oscene misure contro la manifestazione a ischia contro il g7 dei ministri della repressione. arriverà presto il tempo che chi semina vento, raccoglierà tempesta! (da red block)

stralci da Redazione Napoli contropiano

3 giorni di lotta delle organizzazioni napoletane contro il G7.
Una decisione assurda e anticostituzionale
… la Questura dei giorni precedenti conferma il corteo lungo le strade dell’isola ma con limitazione sul numero dei partecipanti. Non più di 200 potranno partire da Napoli alla volta di Ischia. Raggiunto l’accordo anche con la Caremar per biglietti a prezzo ridotto  in una cornice di paranoiche e limitanti misure di sicurezza.
Intanto la partenza del traghetto per Ischia viene fatta tardare di un’ora per permettere la minuziosa perquisizione di ogni manifestante. Repubblica Napoli versione on line, su questo fatto, addirittura ci costruisce un pezzo riportando le lamentele di una turista francese “lesa nei suoi diritti” perché se è vero che i manifestanti hanno diritto di andare a contestare chi gli pare lei (la turista francese) ha diritto di arrivare in spiaggia in orario.
 
Ischia ridotta a un’isola deserta
Arrivati ad Ischia i manifestanti sbarcano su un’isola semideserta apparentemente abitata soltanto da giornalisti e fotografi. Tutti i negozi sono stati chiusi (su consiglio degli organi di polizia) e i manifestanti si muovono seguiti passo passo da cameramen e fotografi. Sembra la passerella di una kermesse cinematografica.
I manifestanti poi, una volta sbarcati, scoprono che il percorso del corteo è stato arbitrariamente modificato dalla questura. Per ragioni di sicurezza, dicono i funzionari di polizia.
Il percorso concordato che prevedeva un breve passaggio per il centro abitato di Ischia viene modificato con uno periferico su una strada provinciale al di fuori di ogni centro abitato.
Un percorso inutile che viene chiaramente rifiutato dai manifestanti. Così il percorso si riduce a soli 300 metri. Dinanzi al varco dell’area pedonale la polizia è irremovibile. Non si passa.
Si intonano così slogan contro la repressione e contro Minniti (“Minniti, si ‘na lota”), si fanno interventi col megafono, si stendono gli striscioni per terra, si rilasciano interviste alle varie testate ma tutto finisce lì.
Dopo 2 ore di terraferma si riprende la via del mare. Alle 5 del pomeriggio i manifestanti sono già a Napoli.
I ministri dell’interno dei paesi occidentali più industrializzati, invece, riuniti per discutere di terrorismo e web con i rappresentanti dei colossi informatici (Facebook, Twitter, Microsoft, Google) partoriscono un documento preoccupante e pericoloso, per fortuna oltremisura generico e senza tempistiche certe di attuazione. Il documento prevede che, in nome della lotta al terrorismo (Minniti “assicura” che l’80% delle radicalizzazioni islamiste avviene tramite internet), vi sarà una maggiore cooperazione tra governi nazionali e corporations dell’informatica tramite cessione – da parte di questi ultimi – dei big data utili al contrasto del terrorismo, ma anche dell’hackeraggio industriale e per la lotta alle grandi organizzazioni criminali.
Un gran mischione di obbiettivi improbabili che nasconde però insidie più grandi. Ovvero l’invasività totale delle polizie e dei servizi segreti nelle vite dei cittadini internauti.
In nome della lotta al terrorismo, con campagne mediatiche organizzate per orientare e fomentare le “opinioni pubbliche”, non sarà difficile in determinati tempi e contesti, procedere a controlli indiscriminati a danno di soggetti e individui che nulla hanno a che fare con Islam e terrorismo.
Intanto, come già detto, oggi si prosegue con le mobilitazioni: assemblea e concerto.
Sabato corteo.
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