una vera indecenza

La notizia, data da tutti i giornali borghesi venerdì cinque gennaio, è che la lista +Europa – ma il suo sito internet si chiama Forza Europa (!) [http://www.forzaeuropa.it] – è esentata dal raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni.

Sfruttando una legge indecente, il Centro Democratico – per l’essenziale Bruno Tabacci – ha prestato il proprio simbolo al movimento guidato da Emma Bonino, che peraltro non l’ha nemmeno utilizzato: in questo modo esso risulta essere presente nel Parlamento uscente, e pertanto non è obbligato alla raccola di almeno 375 firme per ognuno dei sessantatre collegi plurinominali.

Chi scrive trova scandaloso che le formazioni politiche borghesi possano accedere a certi mezzucci – sia chiaro, assolutamente legali – per salvare il c… ad alcuni esponenti storici della nomenklatura.

Peraltro è del tutto evidente che l’accordo – che l’edizione telematica della Stampa di mercoledì diciassette gennaio dà per concluso – tra la formazione “radicale” e la destra moderata, per via di una Legge elettorale fatta con i piedi, sarà molto utile al Partito Democristiano, che potrà intestarsi i voti delle liste che non raggiungeranno il tre per cento richiesto per eleggere propri rappresentanti.

Anche in questo caso si tratta di una vera porcheria utile soltanto a qualcuno – la dirigenza sedicente democratica – che teme il tracollo elettorale; così, lorsignori, potranno ingannare gli elettori dicendo loro di votare per qualche cespuglio della coalizione, se proprio non vogliono scegliere il piddì: naturalmente ometteranno di menzionare la “truffa”, e saranno tutti suffragi guadagnati “fraudolentemente”.

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padroni assassini. ancora morti sul lavoro. basta con il capitalismo! (da slai cobas sc)

Milano, morto anche il quarto operaio

Martedì sono morti tre suoi colleghi della fabbrica Lamina

E’ terminato il periodo di accertamento della morte cerebrale per Giancarlo Barbieri, 62 anni, uno degli operai coinvolti nell’incidente alla Lamina avvenuto martedì, che ha provocato la morte di altre tre persone, compreso suo fratello Arrigo. I medici dell’ospedale San Raffaele hanno quindi decretato la morte dell’uomo anche dal punto di vista legale.

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2018/01/18/morte-cerebrale-per-quarto-operaio_b90d6835-8a5b-4c77-8078-57490b784da8.html

Incastrato in un tornio, morto 19enne nel Bresciano

Tragedia sotto occhi padre, titolare dell’azienda nel Bresciano

È morto nella notte un operaio di 19 anni, Luca Lecci, che ieri era rimasto schiacciato in un tornio sotto gli occhi del padre, nell’azienda di famiglia. E’ accaduto a Rovato, in provincia di Brescia, all’interno di un’azienda. Dalla ricostruzione, il giovane sarebbe rimasto incastrato con una manica del maglione nel tornio che non si è fermato trascinandolo.

Il giovane è morto agli Spedali Civili di Brescia. La famiglia della giovane vittima è proprietaria della stessa azienda – la Elettronica Lg – dove è avvenuta la tragedia, nel pomeriggio di ieri. Il padre, Fontano Lecci, ha assistito all’incidente ma non è riuscito a fermare in tempo la macchina.

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2018/01/18/incastrato-in-tornio-morto-19enne_0a093643-b22c-454d-bc8d-a98967426b3d.html

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riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ex OPG-Potere al popolo: la nuova frontiera dell’opportunismo riformista!

Vogliamo parlar chiaro. E lo facciamo senza pregiudizio alcuno, ma dopo aver analizzato attentamente l’esperienza di ex OPG di Napoli, che sembrerebbe volersi dare una caratterizzazione nazionale sotto la sigla “Potere al popolo”.

1) Nulla di nuovo sotto il sole.

