a ventimiglia vige il reato di “solidarietà”

Nei giorni scorsi, tre giovani francesi, dell’associazione “Roya Citoyenne”, sono stati denunciati a Ventimiglia per aver osato fornire da mangiare alle “persone in cammino”: una pratica esprressamente vietata da un’ordinanza sindacale del 2015.

Interpellato sull’argomento, il primo cittadino del Comune dell’estremo ponente ligure – Enrico Ioculano, noto esponente del Partito Democristiano – persevera in quella che, anche se nascosta dietro una inesistente «questione igienico sanitaria», non può che essere vista come un’azione profondamente ingiusta, volta a favorire un settore della popolazione, rispetto ad un altro.

Qui, infatti, non è in discussione l’atteggimento del politicante, che può essere giudicato più o meno razzista a seconda di chi lo focalizza, ma il fatto che apertamente questo “signore” parteggia per un tipo di accoglienza – quella che, guarda il caso, fa capo a strutture legate alla chiesa cristiana cattolica apostolica romana – escludendone a priori altre.

Le strutture ecclesiastiche impegnate sul campo – la Caritas Diocesiana, la Croce Rossa Italiana, e la Chiesa delle Gianchette – hanno tutto l’interesse a mantenere il monopolio dell’accoglienza, perché così facendo possono gestire come meglio credono gli enormi introiti che affluiscono nelle loro casse, senza rischiare di essere soppiantati da un circuito solidale alternativo.

Insomma, a lorsignori fa comodo avere nelle proprie tasche i trentacinque Euro al giorno che vengono  loro consegnati per ogni “persona in cammino” di cui dovrebbero prendersi cura – nella realtà spesso nemmeno viene dato loro il misero pocket money di Euro 2,50 giornalieri di cui avrebbero diritto – e, con l’aiuto di amministratori compiacenti, si mettono al riparo da “sgradite sorprese”.

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la violenza poliziesca contro i manifestanti no tap. basta polizia, basta repressione: via il governo, via la carogna minniti (da proletari comunisti)

Solidarietà a Ippazio Luceri
Tap, polizia carica manifestantipanico e feriti, strattonatianche 2 consiglieri regionali Video

Tap, Polizia carica i manifestanti
Coinvolti due consiglieri regionali

Ieri la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto gli appelli della Regione confermando la correttezza delle

