il comportamento indecente del cociv

A ridosso del confine tra le regioni Liguria e Piemonte esiste una valle – che prende il nome dal principale corso d’acqua che la attraversa, il torrente Lemme – interessata pesantemente dai lavori per la costruzione del Terzo Valico ferroviario dei Giovi.

La popolazione, per i decenni che occorreranno alla realizzazione di questa opera totalmente inutile oltre che devastante, subirà i disagi dovuti al continuo passaggio di camion, da e verso i luoghi di lavoro, pieni in un senso di materiale da costruzione e nell’altro di smarino proveniente dai cantieri.

Senza contare l’altro drammatico problema per la stessa presenza umana nella zona: la movimentazione di terre di scavo che contengono percentuali altissime, in alcuni punti vicine al cinquanta per cento, di materiale amiantifero, serpentinite e crocidolite, di cui le montagne interessate sono colme.

A fronte di questo scempio umano ed ambientale, il Consorzio Collegamenti Integrati Veloci (Cociv), appaltatore generale di questo lavoro, ha accettato di realizzare delle opere di compensazione che dovrebbero, almeno in parte, lenire le problematiche lamentate dai residenti, e portarli ad accettare i disagi senza lamentarsi troppo.

Tra queste si trova l’allargamento della galleria, denominata della “Crenna” – dal nome della località che viene da essa attraversata – che si trova sulla strada principale che collega il Comune di Serravalle Scrivia con quello limitrofo di Gavi.

E’ notizia di giovedì diciannove settembre – è il bravo Giampiero Carbone a darla, dalle colonne dell’edizione telematica alessandrina del quotidiano La Stampa – che, tanto per cambiare, il su citato raggruppamento temporaneo di imprese non consegnerà il nuovo tunnel nei tempi previsti, ossia entro l’inizio dell’autunno del 2019.

Secondo la Provincia, il cui presidente è l’esponente forzitaliota Gianfranco Lorenzo Baldi, è «impossibile che la galleria sia pronta a inizio autunno come previsto. Ancora troppi gli interventi da portare a termine, a cominciare dalla sistemazione della strada 161 agli imbocchi del tunnel. A oggi non c’è ancora una data precisa».

Non è che avessimo dei dubbi che i lavori non sarebbero mai terminati nei tempi previsti – cosa che permetterebbe il ritorno al normale transito veicolare sulla citata strada provinciale, evitando così di dover aggirare i cantieri attraversando il piccolissimo centro abitato – ma il ritardo rischia di essere insostenibile.

Come se non bastasse, a poca distanza da qui, insiste un altro cantiere: quello che concerne la messa in sicurezza di un corso d’acqua minore – il Neirone – che attraversa Gavi; su questo, addiritttura, il Cociv non dà indicazione di una data di fine lavori.

A fronte di questi intoppi, va detto che gli scavi della nuova ferrovia ad alta capacità proseguono, seppur tra mille difficoltà dovute alla resistenza dei movimenti contrari alla devastazione, nonché ai frequenti incidenti – di cui due mortali, negli ultimi mesi – occorsi agli operai impegnati nei trafori.

Riteniamo che sia inaccettabile che si prosegua nella costruzione dell’opera, i cui deleteri effetti si vedranno tra decenni – è famosa la frase di Ettore Pagani, dirigente del consorzio appaltatore, che nel gennaio 2017 affermò che «intanto la malattia arriva tra trent’anni» – mentre si evita di dare seguito alle promesse compensazioni.

Informazioni su pennatagliente

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