nervosetto, il signorino

Sarà anche stato il primo cittadino genovese, avrà pure avuto incarichi nazionali di governo (è stato ministro dei Trasporti e della Navigazione), ricoprirà persino la carica pro tempore di presidente della Regione Liguria, ma il ‘signor’ Claudio Burlando detto Bofonchio non può essere certo definito una persona tollerante.
Giovedì sedici ottobre il bravo giornalista, dell’emittente televisiva genovese Primocanale, Dario Vassallo cerca di svolgere al meglio il proprio lavoro: intervista il suddetto politicante – e l’assessore pro tempore alla Protezione civile, la spezzina Raffaella Paita – chiedendo conto delle manchevolezze di cui si sono macchiate le istituzioni nei giorni della recente alluvione.
Siccome – a differenza di come sono abituati i due personaggi di cui sopra, che solitamente hanno a che fare con sedicenti operatori dell’informazione zerbini al punto di proporre domande insignificanti e pre concordate, in modo da non rischiare di metterli in difficoltà – Vassallo e colleghi sanno fare molto bene il proprio mestiere, i due sedicenti democratici sono incalzati con domande poste senza far loro sconti.
Nel corso di un fuori onda scoppia il caso; Bofonchio, infastidito dal fuoco di fila di questioni poste senza alcun riguardo per la carica che ricoprono lui e la sua accolita, minaccia pesantemente – senza accorgersi che la telecamera è accesa, e i microfoni sono aperti – i giornalisti, sbottando: “Farete una brutta fine… siete una roba inqualificabile”.
Eh sì, parla proprio lui: quello che, quando era sindaco di Genova, fu arrestato per le tangenti legate alle Colombiadi; se chi fa il proprio mestiere onestamente è bollato come inqualificabile, mi piacerebbe sapere come dovrebbe essere definito chi lo minaccia.

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india-italia, modi-renzi, fascisti antioperai: jobs-act all’indiana. pci (m) (da proletari comunisti)