Tap, polizia carica manifestanticontro espianto degli ulivi
La polizia ha caricato almeno in due occasioni alcuni manifestanti fermi davanti al cantiere del gasdotto Tap a Melendugno che impedivano il regolare svolgimento delle operazioni al personale dell’azienda. I tafferugli in mattinata sono durati alcuni minuti e hanno riguardato una cinquantina di persone che presidiavano i cancelli per opporsi all’espianto di 200 ulivi la cui procedura è stata autorizzata ieri dal Ministero dell’Ambiente. Alcune delle persone sono state colte da malore, i manifestanti sono circondati da un cordone di polizia e sono seduti per terra in un «corridoio» che va dai cancelli del cantiere presidiati dalle forze dell’ordine e sino alla strada.
Tra i «caricati» ci sarebbero anche due consiglieri regionali, Mino Borraccino, di Sinistra Italiana, e Tony Trevisi, del Movimento 5 Stelle. Una ulteriore carica della polizia, più energica della precedente, ha sgomberato la gran parte del blocco di manifestanti davanti al cantiere Tap: quest’azione ha provocato nuovi contusi. Due persone sono state soccorse da altri manifestanti. Cinque camion, su ciascuno dei quali erano stati caricati due ulivi appena eradicati, sono poi dal cantiere in cui Tap costruirà il microtunnel del metanodotto. I camion sono stati scortati da mezzi delle forze di polizia. L’uscita dei mezzi è stata accompagnata dai fischi dei manifestanti. Un elicottero della polizia ha sorvolato la zona.
Colto da malore anche un 65enne, Ippazio Luceri, uno degli attivisti in prima linea nella protesta contro l’eradicazione degli ulivi, in sciopero della fame da una settimana: è stato soccorso dai sanitari giunti con un’ambulanza a seguito della prima carica della polizia. Durante lo sciopero della fame – raccontano i manifestanti – l’uomo ha perso quattro chili in circa sette giorni.
La tensione è rimasta alta anche nel pomeriggio, quando i manifestanti hanno lanciato alcune pietre contro la polizia che stava presidiando il transito dei camion in uscita dal cantiere con a bordo altri ulivi espiantati. Alcune delle pietre lanciate dai manifestanti hanno colpito due agenti, rimasti leggermente contusi. Al tentativo dei manifestanti di forzare il cordone le forze dell’ordine hanno reagito con una nuova e breve carica.
Il Ministero, ieri, aveva dato il via libera a Tap all’espianto degli oltre 200 ulivi sul tracciato del microtunnel del gasdotto comunicandolo al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, che lo scorso 22 marzo aveva chiesto al Ministero di chiarire alcuni aspetti in seguito ad un incontro col sindaco di Melendugno e con altri sindaci della provincia.
Per il Ministero «sono soddisfatte le condizioni della prescrizione ‘A 44’ per la porzione di progetto esaminata». Per l’attività di espianto degli ulivi la nota evidenzia che «si ribadisce ancora quanto già rappresentato il 17 marzo scorso e che le attività di espianto asseriscono alla fase dei lavori convenzionalmente indicata come fase ‘0’». Tap ha annunciato di essere pronta a riprendere già da oggi l’espianto degli ulivi. Finora quelli espiantati e piantumati momentaneamente nel sito di stoccaggio di masseria del Capitano sono 33.
La notizia del via libero del Ministero è arrivata contestualmente a quella della sentenza del Consiglio di Stato che, di fatto, ha dato il via libera alla realizzazione del Tap, il gasdotto dell’Adriatico. Respingendo gli appelli proposti dalla Regione Puglia, Palazzo Spada ha ritenuto che la valutazione di impatto ambientale resa dalla Commissione Via avesse vagliato tutte le problematiche naturalistiche. Riconosciuto anche l’avvenuto rispetto del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato.
Con la sentenza n. 1392, la IV Sezione del Consiglio di Stato ha respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del Tar (l’udienza di discussione si era tenuta il 9 marzo) sul Tap – Trans Adriatic Pipeline.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto che la valutazione di impatto ambientale resa dalla Commissione Via avesse approfonditamente vagliato tutte le problematiche naturalistiche e che anche la scelta dell’approdo nella porzione di costa compresa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri (all’interno del Comune di Melendugno) fosse stata preceduta da una completa analisi delle possibili alternative (ben undici).
Inoltre è stato escluso che l’opera dovesse essere assoggettata alla c.d. «Direttiva Seveso» ed è stato riconosciuto l’avvenuto rispetto del principio di leale collaborazione tra Poteri dello Stato nella procedura di superamento del dissenso espresso dalla Regione alla realizzazione dell’opera.
Il commento del Governatore Emiliano: devono essere i pugliesi a decidere dove farlo.
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a taranto, renzi non si contesta. nuova operazione repressiva nei confronti dello slai cobas sc e altre realtà

La Digos sta notificando in queste ore a 15 compagni l’avviso di conclusione delle indagini per la contestazione a Renzi del 29 luglio scorso.
Tra i 15 come sempre Margherita Calderazzi più altri 4 compagni di proletari comunisti e il responsabile rsa Slai cobas dei lavoratori cimiteriali – 6 complensivamente tra attivisti e dirigenti dello Slai cobas per il sindacto di classe – altri militanti del movimento ambientalista cittadino, compreso uno dei principali esponenti dei Liberi e pensanti operaio Ilva.
Le accuse sono pesanti: svilupperemo la campagna, nei prossimi giorni, di concerto con gli altri imputati, se possibile.
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duecento persone in assemblea a sezzadio. il video completo (da notavterzovalico)

27 marzo 2017

E’ stata un’assemblea con una partecipazione straordinaria quella di venerdì scorso a Sezzadio organizzata congiuntamente dal Movimento No Tav – Terzo Valico e dai comitati della Valle Bormida. Un’assemblea che ha fatto il punto sulla mobilitazione contro la discarica e che ha affrontato il nodo delle cave del Terzo Valico previste in valle dal piano cave della grande opera inutile. Pubblichiamo il video completo della serata.

