all’ilva di taranto la vita sempre a rischio! operai intossicati. a seguire le ultime novità dal fronte giudiziario (da proletari comunisti)

Oggi (30 ottobre, n.d.r.) Ilva, inalano fumi intossicati 15 operai
TARANTO – Quindici operai dell’Ilva questa mattina sono stati portati in infermeria dopo aver avvertito sintomi di intossicazione per aver inalato fumi che si sono sprigionati dalla Siviera di emergenza della Colata a caldo dell’Acciaieria 1, probabilmente a causa di un incendio….«grave l’atteggiamento di alcuni responsabili di reparto che hanno chiesto ai lavoratori di continuare a lavorare nonostante l’accaduto e senza aver effettuato le opportune verifiche».
Dopo essere stati sottoposti ad accertamenti in infermeria, i 15 operai del reparto CCO1 dell’Acciaieria 1 dell’Ilva sono rientrati al lavoro. Hanno avuto difficoltà di respirazione dopo aver inalato i fumi che si sono sprigionati dalla siviera.
sabato scorso Sei operai intossicati in acciaieria 1 all’Ilva
TARANTO – Sei operai dell’Ilva sono rimasti intossicati sabato sera mentre lavoravano nel reparto CCO1 (Colata Continua) dell’Acciaieria 1 dello stabilimento di Taranto…intossicazione sarebbe dovuta all’inalazione “di monossido di carbonio e chissà quali altre sostanze, sprigionate nel capannone senza che nessun tipo di allarme abbia avvertito le maestranze”.
Gli operai sono stati soccorsi nella infermeria e non hanno riportato gravi conseguenze. “certo che tali sostanze invece di finire in qualche cappa di aspirazione, sicuramente in avaria, sono finite nei polmoni dei lavoratori”.

