l’analisi politica a quando?

La domanda sembra essere lecita: l’analisi politica delle elezioni regionali in Sicilia, da parte dei partiti della falsa sinistra partecipanti alla pagliacciata elettorale, quando arrivano? Fino a questo momento gli unici a dare un giudizio su quanto accaduto sono Proletari Comunisti e Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista. Di seguito la dichiarazione dei compagni responsabili dei due gruppi.

Cominciamo da Proletari Comunisti.
Abbiamo già detto durante la nostra “campagna” che le elezioni sono una farsa e un gioco truccato nelle mani dei padroni, della borghesia al potere, e che l’insistente appello a tutto il proletariato ad andare al voto è l’ennesimo tentativo di farsi dare una mano dalle masse popolari per continuare ad affermare una legittimità a governare che non hanno.
E quanto sia “democratico” il voto in Sicilia oggi lo dimostra anche la difficoltà del giornalista del sole 24 ore di oggi a interpretare quello che succede, proprio a cominciare dalle cifre dell’astensione: “Gli astenuti sono stimati nell’ordine del 40 per cento. Se queste cifre fossero azzeccate, i partiti tradizionali (cioè tutti tranne i “grillini”) dovrebbero pescare i consensi tra il rimanente 45-50% di votanti. «Sta per arrivare un terremoto» è il presentimento di un ex deputato regionale siracusano che confida nella rielezione.”
Poi si perde tra tradimenti in corso, alleanze possibili e impossibilità a costruire nuovi “governi”: “Il Pd, con 26 consiglieri uscenti dall’Assemblea, potrebbe essere il più favorito, sulla carta. Ma è un fare i conti senza l’oste, e non solo perché una parte dell’elettorato potrebbe voler punire il partito per il suo sostegno accordato al governo Lombardo. Le motivazioni sono le più varie. Per esempio, c’è chi sostiene che l’ala gelese del Pd, guidata da Lillo Speziale, presidente della Commissione antimafia regionale, sarebbe restia a votare Crocetta e starebbe convogliando preferenze su Miccichè. I tradimenti sono trasversali alle coalizioni. Più fonti riferiscono che la base dell’Udc avrebbe mal digerito l’accordo col Pd e che per questo, sia a Catania che a Palermo, vari elettori del partito di centro sarebbero pronti a votare per Musumeci e Miccichè. Secondo altri, il presidente della Regione uscente, Raffaele Lombardo, a capo del Mpa, starebbe lavorando sotto traccia per coalizzarsi con Crocetta dopo il voto e avrebbe canalizzato un pacchetto di voti verso il candidato del Pd. Il parlamentare finiano Fabio Granata ha consigliato agli elettori siracusani di votare Crocetta, nella cui lista figura tra gli altri un esponente del Fli, il sindaco di Canicattini Bagni.
“Il Fli è coalizzato con Grande Sud e con il Partito dei siciliani-Mpa a sostegno della candidatura di Miccichè, ma rischia seriamente di non superare lo sbarramento elettorale del 5 per cento. Se sono vere le previsioni secondo cui Crocetta, Musumeci e Miccichè starebbero contendendosi la vittoria al fotofinish, ciascuno con il 25-26% dei voti validi, ai partiti e alle coalizioni minori resterebbe ben poco. Anche Idv e Sel potrebbero non entrare a Palazzo dei Normanni. Non parliamo neanche dei partitini.
“C’è poi la questione delle alleanze, che si porrà subito, già a partire da domani. Tutti concordano che nessun candidato avrà i numeri per governare e che la maggioranza di governo andrà formata dopo il voto. Musumeci, nel caso fosse lui il vincitore, potrebbe tirarsi dalla sua Miccichè, che però è inviso al Pdl. Crocetta potrebbe puntare sul Mpa e sulla vicinanza di Beppe Lumia, suo amico, a Raffaele Lombardo. I “grillini”, per ora, sono un’incognita.”
A come risolvere questa “incognita” hanno già pensato sia il fascista Musumeci che il “democratico” Crocetta che hanno attenuato di molto i loro attacchi dicendo che Grillo è portatore di istanze politiche serie non di antipolitica, pensando a possibili alleanze, insomma un interlocutore con cui si può avere a che fare!
Davanti a questa “confusione” al giornalista non resta che “…l’ipotesi della grande coalizione. [in questo senso la Sicilia è stata ancora una volta “laboratorio politico nazionale”, dato che qui è nato il “governo tecnico” di Lombardo sostenuto dal Pd] Davide Faraone, il renziano del Pd siciliano, molto quotato nell’elettorato giovane, ci ha già fatto il pensierino. E anche il centro-destra ci sta ragionando. Dichiara al Sole 24 Ore Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl, presidente della Provincia di Catania e dell’Unione delle province italiane: «Non è più il tempo di dividersi in Sicilia. Bisogna trovare convergenze e unità».
Convergenza e unità le devono trovare i proletari, le masse popolari, le avanguardie di classe, come abbiamo ribadito durante la manifestazione di giovedì scorso, fuori dagli sporchi e delinquenziali giochi di potere, per organizzarsi e farla finita con tutta questa vomitevole spazzatura!