PARTITO COMUNISTA dell’INDIA (MAOISTA)
COMITATO CENTRALE
COMUNICATO
Lottare contro la riforma anti-operaia delle Labour Laws del governo NDA Modi!
Il modello Vikas di Modi è Vinash (devastazione) per il popolo dell’ India e Vistar (espansione) per gli imperialisti e compradori!
26-09-2014
Con le recenti modifiche alle leggi sul lavoro, il governo NDA di Modi ha ancora una volta mostrato il suo volto anti-operaio. Nella prima settimana di settembre 2014 ha proposto modifiche all’Industrial Disputes Act, 1947; al Contract Labour (Regolamento e Abolizione) Act, 1970; al Factories Act, 1948; all’Apprentices Act, 1961 e al Trade Union Act (leggi sulle controversie industriali, contratti di lavoro, lavoro in fabbrica e apprendistato).
Narendra Singh Tomar, il ministro del lavoro dell’Unione li ha annunciati senza batter ciglio, come se fosse il ministro responsabile del benessere dei padroni delle fabbriche, non degli operai. Queste modifiche hanno come unico scopo il super-sfruttamento dei lavoratori, aumentare i super profitti delle multinazionali imperialiste e indiane che si gettano come avvoltoi sul sangue e la carne dei nostri lavoratori.
Queste modifiche rendono parole morte i diritti sul lavoro straordinario e salario aggiuntivo e consentono ai padroni delle fabbriche di far lavorare gli operai per 12 ore invece della giornata lavorativa di otto ore. I turni di notte per le donne sono resi legali. È ora consentito ai padroni di fabbriche che impiegano fino a 300 lavoratori di ridurre il personale o chiudere la fabbrica senza passare attraverso alcuna procedura, secondo la loro volontà. La Legge sulle controversie industriali favorisce ora i padroni in tutte le vertenze relative al lavoro. La legge sui contratti di lavoro si applica ora alle imprese che occupano più di 50 dipendenti, invece che 20, il che significa che a tutte le aziende che impiegano meno di 50 lavoratori a contratto non si applicano neppure le tenui disposizioni di tutela previste dalla legge. Finora, il datore di lavoro principale era responsabile per qualsiasi violazione di legge, anche in caso di lavoratori dell’appalto impiegati da un altro imprenditore. Gli emendamenti ora lo liberano da ogni vincolo.
Ora i lavoratori hanno facoltà di formare un sindacato solo se hanno il consenso del 30% dei lavoratori, mentre in precedenza sette operai potevano fare una domanda di registrazione di un sindacato e potevano formarne uno anche solo col 15% dei lavoratori. Si dice che la misura ha lo scopo di ridurre l’onere di trattare con troppi sindacati, ma non è altro che un palese tentativo di impedire ai lavoratori di organizzarsi per i loro diritti, permettendo ai capitalisti di sfruttarli, opprimerli e reprimerli a loro piacimento. Che razza di democrazia è questa se i lavoratori non possono esercitare correttamente nemmeno il loro diritto di formare un sindacato? Dato che i sindacati revisionisti e borghesi, che vanno quasi sempre a braccetto con i padroni contro gli interessi dei lavoratori, hanno ancora una posizione dominante sulla classe operaia, è diventato estremamente difficile per gli operai per liberarsi da queste catene e formare loro sindacati indipendenti.
Per essere precisi, queste modifiche hanno con un tratto di penna reso legali diversi illeciti in materia di condizioni di lavoro in fabbrica, calpestando tutti i diritti conquistati dei lavoratori in secoli di dure lotte, che sono in un certo senso erano patrimonio di lotte che risalgono alle ribellioni degli schiavi contro lo sfruttamento assoluto del lavoro umano. La giornata lavorativa di otto ore, non fa fare alle donne i turni di notte e la regolamentazione degli straordinari e del salario per lavoro straordinario erano tutte conquiste di decenni di lotta di classe tra capitalisti e lavoratori. Queste modifiche avranno un grave impatto sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, porteranno a ulteriori disastri industriali e avranno anche un pesante impatto sociale. In un contesto in cui nel migliore dei casi le donne che lavorano sono oggetto di molestie sessuali al ritorno dal posto di lavoro di notte, e quando diverse ricerche hanno stabilito che la salute delle donne è gravemente e irrimediabilmente danneggiata dai di turni di notte, la legalizzazione del lavoro notturno per le donne non solo incide sulla loro salute fisica e mentale, creando patologie ginecologiche, ma le espone a gravi rischi sul posto di lavoro e lungo percorso al e dal lavoro.
Nel complesso, questo tipo di stress da lavoro porta all’invecchiamento precoce dei lavoratori e i capitalisti potranno allora cacciarli senza pietà e assumere nuovi lavoratori che passeranno attraverso lo stesso ciclo di sfruttamento per essere infine a a loro volta cacciati.
Molto sangue è stato versato per conquistare questi diritti, nelle lotte dei lavoratori in tutto il mondo e nelle rivoluzioni che miravano a mettere fine allo sfruttamento del lavoro e all’oppressione del proletariato e di tutte le masse lavoratrici. Questi diritti sono stati conquistati come risultato accumulato della lotta jn tutte le forme e nel loro insieme.
Ora con queste riforme il governo NDA vuole portare indietro l’orologio della storia. In realtà, sta seguendo la via aperta da tutti i precedenti governi in carica dal 1991 a oggi, da quando sono state adottate nuove misure economiche e hanno preso piede le politiche Globalizzazione, Privatizzazione e Liberalizzazione (GPL), che hanno imposto queste misure anti-operaie su sollecitazione degli imperialisti. In effetti, già Indira Gandhi aveva cercato di portare questi cambiamenti nelle leggi sul lavoro nel 1982, ma allora dovette ritirarle per le grandi resistenze incontrate. Il governo UPA ha all’attivo diverse misure antioperaie, tra cui alcune altrettanto gravi modifiche alle leggi sul lavoro. Tutte queste misure, possibili per dei governi di coalizione, sono ora rese ancora più possibili grazie alla ‘maggioranza’ di cui gode governo, che sostiene di avere il ‘mandato’ del popolo.
