiamava Shireen Abu Akleh. In quella terra abbandonata ad una occupazione militare che continua da 55 anni (per alcuni da 74) succede molto spesso. Ieri anche i nostri TG sono stati costretti a darne conto perché questa donna palestinese aveva anche un passaporto americano, aveva una fama internazionale ed era molto stimata. Non voglio commentare. Verrà un giorno in cui i riflettori si spegneranno anche sulla tragedia dell’Ucraina come li hanno spenti sulla tragedia del popolo palestinese e di tanti altri popoli martoriati. E allora altri capiranno cosa vuol dire Papa Francesco quando parla della globalizzazione dell’indifferenza, di cuori induriti e della nostra inerzia complice di fronte alla violenza che impazza nel mondo. Ieri, io mi sono vergognato per come è stata “trattata” l’uccisione di questa donna della Terra Santa che faceva, con il coraggio della gentilezza, da “scorta mediatica” al suo popolo. 78 giorni di ‘full immersion’ nelle atrocità dell’Ucraina non hanno scalfito la coscienza impietrita dei manipolatori dell’informazione. Nessuna sorpresa. Solo vergogna. Flavio Lotti
Se vuoi cercare di capire quanto grande sia la tragedia palestinese e la nostra vergogna occidentale, clicca qui questo articolo scritto ieri da Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz.

Intanto in Palestina un’altra forma di guerra.

La polizia israeliana ha caricato migliaia di palestinesi che hanno partecipato ai funerali di Shireen Abu Akleh, la giornalista di Al Jazeera uccisa in Cisgiordania durante una ennesima incursione dell’esercito nel campo profughi di Jenin.  La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha  arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere. Clicca qui da Zeitun  altre notizie dalla Palestina.

Palestinesi dal dominio ottomano all’israeliano.

Leggi sul Sito gli ultimi cinque secoli della dominazione sulla Palestina, prima di riflettere sul regime di apartheid denunciato da  Amnesty International: “ Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Abbiamo riscontrato che le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo costituiscono chiaramente apartheid. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire”.

L’Arpa: sempre peggio i cancerogeni dell’Ilva.

I valori del benzo(a)pirene più che triplicati. nonostante le tanto decantate prescrizioni del piano ambientale. La Procura di Taranto non può concedere il dissequestro degli impianti dell’area a caldo. Leggi Peacelink.

Stop al sacrificio di Taranto.

Domenica 22 maggio 2022 ore 17:00 (Durata: 4 ore) piazza Garibaldi.  Manifestazione apartitica  a sostegno della salute, dell’ambiente, delle secolari attività ecocompatibili e del terziario del nostro territorio. Per riconquistare la dignità che i Governi di questi ultimi anni, in collusione con l’acciaieria, hanno calpestato, come ricordato anche dall’ONU che ha definito Taranto “zona di sacrificio” i cui cittadini vengono trattati come “usa e getta”. Per tornare a parlare di bellezza e di lavoro che non avvelena. Per un futuro da consegnare alle prossime generazioni in una confezione regalo di sublime bellezza: Taranto.

In merito alla chiusura delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo.

“Vi è una sostanziale analogia con quanto è successo con l’amianto: le aziende, pur consapevoli della nocività della sostanza, hanno continuato a produrla con conseguenze drammatiche, vedi Eternit a Casale.” commenta Claudio Lombardi, ex assessore comunale all’Ambiente. “Solvay, all’acquisizione dello stabilimento di Spinetta, non poteva non essere al corrente della nocività dei Pfas, e dal 2002 dei  vari tipi prodotti: sicuramente PFOA, ADV, cC6O4 (e forse altri a noi non noti data l’opacità e scarsità di informazione) senza alcun dispositivo di abbattimento delle emissioni nelle acque di scarico ed in atmosfera.”

“Ora annuncia di adottare tecnologie, peraltro note da tempo, per raggiungere efficienze assai elevate nell’abbattimento dei PFAS che scarica in Bormida. Non già lo “zero emissioni” che si raggiunge solo cessando la produzione di tali composti.” Inoltre incalza Lombardi “Solvay nulla dice su cosa intende fare per le emissioni inquinanti in atmosfera -e non solo di PFAS- che sono probabilmente la vera causa delle rilevanti eccedenze di patologie anche tumorali dei residenti della Fraschetta messe in luce dalle indagini epidemiologiche.”

