alessandria: al processo contro alessandro repetto, ex ad di amag, emerge come lui e la sua cricca hanno portato al dissesto il comune

Alessandro Repetto è l’ex sindaco di Castelletto d’Orba (Al), ma alle cronache giudiziarie è conosciuto per essere stato l’ad di Amag (Azienda Multiutility Acqua Gas) e soprattutto l’eminenza grigia della precedente amministrazione comunale del capoluogo, quella che vedeva nella carica di sindaco il forzitaliota Piercarlo Fabbio.
Nel corso della passata legislatura cittadina, la ‘finanza creativa’ dei due soggetti menzionati è arrivata ad un livello tale che la primo cittadino attuale, la sedicente democratica Maria Rita Rossa, è stata costretta a dichiarare il dissesto economico della città.
Terminato il mandato, il Repetto si trova adesso a dover rispondere per alcune delle malefatte compiute ai danni della cittadinanza: è accusato dei reati di truffa ed abuso di ufficio, nel procedimento a suo carico aperto il 19 giugno scorso presso il Tribunale di Alessandria, e condotto dal pm Riccardo Ghio.
La finanza creativa comprendeva, tra l’altro, anche alcuni aggiustamenti sui rimborsi per i suoi spostamenti dal luogo di residenza a quello di ‘lavoro’.
In base a calcoli approssimativi, questo losco personaggio dichiarava di essere costretto a percorrere la distanza di quaranta chilometri al dì per giungere da un posto all’altro; peccato che la distanza tra i due centri è valutabile tra un minimo di trentuno ed un massimo di trentaquattro chilometri: questo significa che giornalmente incassava rimborsi non dovuti per almeno, nella migliore delle ipotesi, dodici chilometri.
Una ‘cresta’ di circa sedicimila Euro in quattro anni, dal 2008 al 2011; tenuto conto che il suo stipendio arrivava alla discreta sommetta di circa 250.000,00 (duecentocinquantamila) Euro annuali, ci si domanda se avesse proprio bisogno di lucrare così sfacciatamente.
Ma il quadro accusatorio contro il Repetto non si esaurisce certo qui; nella documentazione raccolta a suo carico dalla Guardia di Finanza figura persino una trasferta a Roma effettuata, nello stesso giorno, sia in treno che con la sua automobile, una Audi A8: resta da capire come abbia fatto – visto che questo ‘signore’ non risulta essere dotato del dono dell’ubiquità – ad essere contemporaneamente sul treno ed in macchina.
Per ultimo, ma non certo ultimo in ordine di importanza, vi è la vicenda dell’abuso di ufficio: per spiegare bene questa parte della vicenda, vale la pena affidarsi alla cronaca di Giulia Boggian, giornalista del quotidiano online Alessandria News (http://www.alessandrianews.it).
Si cerca di fare luce sulla gestione amministrativa di Lorenzo Repetto all’Amag anche relativamente alla questione “assunzioni facili”: tra il 2008 e il 2009, quindi in 2 anni, sono 34 le assunzioni “dirette”, ovvero senza gara pubblica, contestate dal pubblico ministero Riccardo Ghio. “Nel 2008 – ha spiegato la test, dipendente nell’ufficio personale dell’azienda Amag – sono sicuramente stati regolarizzati alcuni lavoratori precari, circa 8. Ci sono stati poi alcuni casi di pensionamento, con relative sostituzioni. Poi si sono iniziate tutta una serie di attività che prima erano esternalizzate (come ad esempio quella sulla gestione del depuratore)”. Tra queste 34 assunzioni anche un rapporto parentale: un padre e due figli, ma due di loro risultano essere passati in Amag “in quando precedentemente assunti dall’azienda che gestiva il depuratore prima della internalizzazione”. “E come avvenivano queste assunzioni?” ha chiesto il pm.
“Era lo stesso Repetto a chiedere di fissare dei colloqui dopo aver visionato e scelto i curricula che arrivavano. Eravamo poi noi dell’ufficio personale a contattare le persone, ma il colloquio era con l’ex presidente”. Da quando sono partite queste assunzioni “dirette”? “Dal 2003-2004, quando l’azienda è passata da municipalizzata a Società per azioni a noi è stato detto che non vi era più l’obbligo della gara pubblica” ha spiegato la testimone. Anche la Guardia di Finanza negli atti ha confermato una “crescita” delle assunzioni in azienda nel periodo di gestione sotto Repetto, rispetto ad altre.
Da tutto questo quadro accusatorio – che certamente deve essere provato al di là di ogni ragionevole dubbio, ma che chi è cittadino di Alessandria non ha alcuna difficoltà a riconoscere come vero – appare il profilo di un personaggio dedito al malaffare, che per semplice tornaconto personale, suo e della sua cricca, ha sprofondato il capoluogo del Basso Piemonte in una crisi di dimensioni pesantissime; l’auspicio è che si arrivi presto a far pagare, a lui ed al resto dei suoi accoliti della Giunta retta dalla destra radicale e fascista, tutte le sue colpe.

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