le regole valgono per tutti, ma non per loro

… e se venissero esclusi da tutte le competizioni sportive gli Stati i cui “atleti” sono stati pizicati positivi al controllo antidoping, i primi a non poter partecipare sarebbero sempre loro: ma le regole valgono per tutti meno che per gli usamericani.

La “cultura dell’aiutino” nasce proprio con loro: il primo drogato dello sport fu tale Thomas Hicks, maratoneta che vinse la medaglia d’oro ai giochi olipmpici di Saint Louis del 1904; da allora sono innumerevoli i casi, anche clamorosi, e naturalmente non soltanto nell’atletica leggera.

Il più eclatante riguarda il ciclista Lance Armstrong che si aggiudicò ben sette Tour de France consecutivi, dal 1999 al 2005: la sua tardiva squalifica fu decretata dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) e dall’Unione Ciclistica Internzionale (Uci) nel 2012.

Questo in seguito all’accertamento del reato da parte della Agenzia Antidoping Statunitense (Usada): un comportamento che presumibilmente è stato tenuto per cercare un capro espiatorio in modo da poter coprire un’infinità di altri casi.

In queste condizioni troviamo davvero indecente che certa gentaglia si possa permettere di caldeggiare, immediatamente accontentata dagli organismi internazionali preposti, la squalifica degli sportivi di un’altra nazione per “doping di Stato”.

Il riferimento è alla Federazione Russa, sospesa a tempo indeterminato – molto prima dell’invasione dell’Ucraina – da tutte le competizioni di atletica leggera, biathlon e sollevamento pesi: il sospetto è che lorsignori fossero irritati dal perdere un elevato numero di medaglie e dover ascoltare di frequente l’inno nazionale di quel Paese, troppo somigliante a quello dell’epoca sovietica.

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