Lombardi tira le somme: “ L’esistenza di uno stabilimento chimico, oltretutto a rischio di incidente rilevante quasi nel cuore di un centro abitato è del tutto ‘antistorica’. Accettato per buona parte del ‘900, per mancanza di conoscenza sull’impatto delle sostanze inquinanti emesse e per il prevalere delle opportunità economiche e di lavoro, non lo può essere ora. La convivenza fra industria e popolazione di Spinetta resta possibile unicamente se l’impatto sulla salute degli abitanti sarà reso nullo come recita l’art.41 della Costituzione italiana: ‘L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…’.”.

L’ex assessore all’ambiente sferza Comune, Regione e Asl complici della Solvay di Spinetta Marengo.

Nella foto aerea, Solvay in pieno centro abitato: alternative sono riconversione e delocalizzazione.

I complici ignorano le indagini sanitarie e ne impediscono lo sviluppo -perfino negando le analisi del sangue per i Pfas!- perché non vogliono mettere in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento belga e preferiscono nascondersi al riparo della compiacente  campagna di controinformazione dell’azienda. L’accusa di Claudio Lombardi è inesorabile: “Le istituzioni stanno ripetendo la ‘strage degli innocenti’ perpetrata a Casale Monferrato per l’amianto dell’Eternit”. 

Il Tav ormai è mezzo morto.

Abbandonato  il  “Corridoio 5” Lisbona-Kiev, di cui doveva far parte, il progetto Torino-Lione, già passato da linea ad alta velocità (passeggeri) a linea ad alta capacità (merci), viaggia da dieci anni a velocità bassissima. Ora rischia di tramontare. A parte il super-tunnel sotto le Alpi di cui finora sono stati scavati solo 10 chilometri dei 115 totali e tutti in territorio francese, la Francia infatti sembra aver abbandonato l’idea di costruire la sua tratta nazionale, per mancanza di benefici economici, ripiegando sull’ammodernamento della linea esistente. Se questo sarà confermato, salteranno i finanziamenti europei. E’ la conferma della sostanziale inutilità del Tav, privo di benefici economici visto che sulla tratta Torino-Lione i passeggeri scarseggiano e le merci trasportate, tanto su treno quanto su strada, negli anni diminuiscono. L’Italia fa finta di niente e cerca di rilanciare i lavori  della sua tratta nazionale. 

Report generale Società della Cura.

“Società della Cura” si prepara per il 2 giugno  con le manifestazioni nazionali e locali  contro la base di Coltano che dovranno  diventare una giornata di mobilitazione generalizzata contro la guerra. Leggi anche il Report con gli altri appuntamenti. 2- 5 giugno un Festival su pacifismo e azione non violenta nel quartiere San  Lorenzo a Roma. Cascina Cuccagna a Milano: “Terra e pace. Agroecologia e sovranità alimentare per la giustizia climatica e sociale: per un mondo senza guerre. Il gruppo Migrazioni Società della Cura ha aderito e partecipa a “Sulla stessa rotta”, carovana virtuale per i diritti dei migranti, la cui tappa romana sarà il 21 maggio.  18 maggio: riunione del Gruppo Femm della Società della Cura – il pensiero del femminismo antibellicista e antimilitarista su pace e guerra. Il 28-29 maggio a Roma, presso lo spazio Metropoliz in via Prenestina 913, il 3′ Congresso sulla salute. A  fine giugno seminario su vertenze operaie, decrescita e economia solidale. Appello dei movimenti kurdi contro la ripresa degli attacchi turchi nel Nord Iraq e Nord della Siria. – Campagna di raccolta firme per una ICE europea per la fine del commercio illegale dei prodotti delle colonie. Campagna contro l’assedio di Gaza, che dura da 15 anni nella indifferenza generale. Il  Collettivo di Fabbrica Gkn  ha elaborato un documento con diversi punti e con alcune proposte specifiche per nuovo quadro di mobilitazioni a partire da fine giugno. 

Eccesso mortalità covid per esposizione a allevamenti e agricoltura intensivi.

