esposito come cimabue

Un vecchio jingle per la pubblicità di un amaro contiene un verso che suona così: “Cimabue, Cimabue, fai una cosa ne sbagli due”: lo stesso ritornello si può tranquillamente adattare al senatore democristiano piemontese Stefano Esposito; questo assai poco “signore”, appena apre bocca, dimostra tutte le sue “qualità”: viene fuori per intero tutto il suo pensiero, che definire reazionario è un pallido eufemismo.

Grande sostenitore della devastazione ambientale in val di Susa, dove da sempre è convinto dell’imprescindibilità della nuova linea ferroviaria Torino-Lyon – la stessa che il Governo francese ha appena congelato, per la sua tratta di competenza, in attesa di avere una analisi seria dei costi e dei benefici – recentemente ha mostrato di essere insofferente alle regole imposte da altri, opponendosi ad una multa affibbiatagli dalla polizia locale del suo quartiere torinese di residenza (Pozzo Strada) per aver percorso il marciapiede a bordo della sua bicicletta.

Ma non finisce qui: ospite della trasmissione televisiva Agorà, in onda su Rai Tre, si permette di rilevare – in tema di migrazione – che «alcune Ong pensano solo a salvare vite umane e noi non possiamo permettercelo»; ecco spiegato in parole povere il motivo per cui il Governo italiano ha inviato in Libia i reparti speciali dell’esercito… altro che missione umanitaria!

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