basta mistificazioni: l’antisionismo non è affatto antisemitismo

Fiamma Nirenstein è una sedicente giornalista, di chiare origini ebraiche nativa di Firenze, eletta alla Camera dei Deputati in occasione della sedicesima legislatura nelle file della cricca del Popolo della Libertà.

L’edizione di domenica tre novembre del fogliaccio fascista Secolo d’Italia riporta una sua dichiarazione nella quale afferma esplicitamente che la “commissione Segre” sarebbe inutile in quanto «l’antisemitismo non è di destra».

L’organismo testé richiamato è la risposta che il Parlamento italiano ha trovato alla denuncia del fatto che la senatrice a vita Liliana Segre riceve giornalmente la media di duecento messaggi contenenti insulti.

L’appartenente al Centro per gli Affari Pubblici di Gerusalemme afferma che la esecrabile pratica è «misurabile sulle tre D di Sharansky, delegittimazione, demonizzazione, doppio standard di Israele. E purtroppo la sinistra è campione”».

Siccome l’ignoranza, per chi ricopre – o lo ha fatto in passato – incarichi pubblici non è una scusa, ci sentiamo obbligati ad insegnare alla politicante toscana la differenza tra semitismo e sionismo, che non sono affatto sinonimi.

Il sionismo è – secondo la definizione dell’autorevole enciclopedia Treccani – «un movimento politico e ideologia volti alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina (da Sion, nome della collina di Gerusalemme)».

Pertanto l’antisionismo – cioè l’essere contrari alla nascita di un’entità sionista nelle terre dello Stato palestinese – non è accostabile all’antisemitismo, che invece, riportiamo sempre dall’enciclopedia sopra citata, è «l’avversione e la lotta contro gli Ebrei».

Occorre finirla con la pratica truffaldina di accostare il fatto di essere contrari allo sviluppo di una entità statale di tipo religioso, su un territorio che storicamente appartiene ad altri, alla persecuzione della religione in quanto tale.

Informazioni su pennatagliente

Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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