formazione operaia. le radici e il significato della rivoluzione culturale proletaria per la continuazione della lotta di classe sotto la dittatura del proletariato (da proletari comunisti)

Per concludere questa parte della Formazione Operaia sulla RCP in Cina, traiamo sempre dal libro della Macciocchi, questa sintesi, che spiega, riprendendo Marx, Engels, Lenin il perchè della necessità della continuazione della rivoluzione anche quando il proletariato ha preso il potere, e quale rivoluzionarizzazione è stata fatta in Cina in tutti gli ambiti del nuovo Stato socialista, della società e all’interno dello stesso Partito, cuore di questa rivoluzione nella rivoluzione.

Ciò che questa parte del libro non mette, però, sufficientemente in risalto, ma è invece centrale, è che la Rcp è l'”arma” della continuazione della lotta di classe, di una acuta lotta di classe, “scatenata” e diretta da Mao Tse tung, non solo contro i residui del passato, ma contro la nuova “borghesia rossa” che si forma nel partito e negli apparati dello Stato socialista; e che quindi ogni trasformazione nei vari campi della sovrastruttura che si determinarono in quei potenti 10 anni della Grcp furono frutto di una feroce necessaria lotta, sia ideologica, politica, sia armata, contro il revisionismo e i suoi principali esponenti.

“… Per impadronirsi del significato della rivoluzione culturale occorre ricordare le tesi di Marx ed Engels sullo stato (distruzione dello stato borghese, dunque rivoluzionare i suoi apparati non solo repressivi, ma ideologici). Marx ed Engels avevano scritto nel Manifesto: “La rivoluzione comunista rappresenta la rottura piú radicale con il regime tradizionale della proprietà e non può meravigliare se, nel corso del suo sviluppo, essa rompe nella maniera piú radicale con le idee tradizionali.” “Le leggi della lotta di classe insegnano che le classi sfruttatrici, proprio perché sconfitte, cercano in ogni momento di riconquistare il paradiso perduto.”. “Sul piano dell’ideologia le classi sconfitte possiedono ancora molte importanti forze e controllano nuove posizioni”.
Come sradicare il loro potere, ovvero come conquistare l’egemonia (secondo l’espressione di Gramsci) del proletariato in campo ideologico? Ecco l’interrogativo di fondo cui risponde, sul piano della teoria oltre che della pratica, la rivoluzione culturale, offrendo, per la prima volta nella storia del movimento operaio, la risposta con una nuova rivoIuzione, quella che si attua sotto la dittatura del proletariato.
La dittatura del proletariato non è un idillio, lasciava ben capire Lenin, anzi, “1a dittatura delproletariato è la guerra piú eroica della nuova classe contro il passato… la cui potenza risiede nella forza dell’abitudine.”. Questa frase di Lenin è per Mao il concetto da cui egli parte per “drammatizzare” gli sviluppi della rivoluzione culturale: chi vincerà tra proletariato e borghesia?
La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, tra le diverse forze politiche e tra le ideologie proletaria e borghese, sarà ancora molto lunga, soggetta a vicissitudinì, ed in certi momenti potrà diventare molto acuta. Il proletariato cerca di trasformare il mondo secondo la sua concezione del mondo: egualmente la borghesia secondo la sua. A questo proposito, si può dire che la questione di chi prevarrà non è ancora veramente risolta,” afferma Mao. La «lotta eroica del proletariato deve dunque impegnarsi a distruggere il sistema ideologico di tutte le classi sfruttatrici, e per farlo occorre inevitabilmente andare verso uno scontro antagonista” (dall’articolo del “Renmin Ribao”).
Per il centenario della Comune (di Parigi), il testo ufficiale pubblicato dai cinesi ribadisce: “La società socialista si estende per un lungo periodo storico, nel corso del quale continuano ad esistere le classi, le contraddizioni di classe. La lotta resta centrata sul problema del potere. La classe vinta si dibatte ancora, essi [i vintil sono sempre qui, e anche questa classe.” I cinesi sono profondamente convinti, attraverso la loro esperienza concreta di costruzione socialista, della validità della celebre affermazione di Lenin: “Il cadavere della società borghese non può essere inchiodato in una bara e seppellito. Questo cadavere entra in decomposizione in mezzo a noi, e imputridisce, e ci contamina”. (E, quindi) una classe non diventa davvero dominante se non ha fatto della sua ideologia l’ideologia dominante.

