“mi dispiace ma comandano i padroni”: è questo che in sostanza il ministro del lavoro orlando ha detto agli operai dell’ilva di genova in protesta contro la cassa integrazione illegittima (da slai cobas sc)

“La richiesta non è stata accolta”, ha detto Orlando, riferendosi alla sospensione della cassa integrazione almeno fino all’8 luglio, giorno dell’incontro al ministero.

E il resoconto dell’Ansa che riportiamo dice che il ministro le decisioni dell’azienda le conosceva già nei giorni precedenti, e perché non le ha dette?

“Non mi sembrava utile riferire pubblicamente che la richiesta di soprassedere alla cassa integrazione per l’ex Ilva di Cornigliano era stata rifiutata, perché avrebbe aumentato la tensione. “E’ evidente che tra le priorità della proprietà attuale non c’è quella di far diminuire la tensione sociale. Non credo che dare pubblicamente la notizia avrebbe migliorato clima”, ha anche spiegato Orlando.”

Orlando, che era andato dai dirigenti dell’Arcelor Mittal facendo gli inchini necessari e tutti i riguardi nei confronti dei propri padroni, fa il ragazzino che non capisce quello che gli succede attorno! La “proprietà attuale” e cioè i capitalisti dell’Arcelor Mittal, come tutte le altre “proprietà”, ha l’unico interesse a fare quanti più profitti, quindi se ne frega delle condizioni degli operai e della “tensione sociale” che lascia nelle mani del governo e della sua polizia!

Ma, mi dispiace comandano i padroni, non lo ha detto solo Orlando (ma questo lo dice tutto il governicchio Draghi!), lo ha ripetuto anche il prefetto di Genova quando, magari pensando di dire una cosa intelligente, ammette: “Mi auguro che il buon senso prevalga. Se correttezza istituzionale non c’è stata da parte dell’azienda in attesa della riunione dell’8 luglio mi auguro che da parte sindacale ci sia”.

Appunto, l’azienda può fare e dire quello che vuole e fregarsene bellamente delle “istituzioni”, ma agli operai si chiede la “correttezza”.

Quello che accomuna Orlando, il prefetto e tutti gli altri è essenzialmente, però, la necessità di evitare “tensioni sociali”, lo stesso che dal palco qualche giorno fa ha detto Landini!

Ma sanno tutti che ciò che porta ai “tavoli” di discussione sono proprio le manifestazioni operaie. E queste affermazioni confermano che attualmente il problema della borghesia è la tensione sociale.

Gli operai, per propria esperienza, che rifanno ogni giorno, sanno bene che fiducia nelle istituzioni che rappresentano le esigenze dei padroni non se ne possono e non se ne devono avere! Ogni altra posizione contribuisce a diffondere illusioni su questo sistema sociale!

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Ex Ilva: Orlando a Genova, chiesto stop a Cig ma azienda ha detto no

                                          Ex Ilva: Orlando, a cori ‘vergogna’ rispondere con fatti  

Redazione ANSA

GENOVA 28 giugno 2021

17:42 NEWS

“Vergogna, vergogna, dove eravate?” E’ stato accolto da fischi e cori il ministro del lavoro Andrea Orlando arrivato all’ex Ilva di Cornigliano per incontrare l’rsu nella sala del consiglio di fabbrica. Ad attenderlo una ventina di lavoratori.

Presente anche un nutrito schieramento di forze dell’ordine. Il coro “vergogna”, che già lo aveva accolto all’ingresso ha accompagnato anche l’uscita del ministro dalla sala del consiglio di fabbrica di Cornigliano, dove ha incontrato l’rsu. A questi cori, ha detto “bisogna rispondere con i fatti”. Orlando ha detto di aver “spiegato la posizione ai lavoratori” e di aver “ascoltato le loro ragioni”. E’ stato un incontro freddo quello tra i lavoratori e il Ministro. La Rsu ha ribadito ribadito al ministro la loro “rabbia” per la distanza che nei giorni scorsi hanno percepito da parte delle istituzioni. Al ministro “abbiamo ricordato – ha aggiunto il leader della Rsu Palombo – che i lavoratori non sono solo forza lavoro ma sono anche esseri umani che hanno famiglia, sentimenti, passione e a volte una presa di posizione forte serve anche a rincuorare gli animi che invece sono stati rincuorati solo dalla solidarietà tra di noi”. L’incontro al Mise previsto per l’8 luglio “non è casuale – ha spiegato Palombo – perché è attesa per il 30 giugno la convocazione del cda con l’ingresso dei nuovi membri nominati dal governo”

La Fiom-Cgil ha chiesto al governatore Giovanni Toti la restituzione della felpa con la scritta ‘FIOM’ che gli era stata regalata nel 2016 dopo la manifestazione dei metalmeccanici per far rispettare l’accordo di programma del 2005. La richiesta è stata formalizzata con una lettera aperta. “Per noi – si legge nella missiva – la felpa della Fiom non è solo ‘una felpa’, ma un simbolo equivalente a una bandiera. In questi giorni sono apparse sue improvvide, gratuite e anche gravi dichiarazioni nei confronti della Fiom, dei suoi sei mila iscritti e dei lavoratori. Le confessiamo che ci siamo domandati il perché e l’unica risposta che ci siamo dati è un’esigenza elettorale per sviluppare il suo piccolo partito. Le sue dichiarazioni non meritano una nostra risposta – conclude la lettera -, tuttavia è evidente che hanno fatto venire meno quell’unità dialettica e con rammarico dobbiamo constatare che restano solo gli opposti. Pertanto siamo per cortesia a chiederle di restituirci la felpa della Fiom, ci dica lei quando e dove”.