Il popolo gli ha dato il ‘mandato’ anche di negare loro i diritti fondamentali?
Nei primi 100 giorni, il governo Modi/NDA ottenuto il record storico di adottare una o più misure antipopolari ogni giorno, questa sfilza di decreti contro i lavoratori sono solo le ultimi. Modi e soci mettono in pratica l’ideale della borghesia dominante, aprendo ancor più alla penetrazione di investimenti diretti stranieri in settori finora non aperti o solo parzialmente aperti. Le Zone Economiche Speciali funzionano già come ‘paesi dentro il Paese’, con proprie norme anti-operaie non vincolate alla stessa Costituzione indiana. Oltre a questo, i governi di quasi tutti gli stati dell’India rincorrono il triste primato nella brutale repressione delle lotte operaie e lavoratori quando scioperano e si mobilitano per le loro giuste rivendicazioni. L’attacco contro lo sciopero dei dipendenti pubblici dello Stato del Tamilnadu e la repressione contro i lavoratori di Gurgaon in Haryana sono solo i casi estremi. In realtà, è stato il governo BJP del Rajasthan che ha spianato la strada alla proposta governativa di riforma di modifica delle tre leggi fondamentali del lavoro, già il 5 luglio. A fronte delle dura opposizione, l’ha ritirata, dicendo che erano ‘semplici proposte.’ La magistratura sta facendo la sua parte nell’imporre l’agenda della globalizzazione imperialista adottando sentenze contro i lavoratori, tra cui la famigerata sentenza che vieta gli scioperi. I grandi media ripetono falsi argomenti per sostenere queste politiche anti-operaie, dicendo che andranno a creare “nuova occupazione, “posti di lavoro”,“aumento della quota manifatturiera del PIL” .ecc.
Con la disoccupazione, precarietà e sotto-occupazione che raggiungono livelli sempre più alti, nel quadro della crisi economica mondiale, e con l’inflazione alle stelle, i salari reali dei lavoratori sono sempre più compressi. Il popolo sprofonda sempre più nel classico pantano capitalista, dove quelli che riescono a trovare lavoro lavorano per lunghissime ore in condizioni di lavoro orribili mentre fuori dai cancelli della fabbrica di aggirano lavoratori affamati che non riescono a lavorare neppure un’ora per mantenere se stessi o le loro famiglie. L’enorme esercito industriale di riserva dei disoccupati spinge ancor più verso il basso i salari dei lavoratori, a causa della spietata concorrenza per il lavoro. In combinata con le ultime misure anti-operaie, la situazione diventa sempre più preoccupante per le masse lavoratrici del nostro paese.
Nonostante i giochi delle classi dominanti sulle cifre del tasso di crescita, che puntano il dito sull’aumento degli investimenti di capitale speculativo nel mercato azionario e cercano di farlo passare come indice di sviluppo del paese, tutti sanno molto bene che la vera ricchezza viene dal lavoro degli operai. Tutti sanno molto bene che solo sfruttando gli operai fino all’ultima goccia di sangue possono riempire i loro conti bancari e sguazzare nel lusso.
Per la classe operaia la necessità immediata è comprendere più chiaramente questa realtà, organizzarsi e condurre una dura lotta di classe contro i loro sfruttatori e i politici della borghesia che gli leccano gli stivali.
In tutto il mondo c’è stata una impennata di lotta classe, in particolare nel quadro della crisi economica mondiale. Perfino negli Stati Uniti e in Europa abbiamo assistito a movimenti come Occupy Wall Street, per non parlare delle grandi manifestazioni e lotte in tutta Europa contro i licenziamenti, il taglio del welfare e la perdita dei risparmi a causa dei crack delle banche. Anche in India crescono le lotte della classe operaia per migliori condizioni di lavoro e i diritti dei lavoratori, come il diritto di formare sindacati e anche solo a tenere riunioni o dharnas (marce). Operai e impiegati non stanno subendo passivamente le riforme alle leggi sul lavoro. Ci sono state forti proteste, militanti e pacifiche, tra cui un bandh Bharat (sciopero generale) indetto da tutti i sindacati contro il precedente tentativo del governo UPA. Anche i sindacati tradizionali hanno criticato le riforme alle leggi sul lavoro. Per tutti i sindacati e associazioni di lavoratori la necessità del momento è di mettersi insieme per combattere questa offensiva della classe dominante contro le masse lavoratrici.
Il CC del PCI (Maoista) chiama i lavoratori del nostro paese a sollevarsi uniti contro le ultime riforme anti-operaie adottate dal governo NDA di Modi e a piegarlo con le loro lotte e mobilitazioni militanti. Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni e individui democratici e progressisti a stare dalla parte dei lavoratori nelle loro lotte e a dare loro voce contro il super-sfruttamento da parte dei padroni compradori che dominano il nostro paese per nutrire la bestia imperialista.
Smascherare il modello Vikas del governo Modi come evendita anti-popolare e antinazionale. Non è altro che il modello degli imperialisti che mirano a sfruttare, opprimere e reprimere le masse lavoratrici del nostro paese. Uniamoci e combattiamo questo falso modello di sviluppo e traditore degli interessi del popolo denominato Vikas e lottiamo per costruie un modello di sviluppo indipendente, autosufficiente, a favore del proletariato e del popolo.