Gli ultimi decenni hanno prodotto nel mondo giovanile l’esperienza aggregativa dei centri sociali. Un fenomeno caratterizzato dal presupposto di essere spazi organizzati “dal basso”, come territori “liberati”, forme di autorganizzazione e di aggregazione che hanno prodotto una diaspora di migliaia di giovani, prima aggregatisi alle più disparate e particolari rivendicazioni sociali, per poi rifluire ed allontanarsi ancor più dalla militanza politica. Di quelle esperienze generate “dal basso” ma egemonizzate “dall’alto”, è rimasta la carriera istituzionale di ex leaderini come Farina, Caruso, Casarini e altri arrivisti vari, impostisi politicamente approfittando della sconfitta del movimento comunista.

Quelli che si presentavano come i campioni dell’antagonismo, hanno usato la sua stessa spinta per inserirsi nei meccanismi del parlamentarismo borghese, rappresentando la smentita più clamorosa del movimento dei centri sociali, rendendolo funzionale al sistema dominante. Trasformando i “centri sociali” in una forma di contenimento della rabbia e della voglia di cambiamento, che sono state incanalate entro uno sterile ambito ribellistico, fine a se stesso, agevolmente controllato dal potere dominante.

2) Compromessi con le istituzioni.

Evitando di fare il benché minimo bilancio politico di questo rovinoso percorso, ecco riproporsi, in versione peggiorata, una tale esperienza. Vediamo “come”.

Nel documento di ex OPG – Potere al popolo del 17 settembre è scritto: “non facciamo comodo a nessuno. Anzi chi ci governa, dall’Europa al più piccolo paese ci vorrebbe far sparire”.

Davvero? Ma non è forse il sindaco di una grande città come Napoli che, con la delibera di Giunta Municipale n. 446 dell’1 giugno 2016, ha messo sotto la sua ala protettiva ex OPG (ed altri)? Talvolta la fretta di elaborare slogan a buon mercato gioca brutti scherzi e rimuove dalla memoria anche il passato più recente!

Il prezzo da pagare, in cambio della “riserva per indiani”, protetta dalle autorità comunali napoletane, è stato quello di scelte votate al parlamentarismo e all’istituzionalismo. Come si può dimenticare il sostegno elettorale dato al magistrato De Magistris? E il tentativo di embrasson nous con Falcone e Montanari, difensori zelanti della Costituzione borghese, in nome di un’Italia indifferentemente “proletaria” o “borghese” ma “generosa”? (Qui ci riferiamo alla lettera di ex OPG a Falcone e Montanari).

La differenza di classe tra capitalisti e sfruttati, che è cardine per comprendere le contraddizioni della società in cui viviamo, viene rimossa del tutto. Ed anzi, indipendentemente dalla propria collocazione di classe, sia borghesi che proletari possono convivere, purché “generosi” soggetti dell’Italia che vuole cambiare.

La generosità rappresenta il requisito fondamentale per venire a patti e costruire “una lista di sinistra unita alle prossime elezioni”. Quest’ostinazione elettoralistica la dice lunga sugli intenti di tale ceto politico interclassista, totalmente interno alle istituzioni borghesi.

3) Il fine è nulla, il movimento è tutto.

Ex OPG-Potere popolare annuncia “una grande rottura teorica e pratica” che si traduce nello slogan “prima fare e poi parlare”. Ne sarebbero stati entusiasti quei capiscuola del riformismo che, che già un secolo fa, affermavano che “il fine è nulla il movimento è tutto”. Uno slogan che ex OPG-Potere al popolo propone in una versione “modernizzata”, ma che non riesce a nascondere limitati e secondari contenuti, che si fermano al contingente incapaci di riflettere un’analisi scientificamente valida della realtà in cui vive, che si chiama capitalismo, con il suo portato di alienazione e oppressione senza fine. La politica assistenzialistica, tipica di tali progetti, è miope perché incapace di indicare come si supera l’attuale stato di cose. Ed è quindi incapace di incidere sulla struttura del sistema. Con la politica del “fare” – riformista – fine a se stesso, con la politica del giorno per giorno, dove si insegue l’agenda politica scritta dalla classe borghese, si resta in balia degli eventi e si diventa non organizzatori di lotte emancipatorie, ma una funzione della disgregazione politica del movimento per la trasformazione, perpetuando il dominio della classe capitalistica.