Dare alla battaglia ideologica. il posto di primo piano, dare il primato alla politica è significante del fatto che “anche la teoria diventa forza materiale non appena di essa si impadroniscono gli uomini,” come affermava Marx; e qui trova il suo impatto la parola d’ordine decisiva della rivoluzione culturale: “Fare la rivoluzione, promuovere la produzione”
Sulla scorta del pensiero di Marx e di Lenin sulla distruzione dello stato, la rivoluzione culturale (è) uno scontro antagonista per la presa del potere contro un pugno di rappresentanti della borghesia, al fine di distruggere quel sistema ideologico borghese o piccolo-borghese – che come l’araba fenice risorge dalle proprie ceneri, si ripresenta – in quanto non basta distruggere la proprietà privata dei mezzi di produzione per creare l’ideologia della classe proletaria. “Anzi è a quel punto, conquistato il potere, che la lotta non fa che cominciare,” come Lenin affermava.
Sedici anni dopo la conquista del potere socialista, i cinesi scatenano dunque la lotta per rafforzare la dittatura proletaria… perché la Cina non cambi colore. Il fenomeno si svolge dialetticamente: strutture e sovrastrutture sono due piani dell’edificio, e tra strutture o base economica e sovrastruttura (stato-ideologia) si mantiene uno stretto nesso inalterabile… “Quindi ‘la presa del potere’ nella fase della dittatura proletaria, non può essere considerata un successo se la si limita al piano organizzativo.
Solo prendendo il potere ideologicamente possiamo consolidare il potere organizzativo” (dall’editoriale di “Wenhu Bao” del 30 agosto 1967). E’ dunque la lotta per la presa del potere nell’ideologia.
Nel saggio Sulla contraddizione, che costituisce un contributo decisivo all’arricchimento del marxismo, Mao porta avanti quello che appare un problema chiave nel socialismo: consolidare la dittatura del proletariato, prevenire la restaurazione del capitalismo e operare in modo originale al fine costante e ultimo di ridurre il potere degli apparati coercitivi e ideologici di stato – fino al deperimento di quest’ultimo – allentandone il carattere repressivo, e portando nel loro stesso seno la rivoluzione, attraverso l’irruzione delle masse nella sovrastruttura.
Al tempo stesso, facendo la rivoluzione, le masse rivoluzionano la loro stessa mentalità, la concezione del mondo e quella dell’individuo. Non basta prendere il potere… la presa del potere di stato rende una classe dominante, ma essa può rivelarsi incapace di trasformare in modo rivoluzionario i rapporti di produzione, se non rende dominante la sua ideologia….
(Per esempio) di fronte alla scuola e alla cultura: l’apparato ideologico di stato scolastico, se non è stato trasformato in apparato dell’ideologia proletaria, continua a funzionare secondo l’ideologia borghese e a produrre dei «’borghesi” o dei “piccolo-borghesi.”…
… si afferma nella rivoluzione culturale che è impossibile costruire senza distruggere il passato, non solo nella scuola ma nell’arte, nel teatro, nella letteratura ecc.)