Leggi lo studio ecologicoin cinque regioni italiane per indagare sui collegamenti tra mortalità SARS-CoV-2  e gli inquinanti atmosferici provenienti da agricoltura/allevamenti intensivi.  I risultati evidenziano un incremento di mortalità del 6.9% per ogni tonnellata/km2 di aumento delle emissioni di ammoniaca. In Italia l’agricoltura è la principale fonte di emissioni di NH3, con una stima di 362,18 kiloton/anno, pari al 94,3% del totale. L’ indice di esposizione NH3 varia da 0,12 (Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte) a 10,3 t/km2/anno (Cremona, Lombardia). La pandemia in Italia è iniziata nella Pianura Padana del nord Italia, una delle aree più inquinate al mondo, dove l’allevamento intensivo e l’uso massiccio di fertilizzanti contribuiscono in modo determinante all’inquinamento atmosferico.

Assordante silenzio del governo dopo la bocciatura dei Piani Educativi.

A tre settimane dalla Sentenza con cui il Consiglio di Stato si è pronunciato contro il TAR del Lazio, che aveva bocciato i nuovi Piani Educativi Individualizzati introdotti dal Decreto Interministeriale 182/20, il Ministero stesso non solo non ha convocato l’Osservatorio sull’Inclusione, come avevamo richiesto, ma non ha nemmeno fornito indicazioni alle scuole su come procedere». (continua…)

Anzi c’è chi propone la riapertura dei manicomi.

Un ritorno all’inciviltà. Era il 13 maggio 1978 quando il Parlamento italiano approvava la legge 180, Legge Basaglia,  rendendo il nostro Paese l’unica nazione al mondo senza manicomi.  40 anni dopo la salute mentale non è nemmeno menzionata nel Pnrr, nonostante la pandemia prima e la guerra adesso abbiano portato a un aumento esponenziale del numero di persone in cerca di assistenza e moltiplicato i minori con disagio. La riduzione costante di risorse umane ed economiche sposta come sempre la richiesta di assistenza verso la sanità privata, visto che esistono soltanto 3 psicologi pubblici ogni centomila abitanti.  La spesa in cure sanitarie psichiatriche incide soltanto per il 3,5% sulla spesa sanitaria totale.

Il disabile creato a immagine di Dio.

Basato sulla traduzione di “‘Us’ not ‘Them’. Disability and Catholic Theology and Social Teaching” (“‘Noi’, non ‘loro’. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica”), il libro “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità”, è curato da Alberto Fontana e Giovanni Merlo e arricchito da numerosi contributi di autorevoli esperti (continua…)

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carcere di salerno: altro che malore, vittorio è stato ammazzato di botte! (da srp italia)

Stroncato da un malore nel corso di un scontro con due agenti (ora indagati)

Detenuto morto in carcere, l’autopsia: sul corpo segni di percosse che andavano avanti da giorni. E’ caduto dalle scale?

di Ciro Cuozzo da Il Riformista

Segni di violenza, riconducibili a percosse subite da giorni, sul corpo di Vittorio Fruttaldo, il detenuto di 35 anni stroncato da un malore dopo uno scontro fisico con gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Fuorni a Salerno. E’ quanto emerge da un primo esame esterno sul cadaere dell’uomo deceduto lo scorso 10 maggio durante il trasporto in ambulanza all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. L’autopsia, iniziata ieri, verrà completata oggi e il quadro sarà più chiaro.

Nel frattempo emergono dettagli raccapriccianti che smentiscono la versione fornita dal sindacato di polizia penitenziaria secondo cui il detenuto, affetto da problemi di natura psichiatrica (circostanza smentita dai referti medici), avrebbe aggredito due agenti con un coltello rudimentale e, nel corso della colluttazione, sarebbe stato stroncato da un malore.

In realtà, stando a quanto appurato dal professore di medicina legale dell’Università di Salerno incaricato dell’autopsia, sul corpo di Vittorio sono presenti lividi e segni di violenza riconducibili a percosse che andavano avanti da giorni, da tempo, non relative alla sola giornata del 10 maggio. Vittorio, secondo quanto appreso dal Riformista, era un detenuto che aveva problemi di tossicodipendenza. Avrebbe finito di scontare la sua pena a ottobre 2022 e necessitava di una terapia per disintossicarsi.

