isab-esso di priolo: dopo il sequestro, padroni e sindacati passano alla “battaglia legale” sulla pelle di migliaia di operai. per non parlare della popolazione (da slai cobas sc)

Come succede altrove, vedi l’Ilva di Taranto, anche a Priolo i padroni, per cui la “democrazia” si ferma ai cancelli delle loro fabbriche, non vogliono sottostare alle “imposizioni” di leggi e leggine e tanto meno ad ispezioni e indagini che vorrebbero costringerli a mettersi “in regola” con le norme vigenti sull’ambiente, almeno quelle, visto che quelle contrattuali che riguardano il salario e i diritti dei lavoratori per loro sono delle vere e proprie camicie di forza e di cui, di fatto, provano in un modo o nell’altro a non tenerne conto. Per questo stanno discutendo sulla validità del sequestro e decidendo di dare battaglia legale e contrastarlo.

Il giornalista del quotidiano dei padroni, il Sole 24 Ore, Nino Amadore, in un articolo di ieri, 25 luglio, prova a mettere in difficoltà, se non in ridicolo, il sindaco di Priolo, dicendo che è paradossale che da un lato si inaugurano lidi balneari e dall’altro ci si lamenta dell’aria inquinata! Quindi non solo operai e popolazioni devono subire l’inquinamento prodotto dai padroni per il profitto, sempre protetto dallo Stato, ma si dovrebbero anche negare un bagno al mare in estate! E poi tira in ballo a favore della sua tesi anche i sindacati confederali che, secondo l’interpretazione delle loro parole, ritengono oramai vecchi i parametri usati per indicare il livello di inquinamento; livelli che sarebbero stati superati da tempo. Ciò vorrebbe dire che i livelli riscontrati oggi e che hanno portato al sequestro adesso sono accettabili? Che brutta gente che c’è al servizio dei padroni!

Ma come sempre i sindacalisti che sono gente lungimirante affermano con forza e determinazione “Noi l’avevamo detto!” e ripropongono il loro diktat: “Per noi comunque il diktat è e rimane il trinomio lavoro-sicurezza-salute: un trinomio inscindibile a fondamento delle nostre politiche industriali”.” Chiediamo (in senso retorico) ai sindacalisti “diktatoriali” solo alcune cose:

– Siete lì da sempre?

– Il vostro “intervento” cosa ha cambiato nella vita degli operai dentro e fuori la fabbrica?

– il vostro “intervento” cosa ha cambiato nella salute delle popolazioni locali?

… …

Il cosiddetto giornalista continua cercando di mettere in contraddizione (per lui è tutto un paradosso!) il parere degli esperti e le interpretazioni normative: “I consulenti della procura, tra cui il chimico Mauro Sanna e Nazareno Santilli dell’Ispra, attribuiscono agli impianti sequestrati i tre quarti di responsabilità [bel consulente che parla di tre quarti!] del presunto inquinamento dell’aria nella zona industriale di Siracusa”; sempre questi consulenti contesterebbero “alcuni reati da codice penale ma nessuna infrazione prevista dal Testo unico ambientale sulla base del quale sono rilasciate le Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale).”

E infine questo particolare giornalista sente nell’aria una “sensazione diffusa che sia una strategia per ridimensionare e parecchio il polo industriale siracusano.”

Vuoi vedere che questa sensazione (a prescindere dalle reali guerre industriali che hanno al centro il petrolio, le nuove produzioni e trasformazioni) ha a che fare con il ricatto occupazionale, che mai, per amor del cielo, lo scribacchino al servizio dei padroni chiamerebbe così?

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Riportiamo sotto per intero l’articolo del Sole 24 Ore e l’articolo che parla dell’intervento dei sindacalisti confederali

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Priolo, battaglia legale sul sequestro

– di Nino Amadore  25 luglio 2017

Sulla spiaggia di Priolo, a meno di un chilometro in linea d’aria dalle ciminiere della raffineria Isab, il sindaco Antonello Rizza ha appena inaugurato l’ultimo lido. E con questo fanno sei. Siamo nel cuore della zona industriale del siracusano, e sembra di essere altrove, in una tranquilla località di vacanza. È sempre lo stesso luogo in cui, la scorsa settimana, si è consumato con il sequestro preventivo delle raffinerie l’ultimo atto di una vicenda che appare paradossale: da un lato il sindaco invita le persone a venire qui in vacanza e a fare il bagno tranquillamente, dall’altro il gip del tribunale di Siracusa, Michele Consiglio, accogliendo la richiesta della procura guidata da Francesco Paolo Giordano intima agli impianti Isab (di proprietà dei russi Lukoil) a mettersi in regola aderendo entro 15 giorni a una serie di prescrizioni dettate sulla base delle conclusioni dei consulenti di parte dei pm che da due anni indagano sull’aria di Siracusa e dintorni. Un provvedimento che ha coinvolto la raffineria Esso, che appartiene agli americani di ExxonMobil.