(Abhay)
Portavoce,
Comitato Centrale, PCI (Maoista)

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unire le forze contro la repressione. assemblea popolare no tav, 20 ottobre, bussoleno

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cronache su torino: scontri, grossa resistenza, arresti violenti. la fiom dà una mano alla repressione. a seguire una lettera aperta alle operaie e agli operai della fiom (da proletari comunisti)

(da Infoaut)

Ieri 17 ottobre – aggiornamento ore 20.30: nel pomeriggio piazza Castello è tornata a riempirsi in occasione dell’appuntamento lanciato per le 17 per continuare a portare la contestazione alle porte del vertice europeo. Intorno alle 18 il presidio si è trasformato in un corteo di circa 500 persone che si è ripreso le vie della città sfidando la militarizzazione soffocante a cui la città è stata sottoposta dalle prime ore del mattino per blindare il Teatro Regio in cui si svolge il summit.
Nel frattempo in piazza sono arrivati aggiornamenti sulle 6 persone fermate questa mattina durante le cariche della polizia: a quanto pare per 3 di loro (tra cui un ragazzino minorenne) è stato convalidato il fermo. Nelle prossime ore si avranno maggiori informazioni sulla loro situazione ma il corteo del pomeriggio si è subito stretto compatto attorno agli arrestati chiedendone l’immediata liberazione. Sul trattamento ricevuto durante l’arresto rimandiamo inoltre a due video che evidenziano bene l’atteggiamento arrogante e infame di polizia e celerini: qui e qui si vede un ragazzino schiacciato a terra per diversi minuti e ammanettato in mezzo alla via, qui il racconto di una delle manifestanti fermate durante il sequestro del furgone e poi rilasciate.
La manifestazione del pomeriggio si è poi conclusa alla Cavallerizza Occupata, uno dei luoghi vivi delle lotte cittadine, rilanciando con forza sulla giornata di mobilitazione di domani.
Appuntamento domani alle 14.30 a Palazzo Nuovo per tornare a contestare i ministri europei!

