incompetenti ed inaffidabili

La notizia suona quasi surreale: la comunica La Repubblica online di martedì venticinque agosto, con tanto di video girato dal protagonista.

Il titolo del quotidiano estremista renziano recita: “Torino: videodenuncia del consigliere M5S sul museo desolato, ma non è l’indirizzo giusto”.

Il video, che documenta l’impresa del capogruppo grillonzo in Consiglio comunale – tale Vittorio Bertola Bertola Vittorio – si può ammirare all’indirizzo che si trova in fondo a questo articolo.

Il girato dura ben due minuti e diciassette secondi, e dovrebbe documentare lo sconcio del ‘Museo del fantastico e della fantascienza’ – il così detto Mu.Fant. – che sarebbe, ed in realtà è, ancora in fase di completamento.

Peccato che si tratti invece dell’interno di una scuola primaria deserta: del resto basta guardare qualche fotogramma del filmato per rendersi conto che non può trattarsi di un museo.

Il Bertola si difende, dalla sua pagina su una nota rete sociale, asserendo di aver ricevuto la convocazione in data mercoledì ventinove luglio, e la stessa riportava un indirizzo sbagliato.

Sarà anche vero – non ho motivo di pensare il contrario – ma ciò non toglie che sarebbe bastato un minimo di buon senso, ed una rapida verifica, per non far cadere il personaggio nel ridicolo.

Senza contare che questo increscioso avvenimento getta definitivamente il discredito su tutto il movimento guidato dal miliardario genovese nativo di piazza Martinez: appare evidente la assoluta incompetenza, ed inaffidabilità, di coloro che si dichiarano il ‘nuovo della politica’.

Ecco, infine, il link di questa storia allucinante. http://video.repubblica.it/edizione/torino/torino-videodenuncia-del-consigliere-m5s-sul-museo-desolato-ma-non-e-l-indirizzo-giusto/210051/209178

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i lavoratori tunisini continuano a lottare contro il regime nonostante le restrizioni dello “stato d’emergenza” (da proletari comunisti)

Traduzione non ufficiale dal blog tunisino in lingua araba del Partito  Democratico Nazionale dei Lavoratori [i più laboriosi/sfruttati]. Nella città interna di Sidi Bouzid, dove il gesto drammatico di Mohammed Bouazizi fece scoccare la scintilla che incendiò la Tunisia, il Nord Africa e il Medio Oriente con rivolte popolari, i lavoratori continuano a scendere in piazza contro il nuovo regime sostenuto dall’imperialismo.

21 Agosto 2015, uno sciopero sociale ha avuto luogo a Sidi Bouzid in seguito ad un massiccio assembramento di lavoratori davanti  la sede regionale del sindacato (UGTT, il pressocchè sindacato unico e storico del paese n.d.t.).

Durante la marcia i manifestanti hanno gridato slogan rivendicando il diritto alla preservazione del diritto allo sciopero sociale e popolare e chiedendo di ritirare lo stato d’emergenza e rispettare le attività sindacali.

Hanno anche respinto l’oppressione esercitata dalle autorità mentre si conducono gli scioperi sociali per i diritti sociali e nazionali.

Questo sciopero è stato una reazione alla repressione esercitata dalle autorità che mentre era in corso lo sciopero degli insegnanti due giorni prima, avevano usato gas lacrimogeni e li avevano picchiati.

Con il risultato di diversi feriti insieme a numerose persone arrestate.

http://tarikthawra.overblog.com/2015/08/55d71507-b8c3.html

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popoli e internazionalismo (da proletari comunisti)

I popoli non devono diventare pedine delle contraddizioni interimperialiste, ma questo richiede che le masse popolari siano guidate da partiti comunisti autentici basati sull’internazionalismo.

 
da Pillole comuniste – 2
25-2-2014
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liguria, pioggia battente inonda genova. è polemica: “rischiamo un altro disastro” (da notavterzovalico)

da ilfattoquotidiano.it

Allagamenti di strade e piazze, sottopassaggi e scantinati finiti sott’acqua a causa delle caditoie intasate dalle foglie degli alberi. A quasi un anno dall’alluvione dell’ottobre del 2014 i cittadini lamentano: “I tombini non vengono ripuliti, le strade sono abbandonate e non vengono effettuati gli interventi necessari di manutenzione”
di Renzo Parodi | 25 agosto 2015

Qualche ora di pioggia battente, a scrosci violenti e improvvisi, e mezza Genova va sott’acqua. Preludio di autunno, in questa bizzarra fine d’estate. Un allarme che, alla luce dell’alluvione dell’ottobre 2014, raccomanda interventi tempestivi e radicali. Temporali in Liguria – in particolare a Levante – erano stati annunciati dalla Protezione Civile ma con una tempistica rivelatasi errata. Il primo allerta di livello 1 (il più basso) era stato diramato dalle ore 19 di domenica al mezzogiorno di lunedì scorso. La furia dell’acqua piovuta dal cielo si è invece scatenata su Genova nel primo pomeriggio di lunedì causando allagamenti soprattutto in Valpolcevera, flagellata da una media fra i 40 e 100 millimetri di pioggia in appena quattro ore, fra le 12 e le 17.

