lui è così da sempre: perché dovrebbe cambiare?

L’edizione della Stampa di lunedì ventiquattro luglio riporta – a pie’ di pagina quattro – un’intervista che il viceministro pro tempore all’Economia, il piemontese Enrico Morando, ha concesso a Carlo Bertini.

Questo assai poco “signore” è stato esponente dell’ala migliorista del partito revisionista  – quella di cui facevano parte, tra gli altri, anche Giorgio Amendola, Emanuele Macaluso, ed il presidente emerito Giorgio Napolitano – ed attualmente, dopo aver seguito tutte le trasformazioni dello stesso, è il leader dei liberal del Partito Democristiano.

Che sia sempre stato un personaggio tra i più odiosi del panorama politico italiano lo dimostra tutta la sua storia, così come la stessa dimostra quanto da sempre costui sia avvezzo ad assecondare qualunque pretesa dei padroni, e dei potenti in generale.

Anche in questa occasione non si smentisce dichiarando, senza alcuna vergogna: «Bisognerebbe spingere di più sulla contrattazione di secondo livello, anche se crea problemi a sinistra».

Ben si sa che la contrattazione aziendale è un regalo ai padroni, i quali si trovano a regolare i rapporti di lavoro da una posizione nettamente dominante rispetto al singolo lavoratore che, non avendo l’appoggio diretto del sindacato, si trova ad essere più facilmente ricattato.

Ma del resto il Morando è così: da queste parti – in basso Piemonte – si narra che l’unica volta in vita sua che avrebbe disobbedito agli ordini di un padrone sia stato quando si sarebbe opposto all’apertura di un cantiere del Terzo Valico ferroviario dei Giovi in località Rigoroso di Arquata Scrivia.

Ma in quel caso si sussurra che avesse un interesse personale: non voleva essere disturbato dal continuo passaggio, davanti alla sua villa, di camion diretti al luogo dei lavori; in sua sostituzione sarebbe stato scelto, da chi di dovere, il sito di Radimero.

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