conferenza stampa all’aquila in occasione del processo a 31 compagne e compagni che avevano manifestato contro la tortura del 41bis e la persecuzione di nadia lioce. réportage a cura del “mfpr l’aquila”

Di fronte a un tribunale blindato da carabinieri, digos e polizia, con 2 blindati della celere venuti da Roma, si è tenuta ieri a L’Aquila una conferenza stampa per rilanciare la lotta contro il 41 bis, la solidarietà alle prigioniere e prigionieri politici e più in generale la lotta contro la repressione di tutto il movimento di classe.

L’occasione è stata data dall’inizio dell’udienza per 27 di 31 compagne e compagni, imputati per aver manifestato, il 24 novembre 2017, contro la tortura del 41 bis e l’accanimento vessatorio dell’amministrazione penitenziaria nei confronti della prigioniera politica Nadia Lioce.

Presenti compagni/e di L’Aquila, Taranto, Torino, Napoli, Roma, singolarmente, come imputati e solidali, e come delegazioni del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, Soccorso rosso proletarioSoccorso Rosso InternazionaleRete dei Comunisti.

Si è denunciato innanzitutto il clima intimidatorio in cui si è svolta la conferenza, che avrebbe dovuto tenersi al chiuso di un locale di fronte al Tribunale, mentre all’ultimo minuto il titolare ha ritirato la sua disponibilità ad ospitarla, “consigliato” da alte autorità. Nonostante si tenesse in contemporanea un processo per omicidio, l’imponente spiegamento delle forze dell’ordine “era lì per noi”, come ha sottolineato un giornalista.

Sono stati ricordati i motivi pretestuosi con cui i presidi di solidarietà del 24 novembre 2017 furono criminalizzati mentre allo stesso tempo si consegnava la città a 2000 fascisti di casa pound, e come lo Stato borghese si accanisca con la repressione, il carcere e i regimi speciali sui proletari e i rivoluzionari prigionieri, mentre gli omicidi fascisti, padronali e le stragi di stato restino sempre impunite.

“In una situazione in cui la repressione dello Stato agisce a più livelli, in ambito carcerario vengono colpiti i rivoluzionari prigionieri che resistono e continuano a difendere i propri percorsi rivoluzionari – ha ricordato il compagno del Soccorso Rosso Internazionale – In tal senso, il 5/5/2022 è stato imposto il regime di 41bis al compagno anarchico Alfredo Cospito, in carcere da circa dieci anni. E sappiamo bene che cosa significa 41bis: un isolamento completo, ovvero una forma di tortura finalizzata, nel caso dei rivoluzionari prigionieri, ad ottenere l’abiura e l’accettazione delle compatibilità borghesi. Ma il 41 bis non è una novità per i rivoluzionari prigionieri. Infatti 3 compagni, militanti delle BR-PCC, dal 2005 ininterrottamente sono sottoposti al 41bis. Questi compagni/e nonostante queste durissime condizioni detentive continuano a resistere e a mantenere la propria identità politica.”

Contro questo regime di isolamento, negli anni passati si è sviluppata una grande mobilitazione nazionale, con manifestazioni, presidi, assemblee e altre iniziative. Il 24 novembre 2017, in particolare, si è tenuto un presidio presso il tribunale e il carcere di l’Aquila, in occasione del processo a Nadia Lioce, per la lotta che stava conducendo contro il regime di 41bis, a cui è sottoposta.

Questo trattamento disumano, in teoria provvisorio e “giuridicamente motivato” con l’esigenza di “recidere i legami con l’organizzazione di appartenenza all’esterno”, è reso permanente nonostante lo Stato stesso abbia dichiarato sconfitte le Brigate Rosse e prendendo a pretesto la solidarietà proletaria che in questi anni si è espressa e si esprime.

A seguito del presidio dell’Aquila, 27 compagni/e sono oggi a processo, a dimostrazione di come lo Stato proceda eccome contro chi si mobilita contro la tortura del 41 bis e in sostegno dei rivoluzionari prigionieri.

L’oscena rappresentazione mediatica di quest’anno, di Biagi come il paladino dei lavoratori e del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario come una “sedicente” organizzazione da criminalizzare, per il suo nome o per il saluto pubblico di fine anno a Nadia Lioce, la dice lunga su cosa intenda lo Stato come “organizzazione di appartenenza all’esterno”: l’unità della classe sfruttata, delle donne oppresse che si organizzano per rovesciare questo sistema di guerra, miseria e sfruttamento è quella da colpire!

Rispetto a questo processo, che è stato rinviato al 14 luglio, così come rispetto alla repressione più in generale, bisogna fare fronte comune per sviluppare una mobilitazione, come parte integrante della lotta più generale contro il capitalismo e l’imperialismo.

Di seguito il servizio di LAQTV:

Qui invece il servizio di Marianna Gianforte su laquilablog

Qui un report pubblicato su Rafforzare ed estendere resistenza

Informazioni su pennatagliente

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