(da Repubblica)
Ilva, chiuse le indagini: 53 indagati anche Vendola e il sindaco Stefàno
Cinquantatre informazioni di garanzia, e tra i nomi degli indagati spunta anche quello di Nichi Vendola. Quello del governatore pugliese è l’ultimo scalpo eccellente dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Anche Vendola, infatti, è tra i destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini, con valore di informazione di garanzia, firmati dal pool guidato dal procuratore Franco Sebastio. ”
Vendola è rimasto impantanato nell’indagine sul disastro ambientale contestato ai vertici della grande fabbrica dell’acciaio per le presunte pressioni su Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia. Secondo gli investigatori, il presidente pugliese avrebbe puntato i piedi con il direttore dell’Arpa, indicando una linea morbida da seguire con il colosso siderurgico accusato di aver avvelenato Taranto. Un’accusa che si basa sul contenuto di intercettazioni telefoniche, ma che dai diretti interessati è già stata respinta. Fatto sta che Vendola fa parte del piccolo esercito di inquisiti con in prima fila la famiglia Riva, sepolta da accuse gravissime, a cominciare da quella di associazione per delinquere.
Il governatore deve rispondere dell’accusa di concussione in concorso. Nell’inchiesta risultano coinvolti anche il sindaco Ippazio Stefàno (indagato da aprile per abuso e omissioni in atti d’ufficio; per l’accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini), il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all’epoca assessore regionale), l’attuale assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia.
Le comunicazioni giudiziarie, infatti, sono in corso di notifica all’anziano patriarca dell’acciaio Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio. Nel corso della burrasca giudiziaria per tutti scattarono i mandati di cattura. Emilio e Nicola finirono ai domiciliari, mentre Fabio Riva è scampato al carcere lo scorso novembre perché al momento della retata si trovava in Inghilterra, dove vive attualmente. I tre magnati dell’acciaio sono indicati come i responsabili del gravissimo inquinamento ambientale di Taranto, causa di “malattia e morte”. Insieme a loro nel calderono sono finiti uomini di primo piano dello stabilimento e fiancheggiatori annidati anche nelle istituzioni.
Secondo i giudici, un ruolo di primissimo piano nel dramma di Taranto lo ha ricoperto Girolamo Archinà, ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali del gigante dell’acciaio. Archinà sarebbe stato l’eminenza grigia dei signori dell’acciaio, l’uomo che nell’ombra ha intessuto rapporti con politici e funzionari per assicurare all’Ilva la possibilità di continuare a produrre, calpestando l’ambiente e la salute di Taranto. Lui avrebbe mantenuto i rapporto con gli enti locali, il clero e i giornalisti, senza lesinare di corrompere un consulente della procura al quale avrebbe pagato 10.000 euro per addomesticare una perizia sulle cause dell’inquinamento. L’inchiesta esplose il 26 luglio del 2012 con il sequestro di sei reparti inquinanti dell’Ilva e una raffica di arresti. Ma in un anno, l’indagine ha fatto registrare numerose impennate, con arresti e sequestri imponenti. Una offensiva giudiziaria che ha fatto sbandare pericolosamente il gigante Ilva più volte sul punto di crollare portandosi dietro un patrimonio di dodici posti di lavoro. Una emergenza che ha messo alle corde prima il governo Monti e oggi quello guidato da Enrico Letta. L’Esecutivo per ben due volte è intervenuto con decreti per garantire la continuità produttiva della fabbrica che alla fine è stata commissariata e affidata al manager Enrico Bondi.
(da Gazzetta del mezzogiorno)
TARANTO – C’è anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, tra gli indagati dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva. Secondo quanto indicato negli atti dell’accusa nei mesi scorsi Vendola avrebbe tentato di “far fuori” il dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, figura ‘sgradità all’azienda.
Militari della Guardia di Finanza di Taranto hanno iniziato a notificare in Puglia e in altre zone d’Italia l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva. Il provvedimento riguarda dirigenti, funzionari e politici.
Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano. Quest’ultimo è titolare di due fascicoli d’inchiesta relativi ad incidenti mortali verificatisi all’Ilva di Taranto, fascicoli che sono stati inglobati nell’inchiesta-madre oggi chiusa. I reati contestati agli indagati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell’ambiente.
L’avviso di chiusura delle indagini sull’Ilva è stato ricevuto anche dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, formalmente indagato dall’aprile scorso, quando fu firmata la proroga di 6 mesi dell’inchiesta ‘Ambiente svendutò. Stefano è stato rieletto lo scorso anno a capo di una coalizione di centrosinistra: i magistrati ipotizzano nei suoi confronti il reato di abuso e omissioni in atti d’ufficio. Per l’accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini.
Stanno ricevendo in queste ore l’avviso di chiusura delle indagini preliminari anche l’ex assessore regionale alle Politiche giovanili e attuale deputato di Sel Nicola Fratoianni, l’attuale assessore regionale all’Ambiente ed ex magistrato Lorenzo Nicastro (Idv), il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia, il capo di gabinetto del presidente Vendola, Davide Pellegrino, il dg e il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato e Massimo Blonda, l’ex capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna, e il dirigente del settore ambiente della Regione Puglia Antonello Antonicelli.
Tutti i 53 indagati
Ecco la lista di tutti gli indagati dalla magistratura tarantina nell’inchiesta «Ambiente svenduto»: Emilio Riva (1926), Nicola Riva (1958), Fabio Arturo Riva (1954); Luigi Capogrosso (1955), Marco Andelmi (1971), Angelo Cavallo (1968), Ivan Dimaggio (1969), Salvatore De Felice (1964), Salvatore D’Alò (1959), Girolamo Archinà (1946), Francesco Pervi (1954), Bruno Ferrante (1947), Adolfo Buffo (1956), Antonio Colucci (1959), Cosimo Giovinazzi (1974), Giuseppe Dinoi (1984), Giovanni Raffaelli (1963), Sergio Palmisano (1973), Vincenzo Dimastromatteo (1970), Lanfranco Legnani (1939), Alfredo Cerinani (1944), Giovanni Rebaioli (1948), Agostino Pastorino (1953), Enrico Bessone (1968), Giuseppe Casartelli (1943), Cesare Cotti (1953), Giovanni Florido (1952), Michele Conserva (1960), Vincenzo Specchia (1953), Lorenzo Liberti (1942), Roberto Primerano (1974), Marco Gerardo (1975), Angelo Veste (1938), Giovanni Bardaro (1962), Donato Perrini (1958), Cataldo De Michele (1959), Nicola Vendola (1958), Ippazio Stefàno (1945), Donato Pentassuglia (1967), Antonello Antonicelli (1974), Francesco Manna (1974), Nicola Fratoianni (1972), Davide Filippo Pellegrino (1961), Massimo Blonda (1957), Giorgio Assennato (1948), Lorenzo Nicastro (1955), Luigi Pelaggi (1954), Dario Ticali (1975), Caterina Vittoria Romeo (1951), Pierfrancesco Palmisano (1953), Ilva spa (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi), Riva Fire spa (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva), Riva Forni Elettrici spa (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva)

