e, dopo i simboli, venne il turno della presentazione delle liste

Dopo aver assistito al rito della notte passata all’addiaccio da parte di chi era deputato a consegnare i contrassegni elettorali – depositare un segno grafico per primi dava la certezza di non avere problemi se qualcuno avesse deciso di fare altrettanto con uno simile – abbiamo preso nota di un altro passggio cruciale del caravanserraglio elettorale: la compilazione e presentazione delle liste.

Poche sono state le sorprese: come di consueto sono state le dirigenze nazionali delle varie compagini a decidere chi e dove dovesse correre per aggiudicarsi l’ambìto cadreghino; certo, nel tentativo di usare il “manuale Cencelli” in ogni occasione, spesso si è visto mandare a benedire il rapporto tra il candidato del partito ed il territorio, ma è evidente che le alchimie per garantire la rielezione a certuni non permettono l’esercizio di una democrazia senza forzature.

E pazienza se poi, in Liberi e Uguali, certuni – Articolo Uno-Movimento Democratico e Progressista e Sinistra Italiana – hanno fatto comunella in modo da escludere Possibile da ogni “seggio sicuro”, lasciandone soltanto una manciata, che per di più non risultano essere proprio blindatissimi: e dire che, se ancora in Italia esiste una qualche forma di centrosinistra, lorsignori lo devono proprio a Giuseppe Civati detto Pippo ed ai suoi, che per primi hanno avuto il coraggio di abbandonare il Partito Democratico, peraltro nel momento della sua massima espansione in termini di consensi elettorali.

Passando proprio a quest’ultima formazione, la compilazione delle liste ha dato la definitiva misura di quanto contino al suo interno le così dette “minoranze”: il segretario ha deciso chi candidare in base al criterio della fedeltà verso il kapò, riservandosi una quota di possibili futuri parlamentari decisamente sovrabbondante rispetto a quelli a cui avrebbe avuto diritto in base alla percentuale di suffragi ottenuti all’ultimo congresso; ma non fa mica nulla, visto che ormai i suoi “oppositori” interni sono abituati ad ingoiare qualunque cosa, essendosi rassegnati a “morire democristiani”.

Infine, diamo rapidamente uno sguardo a Potere al Popolo: sin dalle prime battute del percorso che ha portato alla presentazione delle liste, i promotori avevano assicurato che delle stesse non avrebbero fatto parte coloro che, attraverso la loro presenza in Parlamento e/o al Governo, avevano contribuito in maniera decisiva alle disastrose condizioni in cui versa la “sinistra”.

Occorre ammettere che, almeno da questo punto di vista, le promesse sono state mantenute quasi in toto; soltanto due aspiranti parlamentari sono, o sono stati, in un’assemblea elettiva di livello almeno nazionale: la ex senatrice trentina Lidia Brisca – meglio conosciuta con il suo alias Menapace – che lotterà nel collegio senatoriale del Trentino Alto Adige, e la deputata europea in carica Eleonora Forenza, anch’essa aspirante deputata, per la zona Puglia Uno.

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