Inizia oggi il vertice dei ministri del lavoro dell’Unione Europea che vede numerosi rappresentanti politici riunirsi al Teatro regio di Torino con sorrisi e abbracci per trovare disperati escamotage e imporre nuovi sacrifici per uscire dalla condizione economica attuale. Il tutto avviene in una Torino colpita da una disoccupazione giovanile del 46%, dove Questura e giornali hanno costruito un clima di tensione già nei giorni precedenti, con una militarizzazione annunciata della zona dove si tiene il vertice in queste ore.
Molti lavoratori sono quindi scesi oggi in piazza per contestare l’ennesimo teatrino in atto, circa 10mila secondo alcune stime. Una manifestazione che ha attraversato le strade del centro città e alla quale si sono uniti diverse centinaia di studenti, giovani precari e disoccupati, partiti da piazza Arbarello, ritrovo annunciato nei giorni scorsi dal coordinamento cittadino contro il Vertice. Dopo aver attraversato la strada centrale, il corteo è arrivato nella centralissima piazza Castello, dove la Fiom ha tenuto il suo comizio, mentre la componente di studenti, precari, disoccupati ha cercato di oltrepassare l’ingente schieramento di forze di polizia togliendo le transenne a protezione della zona. Non appena i manifestanti si sono avvicinati, ne è seguito un fitto lancio di lacrimogeni a freddo, per tentare di disperdere le centinaia di persone presenti in piazza.
Nonostante le ripetute cariche effettuate dalla polizia, la piazza ha resistito con determinazione, mentre la polizia cercava invano di sgomberare l’area. Nel corso di una carica sono state fermate 6 persone, di cui due studenti minorenni. Da segnalare l’atteggiamento dei dirigenti della Fiom che durante le cariche hanno continuato con assoluta indifferenza il loro comizio. Così, mentre una componente della piazza cercava di esprimere la propria rabbia, c’era chi dal palco inneggiava all’unità a parole prendendo contemporaneamente le distanze dalla componente più giovane e determinata della piazza . Eppure, se tra le fila del sindacato c’era chi non si scomponeva per l’operato della polizia in piazza, c’era anche chi, tra le fila dei lavoratori e dello stesso servizio d’ordine della Fiom, ha abbandonato il comizio per restare con chi in piazza Castello voleva dare un segnale forte e determinato”.

Fiom di Landini: isoliamo i “violenti” uniamo le forze dell’ordine
(Da contropiano)
“Le cariche della polizia sono infatti arrivate fin oltre la metà di piazza Castello, risparmiando in pratica – e nemmeno troppo – soltanto il palco da cui doveva parlare Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Manganellate, lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e qualche petardo lanciato per ritardare l’avanzata dei cordoni degli uomini in divisa si sono così susseguiti anche durante il suo intervento, e Landini, al termine, ha dovuto fare i conti con quanto era avvenuto sotto i suoi occhi. Purtroppo, è avvenuto ripescando parte della vecchia retorica piccista, contro il movimento (perlomeno la parte dei presunti “cattivi”); ammodernata però dalla constatazione che la polizia se la prendeva serenamente anche con gli operai in tuta blu e bandiera della Fiom in spalla… “…mi pare vi sia stata una gestione non utile della piazza da parte delle forze dell’ordine che hanno lanciato lacrimogeni su migliaia di persone, in particolare quando sono stati lanciati lacrimogeni in direzione del palco, quando ce n’erano cento da isolare”.
(Dalla stampa)
FIOM: “NON ROVINATE MANIFESTAZIONE” “Non permetteremo a nessuno di rovinare la nostra manifestazione. Rivolgo un appello a tutta la piazza”. Così Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese, sulle tensioni a Torino.
LANDINI AGLI STUDENTI: “UNIRE E NON DIVIDERE” «Dico a chi in fondo alla piazza scioccamente va contro le forze dell’ordine che noi dobbiamo unire e non dividere il Paese».
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Lettera aperta alle operaie e agli operai della Fiom

