ecco chi davvero ha la faccia come il c…!

L’edizione telematica del Corriere della Sera di domenica diciannove febbraio riporta un lungo articolo, firmato Gian Antonio Stella, dal titolo: «Dal ‘rispetto’ al ‘game over’. L’odio freddo tra i dem nell’assemblea della scissione».

Il contenuto dell’articolo è ua ricostruzione – in tono tra il divertito ed il beffardo – di quanto avvenuto all’assemblea nazionale dei sedicenti democratici dello stesso giorno: qui interessa un passaggio recitato da un personaggio minore della cricca renzista.

«L’ex candidato sindaco di Roma – scrive lo Stella – ce l’ha con Massimo D’Alema che ha dato buca al dibattito assembleare: “Salutiamo il ‘conducador’ della scissione, che in quanto a coerenza non ha mai smesso d’indicarci la linea. Il 12 novembre diceva che col referendum terminava il suo impegno, qualunque fosse l’esito referendario. E invece fresco fresco è in giro per l’Italia ad organizzare comitati”».

A proferire queste parole è tale Roberto Giachetti, l’insulso carneade ex candidato trombato alla carica di sindaco di Roma che evidentemente o soffre di demenza precoce – è nato a Roma il 24 aprile 1961 – oppure gioca a fare il bugiardo cronico.

Ad annunciare che, qualora avesse perso il referendum, si sarebbe ritirato a vita privata e non si sarebbe più sentito parlare di lui non è stato certamente Baffetto da Gallipoli – che peraltro, invece, la consultazione l’ha vinta – bensì il suo padrone.

Esattamente lo stesso Presuntuoso Toscano che, avendo capito che gli italiani non sono poi così tonti da farsi sempre manipolare dalle fandonie del primo venuto – anche se propinate a reti televisive e testate giornalistiche pressoché unificate – si è rimangiato la parola seduta stante.

Chi scrive non ha mai avuto alcuna simpatia per l’ex revisionista diplomatosi al liceo più di destra che vi sia a Genova, ma ha ancora meno da spartire con chi – per convenienza politica – rovescia gli avvenimenti a suo piacimento; altro che dare della “faccia da c…” al povero Roberto Speranza: il Giachetti dovrebbe rivolgere questo gentile apprezzamento verso se stesso, quando si guardasse allo specchio!

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odio di classe (da proletari comunisti)

“Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare”.

Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: …

A me sta a cuore un punto.

Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. E’ il segreto di Pulcinella: il proletariato esiste. E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.

Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.

E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato. …

stralci da:

Edoardo Sanguineti

Genova, gennaio 2007

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la condizioni delle donne migranti: una denuncia. portare questa condizione, e organizzare le migranti nello sciopero delle donne dell’8 marzo (da mfpr)

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.
Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere
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sulla manifestazione nazionale dei kurdi a milano (da proletari comunisti)

Circa 5000 i partecipanti con folte delegazioni nutrite dall’Emilia, Piemonte, Lazio, Veneto; delegazioni minori da Campania e Sicilia, più altre. La comunità kurda in Italia portava striscioni quali “Ararat non si sgombera” e “Libertà per Ocalan. Pace in Kurdistan”. Sono state distribuite magliette con la faccia di Ocalan e la richiesta di libertà (indossate molte dalla comunità kurda e dalle varie realtà. Seguivano le forze solidali: centri sociali e gruppi politici di sinistra. Non vi era molto spazio e denuncia della repressione del fascista Erdogan, né molti slogan di sostegno alla resistenza del Rojava.
Le forze kurde ha scelto di non passare  sotto il consolato turco per “problemi” di essere fotografati e quindi essere bersaglio della repressione. Presente uno striscione “Libertà per HDP” e vi è stato un intervento in videoconferenza al comizio finale.
Il punto libreria Metropolis ha venduto opuscoli di critica alla linea Ocalan e in generale vi è stato un buon interesse sui libri presenti al banchetto.

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riceviamo da rete ambientalista alessandria e volentieri pubblichiamo

