il segretario del partito socialista italiano, riccardo nencini, strapazza la storia del movimento operaio italiano per meri fini elettorali

Leggo sul sito del Partito Socialista Italiano, all’interno di un articolo postato sabato ventinove dicembre, che il segretario nazionale, ‘signor’ Riccardo Nencini, si lamenta, poverino, perché il dottor Ingroia – all’interno del simbolo che contraddistinguerà la sua aggregazione politica – utilizza una versione stilizzata del famoso quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo ‘Il Quarto Stato’.
Il Nencini afferma che l’immagine utilizzata “è un’icona del movimento socialista, con cui né lui, né i suoi seguaci, hanno niente a che spartire”.
Il politicante fiorentino dovrebbe sapere che, quando fu realizzata tale opera d’arte – correva l’anno 1901, ma nel 1898 fu fatto un bozzetto preparatorio dal titolo ‘Il Cammino dei Lavoratori’ – in Italia l’unico partito di sinistra esistente era il Partito Socialista Italiano, nato a Genova nel 1892.
Coloro la cui legittimità ad esporlo viene contestata dal servo dei sedicenti democratici sono gli eredi – legittimi o meno non sta certo a lui deciderlo – del glorioso Partito Comunista d’Italia-sezione italiana della Terza Internazionale, nato a Livorno il 21 gennaio 1921 da una scissione di quel Partito Socialista Italiano che fu di Filippo Turati.
Semmai è proprio lui a rubare intollerabilmente la “storia e (la) memoria”, visto che di socialista non ha nemmeno l’ombra dell’unghia del quinto dito del piede sinistro.
A seguire il farneticante comunicato del Nencini.

ELEZIONI. NENCINI: DA INGROIA FURTO DI STORIA E DI MEMORIA
sabato 29 dicembre 2012
“Quando Pellizza da Volpedo dipinse il celebre “Quarto Stato”, lo fece pensando alle prime battaglie di civiltà e libertà vinte dai socialisti a fine ‘800″. Lo dice Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che osserva: “Strano che il dott. Ingroia abbia voluto iniziare la sua carriera politica inserendo nel simbolo della sua lista personale una immagine che ancora oggi è un’icona del movimento socialista, con cui né lui, né i suoi seguaci – continua Nencini – hanno niente a che spartire. Non penso ad una distrazione. Ma ad un intollerabile furto di storia e di memoria. Errore colpevole – conclude”.

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