strenna per le feste del solstizio d’inverno

Succede al Consiglio comunale di Genova; i sedicenti democratici accelerano – con un colpo di mano – le operazioni per dare il via alla costruzione della Gronda autostradale di ponente: così, finalmente, si scopre chi saranno i futuri alleati della co… – pardon, formazione politica – guidata dai servi locali di Don Matteo Renzi.
I fatti sono questi; Alfonso Gioia, che guida il gruppo – teoricamente di opposizione – dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, presenta una mozione volta ad accelerare i tempi per l’inizio dell’ennesima devastazione territoriale.
Secondo quanto messo ai voti ed approvato, il tredici gennaio prossimo, cioé prima che si sia conclusa la discussione nelle commissioni preposte, la sala rossa discuterà il via libera definitivo all’opera.
E’ del tutto evidente che, tale mossa, sia stata concertata con i sedicenti democratici: il motivo è rendere sempre più difficile alla falsa ‘sinistra’ la permanenza nella maggioranza che sostiene il primo cittadino, e sostituirla con tutto il marciume che alberga nella destra radicale e fascista; quello che segue è l’esito della conta.
Favorevoli: Partito (sedicente) Democratico, forzitalioti, Lista Musso, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, Gruppo Misto (costituito dai due ex Italia dei Valori); contrari invece la Federazione della Sinistra/Forum Ambientalista, Sinistra Ecologia e Libertà e Lista Doria.
Si tratta certamente di un bel regalo, in occasione delle feste del solstizio d’inverno, per la candidata estremista renziana alle primarie regionali Raffaella Paita: infatti costei, da buona opportunista, ne approfitta subito per scagliarsi contro la falsa sinistra “contraria allo sviluppo”, e contro il suo principale avversario – Sergio Kofferati – che vorrebbe coalizzarsi con essa.
Concludo segnalando la ridicola dichiarazione di Alessandro Terrile – segretario provinciale sedicente democratico – che invoca, da parte della falsa ‘sinistra’, la “lealtà verso le scelte operate dal sindaco, perché noi lo siamo sempre stati”; sai che difficoltà: il Markese ha sempre ceduto a qualsiasi loro ricatto.

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la storia del libro nero del comunismo e la storia della leggenda nera di losurdo (da circolo culturale proletario)