Scriviamo queste poche righe senza sapere esattamente a chi indirizzarle. A quelli tra voi che difendono le poche certezze accumulate a fatica dopo una vita di sfruttamento? A quelli che hanno una famiglia numerosa, o devono pagare l’Università ai figli, che poi restano disoccupati? A quelli che abitano i quartieri sempre più degradati, perché i sindaci sono troppo occupati a costruire vetrine, ZTL e lusso nel centro? A chi è in cassa integrazione, a chi vede la propria fabbrica chiudere, a chi ormai sa che la cassa sta per finire? A chi vuole scendere in piazza, perché ha scelto l’unica organizzazione sindacale di massa che è sembrata, in alcuni frangenti, sapersi contrapporre alla propaganda dei governi e di Confindustria? A chi tra voi, quando scende in piazza, è felice di trovare al proprio fianco l’altra parte del mondo del lavoro, quella precaria, sottopagata, senza statuto dei lavoratori e senza le conquiste delle passate generazioni, ma con un futuro tutto da conquistare? A chi tra voi, invece, è preoccupato ogni volta che vede nel corteo dei ragazzi, gente che urla la propria rabbia, che parla linguaggi diversi e attraversa diversamente le stesse contraddizioni sociali?
Dovremmo indirizzare questa lettera agli operai che, ieri, si sono schierati in cordone contro di noi, dicendo poi ipocritamente che intendevano fronteggiare la polizia? O a quelli che hanno subito avuto da ridire su questo atteggiamento, creando discussione anche dentro al vostro servizio d’ordine? A chi ha avvicinato chi si scontrava con la polizia dicendo che avevamo “rotto il cazzo” con il nostro “casino”? A chi ha testimoniato la propria approvazione per la rabbia della piazza contro il vertice dell’ipocrisia? Dovremmo rivolgerci a chi, tra voi, è capace soltanto di ripetere a macchinetta ciò che i funzionari del sindacato gli infilano nelle orecchie da vent’anni, o a chi ragiona e guarda la nudità dei propri interessi di classe, ammettendo che – di fronte agli attacchi del padronato in questi vent’anni – il sindacato, e spesso gli stessi operai come corpo sociale, “non hanno fatto nulla”, “non abbiamo espresso che mezze reazioni” o “parole”, “comizi”, “cortei senza risultato”, mentre le vostre e le nostre vite vanivano piano piano distrutte?
Ci rivolgiamo a tutti voi, naturalmente, ma soprattutto a chi, tra voi, la pensa diversamente da noi. Con un’eccezione: Maurizio Landini. Troppo sfacciato è stato il suo comportamento ieri mattina, troppo indifferente, menefreghista, ipocrita, calcolato. Ha avuto l’atteggiamento di chi non vuole vedere la realtà, anzi dalla realtà sociale odierna è completamente alienato, capace di vedere in ogni scena che si pari davanti ai suoi occhi soltanto un flash-back o un dejà vu. Un atteggiamento arrogante e ignorante a un tempo. Non si è chiesto perché la polizia avesse caricato gli studenti e i precari. Non si è chiesto perché studenti e precari avessero tentato di divellere le barriere tra loro e il vertice. Ci ha immediatamente “condannati”, manco fosse Gesù Cristo, perché avevamo osato “turbare” il centro durante il suo comizio: per questo saremmo stati degli “sciocchi”. Impossibile che la rabbia di quei giovani possedesse un retroterra di pensiero, convinzioni, analisi magari diverse dalle sue sul conflitto sociale, sul vertice e sul ruolo dei “lavoratori della polizia” in un’epoca di crisi economica e tensioni sociali. Impossibile che le emozioni e la rabbia della nostra piazza avessero una motivazione di classe altrettanto legittima di quella dei metalmeccanici. Siamo stati soltanto degli stupidi, degli sciocchi; forse perché non abbiamo ascoltato con la dovuta attenzione le sue illuminanti parole?
Eppure quelle parole le abbiamo ascoltate, mentre la celere cercava di colpirci alla testa o al petto con decine di granate lacrimogene (che, usate in questo modo, possono essere letali) come ha fatto negli ultimi tre anni in Val di Susa. Sentivamo la nenia delle sue parole mentre ragazzi di sedici anni venivano pestati da otto agenti contemporaneamente, ammanettati dalla Digos, portati in questura e poi denunciati, trattenuti ai domiciliari o in carcere. Le abbiamo lette su Internet subito dopo quando il segretario, non contento di tutto questo, ha criticato la polizia non per aver difeso il vertice e attaccato gli studenti, ma per non averlo difeso abbastanza bene e non aver attaccato abbastanza efficacemente (forse “preventivamente”) gli “antagonisti”. (Per poi andare a protestare in questura e farsi pure fare il culo dal questore nei suoi uffici).
Per questo non ci rivolgiamo a Landini, ma agli operai che lo ascoltavano, magari infastiditi dai rumori degli scontri cento metri alle loro spalle. A voi chiediamo: per quanto ancora vorrete crederete all’idea che soltanto sfilando e mostrando i vostri numeri, una volta ogni tanto, fermerete l’assalto dei padroni alle vostre vite? Per quanto ancora continuerete a pensare che ascoltare i comizi dei vostri dirigenti è un buon corrispettivo per aver rinunciato a un giorno di salario? Per quanto ancora continuerete a credere alla favoletta che raccontano tutti i sindacalisti, cioè che i giovani sono “provocatori” usati dalla polizia, che dietro di noi c’è il governo, c’è il complotto e la strategia della tensione? Per quanto ancora vi farete prendere in giro da queste cazzate? Sappiamo che per molti di voi l’organizzazione è importante, ha incarnato molto in termini di esperienze, lotte e speranza. Noi di questo abbiamo rispetto, nonostante le differenze che possono esserci tra i nostri modi di intendere una strategia e un’organizzazione. Ma soltanto avendo per noi lo stesso rispetto mostrereste di possedere ancora il senso di una lotta che sia di classe. Lo sapete che uno degli arrestati è operaio di fabbrica? Del resto: anche se così non fosse? Ci auguriamo voi non crediate che gli sfruttati esistono solo in fabbrica: sareste rimasti un po’ indietro.
Sappiamo bene, abitando a Torino, quanto per voi sia insolito ricevere critiche. Sappiamo quanto siete abituati ad essere coccolati: dal sindaco, da sindacalisti di ogni risma e pedigrì, moltissimo dai giornalisti, puntualmente dai politici. Chi non ha a cuore il destino dei “poveri operai” dell’arcipelago industriale piemontese? Chi non ha, per voi, una buona parola? Chi non è pronto a darvi solidarietà, a parole e anche accettando le vostre contestazioni, dicendo di “capire” i vostri “problemi”? Ebbene, ci spiace dirvelo, ma tutti questi signori che vi coccolano a parole o sulla carta stampata sono quelli che ve lo stanno mettendo nel culo da un bel po’ di tempo a questa parte. Ci spiace davvero dirvelo così francamente, ma è la verità, e la maggior parte di voi, in cuor suo, lo sa. Allora noi ci permettiamo di rivolgervi a voi in modo diretto, restando su un piano politico da pari a pari, da sfruttati a sfruttati (che è quello che a noi interessa, lasciamo ad altri la propaganda) perché non siamo ipocriti come il vostro segretario.
Sappiate, anche per il futuro, che non abbiamo nessuna soggezione psicologica nei vostri confronti. Siamo operai nella grande catena di montaggio della metropoli. Siamo quello che vi sporgono il caffè al bar la mattina. Siamo quelli che hanno disegnato il sito del vostro sindacato o del locale dove, una volta ogni tanto, vi prendete una birra. Abbiamo cucinato la pizza o il toast che Chiamparino e Marchionne vi hanno lasciato come elemosina. Abbiamo scaricato le merci che trovate al mercato, dal tabaccaio. Ci siamo presi cura di vostra cugina quando è uscita fuori di testa. Faciamo ripetizioni ai vostri figli. Trasportiamo nei supermercati i giornali dove coccolano voi e insultano noi. Cerchiamo i nostri prossimi lavori per la maggior parte del nostro tempo “libero”. Non abbiamo grandi contratti o garanzie (quelli li ha conquistati una classe operaia che, a Landini, ieri, lo avrebbe preso a calci nel sedere); non abbiamo cassa integrazione quando ci licenziano e guadagniamo la metà o un terzo di voi.
Per tutto questo, dite al vostro segretario che quando si rivolge a noi in piazza, deve sciacquarsi la bocca; perché siamo incazzati neri, non vogliamo fare i lavori socialmente utili come vaneggia lui, vogliamo dignità e rispetto, siamo proletari e vogliamo far saltare in aria questa società di merda. Magari voi non l’avete ancora capito (la polizia l’ha capito benissimo): siamo gli unici alleati che avete in Italia. Sì, proprio noi, quelli che tirano i pomodori contro chi difende il ministro Poletti al Regio. Solo noi. Volete continuare ad ascoltare i comizi, a sfilare senza mettere in discussione nulla? Accomodatevi. Noi non siamo cristiani: a noi gli oppressi interessano quando si ribellano, in caso contrario se ne occupino i missionari. Volete confinare la pratica dello sciopero entro i parametri che il sindacato ha concordato con i padroni? Guardate i facchini in questi giorni, guardate quel che hanno fatto in questi anni autotrasportatori, gli autoferrotramvieri, e tante altre categorie di lavoratori che non lavorano in fabbrica. Non dovete insegnare niente a nessuno, al massimo, come tutti noi, imparare un sacco e una sporta. Volete difendere il posto, il salario, la vostra famiglia? Siate pronti a scontrarvi con ben più che soltanto la polizia. Non volete? Addio salario, addio famiglia.
Confrontiamoci, da compagni, ma a partire da pratiche reali di conflitto, non della pantomima di sindcalisti che devono poi candidarsi alle europee; e non veniteci a dire che ci siamo fatti scudo di voi, perché ieri voi siete stati al totale riparo dagli scontri, le cariche le abbiamo subite (e respinte al mittente) noi. Non ripetete le cazzate che dice Landini sul fatto che noi abbiamo “usato” il vostro corteo, perché il nostro noi l’avevamo organizzato molto prima e l’avremmo fatto comunque, con o senza di voi. Come abbiamo fatto e faremo mille altre volte. Quindi non preoccupatevi. Non preoccupatevi se ci sono gli studenti e i precari in piazza; preoccupatevi se la Camusso dice, in mezzo migliaia di famiglie di licenziati, ieri a Terni, che si aspetta da Confindustria una soluzione. Non temete noi, i vostri compagni, gli appartenenti alla vostra stessa classe; quelli che vendono, come voi, la nostra forza lavoro. E non temete neanche la polizia che difende i ministri, perché ha paura di voi come di noi, soprattutto se sapremo parlarci. Temete chiunque vi dica che, in questo conflitto, dovreste essere spettatori, rimanere neutrali e subire (pur nella finzione di un conflitto sempre soltanto annunciato) tutta la miseria che i padroni non hanno finito di scaricarvi addosso.
Precar*, student*, giovan* in piazza contro il vertice
(dove c’erano i lacrimogeni)

