sospetti sportivi

Inizia oggi il campionato nazionale di calcio di serie A; per una volta mi adeguo anch’io, e parlo di sport: ma in tutt’altro contesto, visto anche che il campionato di Seconda divisione girone A – dove milita la squadra per cui simpatizzo, l’Alessandria – prenderà il via soltanto domenica due settembre.
Si sono da poco conclusi i giochi olimpici di Londra; nel corso della manifestazione si sono viste alcune pérformances decisamente invidiabili: la vittoria di una nuotatrice cinese, con un’ultima vasca che ha fatto registrare un tempo che molti uomini si sognano, è soltanto uno degli esempi, ma voglio partire da qui.
Nell’immediato dopogara è esplosa la rabbia degli yanqui, che hanno subito cominciato ad abbaiare e starnazzare a proposito dell’eventualità che si potesse trattare di un presunto – ma per loro era assolutamente certo – caso di ‘doping genetico’.
Pochi giorni dopo, la staffetta 4×100 femminile dei capofila dell’imperialismo mondiale ha demolito un record che, dal lontano 1985, apparteneva alla Repubblica Democratica Tedesca (ottenuto dalle compagne Silke Moeller, Marita Koch, Ingrid Auerswald, e Marlies Gohr) accusata per anni dagli yanqui – e dai tromboni della stampa occidentale a loro sottomessi – di doping, peraltro mai provato; naturalmente nessuno, in questo caso, ha trovato nulla da ridire: se lo hanno fatto loro è tutto regolare.
Eppure qualche stranezza la si può riscontrare: subito dopo la chiusura della manifestazione, è ricominciata la persecuzione – da parte della sua stessa federazione, quella yanqui – nei confronti del ciclista Lance Armstrong, che avrebbe assunto sostanze illecite, mai riscontrate, grazie alle quali avrebbe vinto moltissime gare.
Il sospetto è che tutto questo accanimento nei confronti di un uomo che ha sconfitto un tumore – e proprio per questo deve assumere farmaci – serva per poter agevolmente occultare il vero caso di doping: quello della staffetta femminile 4×100.
Infine ricordo, per inciso, che anche il record sui 200 metri piani, conseguito da Pietro Mennea nel 1979, è durato più di vent’anni: con lo stesso metro usato per la staffetta della Ddr si dovrebbe presumere che l’atleta leccese facesse uso di sostanze dopanti.

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