fca: più lavoro e meno pause. ma gli operai non ci stanno (da slai cobas sc)

Fca, Fiom si mobilita

Fca, più lavoro e meno pause Fiom si mobilita

Dicembre 26, 2015

di Carmine Tomeo

Scioperi come quelli dei giorni scorsi alla Sevel di Atessa non si vedevano da anni. Nello stabilimento del gruppo Fca che fa record di produzione di veicoli commerciali ed impiega oltre 6.000 lavoratori in provincia di Chieti, è stato deciso di tagliare la pausa di 10 minuti. La decisione si inserisce nell’ambito dell’applicazione dell’Ergo-Uas, la metrica del lavoro prevista nel contratto collettivo specifico Fiat. Il sistema, perciò, è applicato già in altri stabilimenti Fca, mentre in Sevel è in fase di sperimentazione dal 2011; ma solo lo scorso settembre l’accordo è stato ratificato “senza il coinvolgimento dei lavoratori nella decisione ed escludendo la Fiom dal percorso”, afferma Michele De Palma, responsabile Fiom del settore auto, ma per decisione di “direzione aziendale e sindacati firmatari il ‘contratto Fiat’”; “senza neanche un’attenta discussione con i rappresentanti della sicurezza”, aggiunge il segretario provinciale Fiom, Davide Labbrozzi.

di Carmine Tomeo
L’aumento dei ritmi di lavoro, gli straordinari comandati, il taglio della pausa, la turnistica passata a 18 turni settimanali e oltre, sono tratti comuni degli stabilimenti del gruppo Fca. Saturazione degli impianti e riempimento di ogni porosità del ciclo produttivo è la filosofia applicata in Fca anche attraverso l’Ergo-Uas. La tesi è che eliminando ogni movimento inutile alla produzione si elimina la fatica di tali movimenti, ma l’aggravio è proprio sul maggiore carico di lavoro, visto che ogni gesto è dedicato esclusivamente alla produzione. “Si tratta di fare in modo che nessuna risorsa possa venire consumata e pagata senza produrre valore”, scriveva Gallino in un articolo del 2010. L’ideale, in questo scenario, è il robot e pertanto “Con la metrica del lavoro si addestrano le persone affinché operino il più possibile come robot” [1]. Intanto l’applicazione di questi metodi l’azienda ci guadagna molto.
Uno studio del 2011 della Snop (Società italiana degli operatori della prevenzione) afferma che “Con la metodologia ErgoUas” si ottiene un “aumento del 6% della velocità dei ritmi di lavoro”. A conti fatti, mediamente “con ErgoUas la Fiat ottiene, in un turno di lavoro e per ogni lavoratore, un aumento del 6% della velocità dei ritmi di lavoro e circa 27 minuti di lavoro in più con lo stesso salario”, concludono gli esperti della Snop [2]. In sostanza, ogni giorno Fca si appropria di quasi mezz’ora di lavoro non retribuito per ognuno dei lavoratori sottoposti alla nuova metrica, più il taglio della pausa. Si tratta, quindi, di un totale di decine di migliaia di ore di lavoro che complessivamente gli operai degli stabilimenti Fca prestano in più con lo stesso salario. E per quanto Marchionne affermi che i nuovi contratti potranno superare il conflitto tra capitale e lavoro, quello descritto altro non è che il prolungamento della giornata lavorativa attraverso l’aumento della produttività. Come già spiegava Marx: “Questo si ottiene attraverso la cosiddetta condensazione del tempo di lavoro, un fenomeno grazie al quale ogni frazione di tempo viene riempita di lavoro più che in passato e cresce l’intensificazione del lavoro”. [3]
Ma “l’aumento (del 4-7%) della velocità dei ritmi di lavoro previsto dal sistema Ergo-Uas, associato alla riduzione di 10 min delle pause e allo spostamento della mensa a fine turno, produrranno un aumento delle malattie”, si legge infine nel citato studio della Snop. Probabilmente è presto per una valutazione esaustiva degli effetti della metrica applicata negli stabilimenti Fca, ma è certo, come afferma l’Osha (Agenzia europea per la sicurezza e la salute del lavoro), che i “carichi di lavoro eccessivi” sono tra le “condizioni di lavoro che comportano rischi psicosociali”. Lo stress correlato al lavoro non va sottovalutato, continua l’Osha, “Oltre ai problemi di salute mentale, i lavoratori sottoposti a stress prolungato possono sviluppare gravi problemi di salute fisica come le malattie cardiovascolari o i disturbi muscoloscheletrici.”, con costi sociali che “vengono valutati in miliardi di euro a livello nazionale”. [4]
Intanto, la Fiom “conferma che in assenza di uno stop sul taglio delle pause manterrà le iniziative in corso e che tutte le decisioni saranno prese con il consenso dei lavoratori”. I metalmeccanici Cgil proseguiranno la protesta e sottolineano che “oggi si apre una nuova stagione di lotta sindacale, le lavoratrici ed i lavoratori stanno con noi, non li deluderemo. Le percentuali di adesioni di oggi non si vedevano da secoli, saranno lo strumento di riconquista e di contrasto”.
Ma il tema dovrebbe trovare un più ampio coinvolgimento politico, perché la questione mostra a che punto è arrivata la mobilitazione delle classi dominanti nell’erosione di salari e diritti, e dimostra la necessità di rilanciare il tema complesso della riduzione dell’orario di lavoro migliorando le condizioni di lavoro. Ragionando, quindi, sulla riduzione di orario di lavoro a parità di utilizzo della forza lavoro, prima ancora che a parità di salario.
P.S.: sul tema Ergo-Uas la federazione abruzzese di Rifondazione Comunista è intervenuta con un opuscolo dal titolo emblematico: “Ergo-Uas, la metrica del lavoro che fa male”. Così si legge nella sua presentazione: “[…] l’intento dell’opuscolo è e rimane quello di far capire la logica dell’Ergo-Uas e gli obiettivi che chi lo applica vuole raggiungere. Purtroppo non senza possibili ricadute sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo opuscolo vuole spiegare in maniera semplice ma esaustiva il sistema Ergo-UAS, pur senza pretesa di divulgazione scientifica e valutazione definitiva sugli aspetti tecnici. […] l’intento di questo opuscolo non è quello di inserirsi nel dibattito tecnico-scientifico; semmai di porre all’attenzione delle lavoratrici e dei lavoratori il sistema Ergo-UAS, come sono considerati i rischi per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori e cosa ci guadagna FIAT nell’applicarlo”. [5]
Note
[1] GALLINO L., La globalizzazione dell’operaio, La Repubblica, 14/06/10, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/14/la-globalizzazione-delloperaio.html
[2] TUCCINO F., L’organizzazione del lavoro in Fiat e gli effetti sulla salute dei lavoratori, in http://www.snop.it, gennaio 2011, http://www.snop.it/attachments/article/159/Tuccino%20-%20Organizzazione%20lavoro%20FIAT.pdf
[3] MARX K., Macchine. Impiego delle forze naturali e della scienza (dal Quaderno V del Manoscritto 1861-63), in «Marxiana», n. 2, ottobre 1976, pp. 39-59
[4] Agenzia europea per la sicurezza e la salute del lavoro, Rischi psicosociali e stress nei luoghi di lavoro, https://osha.europa.eu/it/themes/psychosocial-risks-and-stress
[5] Partito della Rifondazione Comunista Abruzzo, Ergo-Uas, l’opuscolo che ti spiega perchè può nuocere alla salute (Seconda edizione aggiornata), http://www.rifondazioneabruzzo.org/?p=2139
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