Ha fatto bene l’editore Carocci a ristampare “Stalin – Storia e critica di una leggenda nera” di Domenico Losurdo.
Il “Livre noir du communisme: crimes, terreur, répression”, a cura di Stéphane Courtois, venne pubblicato a Parigi dall’editore Robert Laffont nel 1998.
Il libro di Losurdo che viene ristampato è una contestazione del lavoro di Courtois che permette di riscoprire la verità su ciò che veramente accadde nell’era staliniana e sui crimini che vengono, per noi falsamente, imputati allo stesso Stalin.
Queste accuse a Stalin furono precedute da quelle di diversi altri autori, da Robert Conquest con “Il grande terrore” seguito più di recente da “L’Europa tra Hitler e Stalin” di Timothy Snyder.
Prima dell’ultima guerra mondiale ci furono altre denunce, iniziando con “I crimini di Stalin” di Leone Trotzki, che dopo essere stato suo avversario politico-ideologico, era diventato il suo nemico storico, ai tanti transfughi dell’apparato sovietico che passarono al campo avverso, come negli anni cinquanta il diplomatico Victor Kravcenko con il libro “Ho scelto la libertà” e negli anni ottanta il dirigente del KGB Vasilj Mitrochin, con parte del suo “Archivio” stampato a Londra nel 1996.
Terrore, deportazione, campi di prigionia, pene capitali, che subirono anche esponenti storici della Rivoluzione bolscevica, sono i principali crimini che vengono attribuiti all’era staliniana.
Il successo editoriale del “Libro nero”, dovuto molto al tam-tam dei media anticomunisti, fu seguito da altrettante prese di posizione sul fronte opposto.
Tra le recensioni favorevoli alla “Leggenda nera” di Losurdo dobbiamo ricordare quella del filosofo belga Jean Brickmont, insieme col collega e amico americano Noam Chomsky, sempre in prima linea nella denuncia delle aggressioni imperialiste e delle sue vittime, per il quale il libro di Courtois non ha nessun valore né scientifico né storiografico.
Soprattutto ha provocato reazioni negative il mettere quasi sullo stesso piano i gulag sovietici e i campi di sterminio nazisti.
Per parte mia faccio notare che chiunque abbia letto “Una giornata di Ivan Denisovic” di Solzenicyn (certo non uno staliniano!), e “Se questo è un uomo” di Primo Levi, avrà rilevato la differenza assoluta tra la vita del recluso nell’esilio siberiano e il deportato nel campo di sterminio nazista!
In Italia ci pensò Domenico Losurdo nel suo “Stalin – storia e critica di una leggenda nera” con un’analisi dialettica del reale, escludendo le interpretazioni astratte, a farci riconoscere le falsità contenute nel libro di Courtois.
Losurdo ha voluto anche denunciare come, attraverso la demonizzazione della figura di Stalin, si voleva colpire in realtà il comunismo in genere, ed il suo movimento.
Egli, con l’esame del periodo storico, finisce con l’attribuire la sua durezza giustificabile dall’inasprito accerchiamento dei Paesi capitalisti e dal timore, più o meno fondato, per l’esistenza nell’Unione Sovietica di una quinta colonna pronta a schierarsi col nemico.
All’uscita nel 2009 del libro di Losurdo, tra le varie recensioni, ci fu in “Liberazione” quella, nel complesso favorevole, di Guido Liquori che provocò la reazione negativa di diversi lettori e redattori del giornale, che la consideravano come un tentativo di riabilitazione di Stalin.
Fatto scandaloso per i “compagni” di Rifondazione, allora come adesso impegnati in una retorica sui diritti umani, totalmente al di fuori della storia reale e quindi senza futuro!
Augurando un nuovo successo alla riedizione del lavoro di Losurdo, vogliamo concludere con una frase dello storico Issac Deutscher, che non amava Stalin, nella sua biografia del 1949: “Ha trovato un Paese con l’aratro di legno. Lo ha lasciato con la pila atomica”.

Sergio Guerrieri
Circolo Culturale Proletario
Dicembre 2014

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l’assemblea nazionale contro la repressione di teramo. un primo passo (da proletari comunisti)

