corrispondenze dalla tunisia: monta il razzismo nel maghreb arabo contro gli “africani”. le ultime dall’algeria (da tunisie résistant)

Chiunque conosca sufficientemente un paese del Maghreb arabo (Marocco, Algeria, Tunisia; e nella sua concezione allargata anche Libia, Egitto e Mauritania) sa bene come gli arabi si riferiscano ai popoli dell’Africa subsahariana con il termine di “africani”. Per un occidentale abituato ad un’idea omogenea di Africa ciò suona un po’ strano.
Inoltre in questi paesi ci sono “arabi più arabi degli altri” ovvero vi è una discriminazione razziale verso i propri connazionali con la pelle nera…
Ciò si manifesta con alcuni epiteti, “il nero” quando al contrario nessuno penserebbe di dire “il bianco”, e con la segregazione che principalmente si traduce con il tacito divieto di matrimoni “misti” e, quando ciò avviene, la società in generale “condanna” queste coppie che diventano oggetto di pettegolezzi, offese e discriminazione spesso anche a partire dalla famiglia del coniuge “bianco”. Spesso le “arabe nere” sono considerate dal maschio bianco ancor più un oggetto sessuale.
In altra sede sarebbe necessario approfondire quanto il colonialismo sia responsabile di questa “eredità”.
Oltre a questa discriminazione “interna”, come dicevamo nei paesi arabi è diffuso il razzismo verso gli “africani”, per esempio a Tunisi vi sono state diverse occasioni in cui dei tunisini abbiano aggredito degli studenti universitari provenienti da paesi dell’Africa subsahariana.
Chi scrive qualche anno fa ha avuto l’occasione di soggiornare qualche mese in uno studentato di Tunisi destinato a studenti stranieri che in Tunisia sono al 99,9% provenienti dall’Africa subsahariana per l’appunto. Al di là dell’anomalia in quanto unico studente bianco insieme a due studenti coreani presenti nella struttura di centinaia di studenti africani, il dato evidente è la segregazione razziale anche in questo ambito della vita quotidiana. In Italia sarebbe impensabile uno studentato per soli “studenti erasmus” o solo stranieri (quantomeno finora, ma niente è da escludere visti i recenti rigurgiti razzisti e neofascisti).
Tornando al Nord Africa “arabo” recentemente hanno fatto scalpore le dichiarazioni del ministro degli esteri algerino Abdelkadher Messadhel che ha definito gli immigrati una “minaccia per la sicurezza nazionale”.
Queste dichiarazioni sono solite dei rappresentanti dei governi imperialisti, e probabilmente, leggendo la notizia con disattenzione, in maniera quasi meccanica si potrebbe pensare che sia un ministro francese che dica ciò a proposito degli algerini risiedenti in Francia…
Giustamente il giornalista algerino Faycal Mettaoui del quotidiano el Watad (la Nazione n.d.a.) ha fatto notare che “la diplomazia algerina e chi rappresenta l’Algeria è tenuto ad avere sempre un approccio di solidarietà verso i paesi africani. Stiamo per sviluppare un approccio securitario. Stiamo riproponendo le posizioni dell’estrema destra europea?”
Per completare il quadro, recentemente nel paese Nord Africano si è sviluppata una campagna razzista “virtuale” sotto l’hashtag di “No agli africani in Algeria”, lo scrittore algerino Kamel Daoud ha denunciato questa campagna razzista collegandola a un modo di vita e pregiudizi occidentali nei cosiddetti paesi “arabi” (virgolette sue).
C’è da dire che tutto ciò è stato accompagnato recentemente da espulsioni “ingiustificate” di migranti dell’Africa subsahariana dall’Algeria.
Anche in Tunisia recentemente, ciò che rimaneva del campo profughi (circa 45 migranti) di Chuchia giusto fuori la città di Ben Guardane al confine con la Libia, sono stati sgomberati con un blitz all’alba durante il Ramadan. I migranti sono stati semplicemente cacciati via dalle proprie tende del sito desertico, alcuni di loro hanno provato a muoversi verso Tunisi (600 km più a nord) ma giunti alla stazione ferroviaria più vicina (a 200 Km nella città di Gabès) sono stati bloccati per ore. In questa occasione dei solidali anti-razzisti internazionali hanno aiutato attivamente i migranti nelle loro diverse tappe verso la capitale e alcuni di loro sono stati anche arrestati, denunciati e poi rilasciati.
Anche in Nord Africa si stanno replicando delle dinamiche “europee” in materie di politiche razziste anti-immigrazione: espulsioni, distruzione di campi profughi e attentato alla libertà di movimento anche all’interno del territorio nazionale. Ciò è l’evidente riflesso delle politiche della “Fortezza Europa” i cui confini (ed il paradigma conseguente) si spostano sempre più a Sud…
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