4) Un programma socialdemocratico e interclassista.

La conseguenza di tutto questo è una proposta politica riformista. Gli aspetti essenziali sono: richiesta dell’elemosina “pubblica” nell’economia, rispetto di diritti sindacali e salariali residuali e marginali , lavoro precario garantito e pseudo-controllo popolare sulle istituzioni.

Opg-Potere al popolo ripropone, cioè il mito della riformabilità del capitalismo, come prospettiva politica. Il “nuovo che avanza” agita un new deal keynesiano – impossibile nell’attuale crisi del capitalismo – come soluzione ai problemi delle masse popolari.

Si tratta di un vecchio inganno, propagandato per tutto il secolo scorso dalle forze riformiste e revisioniste. Un inganno che la storia ha smentito. In primo luogo, perché l’intervento pubblico, durante la grande crisi capitalistica del 1929, non ha risolto proprio nulla. E’ dovuta servire una guerra distruttiva, come il secondo conflitto mondiale, per rilanciare l’accumulazione capitalistica attraverso l’intervento pubblico finalizzato alla ricostruzione e che ebbe come conseguenza il contenimento delle lotte dei lavoratori, che si ponevano l’obiettivo di costruire una società socialista, sotto la spinta del socialismo sovietico.

E’ ancora possibile parlare di intervento pubblico nell’economia o è completamente fuorviante?

Oggi il capitalismo è tornato alla sua normalità, fatta di una crisi senza fine, che consegue al suo declino e di un massacro sempre più pesante nei confronti delle masse popolari. Tutto ciò rende irrealizzabile ogni progetto riformista.

Nonostante ciò ex OPG – Potere al popolo rivendica, nel suo programma, “rispetto dei diritti sui posti di lavoro, democrazia sindacale, maggiori salari, lavoro”, cioè continua a proporre una via gradualistica e riformistica al cambiamento.

E la presa del potere? Ha un senso, una prospettiva credibile, chiedere riforme quando queste sono diventate strutturalmente incompatibili con il sistema capitalista? Quando le stesse forze riformiste sono state protagoniste dello smantellamento dei diritti sociali?

Non si sono resi conto che è il capitalismo ad essere diventato incompatibile con qualunque ipotesi di riforma sociale? Che nessuna delle questioni fondamentali può essere risolta entro il capitalismo? A partire dalla disoccupazione, dai diritti sociali e sindacali, dalla difesa dei territori e dell’ambiente fino ad arrivare al futuro dei giovani: nessuna ma proprio nessuna di queste questioni può trovare soluzione entro il capitalismo.

Anzi, ognuna di esse può essere affrontata efficacemente solo rompendo, in modo rivoluzionario, con il capitalismo, la sua economia, le sue istituzioni e tutti quelli che con essi sono collusi e compromessi.

La crisi del sistema capitalistico, con i suoi effetti devastanti sulle masse popolari ci impone di affrontare la questione dell’alternativa politica e sociale, denunciando senza mezzi termini tutti i progetti di falso cambiamento, di sterile borbottio, del “fare” -….- tutto quello che non disturba realmente la classe al potere. Ed in questo campo rientra il progetto ex Opg – Potere al popolo.

Se vogliamo conquistare le masse alla prospettiva del cambiamento la soluzione non è quella di proporre, ancora una volta, illusioni di tipo riformista, ma di far comprendere che l’unica prospettiva credibile di cambiamento è quella dell’alternativa rivoluzionaria, quella di una società dove la classe lavoratrice prenda in mano il proprio destino e con esso la direzione dell’economia e della società.

Red Militant

Coordinamento Comunista Campano Proletario ML

Coordinamento Comunista Livorno-Versilia per il marxismo-leninismo

Rivista Punto Critico

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la posizione del partito di alternativa comunista sulle prossime elezioni

Eccezionalmente diamo voce, e lo faremo per tutta la campagna elettorale, a qualunque formazione – di ogni orientamento politico, senza alcuna distinzione – che chiami all’astensione dalle urne (P.T.)

