processo solvay: udienza del 17 aprile

L’udienza odierna si apre, sono le ore 10:00, con l’avvocato dell’imputato Giorgio Canti che porge alla Corte le proprie osservazioni sulle prove documentali presentate nel corso delle fasi preliminari, per poi chiedere – in base al criterio di pertinenza – l’esclusione di una parte di queste, da questa fase del dibattimento.
Al termine dell’esposizione, l’avvocato ferrarese Dario Bolognesi – uno dei servi del collegio difensivo – chiede di esaminare quanto appena prodotto: la presidente Sandra Casacci gli concede dieci minuti di tempo, che poi inopinatamente diventano la bellezza di sessanta; al suo rientro, la stessa spiega di aver tardato per un problema riguardante le trascrizioni del processo in corso.
Subito appresso concede la parola all’avvocato romagnolo che ritiene quelle prove, di cui colui che è intervenuto in precedenza chiede la non ammissione, di vitale importanza per gli imputati da lui rappresentati, e pertanto domanda di respingere le richieste.
Dopo aver ascoltato le ragioni del Bolognesi, ed a seguito di un altro quarto d’ora di pausa, la Corte legge la decisione sulle ultime questioni presentate: non ammette i documenti di cui al discorso di inizio seduta, non ritenendoli rilevanti per il processo, definisce le prove testimoniali che vengono ammesse, circoscrive a due i consulenti tecnici di ogni parte, ed infine esclude molte delle parti civili costituite, suscitando chiari segni di approvazione da parte dei servi degli avvelenatori.
A seguire inizia l’esame dei testimoni della lista del pm; il primo è il dottor Alberto Maffiotti, geologo, direttore del dipartimento dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente di Alessandria dal 2006 ad oggi: questi effettua una minuziosa ricostruzione degli eventi che hanno portato a questo procedimento.
Tutto nasce nel 2007 da una richiesta (inoltrata da Coopsette ed Esselunga) di costruire un ipermercato nell’area dell’ex zuccherificio che si trova alle porte di Spinetta Marengo; l’autorizzazione – da parte della conferenza comunale dei servizi – è subordinata ad una riqualificazione dell’area, da effettuarsi previa Valutazione di Impatto Ambientale susseguente all’effettuazione di campionamenti della sottostante falda acquifera, che è una delle più importanti dell’intero Piemonte.
Le analisi in questione portano alla conoscenza di elevate concentrazioni di una serie di veleni: cromo esavalente, nichel, cobalto, mercurio, selenio, vanadio, piombo, cadmio, solventi aromatici, solventi clorurati.
In seguito alle denunce presentate dalle suddette aziende – effettuate in tempi diversi, ma sostanzialmente identiche – l’Arpa effettua una serie di sedici controanalisi in pozzi sia a nord sia a sud del polo chimico, ad esito delle quali giunge alla conclusione che, non essendo queste sostanze tipiche della lavorazione dello zucchero, e avendo riscontrato concentrazioni anomale soprattutto verso nord, i responsabili non possono che essere le aziende del polo chimico, anche perché non è stata trovata alcuna corrispondenza con nessuna delle soluzioni alternative prospettate.
Tutto questo è provato anche dal fatto che, come risulta dalle indagini successive effettuate su documenti precedenti, nelle discariche di rifiuti speciali presenti all’interno delle aziende chimiche, sono state rilevate – almeno a partire dal 1992 – a più riprese concentrazioni di rifiuti tossico-nocivi come quelli sopra menzionati: ma le aziende in questione si sono ben guardate dal segnalarli come ivi contenuti.
Alle ore 14:30, la Corte – data l’ora tarda – sospende la seduta, aggiornandola a mercoledì ventiquattro aprile: nell’occasione sarà terminato l’esame del testimone, e sarà dato spazio al controesame delle parti civili e delle difese degli imputati che potranno avvalersi del supporto dei propri consulenti tecnici.

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