il partito comunista maoista deve essere innanzitutto della classe operaia, costruito come reparto d’avanguardia della classe operaia. al sud, maggiore concentrazione di operai

Proletari comunisti lavora in Italia per la costruzione del Partito Comunista maoista.
Il PCm lavora cioé per costruire il reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia nel nostro Paese. La classe operaia nel nostro Paese è l’unica classe rivoluzionaria.
La classe operaia attraverso il suo Partito organizza e dirige il Sindacato di classe: la classe operaia, attraverso il suo Partito, costruisce il Fronte unito che comprende tutti i settori dei lavoratori e delle masse popolari in lotta.
Senza classe operaia, senza che il Partito sia innanzitutto della classe operaia non siamo di fronte né ad un partito di classe, né ad un partito mlm, né ad un partito in grado di organizzare e dirigere la rivoluzione proletaria nel nostro paese.
Attualmente Proletari comunisti è presente con la sua organizzazione solo in alcune città dove conduce un’attività complessiva con un’iniziale base di massa.
L’iniziale base di massa e le lotte di vari settori di lavoratori, lavoratrici, che attualmente siamo impegnati a dirigere, in particolare al sud: non cambiano il problema principale che è quello di costruire il partito come reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia.
In particolare al sud la questione che bisogna comprendere, sia nelle nostre fila sia nel Movimento comunista e rivoluzionario, è che il sud è oggi la maggiore concentrazione nazionale della classe operaia, che le maggiori fabbriche sono nel sud, e che, quindi, soprattutto qui il Partito va costruito basandosi sulla classe operaia.
Le tre più grandi fabbriche del paese, per numero di occupati diretti, si trovano nell’Italia meridionale, Ilva a Taranto con circa 11.500 operai e più di 3mila operai nell’indotto; la Fca Sata a Melfi – con 7.557 operai e operaie e 4.158 dell’indotto; la Sevel con 6.180 operai più 3.500 dell’indotto; a cui segue un’altra catena di grandi e medie fabbriche diffuse in tutto il meridione.
Se in termini assoluti vi sono stati periodi in cui gli operai al sud sono stati maggiori di adesso, in termine relativi, confrontando il sud con il centro e il nord, mai nel nostro Paese vi è stata una così grande presenza della classe operaia.
Se si pensa al valore aggiunto prodotto da queste attività, esso ha superato il centro Italia ed è quasi pari al nord-est.
E’ al sud, a parte le fabbriche, che sono concentrati i giacimenti petroliferi più ricchi non solo d’Italia ma d’Europa, e questo principalmente in Basilicata, in Sicilia; è al sud che esiste il primato nazionale nella produzione di laminati piani, piombo, zinco, etilene, ecc., auto e veicoli commerciali, raffinazione petrolifera, produzione industriale di prodotti alimentari; è al sud che vi sono le tre maggiori raffinerie italiane: A Priolo (Siracusa) la Isab Lucoil, a Sarroch (Cagliari) la Salaam, a Milazzo (Messina) la Ram.
Sempre al sud, in Campania e in Puglia, sono localizzati due dei cinque distretti aereo spaziale del paese, con gli stabilimenti Leonardo Alenia Aermacchi, GE-Avio, Leonardo Augusta Westland, Atitech, ecc. In Sardegna c’è la Portovesme, prima azienda in Italia per la produzione di piombo e zinco; a Catania, in quella che viene chiamata Etna valley, c’è il grande stabilimento STMicroelectronics
A queste va aggiunto che sono sempre al sud che si concentrano quote significative delle produzioni nazionali di energia da combustibili, fossili, cemento, materiale rotabile, aziende farmaceutiche, costruzioni navali, domotica, elettromeccanica, impianti di energia rinnovabile, oltre quelle già segnalate di produzione alimentare.

Sempre più massiccia, poi, è nel meridione la presenza di multinazionali italiane ed estere di grandi società mondiali. Qui vi sono localizzate 358 imprese a partecipazione estera, con 44mila lavoratori.
Non solo il sud è diventato sostanzialmente la più grande concentrazione industriale del Paese ma esso è diventato una delle più grandi concentrazioni industriali d’Europa. Il valore aggiunto di queste attività del sud è superiore a quella di interi paesi d’Europa (Portogallo, Grecia, Finlandia, Romania, Danimarca, Croazia, Slovenia, Bulgaria).
Ad esempio l’industria agroalimentare al sud è di poco inferiore a quella della Baviera, supera quella del nord Reno-Westfalia, Belgio, Catalogna, e il doppio di quella della Svezia.
Nel settore dell’industria tessile i lavoratori al sud sono di più di quelli della Gran Bretagna, della Germania; così come gli operai dell’auto al sud sono più di quelli del Belgio, Austria, Sassonia.
E l’elenco potrebbe continuare.
Per di più l’industria al sud guida in molti campi l’esportazione del nostro Paese, in diversi settori dell’attività industriale.
Tutto questo nonostante la crisi e i fenomeni di chiusura di fabbriche, riduzione dell’occupazione che essa ha portato nel nostro paese e al sud. Anzi, il peso relativo delle attività industriale al sud in alcuni settori è cresciuto dentro la crisi.

E’ fondamentale comprendere questi dati per tutti coloro che vogliono costruire in termini qualitativi e in diverse realtà quantitative il partito della classe operaia e il sindacato di classe. 

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