al centro sociale “emiliano zapata”, di genova, si presenta un libro sul ’77: ma…

Giovedì ventisette aprile, due componenti della Redazione si recano al Centro sociale occupato autogestito “Emiliano Zapata” di via Sampierdarena 36, nel quasi omonimo quartiere del ponente genovese, per partecipare alla presentazione di un libro.

Si tratta dell’ultima fatica letteraria di Oreste Scalzone, l’ex leader dell’Autonomia Operaia degli anni settanta, ed ha un titolo che stimola l’interesse di chi guarda con interesse a quegli anni: «’77 e poi?» (Edizioni Nemesis, pagine 336, Euro 20,00).

L’appuntamento è per le ore 20:30, nella sala a sinistra dell’entrata della struttura: al momento del nostro arrivo sono una cinquantina i presenti, in maggioranza – almeno a giudicare dai capelli grigi di molti – reduci di quel periodo.

D’altra parte il tema trattato probabilmente non è in grado di suscitare grande interesse tra i giovani che frequentano abitualmente quelli che un tempo erano i magazzini del sale: se poi si aggiunge che, in contemporanea – nell’altra sala, al piano terra, dov’è ubicato il bar – si svolge un concerto, si può capire la scarsa affluenza al dibattito.

Come che sia, finalmente – pur con la canonica mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia – ci si può accomodare per assistere all’incontro: può piacere o meno la figura dello scrittore, ma il tema si presenta interessante.

Subito dopo la presentazione, la parola passa a Scalzone: ci si attenderebbe un discorso incentrato su come è nato il libro, cosa contiene… insomma le solite cose; invece no: l’ex rifugiato a Parigi dimentica completamente il tema della serata e parla, per oltre un’ora, di tutt’altro.

Il primo a prendere la parola nel successivo dibattito è il compagno W.G. della Redazione: dopo aver fatto una seria autocritica per il periodo su cui è incentrata la serata – durante il quale egli frequentava i “gruppettari” – analizza la situazione odierna.

Vede «una ripresa del movimento operaio, che con la vicenda Alitalia ha ricominciato non dico a vincere ma almeno a non perdere», e quindi sostiene che «il vento comincia ad essere favorevole, visto che la macchina del consenso non funziona più».

Al termine di un vivace confronto – nel quale sono numerosi gli interventi di chi ha vissuto quegli anni in prima persona ed ha voglia di raccontare, partendo dal proprio punto di vista, una parte di quello che è accaduto allora – abbandoniamo la sede piuttosto perplessi: tutto si può dire meno che si sia trattato della presentazione di un libro.

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