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genova, sabato 18 ottobre: corteo contro le grandi opere e per la salvaguardia del territorio

Sabato diciotto ottobre, a Genova, si tiene una manifestazione contro la costruzione delle grandi opere inutili, e per la salvaguardia del territorio.
Il concentramento è alle ore 15:00 in piazzale Giovanni Battista Resasco, lo slargo che si trova di fronte al cimitero di Staglieno dedicato al progettista dello stesso: da qui il corteo si muove in direzione di piazza Raffaele De Ferrari, seguendo il percorso del torrente Bisagno sino a Brignole, per poi deviare verso la piazza sopra citata.
Il serpentone è composto da circa cinquecento persone; sono presenti, oltre ad alcune decine di studenti che aprono il corteo, praticamente tutti i traditori trotzkisti esistenti nella regione: Socialismo Rivoluzionario, Falce e Martello, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista di Lavoratori.
Insieme con questi, si possono notare alcuni comitati ambientalisti della provincia, supportati da Legambiente, e altre realtà quali: il comitato NO TAV di val Verde e val Polcevera, il Circolo Culturale Proletario, il centro sociale Pinelli, la Casa occupata di vico di Pellicceria 1, il Centro di documentazione Il Grimaldello, il Partito Comunista, la lista L’altra Liguria.
Per completare il quadro, due graditissime sorprese: il Comitato 29 Giugno di Viareggio, con il ferroviere Riccardo Antonini, e alcuni appartenenti ai comitati NO TAV della val di Susa, scesi qui con due macchine.
Il corteo – nel quale l’unico vessillo inalberato è una grossa bandiera anarchica – si snoda per la val Bisagno, ma non obbliga le autorità a fermare il traffico, vista l’esiguità dei partecipanti; la cosa che, però, più indigna non è tanto la scarsa partecipazione, che dà il preciso spaccato della situazione comatosa della ‘sinistra’ cittadina, quanto il fatto che quella odierna non sia affatto, nonostante le premesse, una manifestazione combattiva.

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sfrattati occupano due palazzine al cristo (al) insieme al movimento per la casa (da alessandriainmovimento)

