processo solvay: udienza del 22 gennaio (da medicina democratica alessandria)

E’ riuscita addirittura a ipotizzare che il cromo esavalente sotto Spinetta Marengo sia di origine naturale: non è colpa dello stabilimento che l’ha prodotto per decenni bensì… della sfiga, la sfiga di essere stato insediato proprio sopra quel terreno. La barzelletta è stata raccontata da Patrizia Trefiletti, biologa consulente di Solvay. La sua inattendibilità professionale si è esaltata quando ha cercato di contestare, lei biologa, presunti errori di analisi eseguite dai chimici dell’ARPA. Analisi di cromo e solventi fluorurati, fuorilegge naturalmente. Per la luminare, pronta a dimostrare che Cristo è morto di freddo, l’acqua Solvay andrebbe imbottigliata e venduta nei supermercati, anzi è stata generosa l’azienda a darla da bere gratis ai lavoratori e ai cittadini. Non è escluso che alla prossima udienza la Trefiletti si beva in aula, come ci ha promesso l’avvocato Santamaria, un bottiglione di acqua proveniente dal pozzo8. Per lei infatti non è un reato gravissimo che sia stato utilizzato un pozzo privato per uso alimentare contraddicendo tre divieti tassativi. Il primo già sufficiente in sé: non devono essere utilizzati ad uso potabile pozzi sotto uno stabilimento industriale. In più: lo stabilimento in oggetto è addirittura chimico. In più: è nientemeno in regime di bonifica per inquinamento. L’azienda era ben consapevole di questo pericolo tremendo, tant’è che si era posta fin dagli anni ’80 la necessità di scollegare il pozzo8 e collegarsi all’acquedotto. Eppure Solvay si nasconde dietro un dito, dietro un ingiallito pezzo di carta della metà del secolo scorso. La verità è che c’è chi ha bevuto quell’acqua fino al 2006, come ha contortamente ammesso la stessa Trafiletti. Per non parlare dei pozzi dell’acquedotto comunale. Alla consulente non fa nè caldo né freddo che siano stati riscontrati in falda (pozzo6) 8.200 µ/l di cromo esavalente quando il limite di legge è 50: cioè 1.600 volte il limite! Poi si aggiungano cloroformio, tetracloruro di carbonio e le altre sostanze che fanno parte dell’attuale ciclo di lavorazione. Sorvola quindi sul fatto che il pozzo Bolla dell’ Amag sia stato recentemente chiuso e stessa sorte si profila per il pozzo Ferraio, e che addirittura si prospetta per il pozzo Molinetto. Dunque l’avvelenamento di sta allargando!! In definitiva a Trafiletti non è stato spiegato che il capo di imputazione è avvelenamento doloso delle acque.
I tre consulenti di Medicina democratica, Fulvio Baraldi geologo, Luigi Mara biologo, Bruno Thieme ingegnere, hanno ampiamente dimostrato la fondatezza dei capi di accusa formulati dal Pubblico Ministero con le richieste di condanna degli imputati. Solvay sapeva che Ausimont aveva continuato a sotterrare oltre 21 sostanze tossiche e cancerogene con la scusa che i propri consulenti (Bortolami e Di Molfetta) raccontavano che la falda sotterranea era perfettamente separata dalla falda superficiale, dunque potevano tranquillamente scaricare veleni nella falda superficiale… tanto quella profonda sarebbe rimasta impermeabile. Questa assurdità era stata definitivamente smentita nel 1999 dal modello idrogeologico presentato dall’Arpa. Ma Solvay l’ha ignorato fino al 2009, influendo così nei piani di caratterizzazione negativamente l’attività di monitoraggio, prolungando i tempi di conoscenza della situazione reale e in definitiva favorendo l’ulteriore espandersi dell’inquinamento. La stessa Solvay fino al 2004 ha taciuto la presenza dell’alto piezometrico (innalzamento del livello di falda) così che gli inquinanti si sono espansi nelle falde esterne allo stabilimento, verso ex Zuccherificio, cascina Pederbona e Bormida (fiume che continuerà ad essere inquinato in futuro!) avvelenando via via i pozzi privati e i pozzi AMAG dell’acquedotto di Alessandria: pozzo Bolla recentemente chiuso , pozzo Ferraio, e addirittura pozzo Molinetto a monte dello stabilimento segno che l’avvelenamento si sta allargando!! Solvay sapeva che le discariche contrabbandate come innocue erano in realtà tossico nocive e cancerogene, addirittura neppure blandamente impermeabilizzate. Non solo cromo, sono stati superati i limiti di legge per le acque sotterranee per bromoformio, cloroformio, tricloroetilene, dicloroetano, bromodiclorometano, dicloroetano, dicloroetilene, organo alogenati ecc. Tutte sostanze presenti anche nell’attuale ciclo di lavorazione. Queste sostanze, indicate nei capi di imputazione, sono altamente tossiche e cancerogene per via cutanea, inalazione e ingestione, anche per gli effetti moltiplicatori della biotrasformazione nei terreni dei rispettivi composti precursori. Insomma, i tre consulenti hanno dimostrato in alcune centinaia di pagine che non solo Ausimont ma anche Solvay sapeva le conseguenze delle loro condotte criminali.