*****

dichiarazione del Comitato centrale
del Partito di Alternativa Comunista
Siamo a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni politiche della primavera del 2018 e il quadro dei contendenti al governo del Paese è ormai definito, nonostante sia difficile azzardare previsioni oggi su chi riuscirà a spuntarla.
I quattro schieramenti che si contenderanno il governo del Paese per i prossimi anni sono anti-operai: si va dal centro-destra unito attorno alla figura egemone di Berlusconi, nonostante al momento non possa candidarsi e nonostante i malumori mai totalmente sopiti di Salvini, al Pd di Renzi post-scissione, che nei sondaggi è sceso ai suoi minimi storici e che tenta di arginare la perdita di voti verso Mdp cercando coperture a sinistra e trovando i resti di Verdi e Psi che si uniscono in una lista comune con i «civici» prodiani. La lista «Liberi e uguali» guidata da Pietro Grasso, ex-magistrato e attuale presidente del senato, e formata da Articolo 1-Mdp di D’Alema e Bersani, Sinistra italiana di Vendola e Fratoianni, oltre che Possibile di Civati, altro non è che la riproposizione del progetto politico del Pd senza Renzi: nonostante i sondaggi lo accreditino a percentuali piuttosto basse attualmente, pare che la Cgil, o almeno alcune delle sue componenti, possano mobilitarsi a sostegno della candidatura di Grasso, confermando peraltro ancora una volta come la direzione di questo sindacato sia totalmente subalterna alle politiche padronali. Da ultimo, ma non per importanza, il Movimento 5 stelle che in questa legislatura ha dimostrato quanto già sostenevamo, cioè che il suo progetto non è alternativo, ma è assolutamente compatibile con questo sistema economico, e anzi i suoi tratti reazionari divengono sempre più manifesti, così come il fallimento delle sue esperienze di governo locale come nel comune di Roma. Nulla di buono potrà venire dalla vittoria elettorale di nessuno di questi schieramenti.
A sinistra dei contendenti «ufficiali» è nata una lista, chiamata «Potere al popolo», promossa dal centro sociale di Napoli Je so’ pazzo (storicamente alleato del sindaco De Magistris), ma ispirata dietro le quinte da Rifondazione comunista. A questa lista ha aderito anche Sinistra anticapitalista. Si tratta però dell’ennesima riproposizione di una lista riformista senza nessuna prospettiva, che si è formata per tutelare l’esistenza delle sue varie componenti: i centri sociali per contrattare meglio con le amministrazioni locali, Rifondazione per cercare disperatamente di rientrare in parlamento per ridare così ossigeno a un partito che è in agonia per aver per anni sostenuto governi e giunte di centrosinistra, e che vorrebbe utilizzare eventuali eletti per sostenere nuovamente il centrosinistra, a cui oggi si proclama alternativo.
Di fronte a questo quadro, sarebbe necessaria una lista operaia, che parta dalle poche ma importanti lotte che ci sono nel Paese, con un programma classista e rivoluzionario, che serva ad aggregare i lavoratori alle avanguardie politiche e di lotta, a unificare il proletariato nella costruzione del partito che serve per lottare per quel programma. Sfortunatamente le norme elettorali restrittive ideate dal parlamento borghese non permettono la presentazione di tale lista, se non al prezzo di cessare completamente ogni altra attività nei prossimi mesi: non è questa la nostra concezione del momento elettorale, che deve essere un momento di propaganda per il programma, ma deve anche essere al servizio delle lotte reali, perciò cessare l’intervento nelle lotte per presentarsi alle elezioni per noi è, in questo contesto, inammissibile.
Due liste «comuniste» hanno dichiarato la loro intenzione di presentarsi alle prossime elezioni, nonostante gli ostacoli posti dalla legge. Il Partito comunista di Marco Rizzo (di orientamento stalinista) non ha in realtà nulla di comunista ed è guidato da un ex-parlamentare che ha sostenuto attivamente non solo il governo borghese di Prodi, ma che ha sostenuto D’Alema quando bombardava la Jugoslavia in una guerra imperialista voluta dalla Nato. Vi è poi il cartello elettorale denominato «Per la sinistra rivoluzionaria», inizialmente promosso da tre organizzazioni: Sinistra anticapitalista (Sa), Pcl e Sinistra classe rivoluzione (Scr). Queste tre forze avevano annunciato poche settimane fa di voler presentare un programma «rivoluzionario» a queste elezioni. Tuttavia, dopo una serie di comunicati congiunti, Sinistra anticapitalista ha abbandonato questo cartello per accodarsi alla lista «Potere al popolo», che Pcl e Scr definiscono correttamente come un tentativo di Rifondazione e altri di raccogliere forze per risalire sul carrozzone del centrosinistra. Non ci stupisce l’atteggiamento di Sinistra anticapitalista, dato che quando aveva parlamentari arrivò anche a dare un sostegno «critico» al secondo governo Prodi: ma l’accordo e poi la rapida rottura di Sa con Pcl e Scr, per andare a sostenere un progetto chiaramente riformista, dovrebbe far riflettere su quale è il programma effettivo che questo cartello, ora portato avanti solo da Pcl e Scr, intende presentare alle elezioni. In effetti, proprio sulla questione strategica centrale, quella che riassume il senso stesso del programma dei rivoluzionari, cioè la questione della prospettiva di potere, altrettanto ambigua è la posizione di Scr che da anni ha abbandonato il principio marxista dell’indipendenza di classe da qualsiasi governo nel capitalismo, arrivando a definire come «influenzabili» – e quindi da sostenere «criticamente» – la dittatura venezuelana di Chavez e Maduro o la giunta borghese di De Magistris a Napoli. Quanto al Pcl, diede nel 2011 il proprio sostegno al secondo turno elettorale tanto a De Magistris (candidato sindaco a Napoli) come a Pisapia (candidato sindaco a Milano). Per questo ci sembra che il programma di questa «sinistra rivoluzionaria» non sia nei fatti né rivoluzionario né funzionale, nell’immediato, allo sviluppo delle lotte: non casualmente Pcl e Scr da anni fanno insieme una invisibile «opposizione» alla burocrazia all’interno della Cgil, che nei fatti si traduce in un adattamento anche in ambito sindacale.
Mancando l’alternativa rivoluzionaria in queste elezioni, il Partito di Alternativa Comunista inviterà ad astenersi dal voto, nella consapevolezza che le elezioni sono un momento secondario della lotta di classe e che è dalle mobilitazioni nei posti di lavoro e nei territori che deve ripartire il conflitto sociale che bisogna riaccendere per provare a rivoluzionare dalle fondamenta questa società capitalista basata sullo sfruttamento. In questo senso parteciperemo alla campagna elettorale propagandando un programma che parta dagli interessi immediati e storici della classe lavoratrice.
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riceviamo da rete ambientalista alessandria e volentieri pubblichiamo

