facciamo due conti in tasca ai politicanti

Nell’aprile del 1993 il 90,3 per cento degli italiani votò contro il finanziamento pubblico ai partiti politici; una scelta così pressocché unanime che il Parlamento pensò bene di prendere per il c… i cittadini trasformando tale indecenza in una porcheria ancora peggiore: i rimborsi elettorali.
Originariamente essi ammontavano a Lire 1.400 (l’equivalente di Euro 0,72 dell’epoca) all’anno per cinque anni per ogni voto valido ricevuto; successivamente, visto che il fenomeno dell’astensionismo cresceva sempre più, fu cambiato il sistema: i rimborsi non avvenivano più sulla base del numero dei voti effettivi espressi, bensì in percentuale sul numero degli iscritti alle liste elettorali della Camera dei Deputati.
Così, tutti gli anni, le forze politiche – che nel frattempo hanno provveduto ad un ‘piccolo’ adeguamento del rimborso, sestuplicandolo e portandolo ad Euro 4,00 pro capite – intascano la bella cifra di Euro 200.000.000,00 (duecentomilioni); non solo, ma se la legislatura finisce anticipatamente a loro non interessa, anzi ci guadagnano: infatti continuano comunque a prendere i soldi del quinquennio interrotto, a cui vanno sommati quelli del nuovo periodo.
Il Governo di Famiglia ha annunciato, giovedì trenta maggio, che ha intenzione di eliminare questa autentica vergogna, limitando il finanziamento dei partiti alle sole donazioni private: immediatamente tutti i tesorieri sono insorti contro il ‘partiticidio’, in nome di una presunta salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti dei loro apparati.
Qui entra in scena l’altro schifo tutto italiano: soltanto tra deputati e senatori in carica, che percepiscono un appannaggio base che ammonta ad Euro 12.000,00 (dodicimila) mensili, in Italia ce ne sono circa mille; se ognuno di lorsignori versasse Euro 1.000,00 (mille) al mese per pagare gli stipendi delle segreterie amministrative, i dipendenti dei partiti non avrebbero problemi a percepire lo stipendio: e lorsignori non andrebbero certamente in rovina, visto anche che la parte ‘base’ del loro appannaggio costituisce soltanto circa un terzo del totale dello stesso.

(pubblicato sul Secolo XIX del 2 giugno)

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