La disponibilità generale a mettere in rete energie ed esperienze di lotta alla repressione per un organismo nazionale che difenda tutti i compagni, organizzazioni, movimenti e masse in lotta politica e sociale e criminalizzati dallo stato borghese, al di là di tutte le differenze esistenti e le diverse appartenenze. L’indicazione di una campagna e manifestazione nazionale entro la prossima primavera per l’abolizione del reato di “devastazione e saccheggio” e del Codice Rocco e in subordine per un’amnistia e condono che “riporti a casa” i compagni incarcerati. L’impegno a riportare nelle rispettive realtà questi contenuti in assemblee e iniziative locali, per far marciare ovunque possibile il percorso. Con questi accordi si sono lasciati i partecipanti all’assemblea nazionale tenutasi ieri a Teramo, raccogliendo l’appello di Davide Rosci e Mauro Gentile, prigionieri ai domiciliari per gli scontri del 15 ottobre 2011, in attesa di sentenza in Cassazione.
L’assemblea è stata aperta dall’intervento telefonico di Davide Rosci, cui poche ore prima era stato revocato il diieto di comunicare con altri al di fuori del domicilio di detenzione.
Poi ci sono state le relazioni di Simonetta Crisci e un altro legale impegnato nella difesa nei processi politici, Elio dell’Osservatorio contro la Repressione, e del giurista democratico ed ex parlamentare Giovanni Russo Spena.
Nel seguente dibattito sono intervenuti, oltre agli organizzatori di Azione Antifascista Teramo e ai nostri compagni del Soccorso Rosso Proletario: Iskra Napoli, Acrobax Roma, Confederazione Cobas, Militant, P.Carc, 3e32 Aquila, Sinistra Popolare. Oltre a entrare nel merito ed esprimere accordo di massima sulle proste dell’appello, quasi tutti gli interventi hanno avuto parole di indignazione anche per le inaccettabili assoluzioni che la giustizia borghese ha garantito ai padroni assassini con le ultime sentenze Eternit, Marlane, discarica di Bussi e altre ancora, nonchè per l’ennesimo assassinio di polizia di un giovane immigrato di un paio di giorni prima perpetrato da un carabiniere ad Alba Adriatica, distante pochi chilometri.
Dell’intervento del Soccorso Rosso Proletario abbiamo già pubblicato ampi stralci ieri.
In un secondo intervento, abbiamo anche richiamato l’attenzione sulla dimensione internazionale della lotta e solidarietà contro la repressione, ricordando e invitando i presenti a impegnarsi a contribuire ad alcune tra le più attuali campagne in corso: l’anniversario del massacro dei prigionieri politici rivoluzionari turchi che nel 2001 lottavano in sciopero della fame a morte contro i carceri di tipo F; la campagna per la liberazione di Igor Mendes e gli altri giovani perseguiti per le rivolte del 2013 in Brasile, e pochi giorni fa pretestuosamente incarcerati; la solidarietà con i giovani maoisti marocchini prigionieri in sciopero della fame e infine, la più importante. le tre giornate internazionali a sostegno della guerra popolare in India programmate per gli ultimi tre giorni di gennaio 2015, di cui la seconda è incentrata sulla denuncia della operazione Green Hunt e della conseguente trasformazione del subcontinente in una “prigione dei movimenti popolari”.
La proposta del SRP, la sua attività e le campagne di solidarietà internazionalista erano riccamente documentate da un’ampia gamma di pubblicazoni a disposizione dei partecipanti.

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genova, sabato 20 dicembre: una serata per kofferati presidente della regione liguria

