riceviamo da “slai cobas (per la coscienza di classe)” e volentieri pubblichiamo

ITALIA: LA MINIMIZZAZIONE FAVORISCE LA PANDEMIA, LEGITTIMA IL FASCIO-NEGAZIONISMO E PREPARA UNA NUOVA FASE DI REPRESSIONE

In una serie di paesi imperialisti tra cui il nostro, la gestione della pandemia, dopo la cessazione della fase del lock-down gestito con le modalità burocratico-autoritarie della quarantena generalizzata, è tornata a riproporre e ripercorrere il ciclo iniziale della minimizzazione. La determinazione con cui si è proceduto a ricostruire le condizioni per una nuova ondata della pandemia, ormai palesemente in corso, ha avuto di fatto un sapore negazionista e non a caso ha visto in prima fila l’operato di regioni a direzione leghista. Adesso in Italia la linea minimalista e semi-negazionista risulta ancora imperante. Tra i tanti (apertura delle discoteche, controlli irrisori nei ristoranti e nei bar, legittimazione delle manifestazioni fascio-leghiste prive di distanziamento e di DPI, ecc.), i due colpi più rilevanti messi a segno da questa linea contro gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari sono dati: 1) dalla neutralizzazione, pur relativa e momentanea, del conflitto alimentato dall’esigenza dei lavoratori, in primo luogo degli operai, di arrivare a sancire un’effettiva tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. Neutralizzazione conseguita grazie all’operato dei sindacati confederali e alla linea economicista e movimentista dominante nei sindacati di base e alternativi; 2) dalla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado contro ogni logica razionale e nonostante l’esperienza disastrosa di paesi come Israele, Francia, Inghilterra e gli stessi USA. Ed anche in quest’ultimo caso le logiche dei sindacati di base e cosiddetti alternativi, invece di privilegiare l’opposizione agli usi perversi della DAD (didattica a distanza) finalizzati a ulteriori ridimensionamenti classisti dell’istruzione pubblica, hanno finito per colludere pienamente con la linea del ritorno alla didattica frontale. Questa linea sta di fatto lavorando per un ulteriore approfondimento di questa seconda ondata in una fase che, rispetto alle caratteristiche stagionali della comune influenza, è solo ai suoi primissimi passi. Senza contare che la stessa pandemia in corso ha mostrato di essere sensibile alla stagionalità soprattutto in connessione con il fattore dell’inquinamento atmosferico, che tende a gravare maggiormente, per vari ed ovvii motivi, sulla popolazione soprattutto nel periodo invernale. Anche le considerazioni relative agli effetti moltiplicatori della pandemia relativi alla coesistenza con la diffusione dei comuni sintomi influenzali dovrebbero essere scontate. La gravità di quanto sta accadendo e di quello che si sta preparando e prospettando è coperta dalla linea minimalista e semi-negazionista e dal miraggio dei “vaccini a breve termine”. Le logiche rassicuranti con cui, in pieno avvio della pandemia, nel febbraio scorso si coprivano gli eventi ormai in atto, si riproducono oggi nel momento in cui si prospettano a breve efficaci vaccini per tutti. Però i tempi relativi alla commercializzazione del vaccino inglese, approntato con la partecipazione di altri paesi tra cui Italia e Spagna (contrabbandato spesso dalla consueta retorica nazionale come “vaccino italiano”), che inizialmente erano stati fissati per il novembre prossimo, si sono già dilatati in conseguenza delle inaspettate problematiche incontrate e adesso si parla della prossima primavera. Inoltre le voci, pur autorevoli, che evidenziano la problematicità da anni irrisolta relativa alla produzione di vaccini per un ramo della famiglia dei coronavirus, di cui il SARS-CoV-2 è l’ultimo arrivato, vengono sostanzialmente tacitate è relegate agli ambiti accademici. Tutto questo mentre trapela invece quasi fosse un’ovvietà, che almeno parte rilevante dei vaccini in corso di preparazione avranno un grado di efficacia del 60-70 %, il che significa che su 10 persone vaccinate, dalle tre alle quattro risulteranno comunque sensibili all’influenza pandemica. Senza parlare della problematica della durata del vaccino che, comunque, sembrerebbe risultare mediamente efficace solo per pochissimi mesi, costringendo quindi a ripetute vaccinazioni di massa. Questo mentre proprio il carattere classista del sistema sanitario dei paesi imperialisti mette in dubbio la capacità e l’interesse di questo tipo di sistemi a provvedere tempestivamente alla vaccinazione dell’intera popolazione da cui, appunto, l’idea emergente di una prolungata fase di cosiddetta “convivenza” con la pandemia, in attesa che, adeguatamente scaglionata e con una scontata priorità per i vari settori dello Stato e per le classi privilegiate, la somministrazione dei vaccini possa coprire l’intera popolazione. Questo in un quadro internazionale in cui divampa sempre più la guerra dei vaccini, che è guerra politico-economica, diplomatica, ma anche sotterraneamente militare poiché la produzione dei vaccini è indissolubilmente connessa alla produzione delle armi batteriologiche offensive e difensive, queste ultime consistenti a loro volta in appositi vaccini. Questa guerra, se da un lato è concorrenza di tutti contro tutti, dall’altro è essenzialmente un lato della preparazione della guerra inter-imperialistica vera e propria. Spicca in questo quadro la volontà e l’interesse da parte della Russia e della Cina di accelerare i tempi della commercializzazione su scala internazionale dei vaccini di loro produzione, anche eventualmente in assenza di un’effettiva verifica dei criteri di sicurezza, con lo scopo di mettere sotto pressione, sul piano della guerra non-cruenta di carattere diplomatico e