Che ci faceva dunque in carcere? E perché gli agenti penitenziari lo ritengono un soggetto affetto da problemi di natura psichiatrica pure in assenza di un referto medico che cristallizzi il tutto? Il 35enne, originario di Aversa, sarebbe stato ‘rieducato‘ dai poliziotti dopo essersi reso protagonista di un’aggressione avvenuta a inizio maggio. Fruttaldo avrebbe rifilato uno schiaffo a un agente in seguito a un alterco e da quel giorno, sempre secondo quanto appreso dal Riformista, sarebbe stato sistematicamente picchiato.

Una circostanza che saranno le indagini della procura di Salerno a dover confermare. Tuttavia restano i segni di violenza risalenti anche ai giorni precedenti il decesso e la richiesta, nella prima perizia mandata ai pm (ieri però in scipero), di acquisire anche le telecamere di videosorveglianza relative ai giorni precedenti, in modo tale da far luce sui presunti pestaggi che il detenuto subiva.

Oggi nel frattempo verrà completata l’autopsia che fornirà ulteriori dettagli sul decesso del 35 anni. Al momento i due agenti “aggrediti” (secondo il sindacato) sono indagati per omicidio preterintenzionale (quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente). Accusa che potrebbe cambiare dopo l’esito dell’autopsia.

Fondamentali saranno anche le testimonianze degli altri detenuti che dovrebbero essere ascoltati dagli investigatori per far luce su quanto accaduto nel carcere di Salerno ed evitare che si ripetano episodi analoghi alla mattanza di Santa Maria Capua Vetere quando, prima delle misure cautelari e delle devastanti immagini che sconvolsero l’opinione pubblica, i detenuti, impauriti di subire ulteriori ripercussioni, derubricavano le percosse subite con l’oramai celebre “sono caduto dalle scale“.

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vigliacchi come tutti i fascisti, mussoliniani o hitleriani che siano

Domenica otto maggio il quotidiano fascista romano Il Tempo riportava, sulla sua edizione telematica, una dichiarazione di tale Ilya Samoilenko, vicecomandante del battaglione di adoratori di Adolf Hitler conosciuto con il nome di Azov.

Il miliziano in questione, dal bunker sotterraneo nel quale si trovava, rinatanato come un ratto insieme con i suoi accoliti, affermava: «abbiamo ancora l’acqua, abbiamo ancora munizioni e combatteremo fino a che non riusciremo a cambiare questa situazione. Arrendersi non è un’opzione, la resa per noi è inaccettabile».

E’ passata poco più di una settimana, e questi “coraggiosi difensori della democrazia” – gli stessi che il 2 maggio 2014 attaccarono, compiendo un orrendo massacro, la Casa dei Sindacati di Odessa – finalmente escono dal loro nascondiglio, all’interno della fabbrica Azovstal di Mariupol, e si consegnano alle truppe della Federazone Russa.

Questo dimostra una sola, incontrovertibile, verità: i fascisti, da sempre, sono soltanto dei vigliacchi, incapaci di mantenere la parola data; se fossero state persone serie, avrebbero portato i loro propositi fino alle estreme conseguenze.

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200 euro una tantum ai lavoratori, lavoratrici… 26 miliardi per le spese militari. no! domani giornata di lotta (da slai cobas sc)

Lavoro, salari, salute, carovita, aumento delle bollette, scuola, sanità…
NON SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO PER IL GOVERNO

Domani in tutta Italia si terrà una giornata nazionale di sciopero e di lotta, indetta dai sindacati di base, contro la guerra e l’aumento delle spese militari, per misure concrete sull’aumento dei prezzi e il carovita in generale, sul lavoro, su salute e sicurezza sul lavoro, su tutte le condizioni peggiorate dopo la pandemia e aggravate ancor di più per la guerra in Ucraina e l’aumento delle spese militari da parte del governo Draghi, che di fatto ci ha fatto entrare in guerra, il quale utilizza fondi destinati al lavoro, alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici per usarli tutti a sostegno della guerra – 26 miliardi per le armi (solo per il 2022!) e la miseria offensiva di 200 euro, una tantum, per i lavoratori e pensionati che non bastano neanche per pagare l’aumento di una bolletta. 

