dallo spazio alla sbarra

Quest’oggi, in luogo di scrivere il solito articolo dedicato ad un fatto o ad un personaggio politico, dedico lo spazio riservato al corsivo alla presentazione di un libro che ha una tematica irrituale per questa pagina, quella sportiva.

L’autrice della fatica è un’amica di lunga data, la giornalista alessandrina Ilaria Leccardi, e la pubblicazione in questione ha come titolo «Igor Cassina: il ginnasta venuto dallo spazio» (edizioni Bradipolibri, pagine 208, Euro 15,00).

Si tratta della storia di un atleta della ginnastica artistica – medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Atene del 2004 – attualmente allenatore della stessa disciplina, divenuto famoso per l’enorme mole di medaglie conquistate, ed anche per aver dato il proprio nome ad un movimento che si effettua all’attrezzo della sbarra.

La cornice nella quale viene effettuata questa presentazione è il “Polvere di magnesio festival”, una manifestazione – organizzata dalla Associazione Sportiva Dilettantistica “Ginnastica Tigullio” – che si svolge a Rapallo: questa è la quarta edizione, e si tiene dal ventiquattro al trenta luglio.

La serata scelta per questo evento è quella di venerdì ventotto luglio; il luogo di svolgimento è piazza della Chiappa, precisamente lo spazio antistante il civico tre dove si trova il locale Eldòlz, mentre l’inizio – previsto per le ore 21:00 – avviene alle 21:25.

Dopo l’introduzione dell’autrice del libro, e la proiezione di un video con le imprese del campione oggi celebrato – che, dal canto suo, ringrazia «per questa strepitosa accoglienza, quasi più bella di quella avuta al rientro da Atene nel 2004» – ha inizio il dialogo tra i due protagonisti.

Pur con diversi problemi all’impianto di amplificazione, che producono al Cassina – sono parole sue – «uno stress simile a quello dei momenti precedenti l’ufficializzazione della medaglia d’oro ai Giochi olimpici», sono numerosi gli aneddoti da questi raccontati.

Qui mi piace ricordare quello concernente i primi passi della sua vita sportiva: da giovane era un judoka, ma poi – grazie anche a colui che egli definisce “l’educatore”, e non “il maestro” – ha abbandonato le arti marziali per seguire la sua vera vocazione.

(S.G.)

 

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