genova. tra i colpiti della tragedia del ponte morandi ci sono anche gli sfollati

Passano i giorni da quel tragico martedì quattordici agosto, ma l’attenzione attorno a quanto accaduto a Genova, per fortuna, si mantiene alta: tutte le grandi testate giornalistiche nazionali – sia la carta stampata sia le emittenti televisive e radiofoniche – sono tutt’ora presenti sul campo.

Come al solito a fare la parte del leone è Primocanale, che non smette mai le dirette, i réportages, gli approfondimenti: un lavoro enorme, a cui ci ha abituato nel corso delle varie emergenze sopportate dala città in questi ultimi anni, che fa della televisione di proprietà del senatore Maurizio Rossi il vero servizio pubblico a livello locale.

Proprio tramite le telecamere degli uomini agli ordini di Andrea Scuderi, direttore responsabile del Telegiornale dell’azienda di piazza Dante 1/111, si riesce a comprendere in qualche modo quelli che sono gli aggiornamenti della situazione: uno scenario in continua evoluzione, che deve fare i conti con le continue dichiarazioni dei politicanti.

Gli operatori dell’informazione borghese inviati sul posto hanno un vantaggio rispetto a chi, come chi scrive, non è in possesso della tessera dell’Ordine dei Giornalisti: possono violare, seppure in compagnia di personale dei Vigili del Fuoco, la “zona rossa” che comprende il tratto di via Walter Fillak vicino al viadotto, e le vie adiacenti.

In quest’area – quella che comprende le vie Vincenzo Capello, del Campasso, e Enrico Porro – vivevano, fino al momento del crollo, 311 nuclei familiari, per un totale di 611 persone; ora si tratta di sfollati, che sono ospitati presso amici e parenti, oppure in strutture ricettive, nell’attesa di sviluppi.

Proprio questi ultimi sono continui, e non sempre si tratta di buone notizie: il sindaco della città, Marco Bucci, nelle ore successive alla evacuazione dei palazzi pericolosamente vicini al luogo del disastro, dichiara – in questo sostenuto anche dal vicepresidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini – che le case interessate dal provvedimento di allontanamento degli abitanti saranno abbattute.

Chi conosce la zona sa benissimo che qui vivono, all’interno di alloggi che spesso sono di edilizia popolare, molte persone anziane il cui trasferimento altrove crea tutta una serie di problemi, in primis a loro – che vengono eradicati da posti dove vivono da decenni – ma anche ai parenti che li ospitano.

A poco servirebbe la promessa consegna, da parte del Comune, di quarantacinque alloggi in zona nei prossimi giorni, ed altri trecento entro novembre: i soggetti sociali più deboli, anziani e bambini, soffriranno comunque per l’allontanamento forzato dal luogo dove hanno le loro abitudini consolidate da anni, se non da decenni.

A questo si aggiunge il fatto che coloro che abitavano nella “zona rossa” sono stati allontanati in fretta e furia, senza avere la possibilità di portarsi via altro che ciò che avevano addosso al momento: le “forze dell’ordine”, che presidiano costantemente il perimetro off limits, in queste ore stanno aprendo varchi per consentire ai residenti di recarsi nei propri appartamenti a recuperare gli effetti personali indispensabili.

Questo fa sì che, dietro alle transenne, si formino delle code molto lunghe di persone che attendono di essere ammessi nella zona, armati di contenitori – valigie, sacchi, e quant’altro – che permettano loro di riappropriarsi del massimo possibile di oggetti personali nell’arco dei circa venti minuti loro concessi.

Ad alleviare le fatiche dell’attesa, certamente non piacevole in questo periodo di calura estiva, c’è la provvidenziale esistenza di panchine ed alberi, che rendono più fresca un’area che, se non avesse questa copertura naturale, sarebbe davvero rovente: siccome molti di coloro che sono in coda non sono più giovanissimi, si tratta di una presenza provvidenziale.

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genova, domenica 19 agosto: dalle ore 18:00 alle ore 20:00 in piazza de ferrari. l’appello, ed il commento di “proletari comunisti”

Il valore di questa manifestazione stà  nell’essere la prima e nell’affermare ora
Genova in piazza non solo sui social!

Ma non è vero che si possa lottare insieme senza mettere sotto accusa  questo sistema, questo stato questi governi responsabili di quello che è successo.