Il candidato presidente di Medicina democratica alla guida dell’elettorato No-Vax.

E’ in corso una raccolta di firme fra i Soci per eleggere Dario Miedico presidente di Medicina Democratica, a sostegno del suo movimento.  Alle prossime politiche, infatti,  il movimento SiAmo, guidato dall’ex medico radiato dall’Ordine, dovrebbe unirsi  con il partito “Governo Etico”, guidato da un free-vax di lungo corso come Franco Tinca. E per completare l’offerta, dallo stesso humus è nato “Valore Umano”, che potrebbe contare sull’ appoggio di un altro dottore prestato alla battaglia contro la legge Lorenzin, Stefano Montanari. Intorno a loro, poi, con altre priorità di governo, si muovono Mario Adinolfi, Giulietto Chiesa e l’ex del M5S, Paolo Del Pin, ognuno con il proprio carro. Insomma, anche la prestigiosa associazione fondata da Giulio Maccacaro farebbe da sponda ad una dozzina di formazioni politiche, nel tentativo di recuperare  quel consenso creato attorno alla battaglia contro l’obbligo vaccinale,  che già a metà luglio vide a Pesaro sfilare quindicimila manifestanti. Forzando in questo modo anche un recupero di Cinquestelle e Leganord che dopo l’appoggio iniziale si  erano intimiditi. La quota no-vax  è minoritaria ma peserà sulla campagna elettorale. La raccolta firme per Dario Miedico peserà nei rapporti interni di Medicina Democratica alla vigilia del suo Congresso a Napoli. L’Associazione che fu di Giulio Maccacaro non aveva sposato esplicitamente le tesi di Miedico, evitando al suo presidente il timore di analogo procedimento di radiazione dall’Ordine dei Medici, ma favorendo l’esposizione punitiva di Miedico. Però Pier Giorgio Duca non ha neppure lanciato la candidatura di Miedico che lo sostituisse alla presidenza, quale forte segnale di contestazione al sistema sanitario, al di là del reintegro del radiato. Così, spontaneamente all’interno di Medicina Democratica si è avviata l’iniziativa di raccolta firme, ponendo -si legge nell’appello-   finalmente l’Associazione al centro dell’attenzione nazionale quale Movimento di lotta, recuperando la propria vocazione originaria,  così come si era presentata con Giulio Maccacaro e Luigi Mara  a rivoluzionare nel ‘68 il rapporto con la medicina, la società e la storia, riappropriandosi a pieno titolo della denominazione “Medicina democratica Movimento di lotta per la salute”.