Sabato venti dicembre, Genova: a partire dalle ore 20:00 – presso il Circolo dell’Autorità Portuale di via Albertazzi 3 – ha luogo una serata in sostengo alla candidatura di Sergio Kofferati alle primarie che, il prossimo undici gennaio, designeranno chi, della destra moderata, correrà per la carica di presidente della Regione Liguria.
L’appuntamento è di quelli ghiotti; non solo, e non tanto, perché è prevista un’apericena a sottoscrizione (costo minimo: dieci Euro!) per la campagna elettorale, quanto per il parterre de roi di cui è composto il momento politico successivo.
Oltre al candidato – e ad alcuni leader locali quali Renata Briano (già assessore regionale all’Ambiente), Stefano Quaranta (deputato locale di Sinistra Ecologia e Libertà), e Gian Luca Pastorino (deputato critico del Partito-sedicente-Democratico) – sono presenti Niki s-Vendola, presidente di Sinistra Ecologia e Libertà, e Giuseppe Civati detto Pippo, eterno contestatore dei provvedimenti voluti da Don Matteo Renzi; modera l’incontro la giornalista Daniela Preziosi del Manifesto.
La giornata di chi scrive comincia bene; mentre mi trovo al bar della struttura che ospita il convegno, arriva Angelo Chiaramonte, segretario regionale vendoliano, che racconta un aneddoto dei giorni scorsi: appena giunto negli studi dell’emittente televisiva locale Primocanale, è stato apostrofato dall’ex sindaco-sceriffo di Bologna con un eloquente “è arrivato il capo degli estremisti”.
Intanto che penso al livello di presunto estremismo del politicante sopra menzionato (e mi scopro a domandarmi come potrei essere etichettato io, con lo stesso metro di giudizio) passa, salutandomi con una pacca sulla spalla, Alberto Soave, l’appena nominato – lo scorso lunedì; a proposito: auguri di buon lavoro! – segretario provinciale del Partito Comunista d’Italia, la nuova denominazione assunta dal Partito dei Comunisti Italiani.
Durante il successivo colloquio, il Soave mi spiega che la posizione del segretario regionale Giovanni Vesco detto Enrico, apertamente schierato con l’estremista renziana Raffaella Paita, è una posizione personale: il partito appoggia il Kofferati “perché – mi spiega con una felice battuta – su un’ipotetica felpa avrebbe la scritta Articolo 18, non Tombini di Ghisa”.
Quando, sono circa le ore 20:00, ha inizio la parte conviviale della serata, rimango fuori dalla sala Enzo Montecucco: con quello che intasca mensilmente, per la sua attività di europarlamentare, dovrebbe essere il Kofferati ad offrire la cena ai convenuti, altro che il contrario!
Approfitto del tempo a mia disposizione per leggere il flyer – la metà di un foglio A5! – sul quale sono tracciate le linee guida del programma che, qualora il politicante cremonese diventasse il candidato alla presidenza della Regione, verrebbe successivamente messo a punto con il resto della coalizione.
A proposito di quest’ultima, mi pare doveroso riportare le parole del Cinese: “essa dovrà essere composta dal centrosinistra; non accetterò, a differenza della mia principale avversaria, la presenza del Nuovo Centro Destra, e del consigliere uscente Alessio Saso (fascista imperiese, ex dirigente di Alleanza Nazionale, n.d.r.) in particolare”.
La stringatezza del testo lo rende particolarmente generico, ma riesce anche ad avere un lato comico: chissà cosa intendeva – l’estensore materiale del pro memoria – quando, in tema di cultura, si è avventurato in un piuttosto ardito “promuovere l’industria creativa”.
Infine, mi piacerebbe sapere come possa il Kofferati pretendere di attuare un “piano straordinario per la lotta al dissesto idrogeologico e la cura del territorio” e contemporaneamente sostenere la completa distruzione dello stesso, attraverso la costruzione del Terzo Valico ferroviario dei Giovi e della Gronda autostradale di ponente.
Quali siano infatti le sue posizioni in merito non è dato sapere, visto che continua a sorvolare sull’argomento; la sensazione, però, è quella che su questo tema abbia idee molto simili – se non del tutto coincidenti – con quelle della sua principale antagonista: in caso contrario non avrebbe alcun problema ad esternarle.

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assemblea pubblica a castano primo (mi) (da notavterzovalico)

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cacciare il bastardo salvini ovunque! sabato 20 dicembre 2014, torino: rifugiati e antirazzisti respingono le provocazioni di salvini (da proletari comunisti)