Non è vero che si possa scendere in piazza “al di là delle bandiere e delle classi sociali”

Per manifestare la nostra rabbia e il nostro dolore in modo pacifico. Semplicemente perché abbiamo un groppo in gola, un vuoto incolmabile da quel 14 agosto, e pensiamo che unirci possa farci sentire meno impotenti, meno soli. Perché il contatto umano abbia ancora un valore, per stringerci insieme, Davvero su quel ponte c’eravamo tutti e dobbiamo dimostrarlo!

Perché la nostra anima é spezzata come il Morandi e tra le macerie, insieme ai sogni di chi non c’è più, si é spenta ancora una volta la speranza di vivere in un paese sano, che cresce nel rispetto delle regole, del suo popolo e della vita. Scendiamo in piazza per allontanarci dalla retorica di parole vacue, dalle promesse e dallo sciacallaggio politico/mediatico.

Scendiamo in piazza per stare insieme.

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la tragedia di genova domanda la mobilitazione proletaria e popolare. editoriale di “proletari comunisti”

Innanzitutto la solidarietà popolare verso le vittime e le loro famiglie!
Innanzitutto il sostegno alle famiglie sfollate e trattate malissimo da Governo e Amministrazioni locali!

Ancora una volta dopo che la tragedia avviene 
tutti dicono che è una tragedia annunciata,
tutti dicono che l’avevano detto,
tutti si trasformano in ingegneri che avevano o hanno la soluzione…

Il governo di turno, oggi quello fascio populista Di Maio/Salvini, che è da troppo poco tempo in carica per avere responsabilità dirette, scarica sui governi precedenti. Vero… ma tra i governi precedenti ci sono sicuramente i governi Berlusconi, sostenuti da Lega/Salvini, e sono dello stesso colore di Salvini, la Giunta Regionale e Giunta comunale, come sono anche di stampo Grillo/5stelle le dichiarazioni che il ponte non potesse crollare mai…
Per cui avrebbero fatto meglio a non lanciarsi subito nella speculazione politica che è una forma di sciacallaggio demagogico e populista. Salvini, poi, fa come al solito di peggio, tra un selfie al mare e viaggi palesemente strumentali come quello a San Luca in Calabria, dichiara subito: ‘case da abbattere quelle sotto il ponte pericolante’, gettando nella disperazione le famiglie sfollate – dichiarazioni fatte forse anche perchè tra gli sfollati ci sono varie famiglie ecuadoriane e di migranti.

Noi dobbiamo partire decisamente dalla solidarietà con le vittime e i dispersi, la cui storia e biografia raccontata dai giornali ci tocca profondamente, perchè ci mostra ancora una volta la verità:
che le colpe sono vostre – capitalismo, profitto, soldi, padroni, governi, organi di controllo, ruberie e corruzione – e i morti sono nostri;
che non siamo sicuri sui treni, sulle strade, come in ogni aspetto della vita quotidiana, vita che può essere spezzata da un momento all’altro per disastri di ogni genere che quando avvengono ci mostrano che questo sistema non è in grado di assicurarci un presente e un futuro.

Parlano di “sicurezza” solo in termini di polizia e carabinieri, caccia ai migranti, ai ‘ladri’, agli ambulanti, ai mendicanti, ecc., e invece della sicurezza vera quella della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre vacanze se ne fottono e ci fanno andare allo sbaraglio.

Per questo non sono credibili i vecchi governi come il nuovo quando ci assicurano che non succederà più… Purtroppo finchè ci saranno questi governi, succederà ancora!