politico-culturale, i paesi imperialisti occidentali. Il tutto anche al servizio dello sviluppo della penetrazione socialimperialista, in primo luogo nei paesi devastati dal capitalismo burocratico. Su questo piano sul fronte opposto dei paesi occidentali, le logiche concorrenziali si fanno valere nella subordinazione della maggioranza della popolazione mondiale agli interessi del funzionamento del sistema imperialista, che non guarda affatto ad una veloce e piena soluzione del problema della pandemia. Una celere via d’uscita dalla pandemia implicherebbe infatti una reale cooperazione e centralizzazione su scala internazionale della produzione e della sperimentazione scientifica, una via dunque opposta e antagonistica a quelle della lotta per la supremazia sul piano internazionale e per il dominio sul mondo. Lo scontro tra imperialismo occidentale e social-imperialismo russo e cinese si presenta dunque come un ulteriore pesante ostacolo alla soluzione del problema della pandemia e quindi di fatto si trasforma in un’ulteriore causa della sua permanenza e diffusione. Cosa che mostra come, anche considerando solo l’aspetto specifico della pandemia, la lotta per la sconfitta dell’imperialismo e del social-imperialismo sia nell’interesse della maggioranza della popolazione di tutti i paesi del mondo. È oggi chiarissimo che, come già evidenziava Engels ai suoi tempi rispetto alle epidemie, la pandemia è una questione di classe. Nei diversi paesi imperialisti tra cui gli stessi Stati Uniti, ma in modo a volte persino dettagliato, nel caso della Spagna, le indagini specialistiche hanno mostrato inconfutabilmente che la pandemia colpisce, in proporzione in modo molto più elevato se non quasi prevalente, gli strati del proletariato e della piccola borghesia impoverita, oltre che gli strati marginali veri e propri della popolazione, spesso provenienti dai flussi migratori, abitanti nelle periferie e nelle cinture urbane delle città e delle metropoli imperialiste. Tutto questo si presenta elevato alla potenza nei paesi del mondo dominati dalle varie forme del capitalismo burocratico, dall’America Latina e dal Centro America all’Africa e a vaste regioni dell’Asia. Paesi, questi ultimi, dove la devastazione dovuta alla gestione reazionaria della pandemia si sta fondendo direttamente con la situazione di crisi, oppressione e miseria generalizzata (di cui i flussi migratori nell’area del Mediterraneo sono solo un aspetto tra i tanti), dando vita ad una situazione oggettiva in cui matura una nuova crisi rivoluzionaria di grande portata. L’attuale fase dominata dalla linea minimalista e semi-negazionista, da un lato legittima di fatto, alimentandolo, il negazionismo aperto, palesemente razzista e politicamente fascio-populista, dall’altro lato concorre palesemente all’espansione pandemica. Questa linea ad un certo punto, di fronte al ripresentarsi del rischio del collassamento del sistema sanitario, sarà costretta dalla sua stessa natura e base di classe reazionaria a operare di nuovo per l’instaurazione del regime autoritario del lock-down generalizzato. Non è detto che le forme saranno uguali a quelle della scorsa primavera, ma sicuramente risulterà analoga la stretta repressiva finalizzata, tra l’altro, a precludere il più possibile che sul terreno della crisi sanitaria divampi anche la crisi e la ribellione politica e sociale. L’operazione chiave si muoverà quindi ancora sulla direttrice della trasformazione di un problema sociale, quello della diffusione del SARS-CoV-2, in una questione privata di gestione e socializzazione forzosa della pandemia in ambito familiare. E questo senza parlare del fatto che comunque non si chiuderanno i posti di lavoro, cosa che comporterà inevitabilmente l’ulteriore diffusione della pandemia in tali ambiti, che risultano già di per sé a rischio, se non altro per il semplice fatto che l’attuale organizzazione del lavoro e della produzione non consente, senza profonde modificazioni, un’effettiva salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori. La pandemia quindi si presenta oggettivamente come un evento che richiama nel suo piccolo le guerre ingiuste al servizio dei profitti imperialisti, in cui i lavoratori vengono mandati letteralmente al macello e, come tale, risulta un catalizzatore di contraddizioni sociali di diverso tipo che richiede soluzioni politiche di tipo complessivo. Una situazione in cui, almeno in Italia, i lavoratori e in particolare la classe operaia si ritrovano a dover fare i conti oltre che con la ristrettezza politica e ideologica dei movimenti monotematici e delle organizzazioni del sindacalismo di base e alternativo, anche con l’opportunismo politico, alimentato dal populismo e dal sovranismo di “sinistra”, egemone nell’attuale sinistra radicale ed estrema sinistra. Ulteriori ostacoli questi ultimi, posti di fronte al proletariato e ai settori impoveriti delle masse popolari, che precludono, in assenza di un’adeguata risposta ideologica, politica e organizzativa incentrata sul marxismo, sul leninismo e sul maoismo, la possibilità di un’effettiva considerazione di classe degli eventi connessi alla pandemia e dell’attuale fase e prospettiva. Per quanto riguarda l’approfondimento delle questioni teorico-politiche e programmatiche che sottendono a queste ultime problematiche rimandiamo al nostro libro “La pandemia, la crisi generale del capitalismo e la questione della democrazia popolare” (ISBN 9791220071260, 240 pagg, disponibile in formato ebook. Per richiederlo basta scrivere, una e-mail a nuovaegemonia@nuovaegemonia.org oppure a slaicobascdc@yahoo.com). 26/09/2020, NUOVA EGEMONIA

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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