Sarebbero più credibili i politici, tutti affaccendati nelle liste elettorali, se riempissero l’immancabile titolo “Ambiente” del loro programma con la questione più importante per Alessandria: la bonifica del sito di Spinetta Marengo, uno dei più inquinati in assoluto d’Italia. E’ trascorso più di un anno dalla sentenza della Corte di Assise e nulla è stato fatto per la bonifica, né si poteva attendere alcunché per effetto di una pessima sentenza non impositiva. Vorremmo perciò attirare l’attenzione dei candidati sulla rilevanza che ha, per la salute della cittadinanza tutta, il ricorso presentato dal Pubblico ministero Riccardo Ghio alla Corte di Appello di Torino se esso ribalterà la sentenza di primo grado Ausimont-Solvay, come avvenuto all’Aquila per il processo gemello di Bussi. Se in Appello sarà emessa condanna, analogamente a Bussi, per avvelenamento della falda, e se la pena sarà per dolo e affiancata al reato di omessa bonifica, oltre a scongiurare le prescrizioni si aprirà uno scenario assai promettente per la bonifica dell’immensa discarica sotto e attorno lo stabilimento di Spinetta Marengo. Quando Torino riconoscerà la provvisionale dei risarcimenti dei danni, come ha fatto l’Aquila, il Ministero dell’ambiente non avrà alibi per agire per la bonifica, Regione ed Enti territoriali avranno aperte le strade per il sequestro conservativo dei patrimoni degli amministratori e affiancare in sede civile Edison e Solvay. Stiamo parlando di milioni di euro. Certo, Edison e soprattutto Solvay non staranno a guardare col loro stuolo di avvocati, ma dalla nostra parte avremo avuto, dall’Appello, il riconoscimento della tutela giuridica – penale –  alle acque sotterranee: una tutela avanzata ed evoluta dell’ambiente, la certificazione che chi inquina paga. Certo, gli amministratori (finalmente condannati) ricorreranno in Cassazione, ma una sentenza in Appello di questa portata darà al Ministero dell’Ambiente uno strumento decisivo, abbiamo gli elementi per agire nel concreto per avviare il processo di ripristino ambientale. Cari politici, da parte nostra come Medicina democratica abbiamo già (invano) depositato sui tavoli istituzionali le proposte concrete che per la Fraschetta: vanno dall’Indagine epidemiologica alla Commissione scientifica internazionale per la bonifica. Da parte vostra, non basta un “bravo” al procuratore Ghio e fermarsi ad aspettare, è necessario arrivare alla sentenza in Appello avendo approntato, come Amministrazione comunale, gli strumenti tecnici e politici per agire senza perdere ulteriore prezioso tempo. Noi siamo sempre disponibili con tutti. Al punto che non ci siamo neppure scoraggiati con l’attuale Giunta, ma anche l’ultima posta certificata per l’accesso agli Atti (avvelenamento acqua e sangue da PFOA) non ha trovato risposta.

Lino Balza Medicina democratica Movimento di lotta per la salute. Alessandria

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padoan ai super manager stranieri: “venite a milano, pagherete poche tasse” (da proletari comunisti)

Milano capitale del post Brexit, parte la sfida: task force governo-Comune e incentivi ai trasferimenti

I ministri e il sindaco al tavolo sul post Brexit

Non solo l’Agenzia europea del farmaco. Padoan: “Fare squadra per sfruttare al massimo l’attrattività della città anche verso aziende e grandi investitori. Nella legge di bilancio misure sulla ‘tassazione personale’ per i dipendenti da repubblica

Brexit, task force per attrarre investitori a Milano
Il governo punta tutte le sue carte su Milano per il post Brexit. Lo dice il ministro degli Esteri, Angelino Alfano: «Milano deve diventare la capitale del post Brexit». Lo sottolinea il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan: «Abbiamo avviato una task force tra governo, Milano, Consob, Bankitalia e Agenzia delle Entrate per cogliere al meglio tutte le opportunità post Brexit». Primo obiettivo: portare nel capoluogo lombardo l’Ema, l’Agenzia del farmaco. «Presenteremo il dossier entro il 15 marzo — ha detto il sindaco di Milano, Beppe Sala —, la decisione arriverà prima dell’estate». Corollario: allargare il campo a tutte le istituzioni finanziarie, aziende e head quarter che nei prossimi mesi dovranno abbandonare il suolo di Albione e scegliere una nuova sede all’interno della Ue. Nasce il patto tra Milano e l’esecutivo. Facilitazioni fiscali (già contenute nella legge di bilancio e valide per tutto il territorio italiano), pacchetti specifici per chi deciderà di sbarcare a Milano (dalla scuola alla sanità). Un’operazione di sistema, visto che ieri a Palazzo Marino, casa del Comune di Milano, era presente gran parte del mondo pubblico e privato italiano. Dal presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, al presidente di Consob, Giuseppe Vegas, dal presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli a l’ad di Unipol, Carlo Cimbri, dal presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti alla direttrice dell’Agenzia dell’Entrate, Rossella Orlandi. Una scommessa che sembra replicare il «patto per Milano» firmato dall’allora premier Matteo Renzi. «Milano — ha detto Padoan — è uno dei luoghi in Italia dove il processo di riforme strutturali che il governo ha portato avanti funziona meglio». Alfano: «Milano ha tutta la bellezza dell’Italia ma non ha alcuni limiti del Paese». Frasi che stampano un sorriso sul volto di Sala. Che però non si nasconde le difficoltà: « Il dossier di Amsterdam su Ema è fatto bene, ma Amsterdam ha già molto. Una città molto ambiziosa e che consideriamo importante è Vienna». Attenzione a Copenaghen.

dal corriere della sera Maurizio Giannattasio

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perché l’informazione in italia non può essere libera

Un tempo alcune professioni erano per così dire eccellenti, tanto che tra i notabili dei paesi – coloro cioé che avevano un posto ben remunerato, oltre che una posizione di prestigio – si trovavano: il sindaco, il dottore, il farmacista, ed anche il giornalista; quest’ultima, almeno fino a qualche anno fa, era considerata un’occupazione di tutto rispetto, a pannaggio di persone colte e di cultura, e per questo era considerata, ed in effetti così era, una posizione ben remunerata.