(in Cina questa) … lotta si scatena proprio nel seno del partito… Anche nel partito (fa) irruzione il proletariato”; il partito dominante della dittatura del proletariato assolve al suo compito di rafforzare la dittatura proletaria, proprio rivoluzionarizzandosi come apparato dirigente e aprendo alle masse le proprie strutture partitiche (la critica al partito, e le nuove elezioni dei comitati e delle organizzazioni di partito, vengono fatte a porte aperte, con la partecipazione dei lavoratori non iscritti), per la conferma di una linea di massa inesausta, che fa penetrare in esso il «sangue nuovo del proletariato.
Il partito, in Cina, è lo strumento della rivoluzione…
Ma nel partito… la linea di Liu Shao-chi rischia a un certo punto di far penetrare (la) deviazione di “partito della produzione non della rivoluzione.” Tale deviazione, revisionista, trova presto la base materiale su cui attecchire, con la scelta di industrializzazione secondo il modello capitalistico noto, seguito in tutte le altre società nate dalla rivoluzione industriale, quello dell’accumulazione capitalistica, che riproduce un rapporto di produzione cristallizzando forme di gerarchizzazione, di suddivisione nei posti di comando, cosí da ricreare strati superiori e inferiori, anche attraverso gli specialisti, i “tecnocrati” di nuovo tipo. Non basta però respingere il “modello di industrializzazione revisionista” e crearne uno rivoluzionario alternativo, se questa scelta non si accompagna alla rivoluzionarizzazione nei rapporti sociali, fissati dalla produzione, e quindi in tutto l’apparato ideologico, compreso il partito.
Pertanto… la rivoluzione nell’ideologia irrompe pure nel partito, che è avanguardia e al tempo stesso apparato ideologico.
La rivoluzionarizzazióne nella cultura (teatro, letteratura, arte, informazione, stampa, scienza), cosí come la rivoluzionarizzazione nella scuola, è la premessa della rivoluzione nelle sovrastrutture piú propriamente ideologico-politiche… “… famiglia, esercito come esercito popolare (e non di mestiere)”.
Anche i sindacati, apparati ideologici, sono scardinati, e cosí le associazioni di massa delle donne, dei giovani, degli sportivi…
… Nella rivoluzione dell’insegnamento in Cina, si dimostra che questo tipo di partenogenesi e di riproduzione dell’apparato ideologico tradizionale di classe rischia di riprodursi nella scuola nella società socialista, allo stesso modo che in quella borghese. E se il proletariato non afferma la propria ideologia rivoluzionaria, la selezione degli alunni sarà compiuta secondo i criteri sovraesposti, per cui il figlio dell’operaio farà l’operaio, quello del contadino il contadino, quello dell’intellettuale l’intellettuale, e cosí avverrà per la maggioranza, con tutta la gamma delle varie specializzazioni…
La rivoluzione nella scuola ha spezzato ogni distinzione piccolo-borghese non solo rinnovando completamente i meccanismi di selezione, e ribaltandoli come nelle università… dove la stragrande maggioranza è ora composta da ragazzi provenienti da classi lavoratrici, ma ponendo un collegamento ferreo tra teoria e pratica, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (distruggendo pertanto la distinzione tra homo sapiens e homo faber…).
Anche la “degradazione” piccolo-borghese nella famig1ia ha luogo nell’ambito della sovrastruttura. Mentre la sfera politica dello stato proletario è destinata a muovere verso tappe piú avanzate sotto la dittatura del proletariato, il carattere “privato” della famiglia entra in contraddizione con il carattere “pubblico” del potere e pesa come un fattore di ritardo. Per questa ragione anche la famiglia deve essere rivoluzionarizzata…” Che si possa rivoluzionarizzare l’esercito può risultare incomprensibile se non si tiene conto che la caratteristica peculiare dell’esercito cinese è quella dell’esercito di popolo, con il primato della politica sulla pratica militare; dell’esercito, attraverso la scelta di una strategia militare di tipo classico, si rischia di fare un corpo tradizionale di combattimento (rischio fatto penetrare nell’esercito da Peng Teh-huai) non solo con le connesse scelte di priorità nell’industria pesante, ma con la gerarchia militare interna, con la separazione caporalesca tra comandanti e gregari. In esso rischia di penetrare pertanto la concezione borghese dell’esercito di mestiere (“La burocrazia e l’esercito permanente sono dei ‘parassiti’ nel corpo della società borghese”, scriveva Lenin in Stato e rivoluzione).
Tutto il senso teorico, dal punto di vista del marxismo-leninismo, della rivoluzione culturale può dunque essere cosí riassunto: partendo da Marx e da Lenin, la Cina sperimenta che la distruzione dello stato borghese e dei suoi apparati repressivi e ideologici non ha soluzione di continuità, per la forza temibile della tradizione che riprolifera come un fungo velenoso anche nella proprietà collettiva dei mezzi di produzione la quale non basta affatto, di per sé, a garantire lo sviluppo della dittatura del proletariato, in quanto in essa si può riprodurre un sistema di rapporti sociali tra gli individui che li suddivide ancora una volta in diseredati e in privilegiati.

… la sintesi che ne discende sul piano teorico politico, è che la rivoluzione culturale, che ha come fine il rafforzamento della dittatura del proletariato, si accompagna ad un declinare delle caratteristiche oppressive di coercizione politica dello stato; attraverso l’irruzione del proletariato negli apparati ideologici esistenti, si scatena un intervento cosí ampio e inesausto delle masse, che avanza e concretizza il tempo della democrazia proletaria, di cui parlano i cinesi.
“L’essenziale della rivoluzione negli organismi di stato,” dice Mao, “è di assicurare il loro legame con le masse.”
… (la) dittatura (del proletariato) è anche necessariamente la piú ampia democrazia per le masse popolari, cioè per tutto il popolo, il proletariato e le classi che si battono al suo fianco e sono interessate al socialismo, cioè per la grandissima maggioranza della popolazione…”

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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