genova: viaggio nei luoghi dell’alluvione (parte seconda)

Non è solo il rio Fereggiano ad aver creato problemi ai genovesi, venerdì quattro novembre scorso; come già successo tre volte in passato (1950, 1953, 1970) anche il torrente Bisagno ha fatto la sua parte, costringendo i volontari della protezione civile – unitamente agli “angeli del fango”, prevalentemente ragazzi dei centri sociali che sono accorsi a dare una mano nel ripristinare un minimo di vivibilità, ed al personale addetto alla manutenzione delle strade del Comune di Genova – ad un superlavoro per arginare possibili problemi pesantissimi alle zone della città che sorgono vicino al suo letto.
Si potrebbe pensare che sia stato il rio ad invadere le strade, tracimando dai suoi argini; questo però non è, anzi al contrario: in alcuni punti gli addetti alla manutenzione hanno dovuto aprire dei varchi, nel muro di protezione dell’alveo fluviale, in modo da permettere all’acqua di riversarsi all’interno del torrente e liberare così le strade che erano diventate fiumi in piena.
Piazzale Adriatico, a poche centinaia di metri in linea d’aria da via Fereggiano, è una depressione del terreno – si trova sotto il livello del torrente Bisagno, nei pressi del viadotto autostradale che taglia in due la valle – nella quale vi sono case costruite alla fine degli anni quaranta dal Comune di Genova, amministrato dalla giunta retta dal partigiano comunista Gelasio Adamoli, per dare un alloggio ai poveri dell’epoca, strappandoli dalla precaria sopravvivenza nelle baracche sul greto in precedenza edificate spontaneamente.
Nelle ore del diluvio, a causa dell’esondazione del rio Carrega – piccolo affluente del corso d’acqua principale – questa conca si riempie all’inverosimile, costringendo gli abitanti dei piani bassi a salire a quelli superiori, mentre l’acqua invade i loro appartamenti.
A venti giorni di distanza, la situazione continua ad essere drammatica: l’odore del fango è ovunque, e tutti i primi piani delle case sono inaccessibili, svuotati dalla forza dell’acqua che in questa zona è arrivata anche a quattro metri di altezza, spazzando via tutto quanto incontrava.
Per ironia della sorte qui si trova anche un’azienda che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro e relativa segnaletica: l’attività è stata spostata cinquecento metri più in là, in via Fontanarossa, a causa del disastro che ha colmato gli spazi dedicati all’azienda.
La speranza, per gli abitanti, è rappresentata dal circolo Arci che da sempre anima questa parte di Genova; sin da subito, nonostante la situazione fosse pesantissima, i gestori si sono messi al servizio dei residenti, facendolo diventare un centro di raccolta di beni di prima necessità: generi alimentari e vestiario sono garantiti per i bisognosi.
Sono ventisei, mi spiegano, le famiglie di piazzale Adriatico che hanno perso tutto: ebbene, per loro è in funzione un angolo dove si possono approvvigionare del necessario – soprattutto capi di vestiario – ed i volontari spuntano il nome della famiglia in questione, in modo che ce ne sia per tutti.
Segnalo che il nove e dieci dicembre, proprio qui, si terrà una festa per il rilancio della vita della zona: saranno presenti moltissimi gruppi musicali, tra i quali spicca il nome dei torinesi Statuto.

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