fitto il finto

Non ho alcuna simpatia per Raffaele Fitto, il democristiano pugliese che improvvisamente – dopo venti anni di silenzio e cieca obbedienza, in puro stile fascista – si è messo a fare cabaret, volendo far credere agli italiani che lui non è un servo sciocco del Delinquente di Arcore: lui ha un suo cervello, capace di elaborare una posizione propria, persino contrapponendo la stessa alla cricca del suo padrone.
Se così fosse bisognerebbe rendergliene merito, ma il problema è che così assolutamente non è; questo suo improvviso ‘ammutinamento’ rappresenta semplicemente il tentativo di sopravvivenza: non c’è dubbio, infatti, che i forzitalioti in Puglia siano in caduta libera di consensi, ed il solo sistema che il Fitto ha per cercare di carpire i voti necessari a non sprofondare a percentuali da prefisso telefonico è farsi passare per un indipendente, o almeno quasi.
Mi stupisce che Ino Brunetta, il capo dei senatori forzitalioti, non riesca a comprendere che l’unica possibilità di sopravvivenza per i suoi accoliti pugliesi è mettersi nelle mani di questo vecchio democristiano – o fascio-democristiano, visto che alla sua adunata di sabato ventuno febbraio era presente, tra gli atri, il nipotino del Puzzone che risponde al nome di Francesco Storace – che, piaccia o meno, nella sua regione riesce ancora a raccattare (purtroppo) tanti consensi.

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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