La Protezione Civile, imbeccata dall’Arpal, ha diramato un secondo avviso di allerta meteo, ancora di livello 1, fra le 18 di lunedì e il mezzogiorno di martedì. Ma i danni grossi erano già stati fatti. Allagamenti di strade e piazze, sottopassaggi e scantinati finiti sott’acqua a causa delle caditoie intasate dalle foglie degli alberi. Mentre nell’estremo levante della regione si contavano i danni provocati nelle giornata di lunedì dalla pioggia battente (127 mm caduti a Framura e addirittura 191 a Levanto) si innescavano le consuete polemiche. Gli esperti segnalavano che il quadro meteorologico registrato aveva riprodotto, fortunatamente per un periodo di tempo limitato, l’identico schema che aveva provocato i disastri più gravi. Correnti calde esalate dal mare molto all’incontro con venti più freschi provenienti da Nord e da Sud Est (Tramontana e Scirocco) avevano scatenato cellule temporalesche molto vigorose. Facendo gli scongiuri, cosa accadrà se l’identica situazione dovesse ripetersi in termini più violenti e prolungati nel periodo autunnale?

Il governatore Giovanni Toti ha provato a smorzare i toni e a Il Lavoro – Repubblica ha dichiarato: “Sono abbastanza soddisfatto di come ha risposto il sistema regionale. Non era facile intervenire in una situazione di piena stagione estiva e balneare. Ha funzionato tutto bene, senza allarmismi inutili, senza facilonerie e senza sottovalutazione dei rischi”. Le centinaia di telefonate allarmate giunte ai Vigili del fuoco, ai centralini di giornali e tv private raccontano una storia diversa. Col leit motiv di tutte le emergenze maltempo: “I tombini non vengono ripuliti, le strade sono abbandonate e non vengono effettuati gli interventi necessari di manutenzione. Così rischiamo l’ennesimo disastro”.

Dal quartiere della Foce erano già giunte le proteste dei residenti che lamentavano il disinteresse dei pubblici poteri e avevano ripulito da sé le caditoie intasate. L’assessore genovese, Gianni Crivello, ha ricordato che erano stati stanziati 800mila euro per la manutenzione straordinaria delle caditoie (ce ne sono 77mila a Genova) e che i lavori sono stati programmati in accordo con i vari Municipi a seconda delle necessità. L’Amiu impiega 21 addetti e 17 automezzi per effettuare questi interventi che dovrebbero anticipare gli eventi, non inseguirli. I torrenti e i rivi che attraversano la città sono spesso ingombri di vegetazione e di detriti. L’autunno è alle porte ed è urgente intervenire.

La Regione, con l’assessore alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone, ha annunciato una rivoluzione nel sistema di allarme-meteorologico. Sarà l’Arpal a decidere se e quando diramare l’allerta meteo e non più la Protezione Civile regionale, come è avvenuto finora. Formalmente gli avvisi saranno firmati dal funzionario della Protezione Civile, ma la decisione “politica” sarà dell’Arpal che stabilità anche il livello dell’allerta. L’obiettivo è semplificare e accelerare le procedure ed evitare il problema verificatosi durante l’ultima alluvione, con il rimpallo delle responsabilità fra un ufficio e l’altro. E la conseguente inchiesta della magistratura che vede indagate per disastro e omicidio colposi l’allora assessore alla protezione civile, Raffaella Paita e la direttrice del Dipartimento Ambiente della regione, Gabriella Minervini.

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comunisti ed errori (da proletari comunisti)

Vi è sempre una nuova opportunità per i comunisti per rimediare ad errori.
Ma questi vanno individuati e riconosciuti e occorre farlo subito per ricominciare.

da Pillole comuniste – 2 
15-1-2014

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moralità assai discutibile

Ci avevano assicurato, contro tutte le evidenze degli studi di geologi indipendenti, che nelle montagne interessate dai lavori per la nuova linea ferroviaria ad alta capacità Genova Fegino-Rivalta Scrivia non c’era alcun pericolo legato alla possibile presenza di rocce amiantifere.

Ci avevano raccontato che sarebbero state prese tutte le misure di sicurezza perché gli scavi per l’opera non intercettassero, prosciugandole completamente, le sorgenti presenti lungo tutto il percorso.

E’ bastata la sola estate 2015 per rendere chiaro a chiunque che non è certo la salute pubblica la principale preoccupazione di chi sostiene – a qualunque costo – la devastazione di ben tre valli dell’appennino ligur-piemontese: Polcevera, Scrivia, Lemme.