In precedenza Orlando si era recato in prefettura a Genova per incontrare i sindacati e le istituzioni sulla vertenza ex Ilva. Ha spiegato di aver chiesto all’azienda “che si soprassedesse” alla cassa integrazione per l’ex Ilva di Cornigliano. “La richiesta non è stata accolta”, ha chiarito. “Siamo nell’ambito del galateo istituzionale – ha aggiunto -, quando si passerà ad esaminare la congruità del provvedimento, cosa che il ministro può fare solo quando la cassa è stata attivata con le risorse proprie, vedremo se ci sono gli strumenti per contestare quella scelta”.

“Non mi sembrava utile” riferire pubblicamente che la richiesta di soprassedere alla cassa integrazione per l’ex Ilva di Cornigliano era stata rifiutata, perché avrebbe aumentato la tensione. “E’ evidente che tra le priorità della proprietà attuale non c’è quella di far diminuire la tensione sociale. Non credo che dare pubblicamente la notizia avrebbe migliorato clima”, ha anche spiegato Orlando.

“C’è la volontà del Governo di investire sull’acciaio. Lo stabilimento di Genova mantiene una dimensione strategica, saremo impegnati a mantenere questa dimensione strategica”, ha comunque chiarito Orlando.

L’incontro dell’8 al Mise “ci può dare strumenti in più, eventualmente, per contestare la scelta della cassa integrazione se risulterà, come a prima impressione, mi pare risulti in contrasto con l’ambizione di conquistare le quote di mercato”.

“Mi auguro che il buon senso prevalga. Se correttezza istituzionale non c’è stata da parte dell’azienda in attesa della riunione dell’8 luglio mi auguro che da parte sindacale ci sia”, ha detto il prefetto di Genova, Renato Franceschelli, al termine della riunione con il ministro Orlando sulla questione ex Ilva. “Pur mantenendo l’attenzione – ha detto Franceschelli – mi auguro ci sia la disponibilità ad aspettare. Il ministro è stato molto chiaro sull’impegno del governo a presentare un piano industriale degno di questo nome. Mi auguro – ha concluso – che tutti abbiano questa ‘predisposizione all’ascolto”.

“Quando ci si siede attorno a un tavolo ed è presente il Governo è un buon segnale di attenzione, che spero raffreddi le tensioni e riporti un clima di dialogo. L’incontro fondamentale sarà quello dell’8 luglio, quando cominceremo a ragionare di un piano industriale e quindi di livelli di occupazione e ovviamente dell’utilizzo di aree molto importanti per la città di Genova, oggi certamente sottoutilizzate dal punto di vista occupazionale”, ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti.

Da oggi è scattata per gli oltre 900 lavoratori dello stabilimento di Genova Cornigliano la cassa integrazione ordinaria disposta dall’azienda “in assenza – dicono i sindacati – di crisi di mercato”. Al tavolo non partecipa la Fiom che si è detta “indisponibile a partecipare a passerelle elettorali” ed ha sottolineato che “la presenza del ministro è tardiva“.

Il ministro è arrivato con circa un’ora di ritardo sull’orario dell’appuntamento, previsto per le 9 a causa del traffico rallentato dai cantieri sulla A12.

Stamani i lavoratori si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli della fabbrica per decidere ulteriori modalità di protesta. “Non abbiamo vinto perché non abbiamo avuto alcuna sponda, ma se queste giornate ci hanno visto lontano dalla politica ci hanno visto uniti come lavoratori. Ora è il momento di raccogliersi e ragionare per valutare i prossimi passi che saranno lunghi e complicati”. Armando Palombo, coordinatore dell’rsu dell’ex Ilva di Cornigliano ha riassunto così davanti ai lavoratori riuniti in assemblea davanti ai cancelli, le tre giornate di scioperi e cortei, con le tensioni davanti ai palazzi delle istituzioni per protestare contro la cassa integrazione ordinaria. Oggi i lavoratori rientrano al lavoro “ma da domani, giorno per giorno, decideremo cosa fare” spiega. In assemblea, oltre al segretario della Fiom Stefano Bonazzi, hanno parlato i delegati di Fim e Uilm Nicola Appice e Fabio Ceraudo. L’assemblea è stata aperta dall’intervento di Simona Nieddu della Filcams Cgil a ricordare le ripercussioni sulle lavoratrici della mensa della cassa integrazione degli operai, e i delegati dei portuali savonesi. Per loro gli operai dell’Ilva hanno organizzato una vera e propria ‘cerimonia’ di benvenuto con scambio di maglie e gadget sindacali, dopo lo sciopero proclamato dai camalli per impedire che venisse scaricata a Savona una chiatta dirottata da Genova proprio per lo sciopero in corso a Cornigliano. Intanto ad oggi le lettere di cassa integrazione non sono arrivate: “Questo significa che al momento la cassa integrazione continua a funzionare con le regole precedenti della cassa Covid, che garantiscono la rotazione e le 10 giornate di lavoro per ciascun operaio. Se arrivassero le lettere con condizioni ulteriormente peggiorative vedremo come rispondere. Intanto abbiamo dichiarato lo stato di agitazione da oggi all’8 luglio”. Alle 12 è atteso davanti ai cancelli della fabbrica il ministro del lavoro, Andrea Orlando.

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