Negli ultimi anni non è più così: si è assistito al dilagare del lavoro precario, che ha naturalmente portato a livelli assurdi la retribuzione dei collaboratori dei quotidiani – tre Euro e cinquanta a pezzo pubblicato è un’elemosina, non un compenso – ed al crollo della professionalità di chi svolge questo difficile mestiere: ma la precarizzazione dei rapporti di lavoro non è l’unico fattore che ha portato il mondo dell’informazione italiana al settantunesimo posto della classifica della libertà di stampa.

Oggi, il campo dell’editoria è in mano a pochi soggetti che detengono decine di testate giornalistiche, dalla carta stampata, alle emittenti radiofoniche e televisive; è chiaro che un giovane operatore dell’informazione, per evitare di essere cacciato dalla redazione di uno di questi – con la  ovvia consegeunza di non trovare più un lavoro, perché nessun’altra testata dello stesso gruppo lo accoglierebbe mai – si trova costretto a fornire le notizie come meglio preferisce il padrone: così nasce il fenomeno dei giornali-fotocopia.

Chi sono questi ‘signori’ che detengono l’oligopolio dell’informazione non è poi così difficile capirlo: basta fare una ricerca su Internet – la mia è stata effettuata su Wikipedia – e si comprende che tutta la carta stampata, ma non solo, è nelle mani di pochissimi soggetti; qui di seguito provo a fare un po’ di chiarezza su quali siano i detentori della ‘verità a priori messa nero su bianco’: quante volte si sente dire “è così perché l’ha detto la televisione”, oppure “perché sta scritto sul giornale”.

  • Gruppo L’Espresso (presidente l’ingegner Carlo De Benedetti, area Partito della Nazione, legato al Presuntuoso Toscano)

Quotidiani nazionali: Il Secolo XIX, La Repubblica, La Stampa

Quotidiani locali: quindici testate – tra cui Il Piccolo di Trieste, e Il Tirreno di Livorno – con diverse tirature

Riviste: L’Espresso, Limes, Micromega, e diverse altre

Radio: Capital, DeeJay, M2O

Televisioni: Capital, DeeJay, M2O, Onda Italiana

  • Gruppo RCS (presidente Urbano Cairo, ex collaboratore del Delinquente di Arcore)

Quotidiani nazionali: Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport

Riviste: quattordici diverse testate attualmente in portafoglio

Televisioni: Dove Tv, La7 (trmite la società Cairo Communications) Lei Tv, Marca Tv, e Veo Televisión

  • Gruppo Caltagirone (Francesco Gaetano è il suocero di Pierfurby Casini, area democristiana)

Quotidiani locali di interesse nazionale: sette testate tra cui Il Gazzettino di Padova, Il Matttino di Napoli, Il Messaggero di Roma

  • Gruppo del Criminale Lombardo e famiglia

Quotidiani nazionali (formalmente indipendenti): il Giornale, Libero

Riviste (tramite l’Arnoldo Mondadori Editore): quarantasei, tra cui Chi, Panorama, Tv Sorrisi e Canzoni

Televisioni: Boing, Canale Cinque, Cartoonito, Iris, Italia Due, Italia Uno, La Cinque, Mediaset Extra, Rete Quattro, Tg Com 24, Top Crime

Radio: R 101, Radio 105, Virgin Radio

Case Editrici (tramite la Arnoldo Mondadori Editore): diciassette tra cui Edizioni PiEmme, Giulio Einaudi Editore, Le Monnier, Sperling & Kuipfer

Stando così le cose – e ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualcuno e/o qualcosa – e tenuto conto che in Italia opera anche la News Corporation, la multinazionale che fa capo al magnate Rupert Murdoch conosciuta anche come Sky, diventa arduo pensare di trovare testate giornalistiche ‘fuori dal coro’; al momento gli unici esempi sono il manifesto e il Fatto quotidiano: certamente non si tratta di due giornali che si possano definire ‘comunisti’ – per quanto il primo mantenga la testatina con la scritta ‘quotidiano comunista’- ma sono comunque un esempio di resistenza alla completa omologazione dell’informazione.

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