1
Il ponte Morandi è vecchio e da tempo bisognoso di manutenzione reale che non c’è stata.
Il ponte Morandi è stato fatto in tempi in cui non aveva questo gigantesco carico di trasporto con i Tir enormemente potenziati nel carico trasportabile su un solo camion.
E’ vero che denunce, allarmi, documenti che ponevano il problema ce ne sono stati diversi e non se n’è tenuto conto.
Quindi le responsabilità dei gestori padroni AUTOSTRADE sono certe 
Essi hanno pensato ai profitti e non alla manutenzione! Come tutti i padroni peraltro!
Sono aumentate a dismisura le tariffe ed è peggiorato il servizio ovunque come in tutti i settori dei trasporti e servizi essenziali.
La privatizzazione produce tutto questo e la nazionalizzazione che pure è giusta è necessaria per autostrade e trasporti non è di nessuna garanzia, perchè in questo sistema borghese anche lo Stato usa gli stessi criteri dei privati, come è dimostrato dove gestisce lo Stato.
2
Le concessioni – i cui documenti sono considerati ‘segreti di Stato’ – e questo è davvero inaccettabile –
danno tutte le garanzie ai gestori e sono pieni di clausole e cavilli che li mettono al riparo dai danni che eventualmente compiono – e questo è sicuramente il caso di AUTOSTRADE.
Per cui effettivamente la REVOCA SAREBBE NECESSARIA ma è complicata e complessa e comunque garantisce gestione e profitti ancora per molti anni.
REVOCA, poi, per affidare a chi e a che cosa? Se tutto il sistema del profitto capitalista rimane identico?
3
I controlli. Un sottobosco in cui, tranne alcune lodevoli eccezioni ed energie che ci sono, incapacità, leggi inadeguate, pastoie burocratiche, intrecci politica/malaffare la fanno da padroni, nelle Autostrade, come sui posti di lavoro e sul territorio. “Controlli”, quindi, che non permettono di intervenire realmente dove gravi problemi, come quello del ponte Morandi, ci sono e richiederebbero interventi tempestivi e radicali, che sarebbero eccome possibili!
AUTOSTRADE DICHIARA CHE PUO’ RIFARE IL PONTE IN 5 MESI… E PERCHE’ IN ANNI E ANNI NON LO HA FATTO? 
ALLORA PER DAVVERO SONO DEGLI ‘ASSASSINI CONSAPEVOLI ‘ AUTORI DI OMICIDIO E DISASTRO AMBIENTALE, COME DICE LA PROCURA DI GENOVA, MA SOLO ADESSO!

I controlli, peraltro, sono competenza dei Ministeri che finora si sono susseguiti, ma  non ci risulta nè che Toninelli, nè che il cosiddetto “contratto di programma” DI MAIO/SALVINI prevedesse un intervento sul Ponte Morandi e/o su AUTOSTRADE
Ma ora il Min. Toninelli dice che il suo Ministero si potrebbe costituire “parte civile”… Contro se stesso?

Altri fattori vanno analizzati, ma si può fare in seguito. Primi fra tutti la questione della viabilità e del carico di trasporto che pesano sull’arteria e la questione della Gronda.

Ma ora

le famiglie sfollate denunciano che non hanno avuto gesti di solidarietà dai genovesi: “nessuno ci ha chiesto se avevamo bisogno di andare in bagno, se avevamo bisogno di qualcosa, noi che siamo stati costretti ad abbandonare le case lasciando tutto”… con tanti anziani e malati privi anche delle medicine vitali necessarie.
Questo ci fa male! Questo non doveva succedere! Genova rischia di diventare anch’essa una brutta città dove la solidarietà può morire!  
La devastazione sociale portata da questo sistema e dalle forze reazionarie e fasciopopuliste che dominano, orientano e formano la coscienza di massa porta a questa trasformazione che deve essere risolutamente contrastata e che necessita un cambio di rotta con un impegno in prima persona.

Una donna sfollata gridava “tutti alla tastiera… ‘siamo con voi’, ma nessuno che viene direttamente a parlare con noi ad aiutarci realmente”.
Questo vale a Genova, ma vale per tutti, nessuno escluso.

Senza solidarietà e impegno diretto in prima persona nulla cambia e non si creano le condizioni e la forza materiale collettiva che può aiutare e in prospettiva cambiare le cose

Ora bisogna lottare e le famiglie lo comprendano subito. Nessun abbattimento – se le case debbono essere realmente abbandonate e abbattute – ci sia senza garanzia della casa per tutti. Solo la lotta e l’autorganizzazione popolare non altro può permettere questo risultato e tutto il movimento proletario e popolare deve sostenere questa lotta, non lasciando sole le famiglie.
Ora bisogna costruire un movimento di lotta sulla questione del ponte e tutti i problemi connessi che imponga bisogni e soluzioni.

proletari comunisti – PCm Italia
16 agosto 2018 

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l’ennesimo annuncio di questo governo

In questo governo di gentaglia reazionaria ed incapace, si trova un personaggio genovese che ha ampiamente dimostrato come il suo unico talento, sempre che si possa definire tale, sia essere capace a scalare montagne.

