sabato 12 agosto: a né si parla di unità dei “comunisti”

Da venerdì undici a lunedì quattordici agosto l’entroterra chiavarese, nel comprensorio genovese del Tigullio, è il teatro della festa della rivista Marx XXI, organizzata in collaborazione con la sezione territoriale del Partito Comunista Italiano e col circolo di Rifondazione: la sede scelta è la località Frisolino del Comune di Né.

Leggendo il programma dell’evento, non ci sono dubbi su quale sia il giorno in cui fare visita agli stand: sabato dodici è previsto, a partire dalle ore 18:00, un confronto – dal titolo «L’Italia, il mondo e la prospettiva dei Comunisti negli interventi dei segretari» – tra i massimi dirigenti dei partiti che ancora in Italia si richiamano alla tradizione “comunista”, nelle sue accezioni variamente declinate.

Oltre a Stefano Barbieri, redattore della rivista Marx XXI, che fa da moderatore, sono presenti: Alessandro Mustillo, responsabile nazionale del dipartimento Stampa e Propaganda del Partito Comunista – che sostituisce l’impossibilitato Marco Rizzo – e Mauro Alboresi, segretario nazionale del Partito Comunista Italiano; era stato invitato anche Maurizio Acerbo, sergetario nazionale di Rifondazione, ma ha dato forfait all’ultimo momento.

Ad aprire le danze è Barbieri che spiega le motivazioni della serata e precisa che Rifondazione non è presente perché, dopo la rinuncia dell’Acerbo, la segreteria regionale non avrebbe trovato nessuno che potesse sostituirlo; a questo proposito, sembra che ci sia una specie di giallo dietro questa assenza dell’ultimissimo momento: la motivazione ufficiale è che sia stato richiamato d’urgenza a Roma, ma corre voce che abbia preferito non sottoporsi al confronto con gli altri partiti per non rischiare di essere costretto a rilasciare “dichiarazioni imbarazzanti”.

A seguire la parola passa a Marco Bertani – vicesindaco del Comune che ospita la manifestazione, nonché storico segretario della locale sezione del Partito Comunista Italiano – che chiede, ed ottiene, un minuto di silenzio in memoria di Mario Figini, un militante scomparso pochi mesi fa; successivamente sprona i presenti ad accelerare il percorso di aggregazione dei “comunisti” per combattere lo stato di cose esistenti.

A ruota interviene Barbieri: egli comincia il proprio ragionamento ricordando i fasti elettorali dei primi anni di Rifondazione, per poi amaramente dover constatare che attualmente i “comunisti” «non hanno una consistenza reale nelle scelte politiche del Paese»; quindi prosegue asserendo che «è proprio adesso che c’è n’è un disperato bisogno per contrastare la terribile deriva della società».

Successivamente tocca a Mustillo, che ricorda che il primo passo verso la situazione odierna fu fatto dal partito revisionista di Berlinguer, con l’abbandono della prospettiva rivoluzionaria, sostituita dall’ipotesi socialdemocratica; a seguire fa autocritica circa la partecipazione del suo partito ai governi di centrosinistra, ed in particolare alla guerra alla Jugoslavia «che ancora pesa nel rapporto tra i lavoratori ed i comunisti, anche solo quando si va a fare un semplice volantinaggio».

Il primo giro di interventi si conclude con l’elegante e pacato eloquio di Alboresi: questi propone di fare i conti con tutta la storia dei “comunisti” in Italia, a seguito di cui si potrà dar vita alla ricostruzione nel nostro Paese di un soggetto politico «che si batta per ciò che storicamente necessita: una vera alternativa di sistena, la società socialista».

Al termine del primo giro, riprende la parola Barbieri che  sottolinea come «la contraddizione principale sulla quale occorre intervenire deve essere considerata quella tra capitale e lavoro, ma non si può accantonare la lotta all’imperialismo più aggressivo, quello statunitense, al quale va opposto uno schieramento con i Brics – cosa che verrà contestata da Mustillo nel suo secondo apporto alla discussione – che sono l’unico possibile argine all’espansionismo dell’unica superpotenza esistente».

A seguire vi è una seconda tornata di interventi, con l’inversione dell’ordine degli stessi: è l’occasione per i relatori di ribadire i concetti, già espressi in precedenza, sulla necessità – seppur declinata con accenti diversi – dell’unità dei “comunisti” in funzione di contrasto alle politiche portate avanti dall’Unione Europea, «ed ai politici che le sostengono», precisa Mustillo.

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