Che vi sia necessità di fare chiarezza lo dicono i sindacati: «È centrale un urgente aggiornamento dell’elenco dei parametri inquinanti pericolosi e della loro combinazione in atmosfera. I limiti oggi indicati sono in realtà superati da tempo: il legislatore intervenga senza indugi» si legge in un comunicato di Cgil, Cisl e Uil.

Il paradosso dell’area industriale siracusana si gioca davvero sul filo del rasoio dei pareri degli esperti e delle interpretazioni normative. I consulenti della procura, tra cui il chimico Mauro Sanna e Nazareno Santilli dell’Ispra, attribuiscono agli impianti sequestrati i tre quarti di responsabilità del presunto inquinamento dell’aria nella zona industriale di Siracusa. Sul fronte delle imprese si lavora per capire quale strada seguire: Isab, per esempio, si prepara a incontrare gli avvocati e mettere a punto una strategia. C’è una questione su cui negli ambienti imprenditoriali siracusani si continua a riflettere: i consulenti della procura, è la tesi, avrebbero operato in modo diverso rispetto alle autorizzazioni e non avrebbero evidenziato da nessuna parte una violazione specifica; vengono contestati alcuni reati da codice penale ma nessuna infrazione prevista dal Testo unico ambientale sulla base del quale sono rilasciate le Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale). Ma non basta: le aziende si trovano a valutare anche la valenza giuridica che il sequestro e le prescrizioni possono avere. Il dubbio è anche questo: accettare le prescrizioni significa ammettere di aver violato le norme e sconfessare il lavoro fatto dalle diverse commissioni che hanno dato le autorizzazioni.

Per il momento si sa che gli indagati sono otto. Ma si sa anche di possibili interessi investigativi per le procedure di rilascio dell’Aia. Resta l’incertezza sul resto soprattutto perché vi è la sensazione diffusa che sia una strategia per ridimensionare e parecchio il polo industriale siracusano. Isab, con i suoi quattro miliardi di fatturato l’anno, dopo aver perso un miliardo tra il 2009 e il 2016, aveva pianificato il riavvio di un impianto fermo dal 2010 per portare la lavorazione di greggio da 12 milioni a 18 milioni di tonnellate annue. Difficile dire cosa decideranno ora i russi: di fatto il piano è stato per il momento accantonato. I sindacati temono uno sfaldamento della produzione industriale con conseguenze per almeno diecimila persone. Un disastro. Dice Paolo Sanzaro (Cisl): «Bisogna tornare a confrontarsi per coniugare il lavoro e la tutela ambientale».

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CGIL, CISL, UIL

Siracusa, sequestro Isab-Esso: sindacati “Controlli deboli”

Noi l’avevamo detto. E’ questo in estrema sintesi il messaggio comunicato da Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, in riferimento al caso del sequestro all’Isab e alla Esso.

“La debolezza delle istituzioni preposte al controllo dell’impatto ambientale degli impianti, questione da noi più volte sollevata e attenzionata – scrivono in una nota – Anche per questo, abbiamo invocato da tempo, inascolatati, la ripresa del protocollo prefettizio sull’inquinamento atmosferico, avviato a marzo 2014 alla presenza del prefetto dell’epoca, Armando Gradone, nel corso del quale furono stabiliti svariati parametri per determinare non solo quali fossero i limiti da non superare, ma anche cosa avrebbero dovuto fare tutte le parti interessate, ognuna per competenza diversa, e cosa ancora fare per ricucire il rapporto, ampiamente sfilacciato, con il territorio. Vorremmo ricordare che quel tavolo fu figlio di quell’emissione in atmosfera che fece stare male molti cittadini, soprattutto a Melilli e Priolo. Ciò nonostante, quel tavolo, così come quell’aggiornamento del protocollo d’intesa, non fu mai concluso e certo non per volontà nostra. Oggi, a maggior ragione, ribadiamo che serve una rinnovata attenzione verso la tutela atmosferica, del suolo e delle falde acquifere. In questa direzione è centrale un urgente aggiornamento dell’elenco dei parametri inquinanti pericolosi e della loro combinazione in atmosfera. I limiti oggi indicati sono in realtà superati da tempo: il legislatore intervenga senza indugi”.

“La vicenda – concludono – è il segno di quanto si sia allentato il rapporto di fiducia fra industria e popolazione, anche a causa di una poca lealtà comunicativa delle industrie nei confronti del territorio. Per noi comunque il diktat è e rimane il trinomio lavoro-sicurezza-salute: un trinomio inscindibile a fondamento delle nostre politiche industriali”.

http://www.siracusapost.it/1.59785/cronaca/sicilia-siracusa-provincia-siracusa/1097/siracusa-sequestro-isab-esso-sindacati

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