Stiamo parlando del viceministro alle Infrastrutture e ai trasporti, Edoardo Rixi: un omuncolo senza né arte né parte che ha il brutto vizio di pontificare su tutto, anche dall’alto della sua posizione di vicesegretario federale della Lega Nord.

Nelle ore immediatamente successive alla tragedia che ha colpito Genova, il politicante in questione rilascia una dichiarazione che si può tranquillamente definire degna del maresciallo francese Jacques de la Palisse.

Riferendosi a ciò che resta del viadotto Valpolcevera, asserisce: «La parte di infrastruttura rimasta in piedi sarà demolita con gravi ripercussioni sul traffico e problemi per i cittadini e le aziende». (il manifesto, mercoledì quindici agosto, pagina due)

Ci mancherebbe ancora che i governanti non si attivassero per far rimuovere i due tronconi del ponte Morandi rimasti in piedi: se decidessero di lasciarli dove si trovano creerebbero una situazione di estremo pericolo per chi vive nelle vicinanze dellla struttura.

Noi che siamo notoriamente mal fidenti abbiamo la netta sensazione che una tale dichiarazione rappresenti semplicemente l’ennesimo annuncio il cui effetto voluto è probabilmente mostrare che ci si interessa rapidamente alla vicenda.

Quando poi effettivamente l’intervento sarà effettuato passa in secondo piano: la cosa fondamentale, ormai è chiaro che questa è la tattica del Governo pro tempore, è averlo annunciato; tanto fumo e niente arrosto.

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riceviamo da “partito comunista italiano marxista-leninista” e volentieri pubblichamo

