stappiamo lo spumante

L’edizione telematica di venerdì tredici gennaio del principale quotidiano renzista, la Repubblica, riporta un articolo – a firma Giovanna Casadio – dal titolo eloquente: “Pd, nel 2016 flop di iscrizioni: crollo in Emilia, paralisi in Sicilia”.

La notizia è di quelle da festeggiare con una bottiglia del migliore vino spumante che si ha a disposizione: gli italiani, finalmente, cominciano a capire con chi hanno a che fare, e lo abbandonano al proprio destino.

Il dubbio però assale lo scrivente: e se non fosse affatto così: non rappresentasse cioé una presa di coscienza politica collettiva, ma si trattasse del classico atteggiamento per cui tutti corrono in soccorso del vincitore, salvo lasciarlo da solo appena cade in disgrazia?

In ogni caso si tratta di una bella notizia, che dovrebbe far abbassare un po’ le orecchie a quella ‘classe dirigente’ che – dopo aver distrutto il più importante partito revisionista dell’occidente – ha portato il nostro Paese alla rovina economica e sociale.

Certo, nel secondo caso ciò è avvenuto in concorso con tutte le altre tendenze politiche borghesi – i cui principali personaggi andrebbero processati per crimini contro l’umanità italica e interdetti perennemente dai pubblici uffici – ma questa non è, e neppure può lontanamente rappresentare, una giustificazione.

Tornando al caso di specie: siamo arrivati all’assurdo per cui, pur di cercare affannosamente di recuperare almeno parte dei tesserati 2015 che non hanno rinnovato l’iscrizione l’anno seguente, il vicesegretario – Lorenzo Guerini – ha deciso di lasciare aperto il tesseramento dell’anno concluso fino a febbraio 2017.

Se ha una qualche valenza non solo simbolica l’inchiesta – che Gabriele Guccione pubblica sulle pagine torinesi dell’edizione telematica della Repubblica di venerdì venti gennaio – secondo la quale i circoli torinesi del Partito (sedicente) Democratico sono difficilmente frequentabili perché nella maggioranza dei casi sono sempre chiusi, questa mossa non porterà a grandi risultati.

Chi scrive ritiene che sia soltanto la punta dell’iceberg, e che la stessa situazione si trovi assai frequentemente in tutte le città italiane: per restare al caso di specie, la conferma indiretta sembra provenire dallo stesso segretario cittadino Fabrizio Morri che, nell’ambito di una riunione del giorno successivo (di cui dà conto, sempre per lo stesso fogliaccio, Sara Strippoli) con i coordinatori dei circoli, afferma – davanti ad una platea semi vuota (si veda la fotografia qui di seguito) a causa del fatto che egli parla ad un’ora coincidente con quella dedicata al pranzo – “non siamo il partito dei fantasmi”.

Torino, Morri lancia il Pd alla carica: "All'attacco della sindaca". Ma è ora di pranzo e la sala si svuota

In ogni caso ci saranno alcuni adepti – si spera pochissimi – che si troveranno a pagare due quote nello stesso periodo di usufruizione del contratto; è evidente che si tratta di un’assurdità che a nessuna persona dotata di normali facoltà mentali potrebbe mai venire in mente: anche perché chi scrive ha dei dubbi che una cosa del genere sia legale.

Non credo sia lecito far pagare ad un nuovo contrattualizzato – perché di questo si tratterebbe, di fatto – un periodo nel quale egli non ha usufruito di alcuna delle opportunità offerte dal soggetto proponente: neanche in forza del fatto che nel 2015 costui era già aderente all’offerta, mentre nel 2016 non la aveva rinnovata.

Detto questo trovo curioso che, per cercare di rilanciare il partito – come scrive Carlo Bertini sulla Stampa di sabato quattordici gennaio – il segretario nazionale, invece che dimettersi, come accadrebbe in qualunque altro Paese evoluto, attui un rimpasto della segreteria che porti tutte le correnti (esclusa Sinistra Riformista che fa capo a Pierluigi Bersani) alla condivisione del potere.

Si fanno i nomi delo Smilzo, del ministro Maurizio Martina, dello scrittore Enrico Carofiglio – per i quali restano misteriosi i meriti politici per cui sarebbero promossi – ma saranno coinvolti anche uomini della Sinistra Dem che fa capo al triestino Gianni Cuperlo, dei Giovani Turchi del presidente del partito Matteo Orfini, ed anche del gruppo di Dario Franceschini.

La strategia del Presuntuoso Toscano è chiaramente quella di mettere all’angolo i bersaniani per costringerli ad abbandonare la cricca romana di via Sant’Andrea delle Fratte 16: in questo modo si eliminerebbe da essa qualunque residuo di concezione socialdemocratica che egli mal sopporta; resta però un mistero come possa pensare di rafforzare la sua nuova Democrazia Cristiana, se fa in modo che chi non è d’accordo con lui se ne vada e porti via i ‘suoi’ militonti.

Tutto questo ragionamento andrebbe però a bagno se dovesse corrispondere a verità ciò che scrive Ettore Maria Colombo sull’edizione online del Quotidiano Nazionale sempre del quattordici gennaio.

Secondo il giornalista, il Presuntuoso Toscano sarebbe pronto ad un “patto del diavolo” con il Delinquente di Arcore che prevederebbe la spartizione dell’agone politico in base ad un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento altissima.

Chi scrive legge questa possibilità, che giudica niente affatto campata in aria, come l’anticamera della realizzazione del Partito della Nazione, dove troverebbero posto tutte le tendenze politiche che nulla hanno a che fare con la tradizione della ‘sinistra’ italiana.

Non sembra un caso che, oltre ai bersaniani, a muoversi in questi giorni siano anche gli accoliti di Baffetto da Gallipoli, che sabato ventotto gennaio hanno tenuto un’iniziativa nazionale propedeutica – dicono i bene informati – alla formazione di un nuovo partito: “Consenso” è il nome scelto per la nuova ‘cosa’ socialdemocratica.

Non può stupire la rabbiosa reazione della cricca renzista: la mossa è di quelle in puro stile democristiano: la segreteria nazionale sedicente democratica fa rilasciare – affermano ambienti vicini a largo del Nazareno – ad Emanuele Macaluso, scelto perché ufficialmente non iscritto al Partito (sedicente) Democratico, una lunga intervista a Mattia Feltri, del quotidiano reazionario La Stampa, che la pubblica alle pagine otto e nove dell’edizione di lunedì trenta gennaio.

L’ex “migliorista” del partito revisionista – la stessa corrente di estrema destra che annoverava tra i suoi adepti Giorgio Napolitano, Gerardo Chiaromonte, e Alfredo Reichlin –  in pratica addossa alla ex dirigenza, della formazione romana di via Sant’Andrea delle Fratte 16, la colpa delle sconfitte subite in questi ultimi anni, assolvendo di fatto il Presuntuoso Toscano da tutte le sue colpe.

Qualcuno potrà obiettare che in effetti l’anziano ex parlamentare – ha occupato gli scranni romani dal 1963 al 1992, ininterrottamente – in effetti bastona anche il Bischero Fiorentino, ma non è così: a meno di non equiparare le randellate che rifila a Bersani, reo di essere sceso a patti con il Delinquente di Arcore, e D’alema al buffetto che ammolla all’attuale segretario tacciato soltanto di “non aver capito il mondo nuovo”.

Informazioni su pennatagliente

Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.