sono passati quattro mesi dall’alluvione in basso piemonte e nulla, o quasi, si è mosso

Sono passati quasi quattro mesi dalla disastrosa alluvione che ha colpito il basso Piemonte, e mercoledì diciannove febbraio decidiamo di recarci in uno dei paesi della zona maggiormente colpiti: la Bandita, frazione del Comune di Cassinelle, nella zona dell’ovadese.

Nel giungere alla meta notiamo come in due punti la strada sia ancora in condizioni disagevoli: nonostante tutto il tempo trascorso dagli eventi, le frane che ivi insistono sono ancora presenti, e la carreggiata – già di per sé stretta – è ulteriormente ridotta.

Il conducente della corriera della Società Autolinee Alto Monferrato Ovadese (Saamo) con la quale raggiungiamo il paese ci spiega che il transito è vietato ai veicoli con stazza superiore ai dodici quintali, ma per quelli del servizio di trasporto è prevista una deroga.

Questo fa sì che ogni volta che un mezzo percorre questo tratto, sia l’autista sia i passeggeri rischiano seriamente la vita, dato che il cedimento del terreno più vicino al centro abitato ha la particolarità di estendersi anche sotto la porzione di manto stradale apparentemente intatta.

Addentrandosi per le vie del paese è difficile non notare la totale assenza di esercizi commerciali: l’unico tutt’ora esistente è il bar Ravera di via Costalunga 56/A, gestito dalla signora Marilena, moglie del titolare.

Persona molto gentile e disponibile, accetta di buon grado di fornirci informazioni sullo stato attuale delle cose: se da una parte loda il comportamento del sindaco del Comune capoluogo, Roberto Gallo, dall’altra non risparmia giuste critiche alle amministrazione provinciale e regionale.

Nel momento di massima emergenza, il capo dell’amministrazione cassinellese si è adoperato in tutti i modi per poter permettere ai cittadini della frazione di riprendere la vita normale, aiutando la Bandita ad uscire dall’isolamento dei primissimi giorni.

Per contro, i responsabili politici delle istituzioni gerarchicamente più importanti se ne sono platealmente fregati: sembra quasi che vogliano incentivare lo spopolamento di questo borgo che negli ultimi anni ha già visto la sparizione del negozio di commestibili, del parrucchiere, e soprattutto dell’ufficio postale.

Per concludere, segnaliamo un’altra questione spinosa che riguarda il trasporto pubblico: quella che concerne un altro centro particolarmente colpito, il Comune di Ponzone.

In questo caso la problematica è legata al fatto che, a causa della chiusura della strada principale che conduce al centro abitato, le corriere dell’Autostradale (ex Aziende Riunite Filovie e Autolinee) sono costrette a percorrere un tragitto alternativo.

Anziché la tratta che attraversa Acqui Terme, Galluzzi, Valle Orecchia, Cavatore, Case Vecchie, Bivio Ciglione, gli autobus sono costretti a percorrere quella Acqui Terme, Visone, Molare, Cassinelle, Bivio Toleto, Chiappino.

A quanto ci risulta, il “fuori linea” in questione non è stato ancora approvato dall’Ente preposto alla regolazione dell’attività di trasporto pubblico, la Provincia: questo espone i lavoratori al rischio di essere direttamente, ed assurdamente, responsabili di eventuali sinistri che si verificassero lungo il percorso.

Informazioni su pennatagliente

Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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