clamoroso: il partito comunista dei lavoratori è diventato stalinista

Il 14 ottobre 2012, su questo blog, uscì un pezzo dal titolo: «I menscevichi trotzkisti litigano tra loro»; sono passati cinque anni, e non è cambiato nulla, in quanto periodicamente essi continuano a punzecchiarsi.

A dire il vero, qualcosa si è mosso; nel frattempo, a seguito del suo recentissimo secondo congresso, il Partito Comunista dei Lavoratori ha subito la prima scissione della sua ormai ultradecennale storia: ad andarsene è stato il gruppo – formato dai dissidenti della seconda mozione – che ha formato la Frazione Internazionalista Rivoluzionaria.

Da quel momento è ricominciato lo scambio di accuse tra le varie fazioni su chi sia o meno il rappresentante più ortodosso del pensiero del traditore Lev Davidovic Bronstein detto Trotzky: ognuno ovviamente ritiene di essere “migliore” degli altri.

Non voglio entrare troppo in profondità a questa diatriba che riguarda semplicemente due rappresentanti della vera destra del movimento operaio: questo però non mi impedisce di segnalare alcune inesattezze.

Il sito dei ferrandiani ospita un articolo, datato nove giugno e a firma Michele Amura, dal titolo: «In difesa del Partito Comunista dei Lavoratori»; esso ha l’obiettivo di rispondere alle «critiche, e in alcuni casi alle calunnie, che il Partito di Alternativa Comunista (PdAC) e la Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) hanno rivolto al PCL».

Peccato che, sin dalle prime parole dello scritto, si capisca che sarà un documento che alternerà cose vere, ed indiscutibili, ad altre quanto meno opinabili, per non dire palesemente false.

L’Amura scrive: «I due gruppi hanno molto in comune: entrambi nascono da una rottura con il PCL»; si tratta di un falso storico, perché semmai si potrebbe dire che è il suo partito che nasce da quello del cremonese Francesco Ricci.

Nel 2006, due delle tre anime che compongono l’Associazione marxista rivoluzionaria Progetto Comunista si staccano da Rifondazione: è il Partito di Alternativa Comunista a nascere per primo, in febbraio, mentre il Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori si formerà soltanto in aprile per diventare partito nel dicembre successivo.

E’ falso scrivere che il PdAC nasca da una presunta rottura con una maggioranza che era in mano al PCL; è lo stesso Amura a dichiararlo: «È un po’ difficile credere che ci sia stata una gestione antidemocratica del congresso di Progetto Comunista nel 2005 (nel quale avvenne la rottura col PdAC di Ricci) quando l’allora gruppo dirigente di Progetto era in maggioranza “ricciano”, con ruoli fondamentali sotto il proprio controllo, tra cui il responsabile organizzativo, che era Ricci in persona (responsabile organizzativo che aveva il compito di controllare il tesseramento e i dati congressuali). Nonostante questo, una volta constatato che al congresso la componente di Ricci era in minoranza (30-40%), si è dichiarato il congresso nullo e si è usciti da Progetto Comunista».

Appunto: dall’associazione, che non era certamente un partito; per quanto avesse propria dirigenza, propria sede, propri organi locali, e svolgesse un attività parallela ed in molti casi profondamente diversa da quella rifondarola, essa non può essere equiparata ad un partito.

Tutto il resto del ragionamento deriva da lì: poi ci sono vari passaggi che è impossibile ignorare perché continuano nel travisamento totale della realtà, ma al confronto di quello che è il “peccato originale” sono bazzeccole.

Improvvisamente, il professor Marco Ferrando ed i suoi accoliti al secondo congresso hanno deciso che nella propria organizzazione vige il centralismo democratico e non sono tollerate minoranze interne organizzate.

Risulta piuttosto curioso che, chi all’interno dell’allora Partito della Rifondazione Comunista ha sempre combattuto contro lo “stalinismo” della dirigenza che voleva imporre lo stesso metodo di decisione, ora ne faccia una bandiera.

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