a volte è meglio tacere

Tirreno Bianchi è il console della compagnia portuale Pietro Chiesa, l’azienda che si occupa della movimentazione del carbone in arrivo via mare a Genova.
Costui, oltre ad essere il capo dei ‘carbunin’ (così vengono chiamati i lavoratori della su citata impresa) è anche, verrebbe da dire soprattutto, il vicepresidente di Ferrmed – il consorzio di imprese, che si occupa di ‘Promozione del grande asse ferroviario delle merci Scandinavia-Reno-Rodano-Mediterraneo Occidentale’, con sede a Bruxelles – ed in questa veste rilascia una dichiarazione, al Secolo XIX, che lo stesso quotidiano genovese pubblica a pagina dodici dell’edizione di martedì venticinque giugno.
Conosco questo ‘signore’ sin da quando ambedue eravamo iscritti al Partito della Rifondazione Comunista; le nostre strade si divisero nel 1998: chi scrive lasciò definitivamente la falsa sinistra istituzionalista, mentre costui passò prima al Partito dei Comunisti Italiani, per poi approdare a Sinistra Ecologia e Libertà.
A causa di questa comune militanza ho avuto modo di apprezzarne le doti politiche, e proprio in ragione di questo mi domando perché il Bianchi continui a dare fiato ad argomenti non veri riguardanti il Terzo Valico ferroviario dei Giovi.
Dopo aver svelato che le Ferrovie dello Stato hanno cominciato ad avere dubbi sull’utilità dell’opera dopo che era stata negata loro la possibilità di diventare terminalisti, conclude con un’affermazione che suona falsa come la cosiddetta sindone: “Hanno definanziato il Terzo Valico per favorire opere ‘immediatamente cantierabili’. Ma l’alta velocità Genova-Milano è già cantierata”.
In due righe, il Bianchi sostiene due cose perlomeno inesatte: prima di tutto non si parla più da anni del collegamento tra i capoluoghi ligure e lombardo, limitando il tragitto al segmento che parte dal primo ed arriva nella campagna alessandrina, a Rivalta Scrivia; in secondo luogo non si tratta affatto di traffico passeggeri (alta velocità) ma di spostamento merci (alta capacità).
Peccato signor Bianchi: ha perso un’occasione per stare zitto; così ha solo dimostrato quanto meno di non conoscere la materia di cui parla… sempre che le si voglia riconoscere la buona fede.

(pubblicato sul Secolo XIX del 27 giugno)

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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