IL VIVO CORDOGLIO DEL P.C.I.M-L. PER LE DECINE DI MORTI E FERITI NELLA TRAGEDIA ANNUNCIATA DI STATO PER LA CADUTA DEL PONTE FATISCENTE COSIDDETTO DI BROOKLIN A GENOVA. SIAMO FRATERNAMENTE VICINI ALL’IMMENSO DOLORE CHE HA COLPITO LE FAMIGLIE DELLE VITTIME INNOCENTI DEL MALGOVERNO DELLA SOCIETA’ CAPITALISTICA: UNA TRAGEDIA CHE POTEVA E DOVEVA ESSERE EVITATA!
Il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, unitamente a tutti gli iscritti e simpatizzanti del Partito, si stringe commosso attorno ai familiari delle decine di morti e feriti causati dalla caduta del ponte fatiscente Morandi o cosiddetto di Brooklin nella città di Genova, inaugurato nel 1967 e trascurato nella necessaria manutenzione. E’ stata una tragedia di Stato annunciata da tempo, come annunciate sono quelle di tante altre strutture pubbliche sparse sul territorio nazionale e che potrebbero presto o tardi causare nuove immani e luttuose tragedie a causa della mancata, inadeguata e intempestiva manutenzione.
Lo Stato capitalistico, governato dalla ricca classe borghese attraverso i suoi partiti e le sue istituzioni, con le tasse imposte alla collettività si preoccupa innanzi tutto di assecondare gli interessi economici e finanziari della classe capitalistica, anziché, tra le altre cose, garantire adeguatamente la sicurezza sociale dai pericoli di crolli, alluvioni, esondazione di fiumi e da altri prevedibili disastri. Anche in occasione dell’odierna tragedia annunciata i rappresentanti istituzionali e dei partiti del potere borghese dominante non hanno fatto mancare la consueta presenza sui luoghi della catastrofe e la solita passerella addolorati e promettenti, come fatto in altre occasioni del genere in precedenza, interventi per garantire la sicurezza dei cittadini. Essi sarebbero stati più credibili se fossero rimasti seduti sulle loro ricche poltrone a Roma in silenzio e non si fossero fatti vedere sui luoghi della tragedia bagnati dal sangue degli innocenti.
Già in passato questi servitori del sistema e degli affari capitalistici hanno detto che le risorse erano poche, che dovevano attenersi ai parametri imposti dalla capitalistica e imperialistica Unione Europea, per non sbagliarsi e per dimostrare piena sudditanza all’Europa economica e finanziaria hanno vergognosamente sancito il pareggio di bilancio dello Stato in Costituzione, rispettato rigorosamente il tetto di indebitamento stabilito da Bruxelles trascurando, tra l’altro, la sicurezza sociale per carenza di manutenzione alle strutture pubbliche, dalle scuole, ai viadotti, all’edilizia pubblica abitativa, al dissesto idrogeologico, eccetera.
Se il popolo italiano, in particolare la classe lavoratrice operaia e intellettuale, nella sua stragrande maggioranza avesse affidato il potere politico alla sfruttata, affamata e maltrattata classe proletaria da tempo l’Italia avrebbe avuto le risorse necessarie per mettere in sicurezza la vita sociale, per garantire un’adeguata assistenza sanitaria a tutti e per assicurare un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito a tutti i disoccupati, particolarmente ai giovani, che nella loro vita vissuta rischiano di non avere mai un lavoro. Oggi un governo degli interessi popolari decreterebbe l’uscita dell’Italia dalla Nato, dall’Unione Europea e dall’Euro, abbandonerebbe le missioni militari all’estero e ridurrebbe gli investimenti militari per disporre delle risorse economiche necessarie per mettere in sicurezza la vita sociale e per promuovere lo sviluppo strutturale e civile del paese, per assicurare la piena occupazione e condizioni di vita dignitose e per favorire la scolarizzazione di massa sino ai massimi livelli dell’istruzione universitaria.
Naturalmente tutti sappiamo che un cambiamento rivoluzionario della vita sociale in Italia, come in tutti gli altri paesi capitalistici, passa necessariamente attraverso l’organizzazione e il compimento della rivoluzione socialista, realizzata dalle masse lavoratrici operaie e intellettuali del nostro paese. Quante volte nella storia unitaria dell’Italia i governi borghesi di destra, di centro e di centrosinistra dopo un disastro hanno garantito l’impegno per evitarne altri, che poi puntualmente si sono ripetuti. Per scongiurare altre immani tragedie come quella di Genova occorre la conquista di un governo che abolisca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, il profitto capitalistico, la proprietà privata dei mezzi di produzione, i privilegi per pochi e le discriminazioni generalizzate e che investa la ricchezza nazionale socialmente prodotta totalmente nel soddisfacimento dei bisogni individuali, familiari e sociali del proprio popolo.
Il P.C.I.M-L. condanna con estremo rigore tutti i responsabili dei tanti morti e feriti di Genova, si stringe commosso e addolorato ai loro familiari, è vicino ai comunisti, alla classe lavoratrice e all’intera popolazione della città di Genova e di tutta la Liguria con l’impegno solenne di rafforzare la propria lotta politica e sociale affinché presto il popolo italiano sconfigga per sempre i governi borghesi delle tragedie di Stato annunciate e costituisca un governo socialista e rivoluzionario.
Forio (Napoli), 14 agosto 2018.
info@pciml.org
Il Comitato Centrale del P.C.I.M-L.
Segretario Generale compagno Domenico Savio
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aprire I porti, mettere in sicurezza i ponti, dare una spallata al governo inganna popolo e fascio populista m5s-lega per farlo crollare! (da proletari comunisti)