*Milano P.za Cairoli ore 9,30

*Roma P.za della Repubblica ore 10,30

*Napoli p,zza Municipio ore 17.00

*Messina P.za Unità d’Italia ore 10,00

*Palermo P.za Massimo ore 10,00

*Catania Via Etnea Via prefettura ore 10,00

*Cagliari Via Torino – presso Comando Militare Sardegna

*Bologna P.za XX Settembre ore 10,30

*Venezia Alle Zattere di Venezia in fondamenta dei Gesuati, ore 10,00

*Firenze P.za Adua ore 10,30

*Pisa P.za XX Settembre ore 9,00

*Torino P.za Arturo Graf ore 10,00

*Genova L.go Pertini ore 10,30

*La Spezia via Vittorio Veneto,2 ore 10,30

*Monfalcone – Presidio davanti Fin Cantieri ore 16,00

*Reggio Emilia Porta Santa Croce – Via Roma 0re 10,00  

*Trieste – presidio P.zza della Borsa ore 10.30 – 13,30

*Parma presidio Stazione FS ore 9.30

*Bergamo – Presidio Prefettura via Torquato Tasso 8 – ore 9.30 

*Taranto – presidio Prefettura via Anfiteatro ore 9,00

*Brindisi – viale commenda ore 9.00 manifestazione piazza Vittoria ore 17,00 

*Siracusa -alle 12 stabilimento Lukoil presidio piazza archimede ore 17,00 

*Trapani – Presidio Areoporto Militare di Birgi – ore 11

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guerra uguale fascismo che avanza. chi ha conferito poteri assoluti, in violazione delle stesse leggi borghesi, al copasir? (da proletari comunisti)

Draghi: «L’Italia continuerà a sostenere il governo ucraino. Il governo ha riferito più volte sul tema al Copasir, che ne ha constato l’allineamento con gli indirizzi del parlamento».

Via il governo della guerra!

Non esistono norme che conferiscono al Copasir  (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo bicamerale composto da 5 senatori e 5 deputati che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti) poteri come:

  • il controllo di conformità alla legge circa gli atti del Governo (terzo decreto di invio di armi)
  • l’imposizione del segreto di stato sulle armi da inviare all’Ucraina (con la Camera che ha confermato la fiducia al Governo sul Decreto Legge “Ucraina Bis” con 391 voti a favore, 45 contrari e 2 astenuti)
  • la competenza in tema di tutela della libertà di stampa (cioè processi contro talk e conduttori, avvertimenti censori come “la Rai è infiltrata dalla propaganda di Putin”): evidentemente per il Copasir le notizie di stampa devono essere solo propaganda bellica a favore del blocco occidentale e, in particolare, della partecipazione alla guerra decisa dal governo Draghi.
  • Il Presidente del COPASIR (in quota minoranza, FdI) intende attribuire al premier “IL POTERE DI DISPORRE DI OGNI MISURA proporzionata” per il contrasto ai cyberattacchi 
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riceviamo da genova e volentieri pubblichiamo

Venerdì 20 maggio, in piazza della Posta Vecchia,
presentazione del libro
“Sulla guerra. Crisi Conflitti Insurrezione”
di Emilio Quadrelli – ed. REDSTARPRESS (2017)
Ne parliamo con l’autore alle ore 18

Inevitabilmente quanto sta andando in scena in Ucraina polarizza l’attenzione politica di tutti oltre a far trattenere il respiro al mondo intero. Domandarsi se l’Ucraina sarà il punto di non ritorno è, a tutti gli effetti, una domanda non solo lecita ma estremamente realistica. Da giorni su ciò, come in fondo è naturale, sono concentrate una infinità di analisi, prese di posizioni e via dicendo. In tutto questo vi è però un grande assente, il perché della guerra. Ciò che va posto in evidenza, rovesciando esattamente il paradigma assunto dai più come elemento fondante degli eventi in corso, è come il conflitto in atto in Ucraina non sia altro che l’aspetto fenomenico di una tendenza oggettiva propria dell’imperialismo. In altre parole, non è l’incidente ucraino a rendere possibile lo scatenamento di un conflitto internazionale ma è la tendenza alla guerra dell’imperialismo che non può far altro che produrre incidenti di questo tipo. Questo il punto fermo dal quale, come tutti gli eventi storici pregressi sono lì a testimoniare, dobbiamo partire al fine di non farci irretire dalle diverse narrazioni imperialiste e  affermare con forza un punto di vista operaio e rivoluzionario.

Contro la guerra imperialista, costruiamo l’autonomia politica operaia e proletaria.

In caso di pioggia l’incontro sarà presso lo spazio di documentazione “Il grimaldello” via della Maddalena 81r

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