udienza del 2 aprile 2014 con riferimento alla consulenza di luca prosperetti (da medicina democratica alessandria)

Dopo quelli già stimati in 51 milioni di euro, l’ISPRA aggiungerà una valutazione degli altri danni ambientali: falda profonda, Bormida, ecosistemi e salute pubblica, risarcimenti per patologie e decessi, indagini epidemiologiche, spese Pubblica Amministrazione e Servizio Sanitario Nazionale.
A parte le pene reclusive per gli otto imputati, c’è un aspetto che è sempre sotteso nel dibattimento processuale ma che non ha trovato adeguato risalto nelle cronache giornalistiche. Di fatto è il maggior punto di contenzioso fra Ausimont e Solvay: il pagamento degli effetti delle eventuali condanne. Chi pagherà sarà deciso dalla Corte di Assise di Alessandria. Anche il quanto. Soffermiamoci appunto su questo ultimo aspetto e in particolare sul risarcimento del danno ambientale (i risarcimenti alle Parti civili sono l’onere minore). Il massimo esperto in materia, l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in tribunale ha già presentato per conto dello Stato una prima valutazione del danno ambientale stimandolo provvisoriamente in 51.100.000 euro. Un “acconto” per i “danni di fruibilità” causati dall’avvelenamento doloso delle acque pubbliche e private sia ad uso potabile che irriguo, nonché per i danni derivati dalla dolosa omessa bonifica. A questa iniziale richiesta il Servizio per le Emergenze Ambientali dell’ISPRA era pervenuto dopo aver concluso in 59 pagine di relazione (vedi pagina 63) che “Ausimont e Solvay hanno propinato a lavoratori e cittadini acque ad uso alimentare in violazione del DPR 236/1988”; inoltre che “per effetto delle loro condotte e omissioni e ritardi di bonifica, mai imputabili agli Enti pubblici, entrambe le Società a danno di migliaia di persone hanno consapevolmente immesso nell’ambiente sostanze tossiche e cancerogene superiori ai limiti di legge (es. 50µ/l cromo, 30µ/l trialometani)”; e infine che “per le acque trattenute oltre il confine dello stabilimento fin dentro il Bormida la bonifica di fatto sarà impossibile,anche quando eliminate le fonti di inquinamento: suscettibili solo di peggioramento”.
Nei 51 milioni di euro provvisoriamente calcolati Leonardo Arru, il consulente dell’ISPRA che ha valutato il danno ambientale, non ha dunque tenuto conto degli altri danni ambientali “che si sono verificati ma che appaiono, alla luce degli elementi disponibili, ancora di difficile valutazione”. Una valutazione supplementare sarà perciò fatta per gli interventi relativi alla contaminazione della falda profonda: di entità certo non inferiore a quella per le falde superficiali e intermedie. Altra valutazione sarà fatta per l’alterazione delle acque di falda in espansione sia a valle che a monte dello stabilimento. Idem per il danno di riversamento attraverso il flusso di falda delle sostanze cancerogene e tossiche nel fiume Bormida (il PFOA è stato rinvenuto alla foce del Po!). In particolare saranno da quantificare gli effetti dell’inquinamento sugli ecosistemi e sulla salute della popolazione per l’ingestione di acqua contaminata ed il consumo di prodotti agricoli coltivati in zona. Per tale stima l’ISPRA sollecita un ampliamento del quadro epidemiologico di base: “è indubitabile che le sostanze abbiano provocato l’insorgenza di patologie che hanno causato decessi non dovuti, abbrivi di vita in soggetti affetti da altre patologie, insorgenza di altre patologie. Quindi occorrerà considerarne i risarcimenti per decessi, abbrivi, spese per cure, perdite di lavoro ecc.” Infine saranno da calcolare “le spese sostenute dalla Pubblica Amministrazione (Regione, Provincia, Comune, Arpa ecc.) per accertamenti e interventi per condurre la procedura di bonifica, inoltre sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale per le affezioni sanitarie causate dall’avvelenamento delle acque e dal perdurare della contaminazione della falda a causa dell’omessa bonifica”.
