braccianti immigrati: non solo denuncia, ma soprattutto mobilitazioni. l’intervento di “campagne in lotta” nella ‘assemblea proletaria anticapitalista’ di venerdì 17 giugno (da slai cobas sc)

Aggiornamento su quello che è successo negli ultimi mesi, settimane nei vari fronti di lotta dei migranti. La situazione principale è su Foggia dove sabato 11 giugno vi è stata un’altra mobilitazione dopo quella del 31 marzo, che si era articolata in diverse piazze d’Italia. A Foggia in questa mobilitazione si è aggiunta la lotta contro le aggressioni razziste; è stato un continuo stillicidio. Per fortuna finora nessuno ha subito conseguenze gravi, ma i lavoratori che all’alba andavano nei campi a lavorare sono stati presi a sassate, inseguiti dalle macchine, urla dietro; l’ultimo caso è di stamattina; nonostante dopo la manifestazione la polizia si era impegnata a pattugliare le strade, ma ci sono state un giorno, la domenica notte, poi, dicono i lavoratori, non si è più visto nessuno.

Noi siamo coscienti che non è chiedendo alla polizia e alle Istituzioni di risolvere questa situazione che si potrà risolvere, per questo stiamo cercando di articolare altre proposte. Questo rivela un conflitto dentro una situazione di sfruttamento. Per cui da una parte gli immigrati per i padroni sono lavoratori fondamentali, e anche qui, come gli anni scorsi, in situazione di pandemia (che era stata anche usata per arrivare alla sanatoria truffa) e c’era stato nel 2020 l’allarme della mancanza di

lavoratori nei campi – un mantra che sentiamo anche nella ristorazione; dall’altra poi si mantiene una difficoltà assurda per avere i documenti.

Per questo i lavoratori oltre a chiedere interventi per le aggressioni, hanno di nuovo chiesto lo sblocco dei documenti alla Questura di Foggia, perchè dopo il 31 marzo si era aperto un canale della “protezione speciale”, dato direttamente dal Questore, per cui un lavoratore deve produrre una serie di documenti che testimoniano la presenza continuativa, il suo legame col territorio – e noi siamo riusciti a mandare una lista in questura, poi la questura ha fatto ostruzionismo, per cui abbiamo dovuto insistere e sembra che ora la situazione vada avanti, ovviamente è una piccola vittoria non è la soluzione della questione dei documenti che dovrebbe essere nazionale, anche europea. 

Un’altra cosa che i lavoratori hanno chiesto, per cui ci sono state promesse, qui i Comuni della zona si stanno “tuffando” sui soldi del Pnrr che dovrebbero essere anche spesi per il superamento dei ghetti come Borgo Mezzanone, è di essere coinvolti nei Tavoli dove decideranno la destinazione di questi soldi per evitare che il risultato sia solo lo sgombero dell’insediamento, che per i lavoratori immigrati rappresenta comunque una “casa”, per quanto brutta e in condizioni indegne, un posto in cui hai una residenza, hai una comunità intorno, ed evitare che – come per esempio è successo in Calabria – vengano messi in un altro posto simile, gestito in maniera più repressiva dalle Istituzioni, che poi degenera pure in un ghetto, che rischia un nuovo sgombero.

Le promesse, anche su questo, rischiano chiaramente di essere portate via dal vento, a meno che non si insista con le mobilitazioni.

Ora a Foggia si apre la stagione del pomodoro, di altre coltivazione, ma non è la realtà unica o principale di mobilitazione. Vi è stato un presidio a Torino, la questura non ascolta i lavoratori, ma nel parcheggio della stessa questura i funzionari ricevono “mazzette” per far passare avanti negli appuntamenti; pochi giorni fa; a Saluzzo dove ormai ogni anno si pone il problema della casa, con una forte repressione da parte della polizia che attacca chi dorme nei campi e nei parchi, perchè non ci sono altri posti. Un’altra città è Modena, dove la Questura dice di avere bloccati gli appuntamenti fino al 2023, e i tempi di attea è un’altra terribile questione, che porta i lavoratori a ritirare permessi quasi scaduti, o già scaduti, dopo che si è fatto una grande fatica e una spesa per averli.

Un altro territorio è la Calabria, dove è stato fatto un presidio a Cosenza. Qui c’è anche il tema della costa jonica, Rocella Jonica sta diventando una nuova Lampedusa, nuova tratta di sbarchi, per cui i sindaci della zona stanno facendo pressione sulla Min. Lamorgese.

I fronti aperti, quindi, sono tantissimi. Stiamo facendo delle assemblee su Napoli, Eboli, anche qui c’è del fermento.

Alla manifestazione a Foggia i numeri non erano tantissimi, ma la partecipazione è stata intensa, che per le aggressioni razziste.  

Vorremmo portare la lotta per i documenti a un piano diverso. Per esempio se facciamo un’altra assemblea nazionale come quella fatta dalla Gkn il 15 maggio, i documenti non sono una cosa di cui parla un lavoratore immigrato, ma sia uno dei punti principali all’OdG, perchè questo è uno dei nodi principali dello sfruttamento capitalistico, in Italia e a livello europeo – è di questa mattina la notizia di sparatorie a Nizza sulla frontiera, ed è stato ucciso un migrante egiziano. Stiamo cercando di promuovere contatti con realtà di lotta in Francia o in altri paesi, perchè è una lotta che va fatta anche a livello europeo; nella mobilitazione che avevamo fatto il 31 marzo vi era la rivendicazione di un permesso europeo, per viaggiare senza rischi tra gli Stati della UE.

La lotta c’è è attiva, vi sono molte mobilitazioni, ma gli immigrati hanno bisogno del sostegno di tutti e che questa lotta per i documenti venga messa al centro.

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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