la ragione essenziale per cui non è mai stato realizzato l’osservatorio ambientale della fraschetta (al) (da medicina democratica alessandria)

Detto brutalmente: una petizione contro una discarica hanno il coraggio di firmarla anche i dipendenti Michelin e Solvay. In un batter d’occhio sono state infatti raccolte più di mille firme contro la discarica Guarasca in strada Bolla di Spinetta Marengo, tra il pozzo pubblico Molinetto e i pozzi privati Solvay. La discarica sarebbe nella Fraschetta solo una goccia di inquinamento in più, eppure rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso gigantesco della intolleranza popolare. La quale trova qualche udienza nelle forze politiche. Sensi di colpa? Premesso che Solvay al processo tenta di nascondere i propri reati penali dietro la foglia di fico delle responsabilità politiche, è altrettanto vero che l’aria e l’acqua avvelenate della Fraschetta, le sue morti e malattie, sono colpa dei politici locali: non solo di quelli del passato. Ma anche degli attuali, se ci soffermiamo sui resoconti giornalistici delle riunioni della Commissione ambiente comunale, dove, limitandoci a leggere quanto attribuito alla buona fede, l’ignoranza è sovrana. Si sproloquia di Osservatorio ambientale della Fraschetta senza evidentemente avere mai letto il progetto originale. Consentite questo drastico giudizio a Medicina democratica che lo predica dagli anni ’80, copyright. Si può infatti attribuire il nome di Osservatorio ambientale della Fraschetta… perfino ad un cannocchiale installato a Marengo, ma il progetto che porta quel nome è tutt’altra cosa. E quel progetto, che ci avrebbe salvato dalla catastrofe, non è mai stato realizzato, mentre il nome è stato utilizzato e associato a caricaturali e fallimentari iniziative (Sportello ambiente, Progetto Linfa, Monitoraggio Fraschetta) che poco anzi nulla avevano a che fare con lo stesso. Niente di nuovo sotto il cielo, si dirà, rammentandoci negli anni ’70 l’assessore all’ambiente (Umberto Rossini, ex dipendente Montedison, PCI) al Politeama di Spinetta che interrompeva il relatore (dipendente Montedison, PCI) dell’assemblea pubblica gridando in dialetto: “Se vuoi l’aria pulita vai ad abitare in montagna”. Ad applaudirlo ci fu l’operaio Montedison che, come sfida per salvare il posto di lavoro, spalmava il pigmento di cromo sul panino e se lo mangiava. Si sapeva dunque già allora dell’inquinamento, si sospettava molto ma non si sapeva tutto. Il tutto lo conosceva Ausimont e poi Solvay. Tutti i cittadini avrebbero saputo tutto se i politici avessero permesso di realizzare l’Osservatorio diretto dai cittadini stessi. C’è oggi chi in Commissione ambiente comunale ha capito: Ciro Fiorentino FDS, Renzo Penna SEL, l’assessore all’ambiente Claudio Lombardi, Domenico Di Filippo 5Stelle che ha presentato la mozione per istituire il Vero Osservatorio ambientale della Fraschetta, unico strumento per una Vera Bonifica. Mentre in Commissione, apprendiamo dai giornali, c’è chi, a cominciare dal presidente Daniele Caloris, non ha mai letto la proposta originaria dell’Osservatorio e chi aggiunge che mancano i soldi per realizzarlo: Francesco Di Salvo PD, Giovanni Barosini UDC, Roberto Salvi LEGA. Una classe politica che destina milioni per un ponte faraonico e inutile, non ha ragione di esistere, andrebbe spazzata via. Soprattutto perché, ha ragione il consigliere De Filippo, l’essenziale ragione per cui il vero Osservatorio non è mai stato fatto è che avrebbe tolto il potere ai politici, in buona fede o meno, per consegnarlo nelle mani dei cittadini. La storia si ripete, talvolta uguale.

Lino Balza

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