Quello che scriveva la Slai Cobas per il Sindacato di Classe 3 giorni fa
L’inchiesta dovrebbe essere chiusa e secondo notizie stampa la prossima settimana partiranno gli avvisi di conclusione delle indagini, dovrebbero essere una cinquantina, ci saranno quelli che sappiamo già da Riva in giù – ma il pezzo da 90 Fabio Riva, se ne stà tranquillamente a Londra – compreso qualche esponente politico, Florido il più importante. Ma ci saranno Fitto, Vendola e Stefano? – per quest’ultimo quelle telefonate per Archinà non sono sufficienti? – ci sembrerebbe strano che non ci siano… Ci saranno esponenti della politica romana, ad esempio il ministro Prestigiacomo? Ci saranno funzionari del ministero?
Ci sarà Assenato che non ci ha mai convinto?
Quello che però temiamo è che non ci sia nessun sindacalista – da Palombella in giù – e senza i sindacalisti l’inchiesta è monca e non cambia niente in fabbrica, costoro continuano a servire il padrone e il governo comunque si chiami e fanno il bello e il cattivo tempo, riducendo i lavoratori a spettatori e sudditi, sulla loro pelle.
Dopo la conclusione indagini, cominciano i tempi tecnici fino all’udienza preliminare del processo vero e proprio, arriverà subito o quanto altro tempo dobbiamo aspettare?
I lavoratori e cittadini devono costituirsi parte civile, ma non con avvocati e avvocaticchi, associazioni fantasma, che non mancano e che vogliono solo speculare, farsi pubblicità, siamo al processo sara scazzi bis, truffare i lavoratori e i cittadini.
Lo slai cobas per il sindacato di classe farà la massima vigilanza su questo, sputtanando con nome e cognomi
innanzitutto se si azzardano a presentarsi i sindacati confederali e sindacalisti – fiom compresi.
Vogliamo un processo Eternit bis – con almeno 21 anni di pena per Riva e soci, se son di più è meglio – e reali risarcimenti per tutti coloro che hanno effettivamente pagato un costo alto alla mancanza di sicurezza e inquinamento – come è stato appunto all’Eternit a Torino. Per questo ci avvarremo dell’ avvocato anti Eternit di Torino, in questa battaglia che non è solo legale.

Slai cobas per il sindacato di classe
tarantocontro
27 ottobre 2013

Una inchiesta datata che esclude tutta la fase prima di riva e anche una parte rilevante del periodo Riva, i cui referenti erano il governo Berlusconi e i suoi vari ministri, il presidente Fitto e i suoi assessori, parlamentari tarantini come Franzoso, il sindaco di Bello ecc.
Questo ne fa una inchiesta accurata ma comunque targata ‘centro destra’.

Informazioni su pennatagliente

Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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