Lino Balza

 

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dal pd all’udc… i veri “valori” della feccia razzista della politica borghese non si possono nascondere (da proletari comunisti)

Eboli, bocciata l’accoglienza dei bambini profughi: il no all’unanimità dei politici

Secondo quanto dichiarato dal Pd i numeri di profughi nelle periferie sarebbero già esorbitanti: «siamo in una polveriera» hanno dichiarato i Dem…
Più duri nell’Udc: «non vi rendete conto della situazione a Santa Cecilia. I nostri figli, i nostri nipoti, non comanderanno più nulla. Saranno i neri a dettare legge». Cariello chiede di moderare i toni, ma il succo non cambia: ad Eboli non arriveranno quei 52 bambini profughi.
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gentaglia disgustosa!!!

In Italia albergano i furbetti del quartierino, quelli del cartellino, ma ci sono anche i furbastri del simbolo elettorale: ne è un esempio plastico quello che il lettore può ammirare qui sotto.

Giorgio Gori, già sindaco sedicente democratico di Bergamo, presenta una lista a sostegno della sua candidatura – “Sinistra per Gori” – il cui logo assomiglia in maniera impressionante a quello di Liberi e Uguali.

Peccato che la stessa formazione politica guidata da Pietro Grasso, vicepresidente della Repubblica Italiana, non fiancheggi affatto le mire del primo cittadino bergamsco: il candidato di Liberi e Uguali è Onorio Rosati.

Chi scrive si domanda con quale motivazione la commissione elettorale regionale abbia dato il via libera ad una operazione che semplicemente mira a confondere gli elettori, drenando illecitamente – anche se legalmente – parte dei consensi da LeU al piddì.

Sabato mattina parte la nostre avventura.

Presentiamo la lista Lombardia Progressista – Sinistra per Gori dalle ore 10 alle ore 13 presso il Santeria Social Club Viale Toscana 31 Milano
Perché il centrosinistra possa finalmente cambiare la Lombardia.

Perché vogliamo che la Lombardia migliore sia effettivamente una Lombardia molto diversa da quella governata dalla coppia Formigoni/Maroni.
Perché pensiamo che senza la sinistra tutto questo non sia possibile.

Parteciperanno Giorgio Gori, Beppe Sala, Chiara Cremonesi,David Gentili, Gad Lerner e Giovanna Martelli, Paolo Limonta, Roberto Cornelli, Bruno Magatti ed altri che in queste ore stanno confermando la propria presenza.
Qui il link all’evento Facebook che ti invitiamo a condividere e a seguire per gli aggiornamenti.
Sabato raccoglieremo energie, disponibilità, passioni, contributi programmatici e idee ed è davvero necessario e utile il contributo di tutti e tutte.
Abbiamo una grande possibilità, non sprechiamola, finalmente si può.
Vi invitiamo tutti e tutte ad essere presenti.
Lombardia Progressista- Sinistra per Gori
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