(**) Leonardo Arru, consulente del Ministero dell’ambiente, dirigente dell’ISPRA , Istituto superiore protezione e ricerca ambientale, ha chiesto per danni ambientali allo Stato un acconto di 51.101.000 euro, cento miliardi di vecchie lire. Ciò per effetto di 59 pagine di relazione in cui ha documentato che “tutto ciò che era noto ad Ausimont era noto a Solvay”. Cioè: 1) Che Solvay conosceva dagli archivi “segreti” che almeno dal ’78 Ausimont aveva riscontrato concentrazioni nelle acque di falda di cromo6 e composti organici clorurati superiori ai limiti di legge. 2) Che Solvay ha nascosto fino al 2009 lo studio idrogeologico (dott. Mauro Molinari) datato addirittura 1989, in cui era dimostrata la connessione tra il livelli superficiali e profondi di falda, nonché l’alto piezometrico sotto Algofreni, dunque le enormi perdite delle tubazioni e delle reti fognarie. 3) Che tale connessione era peraltro stata ribadita da ARPA nel 1999. 4) Che tali fenomeni amplificavano l’inquinamento provocando il ritorno in falda superficiale dei contaminanti che erano prima colati nella falda profonda. Addirittura l’inversione del senso della falda. Un circolo vizioso. 5) Che, dagli archivi, Solvay sapeva che nelle discariche autorizzate per ricevere rifiuti speciali non pericolosi erano invece stoccati rifiuti tossico nocivi. 6) Che non è mai stata avviata una vera bonifica né prima né dopo il 2001. Dunque è dimostrato il reato di omessa bonifica anche per Solvay. 7) Che le falde profonde dentro e fuori lo stabilimento perciò erano fortemente inquinate, mentre Solvay finiva per ammetterlo nei piani di caratterizzazione solo nel 2004, però limitandosi ad un progetto solo nel 2005 e solo di mera messa in sicurezza della falda superficiale e solo tramite ininfluenti barriere idrauliche su tale falda: inefficaci fino ai giorni nostri. Sono scandalose le perdite di acqua ancora attuali. 8) Che Solvay sapeva che l’avvelenamento delle falde impedisce usi umani. Che fino al 2009 Solvay aveva contribuito a fornire una falsa rappresentazione delle caratteristiche idrogeologiche dell’area, delle discariche, nonché dei dati di inquinamento delle falde interna e soprattutto esterna allo stabilimento. Dunque presentando agli Enti piani di caratterizzazione errati. 9) Che, per effetto delle omissioni e dei ritardi di bonifica, mai imputabili agli Enti pubblici, Ausimont e Solvay a danno di migliaia di persone hanno immesso nell’ambiente sostanze tossiche e cancerogene superiori ai limiti di legge. 50 µ/l per cromo totale, 5 µ/l per cromo6, 0,15 µ/l per tricloroetano e tetraclorometano, 1,5 µ/l per tricloroetile, 1,1 µ/l per tetracloroetilene, 30 µ/l per trialometani eccetera. 10) Che per le acque trattenute oltre il confine dello stabilimento la bonifica della falda, di fatto sarà quasi impossibile, anche quando eliminata la fonte di inquinamento. Suscettibile solo di peggioramenti. La falda inquinata continuerà a confluire in Bormida. 11) Che i danni ambientali allo Stato per omessa bonifica e avvelenamento delle acque provvisoriamente vengono quantificate in 51 milioni di euro. 12) Provvisoriamente, quale acconto, perché non ancora valutati tutti i danni ambientali, tra cui: a) contaminazione della falda profonda, b) alterazione della qualità delle acque di falda a valle e a monte dello stabilimento, c) alterazione della qualità delle acque del fiume Bormida, d) danni agli ecosistemi ed alla salute dei cittadini, e) spese sostenute dalla pubblica amministrazione, f) spese sostenute dal Servizio sanitario nazionale.

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