a savona si parla di immigrazione, con due iniziative profondamente diverse

Giovedì trenta marzo, presso la sala consiliare del Comune di Savona, è previsto – a partire dalle ore 18:30 – un dibattito sul tema dell’immigrazione, focalizzato specificamente sulla legislazione emergenziale appena approvata e le sue storture giuridiche.

Arrivo in piazza Sisto IV intorno alle ore 17:30, e – chiedendo di questo incontro – vengo indirizzato alla sala rossa, dove si sta invece tenendo già da un po’ un’altra iniziativa sullo stesso tema a cura della Caritas Diocesiana.

Naturalmente in questo caso il tema delle “persone in cammino” viene affrontato da tutt’altro punto di vista – quello delle strutture che li ospitano e che li aiutano ad integrarli – ma, pazienza, tutto può tornare utile.

Decido quindi di restare in aula per assistere alla manifestazione: rifiuto però di firmare il foglio delle presenze, quello che serve – a detta degli organizzatori – per ricevere a casa l’attestato di partecipazione.

L’impressione è quella di voler contare le presenze per poi far pesare la propria forza in un eventuale confronto sul tema con le istituzioni: sinceramente non intendo essere introdotto in alcun elenco di sostenitori della schifosa pretaglia.

Chiusa giusto in tempo (sono le ore 18:28) questa iniziativa, c’è appena modo di spostarsi di qualche decina di metri, prima che Clara Lupano – operatrice legale dell’associazione Arci “Il Baobab” – dia inizio all’incontro promosso dalla Rete a Sinistra.

Gli interventi principali sono quelli di Maria Gabriella Branca – avvocato, e presidente del Comitato per il No alla deforma della Costituzione – e Anna Brambilla, avvocato e direttore nazionale dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi).

Le due giuriste affrontano più parti del decreto legge licenziato il giorno precedente dal Senato della Repubblica: arrivano a considerarlo, in vari passaggi, «una cosa da idioti» – perché, così come è stato pensato e scritto, non può ottenere il risultato sperato di velocizzare le procedure di asilo – e «un decreto disumano» perché comprime in maniera inaccettabile il diritto alla difesa delle “persone in cammino”, a cui viene tolta la possibilità di proporre appello contro l’esito negativo della propria richiesta di asilo.

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