genova: 25 aprile sera

Lunedì 25 aprile, ore 21:00, Genova, quartiere della Foce, piazza Alimonda: parte da qui una manifestazione antifascista – convocata da anarchici, centri sociali e tifosi della squadra di calcio del Genoa (qui vicino, in via Armenia 5 rosso, si trova quella che fu la sede della Fossa dei Grifoni, storico gruppo organizzato del tifo rossoblu, e che è tuttora il Genoa Club Ottavio Barbieri) – diretta verso il carcere di Marassi per sostenere le lotte dei rinchiusi nelle galere borghesi, molti dei quali in attesa di giudizio da anni.
Alla partenza del corteo ha luogo l’immancabile provocazione: tre ragazzini si presentano con la bandiera tricolore – forse pensavano di trovarsi al corteo ufficiale della mattina, dove era presente anche la nuova formazione della terza carica dello Stato, il fascista in doppiopetto Gianfranco Fini – e vengono gentilmente invitati ad ammainarla.
La risposta denota quale grado di infantilismo permeasse i tre: questi, provenienti dal Tigullio, se ne vanno; non prima, però, di essersi peritati di chiamare gli scribacchini dei quotidiani reazionari cittadini per denunciare di non essere graditi “perché nella bandiera non c’era neppure una stella rossa”.
Ma se è già abbastanza grave il comportamento dei tre ‘utili idioti’, lo è molto di più quello tenuto dalla Uil Pa Penitenziari: questa sigla, appartenente al sindacato collaborazionista guidato da Luigi Angeletti, definisce “un episodio inquietante” che il corteo sia arrivato sotto la casa circondariale genovese.
Viene da chiedersi cosa hanno visto questi signori, visto che persino il segretario regionale aggiunto, e commissario straordinario, del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (sindacato autonomo di destra) – Roberto Martinelli – ha dichiarato che “non c’è stato alcun problema: nessun assalto, nessuna rivolta”; sembra un inutile esercizio di surriscaldamento del clima politico, del quale non si sentiva certamente il bisogno.

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