Ieri mattina Matteo Salvini era atteso a Torino per partecipare a un presidio indetto dalla Lega Nord in piazza Galimberti, quartiere Lingotto, a pochi metri dalle palazzine dell’ex Moi occupate dai rifugiati dall’aprile del 2013.
L’ennesima provocazione razzista che segue quelle di Fratelli d’Italia, che da alcune settimane tentano di diffondere odio e intolleranza nella zona (mascherati sotto un fantomatico comitato dall’emblematico nome “Lingotto è Italia”), pretendendo in maniera ipocrita e xenofoba di scaricare i problemi del quartiere sulla presenza dei rifugiati.
Visti i ben magri successi collezionati finora, Fdi aveva deciso per oggi di unire le forze con i colleghi leghisti, che nei giorni scorsi hanno annunciato la presenza del segretario Salvini.
Nonostante la notizia uscita sottotono e il poco preavviso, fin dalle 10 di questa mattina i rifugiati e i migranti dell’Ex Moi, assieme ad alcune centinaia di solidali e antirazzisti, hanno presidiato le palazzine occupate dando vita a un contro-presidio con cui contestare la presenza di leghisti e fascisti.
Salvini, arrivato in piazza Galimberti intorno a mezzogiorno, fresco delle contestazioni ricevute in tutta Italia e per timore di collezionare una sonora cacciata come accaduto a Maurizio Marrone un mese fa, si è ben guardato dal presentarsi all’occupazione di via Giordano Bruno. In compenso la sua presenza era ampiamente annunciata fin dalle prime ore del mattino dalle decine di camionette, celerini schierati, reti e jersey con cui piazza Galimberti era stata completamente blindata. Dentro a questo fortino, assieme a Salvini, uno sparuto gruppo composto perlopiù da militanti leghisti e di Fratelli d’Italia, tra i quali spiccavano i volti noti di Maurizio Marrone, di Calderoli, Borghezio e del governatore uscente della Regione Piemonte, Roberto Cota.
Il segretario della Lega si è così limitato a un breve comizio tra i presenti, per poi dedicarsi a giornalisti e videocamere, ripetendo la solita becera solfa dei migranti mantenuti a spese degli italiani e invocando il ripristino della “legalità” nelle palazzine dell’ex Moi.
Una retorica che non ha trovato spazio in quartiere e tra i tanti presenti al presidio antirazzista, che poco dopo l’arrivo di Salvini si è mosso in direzione della piazza per andare a disturbare con cori e interventi la passerella leghista. Un breve corteo aperto da uno striscione che recitava “Mafia Capitale l’ha dimostrato, il vero affare è l’immigrato”, denunciando l’ipocrisia dei discorsi di chi qualche metro più in là si godeva i riflettori mediatici e ricordando quanti, da destra a sinitra, grazie al sistema dell'”accoglienza” si sono ampiamente riempiti le tasche speculando sulla pelle dei migranti.
Raccolti i dovuti flash, dopo un paio d’ore Salvini si è così allontanato assieme al codazzo di polizia e digos che lo accompagnava, lasciando dietro di sé solo parole e sicuramente ben poco di fatto per il quartiere Lingotto, le cui problematiche non derivano certo dalla presenza di rifugiati e migranti, quanto piuttosto dalla malagestione e dell’abbandono decennale delle periferie torinesi da parte dell’amministrazione locale, che per anni si è preoccupata unicamente di speculare e tirare su inutili colate di cemento come nel caso delle palazzine ora occupate, tirate su in tutta fretta per i giochi olimpici del 2006 e poi lasciate per anni all’abbandono.

(da infoaut)

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la badante del delinquente di arcore straparla

Maria Rosaria Rossi è la badante del Delinquente di Arcore: come tale pretenderebbe di dettare la linea della co… – pardon, della formazione politica – forzitaliota in merito a tutto lo scibile umano.
Detto questo, trovo curioso come – proprio il personaggio in questione – mercoledì diciassette dicembre rilasci una dichiarazione che suona così: “Togliere il finanziamento pubblico ai partiti è stato un errore. Dobbiamo rimediare immediatamente”.
Suona strano detto da chi fa da pappagallo a tutte le str…ate che escono dalla bocca del Criminale Lombardo; costui, da sempre, sostiene che il contributo pubblico alle co… – pardon, alle formazioni politiche – non dovrebbe esistere: ci devono pensare i privati, cioè i padroni come lui.
Ma non risulta poi così clamoroso se si considera una cosa: come scriveva La Repubblica di domenica quattordici dicembre, le casse dei forzitalioti sono vuote, al punto che quest’anno non saranno neppure spediti i bigliettini d’auguri ai dipendenti.
Se si pensa a quali fossero le abitudini del Malvivente Milanese fino a poco tempo fa – la norma era fare costosissime strenne in occasione delle feste del solstizio d’inverno – questo ridimensionamento, al punto da non esporre neppure un alberello addobbato nella sede di piazza San Lorenzo in Lucina 3, non è sostenibile da chi è abituato alla grandeur di Frodo da Arcore.
Ecco allora che viene l’idea di rimettere a carico della collettività i costi per il funzionamento delle macchine elettorali; certo, è la soluzione più semplice per tornare a fare i grandiosi con i soldi dei contribuenti, ma esiste un modo molto più semplice, e soprattutto più equo, di trattare l’argomento: obbligare i nominati dalla co… – pardon, dalla formazione politica – forzitaliota a versare nelle casse del partito la metà dell’emolumento, esattamente come un tempo facevano tutti i politicanti.

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