Oggi alle ore 15 è stata scritta una nuova pagina della lotta per il diritto all’abitare nella città di Alessandria. Dodici famiglie sotto sfratto hanno occupato insieme agli attivisti del Movimento per la Casa due palazzine al quartiere Cristo in via Brodolini. Trattasi di appartamenti abbandonati, ma in ottime condizioni, di proprietà del demanio militare. Dopo le occupazioni dell’ex Banca d’Italia e dell’ex intendenza di Finanza di via Verona e l’occupazione del Comune di Alessandria oggi, in contemporanea a diverse mobilitazioni per il diritto alla casa che stanno avvenendo in tutta Italia, il Movimento per la Casa ha deciso che fosse nuovamente il tempo di tornare ad occupare considerato che nessuna soluzione è arrivata dalle Istituzioni per tutelare chi rischia di essere sfrattato dalle proprie case. Mentre la crisi continua a mordere e cresce vertiginosamente il numero degli sfratti (si arriverà a oltre 1000 a fine dell’anno) l’unica soluzione reale è quella di lottare per i propri diritti e riappropriarsi del diritto alla casa attraverso lo strumento delle occupazioni. Mentre scriviamo la situazione è tranquilla e sul posto sono intervenuti alcuni agenti della digos e forze dell’ordine che per il momento non sembrano avere intenzione di tentare lo sgombero delle palazzine. Famiglie e attivisti sono comunque determinati a resistere e non c’è nessuna intenzione di cedere di un solo millimetro rispetto alle due nuove occupazioni. Intanto con la riapertura dello sportello per il diritto all’abitare sono decine le famiglie che continuano a rivolgersi al Movimento per la Casa per intraprendere un percorso di autorganizzazione che gli consenta di lottare per difendere e riconquistarsi il diritto alla casa.
Attivisti e famiglie hanno anche distribuito una lettera rivolta al quartiere con cui si chiede solidarietà e complicità da parte degli abitanti della zona.
Ecco il testo:
Siamo famiglie, donne, uomini e bambini che rischiano di rimanere senza una casa e che da mesi subiscono la violenza degli sfratti e dei passaggi degli ufficiali giudiziari perché non riescono a pagare i prezzi sempre più alti degli affitti.
Oggi abbiamo deciso di riaprire le porte delle due palazzine x, abbandonate e sfitte da anni, per rispondere ad un’emergenza abitativa senza precedenti nella storia di Alessandria. Abbiamo scelto di non subire questa situazione nel silenzio, ma di organizzarci insieme per riconquistare i diritti e la dignità che dovrebbero essere garantiti a tutti e che invece sono continuamente messi in discussione. La famiglie in difficoltà sono in continuo aumento, mentre Comune e istituzioni locali dimostrano ogni giorno la propria incapacità di reagire e trovare soluzioni.
Di fronte a tutto ciò crediamo sia inaccettabile che interi edifici rimangano inutilizzati anziché essere messi a disposizione della cittadinanza e di chi ne ha bisogno.
Decidere di occupare non è stata una scelta facile e, di certo, non è un gioco. Ma crediamo sia davvero l’unica strada possibile per tornare ad avere un tetto sopra la testa per noi e per garantirlo ai nostri figli.
Con queste poche righe vogliamo chiedere la solidarietà, la complicità e la partecipazione di tutti gli abitanti del quartiere x, convinti che solo tornando a costruire reti e relazioni dal basso torneremo, insieme, a vivere in un mondo più giusto e per tutti.

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terni: una buona giornata… contestata la camusso (da proletari comunisti)

(dalla stampa) – Una contestazione così, Susanna Camusso, non se l’aspettava. Era arrivata a Terni per celebrare dal palco la giornata della rabbia e della rivolta contro i tedeschi della ThyssenKrupp che vogliono mutilare le acciaierie. E invece si è beccata una selva di fischi sonori, che non le faranno dormire sonni tranquilli anche in vista della maxi-manifestazione del 25 ottobre. Sorte simile è toccata anche al leader della Uil Luigi Angeletti, subissato di fischi. E qualcuno se l’è presa pure con il sindaco Pd Leopoldo Di Girolamo. La gente, qui, è esasperata. Non vuole cedere, ma forse non sa più di chi fidarsi.

La Thyssen vuole depotenziare le acciaierie intorno alle quali si è costruita l’identità della città umbra nell’ultimo secolo e mezzo, e la città dà, una volta di più, una prova enorme di forza e di coesione. Stamattina sono state migliaia le persone che hanno sfilato dai cancelli degli stabilimenti di viale Brin a piazza della Repubblica rispondendo alla chiamata dei sindacati. C’erano i segretari nazionali confederali della Cgil Susanna Camusso e della Uil Luigi Angeletti, mentre Annamaria Furlan della Cisl, che pure è la sigla più forte in azienda, non s’è presentata. Ma soprattutto, per strada e a riempire la piazza, c’era la gente di tutta Terni. Che ai vertici sindacali ha riservato un’accesa contestazione.
Serrande abbassate, cordoni di donne e uomini sui marciapiedi a sostenere in silenzio il fiume di gente. Un corteo che ha qualcosa di funebre e di festoso insieme, come è successo già troppe volte da queste parti. La vicenda dell’Ast, le acciaierie speciali ternane, ormai è annosa. Solo che l’ultimo capitolo è il più drammatico tra quelli scritti finora: 537 licenziamenti annunciati dai vertici della multinazionale tedesca che solo pochi mesi fa si era ripresa l’azienda dai finlandesi della Otokumpu, più tutta una serie di sferzate alle ditte esterne e ai contratti aziendali.
Il governo italiano, quest’estate, ha provato a mediare tra ThyssenKrupp e sindacati, ma senza successo. E proprio il governo è il bersaglio principale dei lavoratori e dei manifestanti…
… Alcune giovani madri reggono uno striscione di solidarietà, con tanto di bimbi e passeggini al seguito. “Ce l’abbiamo col governo, ma anche coi sindacati. Troppo di rado si sono fatti davvero gli interessi dei lavoratori… Senza Ast, perché l’impressione è che questi vogliano smantellare del tutto, diventeremmo una città di pensionati”…”

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