processo solvay: udienza del 13 novembre

L’udienza odierna si apre alle ore 9:40 con la rinuncia, da parte della difesa Boncoraglio, dell’audizione dell’ultimo testimone della lista della difesa Ausimont.
Si passa quindi all’ascolto dei primi tre teste della Solvay; il primo è Stefano Bigini, direttore, dal 1° aprile 2008, dello stabilimento di Spinetta Marengo.
Viene ascoltato in regime ex articolo 210 cpp poiché è indagato, nell’ambito di un processo connesso a questo, per il reato di omessa bonifica: decide di non avvalersi della facoltà di non rispondere, e si sottopone all’interrogatorio dell’avvocato Luca Santa Maria.
L’intero svolgimento dell’audizione – così come quello del terzo teste della giornata, l’ingegnere ambientale Luigi Toninelli, consulente di supporto ai vari stabilimenti della Solvay, a Spinetta Marengo nel periodo che interessa il processo, mentre ora lo è presso i siti produttivi in Brasile – è fortemente incentrato sulla presenza della “emergenza cromo” (scattata il 24 maggio 2008) e sulle successive attività poste in essere dall’azienda, per un totale di venti milioni di Euro stanziati e spesi, per limitare al massimo la contaminazione della falda sottostante lo stabilimento; in questo modo si assiste al patetico tentativo di dimostrare che l’avvelenamento delle acque è dovuto alla precedente gestione del sito.
Peccato per lui che (come risulta dalla precedente audizione – del diciassette/ventiquattro aprile scorso – del direttore dell’Arpa di Alessandria, dottor Maffiotti) nelle acque di falda siano presenti molti altri metalli pesanti – vanadio, mercurio, piombo, cadmio, nichel, cobalto, selenio – unitamente a solventi clorurati ed aromatici, il che fa pensare ad un uso ‘truffaldino’ della “emergenza cromo”: questo anche alla luce del fatto che non sia neppure in grado di precisare il significato di tale locuzione, come invece richiestogli dal pm Riccardo Ghio nel corso del suo controinterrogatorio, oltre a glissare sul tema delle discariche di rifiuti tossico-nocivi presenti all’interno del perimetro dello stabilimento.
Ad introdurre questa questione è Marco Colatraci, all’epoca della “emergenza cromo” responsabile delle risorse umane e della qualità di Solvay Solexis (attualmente direttore generale di Solvay Italia).
Costui asserisce che la società non fosse a conoscenza dello stato del sito produttivo alessandrino; appare quanto meno singolare che una multinazionale delle dimensioni della Solvay, prima di procedere all’acquisizione di un qualsiasi stabilimento, non faccia delle indagini per conoscere le condizioni dello stesso: questo in modo da poter pianificare eventuali interventi di qualunque tipo e poter ipotizzare, ancorché con scarsa precisione, i finanziamenti da attivare per eseguire gli stessi.
Alle ore 14:15 la Corte sospende definitivamente la seduta, rinviandola a mercoledì venti novembre: nell’occasione verranno ascoltati altri teste – che verranno indicati alla presidente Sandra Casacci, ed al pm, nei prossimi giorni – della difesa del responsabile civile Solvay.

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