basta: è giunta l’ora di togliere la testatina!

Nel panorama giornalistico italiano esiste un quotidiano – che esce in edicola dal 28 aprile 1971 – che si ostina a definirsi “comunista”, ma che in realtà non è mai stato – salvo un breve periodo in cui il Collettivo che lo edita aveva simpatie per il Mao Tsetung pensiero e la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria – riconducibile all’area rivendicata.

Negli ultimi anni poi, con l’avvento della nuova generazione di soci-lavoratori della cooperativa editoriale Il Manifesto S.p.A. – le cose sono andate, se possibile, ulteriormente peggiorando, arrivando a strizzare l’occhio ad alcune delle peggiori cricche politiche presenti nel Parlamento italiano.

Contemporaneamente a questa deriva politica, si è assistito anche ad un’altra, non meno importante, sul fronte culturale, con la creazione di inserti periodici che sembrano esistere soltanto per chiarire che Il Manifesto non è più quel quotidiano che abbiamo imparato ad amare per il rigorismo nelle inchieste, per le sue posizioni spesso scomode e “dalla parte del torto”, e per mille altri motivi.

Il riferimento è chiaramente ad Alias ed Alias Domenica: due prodotti editoriali che sembrano fatti apposta per far diventare quello che ha l’ambizione di essere un giornale serio una specie di “americanata giullaresca”.

Ma se l’impaginazione e l’illustrazione di questi due supplementi sono già discutibili in sé, ancora peggio va se si approfondiscono i contenuti: non di rado, infatti, si trovano autentiche chicche degne del peggiore anticomunismo.

Tra questi si segnalano i pezzi sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea, dove si descrivono i suoi leader in maniera assai poco lusinghiera, e quelli sulla Kampuchea Democratica, nei quali si sposano in pieno le posizioni degli imperialisti circa il presunto “genocidio” del venti per cento della popolazione khmer.

Addirittura, e questo è il colmo, nell’edizione di domenica nove luglio si pubblicizzano con enfasi le opere di Alexander Isaevic Solzenitsjn come se fosse stato una povera vittima innocente, del sistema dei campi di lavoro e rieducazione dell’epoca staliniana, quando si sa che egli non era altro che un reazionario della peggior specie che avrebbe meritato ben altro che finire in un Gulag.

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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