il partito del lavoro del belgio non è semplicemente marxista

L’edizione del Manifesto di martedì quattro luglio riporta – a pie’ di pagina quattro, a firma Gabriele Annichiarico da Bruxelles – un articolo dal titolo: «Crisi di consensi del Partito Socialista. Risorge l’estrema sinistra».

All’interno del pezzo si rende noto il crollo di consensi che sta subendo la cricca di Elio Di Rupo, il quale ne individua le ragioni nel «comportamento di qualcuno – di cui si guarda bene dal fare il nome – che ne ha sporcato l’immagine».

La conseguenza, secondo quanto scrive il corrispondente del quotidiano romano di via Bargoni 8, è che «molti elettori potrebbero essere spinti a guardare a sinistra del Partito Socialista, e in particolare al Partito dei lavoratori belgi (Ptb)».

Il collaboratore del “quotidiano comunista” definisce il Parti du Travail de la Belgique (http://ptb.be) – Partito del Lavoro del Belgio, questa è la vera denominazione – come «una formazione anti-produttivista e di chiara ispirazione marxista»: due affermazioni inesatte!

Il Partito che fu guidato da Ludo Martens – l’autore del celebre libro “Un autre regard sur Staline” (“Stalin. Un altro punto di vista”, edizioni Zambon, 2005, pagine 360, Euro 19,80) – non è più da lungo tempo un gruppo classicamente marxista leninista maoista.

Chiarito questo, non lo si può ridurre ad una parodia di se stesso: la formazione con sede a Bruxelles, in avenue Maurice Lemonnier 171, non lo merita assolutamente, anche tenendo conto del fatto che non ha mai aderito al Partito della Sinistra Europea.

Lo scritto si conclude con un presagio: «se si andasse a votare domani, il Ptb sarebbe il primo partito della regione Vallonia, storica roccaforte socialista».

Da questa constatazione discende un’ultima questione; nella stessa zona esiste anche il Partito Comunista (http://www.particommuniste.be) tradizionale: chissà come mai gli elettori preferiscono i così detti “estremisti” ai “responsabili” del Pc.

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