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no alla chiusura dell’unico centro antiviolenza in provincia di alessandria

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a torino per la rivoluzione culturale e verso la rivoluzione d’ottobre (da proletari comunisti)

GIOVEDI 6 APRILE ORE 21,00
PRESENTAZIONE DEL LIBRO

“A 50 anni dalla Rivoluzione Culturale. Antologia di documenti”
redazione di Proletari comunisti
Edizioni “La città del sole”
presso la LIBRERIA COMUNARDI
via BOGINO 2/b TORINO
Intervengono i curatori del libro
Cosa è stata la Rivoluzione culturale proletaria in Cina cosa ha significato per tutti i popoli e i proletari di ogni paese? Il libro, utilizzando testi cinesi, riassume i punti caratterizzanti degli anni iniziali della RCP, dal 1966 al 1968: “l’assalto al cielo”.
In occasione della presentazione del libro ricorderemo l’editore Sergio Manes de “La citta del sole” che ci ha lasciato la settimana scorsa e parleremo delle iniziative unitarie editoriali e pubbliche per il centenario della rivoluzione di ottobre. Tutti gli interessati sono invitati a partecipare.
Gli autori del libro
info 347-1102638
info Torino 338-1641083
INTRODUZIONE
Il 50° della Rivoluzione culturale proletaria in Cina offre l’opportunità per il movimento operaio e comunista di riflettere sul significato storico e sugli splendori e limiti di questa grande esperienza che ha caratterizzato la fase finale della vita del grande dirigente del movimento comunista internazionale, Mao Tse Tung e della fase socialista della Cina.
La Rivoluzione culturale proletaria (RCP) è stato il tentativo delle masse giovanili, proletarie e contadine e di larga parte dei quadri del Partito Comunista Cinese di rivitalizzare il socialismo e cercare di impedire che la Cina procedesse lungo la strada della restaurazione capitalistica già avvenuta nell’Unione sovietica come effetto lungo del XX congresso – di cui ricorre anche il 60° anniversario.
La RCP cinese rappresenta il nuovo tentativo di assalto al cielo prodotto dalle masse nella fase del socialismo e il primo organico tentativo di un’uscita a sinistra dalla crisi del socialismo dopo l’affermarsi del revisionismo in Russia.
Riparlarne a cinquant’anni di distanza ci sembra essenziale per tutti coloro che mantengono ferma e chiara la prospettiva storica del socialismo come società di transizione verso il comunismo, realizzabile solo su scala mondiale.
La RCP è l’esperienza storica di milioni di giovani che affermano uno slogan in sintonia con l’intera ribellione della gioventù degli anni ’60. “E’ giusto ribellarsi”, dalle Guardie rosse dilaga in tutto il mondo e in particolare nei paesi occidentali, fondendosi con l’opposizione alla guerra del Vietnam, al maggio francese, al biennio rosso italiano del 68/69, ecc.
La Comune di Shanghai afferma il principio che nel socialismo fondamentale è che la classe operaia deve dirigere tutto. Così come si afferma in quegli anni la linea di sviluppare la produzione e continuare la rivoluzione, con una rinnovata critica per imporre il primato degli interessi popolari e il controllo effettivo di contenuti e metodi nella produzione per il socialismo.
Centrale in questa esperienza è però il problema del potere socialista.
La necessità di ridare vita ad organismi di potere dal basso, a comitati rivoluzionari, la necessità che il proletariato e le masse popolari si impadroniscano in maniera sempre più concreta e creativa della sfera della sovrastruttura (cultura, arte, scuola, educazione, mezzi di comunicazione di massa, indagine scientifica); la necessità che nelle fabbriche venga attaccata la divisione del lavoro, il dominio dei tecnici sui meccanismi di produzione e che la classe operaia anche nel campo della produzione metta la politica e i suoi interessi strategici come punti di riferimento; la necessità che il Partito comunista abbia un ruolo dirigente nello Stato di dittatura del proletariato e nella transizione comunista e che questo è possibile solo se riesce a portare avanti una lotta continuata e senza quartiere agli elementi della burocrazia, ai privilegi dei nuovi ‘mandarini’ o della nuova ‘borghesia rossa’, che trovano fondamento nella continuità dell’esistenza delle classi e strati nella società socialista che portano a deviazioni e degenerazioni che mettono a rischio la costruzione del socialismo.
Straordinario fu l’impatto della RCP nello sviluppo del nuovo internazionalismo.
Il 50° è l’opportunità per tornare a riflettere su tutti questi temi, nelle fabbriche, nelle università, nei centri di aggregazione del movimento di lotta e tra gli intellettuali che restino tuttora sul terreno della scienza rivoluzionaria e della critica radicale all’odierna società imperialista.
E’ per tornare a discutere di questo che serviva un primo libro agile che riassume, usando testi cinesi, i punti caratterizzanti degli anni iniziali della RCP, dal 1966 al 1968, principalmente.
Compatibilmente con le esigenze editoriali e gli interessi che possono suscitare, pensiamo ad ulteriori volumi e opuscoli che permettano di comprendere gli anni precedenti la Rivoluzione Culturale: il grande dibattito e la grande polemica che attraversò il movimento comunista internazionale negli anni che vanno dal ’56 al ’66; un approccio documentario e critico sulle esperienze concrete della Rivoluzione Culturale Proletaria in materia di fabbriche, scuole, campagne; una riflessione sulle vicende legate alla Comune di Shanghai; e, infine, una analisi critica a più voci su limiti ed errori di questa esperienza che possano servire a sintetizzarla come bilancio e patrimonio dell’intero movimento comunista internazionale.Il 50° della Rivoluzione culturale proletaria in Cina offre l’opportunità per il movimento operaio e comunista di riflettere sul significato storico e sugli splendori e limiti di questa grande esperienza che ha caratterizzato la fase finale della vita del grande dirigente del movimento comunista internazionale, di Mao Tse Tung e della fase socialista della Cina.
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la giunta ligure della destra radicale vuole vedere la gente rovinata dal gioco d’azzardo