Alla fine del mese di luglio il cantiere di località Cravasco – nel Comune di Campomorone, sulle alture di Genova – si è fermato perché gli operai hanno ‘scoperto’ la presenza di materiale contenente amianto.

E’ passato circa un mese, ed ecco il secondo accadimento ‘imponderabile’: nelle vie intorno al cantiere di località Trasta – via dei Rebucchi, salita Pianego, salita della Cittadina, e parte di via Rocca dei Corvi – vivono centottanta famiglie che lamentano il fatto che sia un mese che i loro rubinetti siano asciutti.

Alla luce di queste novità, gli amministratori pubblici ultrà della nuova strada ferrata – qualora fossero persone dotate di un minimo di coscienza – si dimetterebbero seduta stante, chiederebbero scusa agli attivisti del movimento No Tav-Terzo Valico, bloccherebbero immediatamente ogni e qualunque lavoro sulla linea, restituirebbero i finanziamenti ricevuti dal Governo centrale, e rifonderebbero – di tutti i danni arrecati – la popolazione, scucendo i quattrini di tasca loro.

Purtroppo non succederà, e questo dà il segno del rigore morale di certi personaggi che scaldano i banchi delle assemblee elettive genovesi e liguri in generale.

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no alle comparsate!? e gli aquilani prendono in parola renzi, costringendolo ad annullare la tappa con una forte contestazione. tafferugli con la polizia (da proletari comunisti)

“Renzi fuori dall’Abruzzo!”
Annullata la prima tappa all’ Aquila del Presidente del Consiglio  Matteo Renzi. Lo ha riferito il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci. Prima dell’arrivo del premier momenti di tensione tra forze di polizia e manifestanti. L’appuntamento era alla nuova sede del Comune. Scontri anche vicino alla sede della seconda tappa.
Il premier è comunque giunto all’Aquila, direttamente al Gran Sasso Science Institute. Presente il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
“No agli annunci choc, no agli annunci show, no alle comparsate, no alla medianizzazione dell’Aquila che è già stata sufficientemente resa mediatica, anche per alcuni aspetti positivi, buona l’idea di farci il G8, sì a una discussione di merito sulle questioni aperte”. Così il premier Matteo Renzi alla sua prima visita all’Aquila parlando all Gran Sasso Institute “Mi ero preso un impegno: non mettere piede all’Aquila fin quando il quadro di riferimento non fosse chiaro. Questo per far prevalere la risoluzione delle problematiche all’impatto scenografico“, ha proseguito Renzi. “Per questo – ha detto ancora – voglio che questo incontro sia una riunione di lavoro. Voglio una discussione di merito”. “I soldi per la ricostruzione ci sono, da qui a un anno faremo il punto sui cantieri”.
Il tour renziano ha già subito una battuta d’arresto.
Proteste di un gruppo di manifestanti, tafferugli con la polizia e addio alla prima tappa all’Aquila per il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Alla fine il bilancio parla di una poliziotta con il setto nasale rotto, due aquilani feriti e un terzo colto da malore.
«L’AQUILA LIBERA!». Il premier era atteso il 25 agosto a palazzo Fibbioni, sede del Comune, dopo aver partecipato al meeting di Rimini e aver parlato in teatro a Pesaro.
Ma al grido di «L’Aquila libera» un gruppo di rappresentanti dei comitati che si oppongono alle trivellazioni in Adriatico, nella zona di Ombrina, è sceso in strada per manifestare.
I manifestanti hanno forzato i posti di blocco e sono stati respinti dalle forze di polizia.
Dal gruppo è partito anche un lancio di fumogeni.
IL PREMIER FA UNA DEVIAZIONE. Il premier ha quindi deciso di andare direttamente al Gran Sasso Science Institute, dove era atteso per una seconda tappa.
Ma anche lì circa 500 persone, tra cui molti contestatori, hanno sostato dietro le transenne con il presidio controllato da cinque mezzi blindati e da decine di rappresentanti delle forze dell’ordine, continuando a protestare.
Pesanti i toni usati per gli slogan intonati contro il premier.
«FUORI DALL’ABRUZZO!». «Renzi, Renzi fuori dall’Abruzzo», «non vogliamo le trivelle», «non vogliamo i metanodotti», «non vogliamo le lobby», «non ci piace lo Sblocca Italia che devasta i territori», «vogliamo la ricostruzione dell’Aquila», sono alcuni delle affermazioni delle persone scese in piazza.
Tra questi l’ex capogruppo di rifondazione comunista, Maurizio Acerbo.
Un manifestante, a proposito delle perforazioni nella costa teatina, ha spiegato che «in Abruzzo ci stiamo inventando un nuovo modo di lavorare e Renzi ci devasta l’ambiente che è il nostro pane e quello delle nuove generazioni».
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