regione liguria: il vendoliano rossi propone ross@, per semplificare la discussione. a seguire il resoconto dell’assemblea di bologna, redatto da un compagno di proletari comunisti

Il Secolo XIX di mercoledì ventinove maggio riporta – a pagina diciotto, a firma Alessandra Costante – un ‘intervista all’assessore regionale ligure allo Sport, il vendoliano Matteo Rossi.
“Secondo me la grande coalizione – ragiona l’esponente di Sinistra Ecologia e Libertà – che oggi governa la Liguria (formata da Partito-sedicente-Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Centro Democratico, Unione di Centro, lista civica Noi con Claudio Burlando, n.d.r.) rispecchia un momento politico superato: otto sigle sono troppe. Nel momento in cui un programma è condiviso, non ci possono essere otto componenti a sostenerlo. Ci vuole una semplificazione del sistema, per discutere meglio”.
Il succo delle dichiarazioni del politicante arenzanese si può tradurre nella maniera che segue; con la nascita – avvenuta l’undici maggio scorso, a Bologna – del soggetto politico denominato Ross@, le forze che sostengono il presidente della Giunta regionale potrebbero ridursi a due: un’aggregazione della falsa sinistra, sul modello della defunta lista Rivoluzione Civile, e tutti gli altri dovrebbero confluire nel Partito (sedicente) Democratico.
Tale riformulazione della coalizione della destra moderata allargata alla falsa sinistra, ad avviso di chi scrive, non potrebbe in alcun modo portare ad un miglioramento nella discussione, ma soltanto ad un restringimento degli spazi di democrazia per le componenti più deboli del sodalizio, finendo col renderle completamente afone.

L’appello “Per un movimento politico anticapitalista e libertario” ha raccolto l’adesione di molti compagni. Il cinema di Bologna era pieno.
I promotori hanno rimarcato che l’iniziativa nazionale cadeva nello stesso giorno dell’assemblea PD e della manifestazione di SEL a Roma, due partiti del “compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società” e l’iniziativa bolognese è volta a dimostrare la sua identità alternativa (“distinti e distanti”). Di fronte al fallimento della sinistra elettoralista e l’attacco della Troika sempre più pesante portato avanti dai governi nazionali sempre più autoritari, l’intento di unire le lotte e dargli una rappresentanza politica, di uscire dalla frammentazione delle forze politiche, sindacali e sociali che hanno lottato contro i vari governi dei padroni succedutesi in questi anni è decisamente nobile, alto, ma…. dai promotori è stata affrontata senza “coraggio”, perchè la “politica” del neonato movimento dell’assemblea dell’11 maggio si è tradotta in una piattaforma vertenziale, riformista ma nello stesso tempo illusoria nel contesto attuale, che parte dalla rivendicazione dell’uscita dall’UE alla riduzione d’orario a parità di salario, reddito di cittadinanza, sicurezza sul lavoro, scuola e sanità, beni comuni in mano pubblica, intervento pubblico sull’economia, uniti alla lotta al patriarcato, al diritto di cittadinanza agli immigrati, la patrimoniale, assieme alla lotta contro la guerra e al ritorno al proporzionale, alla lotta contro la repressione.
Un programma che per la sua attuazione richiede oggi un rovesciamento rivoluzionario dei governi della borghesia imperialista, lo scontro reale con lo Stato borghese, che richiede se si affrontano con serieta la costruzione degli strumenti per la rivoluzione, il Partito, il fronte unito, la forza combattente.
L´assemblea di Bologna non ha toccato questi problemi. Senza di questo La Rivoluzione tanto evocata dall’assemblea resta purtroppo solo una frase, che nei fatti lascia i movimenti allo stadio in cui si trovano già.
La composizione della presidenza dei promotori e´ stata espressione di una raccolta di forze politiche, sociali, sindacali che, non intendendo affatto mettere in discussione la linea finora seguita dalle proprie organizzazioni finendosi per unirsi facilmente intorno ad una piattaforma sociale dettata dal solito inconsistente parolaio massimalista Cremaschi. Per non parlare delle lotte delle donne, rappresentate in questa assemblea
da Imma Barbarossa della Libera Università delle Donne e dal forum donne della cgil, cioè dalle “egregie signore” del femminismo piccolo borghese istituzionale avverse alle istanze delle espressioni piu` radicali del movimento femminista e delle donne proletarie.
Cremaschi dice che le mobilitazioni non bastano, che è necessaria l’autonomia dei movimenti, che bisogna combattere il grillismo, ma tutto si riduce a una generica piattaforma rivendicativa.
L’assemblea di Bologna cerca ora di darsi forme organizzative di assai improbabile consistenza e utilita` Senza affrontare i nodi del Partito e del sindacato di classe tutto diventa il solito opportunismo da “il movimento è tutto, il fine è nulla”!
un compagno di proletari comunisti presente all’assemblea

(pubblicato sul Secolo XIX del 31 maggio)

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Contro ogni revisionismo. Per il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo. Per un giornalismo proletario. Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tsetung!
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