maratoneti

Tra i tanti, troppi emuli del Mortadella – il maratoneta – che corrono per le primarie genovesi, c’è il signor Andrea Sassano, portavoce genovese del Partito del lavoro, membro della Federazione della sinistra.
A giudicare dalle sue ultime dichiarazioni, però, questo ‘signore’ pensa di non fare parte del suddetto cartello, bensì del gruppo della destra moderata guidata dal Partito deficienti.
Infatti si permette di lanciare un appello “alla sinistra genovese, anche quella più radicale, affinché sia presente con impegno e protagonismo (alle primarie, n.d.r.), facendo valere le proprie ragioni e le proprie peculiarità, altrimenti destinate ad essere emarginate ed inascoltate; io comunque penso che la prima grande opera da fare sia la messa in sicurezza del territorio”.
Non si può che concordare con le parole del Sassano; soltanto ci si chiede perché mai, per sostenere certe cose che il partito di piazza della Vittoria 7/7 vede come il fumo negli occhi – essendo da sempre favorevole alla cementificazione selvaggia del territorio – si debba candidare a guidare una coalizione di centro(falsa)sinistra che sia a guida della destra moderata: se fosse coerente con quanto enunciato, il sedicente socialista dovrebbe prendere atto della distanza siderale tra le sue posizioni e quelle del Partito deficienti, rinunciando ad un’ammucchiata elettorale, per proporre alla Fds di correre da sola alle prossime elezioni amministrative.
Detto questo, occorre aggiungere che almeno il Sassano parla di questioni politiche, mentre la dirigenza locale dei sedicenti democratici si dà ai bagordi: il segretario provinciale Victor Rasetto, quello regionale Lorenzo Basso, l’assessore comunale Simone Farello, ed il parlamentare Mario Tullo, sono in giro per l’Italia a rimpinzarsi di specialità locali; forse per consolarsi in anticipo per la batosta che li colpirà ad opera dei genovesi.
Di sicuro non è credibile che questi ‘signori’ vadano in giro per le feste del loro partito con il fine di raccogliere fondi; questa è la scusa ufficiale della loro delocalizzazione in Emilia Romagna di questo fine settimana – il Rasetto sabato ventisei novembre è stato alla Casa del Popolo di Bologna, a Castenaso (BO), al porto di Ravenna, per poi tornare alla festa dell’Unità del capoluogo felsineo; il Tullo transiterà oggi ‘del tutto casualmente’ a Cesena dove è di scena, guarda il caso, la partita di calcio che vede impegnata la sua squadra del cuore – ma la cosa che stupisce è perché mai i cittadini emiliano-romagnoli dovrebbero non vedere l’ora di cenare con emeriti sconosciuti, almeno alla maggioranza di loro, per finanziare la campagna elettorale di una città che non c’azzecca nulla con loro.

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