Ed ecco, invece, lo scritto del segretario di Csp-Pc, Marco Rizzo.
Dalla Sicilia una lezione. L’unica strada è la ricostruzione del PARTITO COMUNISTA (dichiarazione di Marco Rizzo).
Da tempo siamo convinti assertori che la politica istituzionale conti molto poco, totalmente subordinata com’è al potere delle banche e dei monopoli capitalistici. Lo crediamo ancora di più dopo i risultati elettorali della Sicilia dove ormai una persona su due non va a votare e, tra quelli che lo fanno, prevalgono logiche di puro trasformismo. Vince Crocetta ed il PD gattopardesco, si alimenta la speranza con il movimento 5 Stelle, ma i rapporti di forza tra le classi ed il potere residuo collegato alla politica restano immutati. Dentro questo dato vorremmo parlare della cosiddetta sinistra radicale. Dai tempi della scelta del governo Prodi e dell’Arcobaleno il suo potenziale è ulteriormente diminuito. La lista di SEL (che sarà rafforzata nella scelta nazionale di subalternità al PD dopo questi risultati) assieme a FDS e Verdi prende il 3.1%, l’IDV il 3,5%. Il loro candidato comune prende il 6%. Nessun eletto. E pensare che questo era il fronte referendario sull’articolo 18 che voleva costruire una Syriza italiana… Il disastro è evidente, così come evidente sarà la volontà di perseguire negli errori del passato con Ferrero che punterà ad una lista arancione (sic!) e Diliberto umilierà il Pdci porgendo il “cappello in mano” al PD (a partire dal rifiuto della manifestazione del 27 scorso) rendendo la FDS un luogo di puro incontro (per ben che vada). A noi interessano poco i destini individuali (a partire dal sottoscritto), quello che è disastroso è un patrimonio di militanza comunista che viene portato al massacro in primo luogo dal PRC e dal Pdci (non condividiamo nulla col trotzkismo italiano, ma non possiamo non provare una “rigida tenerezza” per il modo con cui Ferrando continua a far “massacrare” elettoralmente il Pcl , dallo 0,02 di Milano allo 0,1 della Sicilia). Ora l’ulteriore cimento sarà per le elezioni del Lazio, della Lombardia, del Molise dove si cercherà dispiegare la differenza tra la politica nazionale e quella locale (come se la politica sanitaria-quella più importante- non si decidesse a livello regionale e non nazionale) e quindi si cercheranno improbabili alleanze contro natura col PD, in dirittura d’arrivo col premio più inutile ed ambito, quello delle elezioni per il Parlamento Nazionale. “Dentro e fuori la Duma” diceva Lenin, più modestamente “non si può perdere in alcun caso l’indipendenza dei comunisti per uno scranno alla Camera o al Senato” diciamo noi. Serve ricostruire un tessuto fatto di progetto, di ideologia, di forma organizzata indipendente per costruire l’unica cosa di cui il proletariato italiano (sempre più vasto) ha bisogno: il Partito Comunista.
Comunisti Sinistra Popolare è ben poca cosa di fronte a questo obbiettivo strategico, vorremmo solo metter a disposizione la nostra piccola esperienza con tutti i comunisti per costruire, con un processo costituente, un qualcosa di molto più importante: il PARTITO COMUNISTA.

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