mafia capitale: il ministro orlando revoca il 41bis a carminati… quanta sollecitudine per un assassino, stragista, fascista, nel libro paga dei servizi segreti… il peggio della fogna dello stato mafia, per quarant’anni impunito… “chi è” in realtà, secondo un articolo dell’espresso (da proletari comunisti)

“Carminati è imputato con Giulio Andreotti e il suo fedelissimo Claudio Vitalone, ex magistrato ed ex ministro; alla sbarra ci sono anche tre boss di cosa nostra, uno dei quali è il cassiere della mafia, Pippo Calò e un altro Gaetano Badalamenti, il padrino di Cinisi, lo stesso che aveva fatto ammazzare Peppino Impastato”

Perché per quarant’anni è rimasto impunito

Massimo Carminati è stato coinvolto per quarant’anni nelle più misteriose vicende di stragi, omicidi, eversione nera servizi deviati e massoneria. Ma ne è uscito quasi sempre illeso.

– L’impunità comincia nell’aprile del 1980, quando il suo amico Franco Giuseppucci avrebbe ordinato ai neofascisti di togliere di mezzo “un infame”, un tabaccaio del quartiere Prenestino a Roma. Il pentito Claudio Sicilia racconta ai magistrati che l’autore del delitto è Carminati. Accusa ribadita anche da un altro ex della banda, Antonio Mancini. Una volta iniziato il processo, si scopre che un’impronta digitale su un vetro che avrebbe potuto inchiodare l’imputato è alterata e non utilizzabile. Il pentito Sicilia dice di aver saputo che a distruggere la prova è stato lo stesso terrorista dei Nar che era riuscito ad arrivare fino agli uffici della Criminalpol. Ma non ci sono riscontri e in assenza di prova Carminati è assolto.

– C’è poi la vicenda del depistaggio dell’inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, quando sul terno Taranto-Milano fermo a bologna, viene trovata una valigia piena di armi ed esplosivo. Servizi deviati e P2 creano questo diversivo per accreditare una pista terroristica internazionale e tirare fuori dai guai lo psichiatra Aldo Semerari, indagato e arrestato nella retata dei neofascisti accusati della strage. Semerari è l’ideologo della fusione tra eversione nera e banda della Magliana. Uno dei mitra trovati sul treno, secondo l’ex della banda Maurizio Abbatino, era custodito nell’armeria scoperta al ministero della Sanità all’Eur usata da Carminati. Carminati viene condannato a nove anni di reclusione in primo grado nel 2000, ma l’anno dopo esce indenne dal processo d’appello, nonostante la testimonianza di Abbatino. E la procura generale rinuncia a impugnare la sentenza. Più tardi, nel processo alla banda della Magliana, per una serie di imputati tra cui il “cecato” nei primi due gradi di giudizio viene riconosciuta l’aggravante mafiosa. In Cassazione, però, l’impianto la mafia sparisce. Scrivono i giudici: “Non c’è stato a Roma quel clima tipico di assoggettamento e di omertà e di paura diffusa derivante dalla forza intimidatrice che si riscontra nelle società in cui domina la mafia.” La condanna per Carminati fissata in appello a 10 anni viene ridotta così a sei anni e sei mesi. Dopo qualche tempo gli viene concessa la libertà vigilata.

– Un’altra storia oscura è quella dell’omicidio di Mino Pecorelli, giornalista, direttore del settimanale Op. Secondo Antonio Mancini, il pentito della Magliana, “fu Carminati a sparare assieme a Michelangelo La Barbera. Il delitto serviva alla banda per favorire la crescita del gruppo, favorendo entrature negli ambienti giudiziari, finanziari, ossia negli ambienti che detenevano il potere”. Carminati è imputato con Giulio Andreotti e il suo fedelissimo Claudio Vitalone, ex magistrato ed ex ministro; alla sbarra ci sono anche tre boss di cosa nostra, uno dei quali è il cassiere della mafia, Pippo Calò e un altro Gaetano Badalamenti, il padrino di Cinisi, lo stesso che aveva fatto ammazzare Peppino Impastato. I pm di Perugia chiedono l’ergastolo per Carminati. Le indagini provano che il giornalista era stato ucciso con l’uso di speciali pallottole francesi, rare sul mercato italiano e dello stesso lotto di quelle sequestrate nell’arsenale scoperto al ministero della Sanità. Carminati sembra incastrato dalle dichiarazioni di Tommaso Buscetta e da tre pentiti della Magliana e invece viene assolto.

– Due mesi prima della sentenza Pecorelli, nell’estate 1999, a Roma era successo un fatto clamoroso: “Il colpo del secolo”, scrivono i giornali. Il furto al caveau della Banca di Roma di piazzale Clodio, dentro il tribunale. Da alcune cassette del caveau vengono presi documenti riservati. Carminati ha in mano una lista precisa di cassette da aprire. E riesce a svaligiare in tutta clama il caveau della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto. E prende ciò che cerca. Quando Carminati nel 2010 viene condanno definitivamente. Come già gli è successo altre due volte, si salva aggrappandosi al Parlamento. Alla condanna per furto e corruzione per il colpo al caveau, viene applicato l’indulto. Nel 2011 il “cecato” passa all’affidamento in prova che comporta l’estinzione della pena nell’anno successivo su queste vicende processuali, il magistrato Otello Lupacchini, intervistato nel docufilm “L’uomo nero” sul La7, dice: “Per Carminati si potrebbe dire che processualmente ha avuto la grande sfortuna di essere stato tirato in mezzo in vicende da cui poi in qualche modo è uscito, ed è stato coinvolto a torto. Oppure, al contrario, ha avuto una grande fortuna di riuscire a trovare la chiave per poterne uscire”.

L’Espresso 23/7/2017

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Mafia Capitale, Orlando revoca il 41bis a Carminati

Caduta accusa associazione mafia, Buzzi chiederà domiciliari

 Redazione ANSA

24 luglio 201721:05NEWS

Prendendo atto della sentenza che non ha riconosciuto l’associazione mafiosa il ministro ha revocato l’articolo 41bis a Massimo Carminati, su conforme parere della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Sarà presentato nel giro di qualche giorno il ricorso al Tribunale del Riesame per la richiesta di arresti domiciliari per Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative romane condannato, in primo grado, a 19 anni di reclusione a conclusione del processo sulla cosiddetta Mafia Capitale. La richiesta si incentrerà sul fatto che la corte non ha riconosciuto l’accusa di associazione mafiosa. L’avvocato Alessandro Diddi, dopo il rigetto della richiesta fatta ai giudici della decima sezione del tribunale di Roma, sta ultimando il ricorso. Questo, incentrato sulla caduta dell’accusa di associazione mafiosa, sarà esaminato dalla sezione feriale del collegio competente sulla legittimità delle misure restrittive.

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