oggi le comiche

Se non fosse che è una cosa terribilmente seria – dato che condizionerà pesantemente la vita dei genovesi nei prossimi cinque anni – si potrebbe dire che il varo della Giunta da parte del marchese Marco Doria assomiglia sempre più, anche grazie alle dichiarazioni di un gruppo di forzitalioti che dalla parte opposta della barricata non perdono occasione per sostenere cose improponibili, ad un vecchio programma televisivo intitolato “Oggi le comiche”.
Nel pomeriggio di lunedì ventotto maggio, una parte dei servi del Cavaliere Nero – capitanati dal fascista Gianni Plinio – si dà appuntamento al Teatro della Gioventù di via Cesarea; per l’occasione, il consigliere regionale in questione starnazza che “Marco Doria è il sindaco di Don Gallo, dei centri sociali, dei comunisti”, mentre il suo accolito (nonché collega all’assemblea di via Fieschi) Matteo Rosso – nipote del famigerato Roberto, loro omologo in Piemonte – abbaia, e sembra persino crederci, “basta con i nominati, basta con i mascalzoni in Parlamento”: chissà cosa ne pensa il suo padrone, che con questo genere di personaggi ha costruito le sue fortune politiche.
Al nipotino del Puzzone risponde, indirettamente, il segretario provinciale rifondarolo, Sergio Triglia: costui lamenta di aver consegnato al marchese una lista di cinque possibili assessori – Carlo Senesi e Cristina Aste del Pdci, Fabio Cancelliere e Roberta Mangiardi di Rifondazione, oltre al portavoce provinciale della Federazione della Sinistra, l’avvocato Giancarlo Bonifai – ma di non aver ancora ricevuto alcuna risposta.
Non si inquieti, il lavoratore portuale prestato alla politica, perché è molto probabile che ciò che sta attendendo con ansia non arriverà mai; il nobiluomo ha scelto – lo si capisce chiaramente dal suo caloroso apprezzamento per la scelta del nuovo sindaco di Milano di offrire un posto in Giunta a Bruno Tabacci, dell’Alleanza per l’Italia – di seguire fino in fondo lo schema proposto dall’avvocato difensore della Marlane di Praia a Mare (azienda sotto processo per la morte, a causa dell’amianto, di centinaia di lavoratori) Giuliano Pisapia: prendere i voti della falsa sinistra per poi, una volta eletto, escluderla dal Governo cittadino per imbarcare al suo posto i politicanti della destra pretofila.

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