da vittime a furiose: insurrezione femminista contro la polizia messicana (da mfpr)

Lunedì 12 agosto, nella capitale messicana, un gruppo di donne aveva protestato contro l’impunità di quattro poliziotti accusati di aver violentato una minorenne nel municipio di Azcapotzalco, dopo che la sua famiglia aveva ritirato la denuncia a causa di dati e video filtrati ai media dove si metteva in discussione la versione della giovane. Inoltre, vi era da poco stata la denuncia di una ragazza abusata da una guardia di sicurezza del museo della fotografia e lo stupro di una donna indigente che vive in strada da parte di due poliziotti della capitale.
Durante la manifestazione di lunedì scorso, il capo della Sicurezza Pubblica ha ricevuto un bagno di glitter davanti alle telecamere di tutti i media. Arrivate di fronte al Tribunale, conosciuto come “il Bunker”, un gruppo di donne ha attaccato la porta a vetri lasciando sui muri messaggi di ripudio per le violenze sessuali della polizia. Questi gesti sono stati definiti come provocazioni dalla governatrice di Città del Messico, Claudia “Shame-baum”. In un comunicato, ha affermato che «la violenza genera altra violenza» e che aprirà un procedimento poliziesco contro le manifestanti.
Da tempo, la politica progressista del governo della capitale ha provato a costruirsi un volto amichevole implementando corsi con prospettiva di genere e diritti umani per la polizia. Ad esempio il braccialetto fucsia, che i poliziotti porterebbero come codice per segnalare la possibilità di aiutare le donne che si trovano in una situazione di pericolo. Lo strumento ha origine dai braccialetti che le femministe hanno distribuito l’8 marzo 2017 ad altre donne, come segnale di mutuo sostegno nel caso in cui si sentano minacciate nello spazio pubblico.

Messicane al glitter di guerra

A fronte dei tentativi del potere locale di attaccare la protesta, molte voci femministe hanno risposto con una serie di frasi e slogan come «Esigere giustizia non è una provocazione», «Non ci proteggono, ci violentano». Già l’hashtag #MeCuidanMisAmigasNoLaPolicia – «Di me si prendono cura le mie amiche, non la polizia» – esprimeva abbastanza chiaramente la mancanza di fiducia nei corpi di polizia. Alcune hanno cominciato a scrivere l’equazione policía = violicía, per mettere in luce e denunciare la lunga storia di aggressioni sessuali da parte della polizia.

In Messico non è la prima volta che accadono violenze sessuali da parte di forze di polizia o militari nei confronti di giovani, contadine, indigene o cittadine in lotta. Amnesty International ha documentato almeno 60 casi: Acteal 1992,  San Andrés Larrainzar 1995; Montebello,  Tláhuac, 1998; Ayutla, 2002; Guadalajara, 2004; Atenco, 2006; Parral, 2006; Zongolica, 2007; solo per menzionare i casi più conosciuti.

Il percorso lungo per richiedere giustizia da parte delle donne che hanno subito violenza ha incontrato momenti di disprezzo e prese in giro. Ottenere giustizia per vie istituzionali è impossibile se non si proviene da una famiglia ricca o se la rimostranza non arriva a istituzioni internazionali attraverso la pressione delle organizzazioni dei diritti umani.
Nell’arco di tutta la settimana, una generazione di giovani femministe, in gran parte tra i 14 e i 29 anni, si sono organizzate e hanno lanciato un’altra manifestazione per venerdì, mentre neutralizzavano mediaticamente la condanna conservatrice per aver rotto i vetri della porta del tribunale. Intanto, a migliaia di chilometri dalla capitale, anche le donne delle città del nord come Hermosillo, Mazatlán, Culiacán, Saltillo, dove difficilmente si convocano manifestazioni femministe, sono scese in piazza per ripudiare le violenza sessuale della polizia. Nel Chihuahua, le ragazze hanno espresso con scritte sui muri il loro ripudio, mentre a Puebla le donne organizzate hanno assaltato una volante. Fatti inediti da queste parti.
Durante questa mobilitazione il glitter rosa è stato il gioco che ha caratterizzato la giornata di lotta, come gesto simbolico di intervento estetico e politico di fronte al potere. Centinaia di meme e gif hanno cominciato a circolare sui social rivendicando l’uso del glitter come arma magica femminista contro il potere. Sono state condivise ricette per elaborare glitter ecologici, come per esempio colorare con lo zucchero di rosa per non utilizzate il glitter inquinante di metallo.

Siamo capaci di creare, siamo capaci di distruggere

Le manifestazioni nella capitale hanno conquistato l’attenzione dei media internazionali per le immagini dei graffiti sui monumenti e l’incendio di una centrale di polizia. Gli interventi sulle pareti degli immobili sono stati realizzati nella zona Rosa, nel cuore delle aree di commercio di Città del Messico. Una delle immagini che più ha circolato in televisione è quella di un uomo infiltrato che ha colpito un reporter che trasmetteva dal vivo. Ripetendo in modo spettacolare queste immagini si attendeva una reazione conservatrice da parte della popolazione messicana.

Nel pomeriggio di venerdì, nello snodo della Glorieta de Insurgentes, prima che ardesse il fuoco, vi sono state scene di solidarietà e dialogo tra donne e giovani ragazze che condividevano l’indignazione e il glitter.

Scambiandosi pañuelos verdi, neri, viola. Ascoltando i dolori e la rabbia di tutte. Quelle che sono rimaste a casa la osservavano virtualmente. Poesie, canzoni, cori, silenzi, lacrime, gridi. Maschere, teste di maiali come travestimenti, molti A.C.A.B (All Cops Are Bastards).
All’imbrunire è aumentata l’intensità delle proteste: le donne che sono rimaste in piazza hanno organizzato cordoni per evitare che entrassero uomini a provocare nel blocco che attaccava la sede di  Metrobús. «Unitevi tutte» si gridava. Questa unione nei cordoni ha permesso di non darla vinta alla paura a fronte delle voci su una possibile repressione. Per esempio, quando le manifestanti sono entrate nella stazione di polizia di Florencia per incendiarla, un blocco di donne è rimasto fuori per proteggerle. Il governo ha inviato donne poliziotte prima di reprimere, mentre le donne in corteo richiamavano una sorta di solidarietà di genere: «Donna poliziotta, ti stanno usando! Devi stare dalla nostra parte».

Per fortuna, la reazione conservatrice è stata neutralizzata mediaticamente attraverso  conversazioni e discussioni virtuali. Si è riusciti a mettere al centro la difesa e l’importanza della vita al di sopra degli oggetti (auto, monumenti e immobili). Centinaia di donne stanno sostenendo nelle reti transnazionali come facebook e twitter che bruciare oggetti non è comparabile con la violenza patriarcale che quotidianamente soffriamo sui nostri corpi.

Intanto, il governo progressista cerca di amministrare la furia femminista dando spazio a voci femministe istituzionali e dividendo le manifestanti tra “decenti, sensate e mature” contro “giovani, rabbiose e incandescenti”, creando nuove tensioni e nuove discussioni su quello che potrà accadere da qui in avanti rispetto all’aumento della violenza patriarcale contro i nostri corpi.
Nonostante tutto, il 16 di agosto può essere pensato già come il momento in cui abbiamo spostato in avanti i limiti di ciò che ci è permesso fare, un “giorno storico di disobbedienza, rabbia e libertà”.

Foto di copertina: tratta da Desinformemonos. Foto nell’articolo: tratte da Women Are Europe.
Traduzione in italiano: Alioscia Castronovo per DINAMOpress.

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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