Leonardo Arru, consulente del Ministero dell’ambiente, dirigente dell’ISPRA , Istituto superiore protezione e ricerca ambientale, ha chiesto per danni ambientali allo Stato un acconto di 51.101.000 euro, cento miliardi di vecchie lire Ciò per effetto di 59 pagine di relazione in cui ha documentato: 1) Che Solvay conosceva dagli archivi “segreti” che almeno dal ’78 Ausimont aveva riscontrato concentrazioni nelle acque di falda di cromo6 e composti organici clorurati superiori ai limiti di legge. 2) Che Solvay ha nascosto fino al 2009 lo studio idrogeologico (dott. Mauro Molinari) datato addirittura 1989, in cui era dimostrata la connessione tra il livelli superficiali e profondi di falda, nonché l’alto piezometrico sotto Algofreni, dunque le enormi perdite delle tubazioni e delle reti fognarie. 3) Che tale connessione era peraltro stata ribadita da ARPA nel 1999. 4) Che tali fenomeni amplificavano l’inquinamento provocando il ritorno in falda superficiale dei contaminanti che erano prima colati nella falda profonda. Un circolo vizioso. 5) Che. dagli archivi, Solvay sapeva che nelle discariche autorizzate per ricevere rifiuti speciali non pericolosi erano invece stoccati rifiuti tossico nocivi. 6) Che non è mai stata avviata una vera bonifica né prima né dopo il 2001. Dunque è dimostrato il reato di omessa bonifica anche per Solvay. 7) Che le falde profonde dentro e fuori lo stabilimento perciò erano fortemente inquinate, mentre Solvay finiva per ammetterlo nei piani di caratterizzazione solo nel 2004, però limitandosi ad un progetto solo nel 2005 e solo di mera messa in sicurezza della falda superficiale e solo tramite ininfluenti barriere idrauliche: inefficaci fino ai giorni nostri. 8) Che fino al 2009 Solvay aveva contribuito a fornire una falsa rappresentazione delle caratteristiche idrogeologiche dell’area, delle discariche, nonché dei dati di inquinamento delle falde interna e soprattutto esterna allo stabilimento. Dunque presentando agli Enti piani di caratterizzazione errati. 9) Che, per effetto delle omissioni e dei ritardi di bonifica, Ausimont e Solvay hanno immesso nell’ambiente sostanze tossiche e cancerogene superiori ai limiti di legge. 50 µ/l per cromo totale, 5 µ/l per cromo6, 0,15 µ/l per tricloroetano e tetraclorometano, 1,5 µ/l per tricloroetile, 1,1 µ/l per tetracloroetilene, 30 µ/l per trialometani eccetera. 10) Che per le acque trattenute oltre il confine dello stabilimento la bonifica, di fatto, è ormai impossibile. Suscettibile solo di peggioramenti. 11) Che i danni ambientali allo Stato per omessa bonifica e avvelenamento delle acque provvisoriamente vengono quantificatI in 51 milioni di euro. 12) Provvisoriamente, quale acconto, perché non ancora valutati tutti i danni ambientali, tra cui: a) contaminazione della falda profonda, b) alterazione della qualità delle acque di falda a valle e a monte dello stabilimento, c) alterazione della qualità delle acque del fiume Bormida. d) danni agli ecosistemi ed alla salute dei cittadini, e) spese sostenute dalla pubblica amministrazione, f) spese sostenute dal Servizio sanitario nazionale.

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