Il 14 agosto, per molti lavoratori e proletari primo giorno di vacanza dopo un’estate di fatica, si trasforma in tragedia!
Il crollo del “ponte Morandi” sull’A10 ha provocato mentre scriviamo 32 morti ed il bilancio è ancora provvisorio, non si tratta di fatalità men che meno causata da un fulmine (!) come provano a diffondere I media di regime cercando di deviare le responsabilità e già smentito immediatamennte dagli accademici, Il vero responsabile è unicamente il governo inganna popolo e fasciopopulista M5S-Lega!
Altro che cambiamento!
Come I governi precedenti non si dà la priorità alla sicurezza e questi morti si aggiungono a quelli degli altri viadotti e ponti crollati negli ultimi anni nonchè a quelli dei terremoti, inondazioni (di cui la Liguria paga sempre un alto tributo) e della strage ferroviaria di Viareggio, senza contare le altre “minori”.
Al contrario I lavoratori come il ferroviere De Angelis, che quotidianamente lottano per la salute e sicurezza sui posti di lavoro e per le infrastrutture vengono colpiti da provvedimenti discliplinari che arrivano anche al licenziamento!
Per queste istituzioni al servizio del capitale, sicurezza significa “costi”, maggiori sono I costi per mettere in sicurezza e minori sono I profitti per I padroni capitalisti a cui non interessa nulla delle vite umane.
La strage si consumava mentre il fascista Salvini si apprestava a scorazzare in Sicilia in uno dei suoi giri di propaganda d’odio dal marchio de “prima gli italiani”, oltre la propaganda resta la realtà dei fatti: I lavoratori (italiani e stranieri) muoiono nelle strade e sui posti di lavoro mentre il segretario del partito che ha rubato 50 milioni di euro twitta I suoi messaggi d’odio farciti di selfies.
Il cosiddetto ministro dei trasporti e delle infrastrutture Toninelli è principalmente impegnato a chiudere I porti (facendo morire altra gente in mare) invece di occuparsi delle infrastrutture pericolanti, come il ponte sull’A10, presenti su tutto il territorio nazionale; in particolare il partito del ministro, il M5S, dopo aver ingannato il popolo in lotta contro la TAV in Val di Susa e la TAP in Puglia, una volta al governo “rivaluta” queste opere inutili e speculative e addirittura il governo nel suo complesso riprende l’idea di costruire il ponte sullo Stretto di Messina quando ben altre sarebbero le priorità come ci ricorda ancora una volta la strage annunciata di oggi e come sappiamo: potenziare le linee viarie, stradali e ferroviarie, in particolare nel Meridione dove pendolari e abitanti di quelle regioni ne subiscono quotidianamente l’inadeguatezza e l’insicurezza.
Sicuramente dopo che passerà la sbornia dei primi giorni post-strage, si ricomincerà con il bombardamento mediatico populista delle supposte “invasioni” del “pericolo rom” e così via, continuando a mettere uno contro l’altro proletari italiani e proletari stranieri per innescare una guerra tra poveri e ingannare il popolo per distoglierlo dalle malefatte del governo fasciopopulista M5S-Lega.
Noi non daremo tregua a questo governo e ai suoi sostenitori a partire dai subumani iscritti alla Lega e al M5S e ai sostenitori de facto ovvero “l’uomo qualunque” che si incontra per strada, al panificio, sui mezzi pubblici pronto a ripetere la propaganda di odio razzista governativa.
La lotta contro il governo peggiore della storia repubblicana di questo paese (forse secondo solo al governo Tambroni) deve per forza essere una guerra “casa per casa” per estirpare questo cancro che molti credevano debellato il 25 Aprile 1945, ma, evidentemente, è necessaria una nuova Resistenza.
14/08/18
P.S.
L’indecenza di questo governo supera ogni immaginazione: neanche il tempo di far passare la “sbornia” e l’infame ministro degli interni, mentre ancora si scava tra le maceria, esulta per il respingimento dell’Aquarius (la nave che ha appena salvato quasi 200 persone) presentandola come una buona notizia, contraltare della strage di Genova!
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disastro annunciato

Sono le ore 11:35 di martedì quattordici agosto quando Genova è il teatro di una tragedia abbondamente annunciata: i circa duecento metri della campata centrale del ponte Morandi – il viadotto Polcevera, inaugurato nel 1967 – crollano e finiscono quarantacinque metri più sotto, su via Walter Fillak, e all’interno del torrente Polcevera.

Le conseguenze sono tragiche; le vittime, al momento in cui scriviamo, sono almeno trentacinque, e si capisce facilmente il perché: quel tratto sospeso dell’autostrada A10 unisce il centro città con il ponente, e la sottostante strada è molto trafficata, unendo due popolari e popolosi quartieri: San Pier d’Arena e Rivarolo.

Come giustamente viene detto da tutti gli attori di questa vicenda – politicanti e mass media in primis – non è certamente il momento di fare polemiche, ma una riflessione si impone: erano anni che si parlava del fatto che quella struttura fosse pericolosa, come peraltro dimostravano i continui lavori atti al suo consolidamento, ed andasse abbattuta.

A questo si aggiunga il fatto che, al momento della sua costruzione, il viadotto rispondeva ai criteri di sicurezza dell’epoca, calcolati anche in base ai flussi del traffico veicolare della fine degli anni sessanta, che non è neanche lontanamente confrontabile con quello di oggi: non ci vuole molta arguzia per comprendere che certi valori non possono più essere soddisfacenti.

Risultati immagini per ponte morandi genova

In rosa la parte del ponte crollata

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