Lunedì ventisette marzo, a partire dalle ore 17:30, la centralissima piazza genovese intitolata a Raffaele De Ferrari diventa il luogo del presidio a sostegno delle lotte contro il gioco d’azzardo; il motivo dell’iniziativa è dato dal fatto che la Giunta regionale non intende adempiere alla Legge regionale 17/2012.

Questo provvedimento, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo due maggio, farebbe sì che la quasi totalità delle sale gioco e dei locali pubblici che gestiscono slot machines non siano in condizioni di proseguire la loro attività, perché troppo vicini a scuole, luoghi di culto, ospedali, impianti sportivi.

Visto che tale provvedimento permetterebbe ai cittadini di limitare i danni derivanti dalla ludopatia – la malattia per la quale non si può fare a meno di giocare d’azzardo – il Governo regionale, nelle mani del forzitaliota Giovanni Toti e dei suoi accoliti, ha studiato una contromisura che possa permettere ai liguri di continuare a rovinarsi liberamente.

Secondo questo ammasso di gentaglia antipopolare, sarebbe necessaria una deroga – per effetto della quale non servirebbe l’autorizzazione comunale per continuare a possedere le infernali “macchinette mangia soldi” – che permetta ai gestori di organizzarsi per come rimediare ai mancati guadagni derivanti dalla cessazione di questa attività.

Va da sé che le associazioni di tutela dei consumatori, ed in generale tutti coloro che hanno a cuore – più o meno perniciosamente – la vita e la salute dei cittadini, non possono stare a guardare questa situazione: per questo motivo il Coordinamento ligure della campagna “Mettiamoci in gioco” convoca questo presidio.

Le presenza sono dell’ordine di  qualche centinaio, chiamati a raccolta da un ampio cartello di forze della così detta “società civile”; tra queste sono ben visibili – perché i militanti hanno portato le loro bandiere – Arci, Cgil, Libera, Auser, Federconsumatori, Comunità di San Benedetto al Porto.

Non mancano comunque alcuni soggetti istituzionali tra i quali si riconoscono: il deputato Mario Tullo, del Partito Democr… atico; Giovanni Battista Pastorino detto Gianni, consigliere regionale della Rete a Sinistra; Clizia Nicolella, consigliera comunale della Lista Doria; Simone Leoncini, presidente del Municipio I Centro Est.

Tra i presenti vi è chi sorregge un lenzuolo bianco con la scritta viola: “Con i più deboli contro l’azzardo”; vengono inoltre distribuiti ai passanti volantini che spiegano le ragioni della protesta, alcuni dei quali contengono dati e grafici dai quali emergono le enormi cifre che smuove il gioco d’azzardo, e soprattutto l’impressionante quantità di malati di ludopatia.

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