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Nonostante la stampa borghese se ne stia occupando il meno possibile – forse i pennivendoli occidentali devono seguire, per contratto, le emergenze che fanno comodo agli yanqui, e quindi si concentrano su presunti (ma mai provati da alcuna evidenza) massacri perpetrati dagli islamisti in Iraq ai danni degli Yazadi – la pulizia etnica in Ucraina sta continuando.
Migliaia di persone muoiono nell’assoluta indifferenza dell’occidente, che sostiene aprioristicamente il regime fascista di Kiev.
Quello stesso Governo antidemocratico che, a seguito del colpo di Stato che ha detronizzato il presidente – regolarmente eletto – Viktor Yanukovich, ha appoggiato l’infame azione paramilitare che ha portato all’incendio della Camera del Lavoro di Odessa, ed alla morte di decine di sindacalisti bruciati vivi.
Ce ne sarebbe abbastanza per imporre pesantissime sanzioni a carico di questo branco di assassini, mentre la Russia si incarica di risolvere l’emergenza umanitaria, portando in salvo i cittadini russofoni perseguitati.
Invece, come avviene invariabilmente quando di mezzo ci sono regimi reazionari foraggiati dagli yanqui, gli scribacchini borghesi danno man forte ai satrapi, sostenendo la giustezza delle posizioni di questi, a prescindere da quali esse siano.
L’esempio più eclatante avviene in occasione dell’attacco, con presunta distruzione, di un convoglio russo: invece di indignarsi per le continue violenze da parte degli ucraini, gli imbrattacarte borghesi danno spazio agli imperialisti yanqui che hanno il coraggio di intimare a Vladimir Vladimirovic Putin di “cessare il sostegno ai ribelli”.
Questo nonostante lorsignori sappiano benissimo che questi sono più che legittimati a combattere contro i fascisti al potere, in forza di un referendum che ha sancito la secessione di ampie parti del Paese.
Quello appena riportato è un problema che riguarda un po’ tutta la stampa borghese italiana: è arrivata l’ora di pretendere la chiusura di certe latrine sfacciatamente schierate dalla parte degli imperialisti; così come devono essere additati al pubblico ludibrio i sedicenti operatori dell’informazione che non sanno fare altro che leccare il c… al potente di turno.

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ancora sotto attacco la nostra libera informazione di parte (da notavterzovalico)

Quanto da fastidio la libera informazione di parte che dalle colonne di questo sito portiamo avanti con costanza dal marzo del 2012?
Evidentemente parecchio visto che le attenzioni della polizia postale e della magistratura genovese sono state, ancora una volta, rivolte nei nostri confronti. Nei giorni scorsi il webmaster del nostro sito è stato nuovamente convocato dalla polizia postale e gli è stato notificato di essere soggetto ad un’indagine per il reato di diffamazione. E’ la stessa storia del gennaio 2014 quando il webmaster venne sempre convocato dalla postale e ascoltato come persona informata sui fatti. La differenza è che da oggi risulta ufficialmente indagato. Inutile ricordare che tutto questo avviene a seguito di una denuncia depositata dal Cociv presso la Procura di Genova riguardante l’articolo “Un cantiere nel disprezzo della legalità“. Un pezzo che a rileggerlo oggi non è neppure uno dei più duri pubblicati dal nostro sito. Resta il fatto che il Cociv ha ormai deciso da tempo di muovere la sua macchina elefantiaca di legali per attaccare il movimento con la sponda sempre disponibile delle procure, come ben dimostrano i tanti procedimenti giudiziari aperti nei confronti di chi lotta per fermare la “grande opera” e il recente avviso di garanzia ricevuto da Antonello Brunetti per una questione analoga.
Dal canto nostro mandiamo un forte abbraccio al webmaster (si occupa esclusivamente della parte tecnica del sito e non del contenuto degli articoli che vengono pubblicati) e ribadiamo che fintanto ci sarà garantita la libertà di espressione continueremo a parlare del Cociv e della “professionalità” con cui operano all’interno dei cantieri del Terzo Valico.
A pensarci bene è davvero difficile riuscire a diffamare chi si autodiffama tutti i giorni da solo con il suo modo di comportarsi e operare.

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i sedicenti democratici torinesi sono più papisti del loro capo

Continua la querelle – tutta interna alla formazione politica con sede a Roma, in via Sant’Andrea delle Fratte 16 – sulle feste del Partito (sedicente) Democratico in giro per l’Italia.
C’è chi – la maggioranza – in ossequio al segretario nazionale decide di tornare a chiamarle con il nome del defunto quotidiano del fu partito revisionista.
Ma ci sono anche coloro che vanno controcorrente; tralasciando la malsana idea di chi pretenderebbe che la più importante kermesse del genere venisse dedicata a uno dei peggiori anticomunisti della storia italiana – Alcide De Gasperi – c’è chi ha deciso che il nome L’Unità è fastidioso ed ingombrante, e decide di chiamarla in un altro modo.
E’ il caso di Torino, dove la dirigenza provinciale – formata essenzialmente da ex sedicenti ‘comunisti’ convertiti al cattolicesimo renziano – la chiamano “Festa Democratica Metropolitana”.
La scusa, ma non ci crede nessuno, è che “il nome era già stato deciso da tempo”; peraltro è un loro stesso adepto – il consigliere regionale Andrea Appiano, sentito da Andrea Rossi della Stampa – a smentire tale panzana: “Anche io non ho capito il motivo. Anche perché la scelta di chiamarla così è stata presa dopo l’indicazione di Renzi”.
Il sospetto di chi scrive è che questo sia stato fatto per poter provvedere, motu propriu, alla divinazione dell’ex segretario democristiano di cui sopra senza doversi vergognare di accostarlo al giornale fondato dal compagno Antonio Gramsci.

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sulla giornata di resistenza agli espropri del 10 settembre (da notavterzovalico)

Come già abbondantemente annunciato nei giorni scorsi mercoledì 10 settembre il Cociv vorrebbe espropriare il terreno su cui sorge parte del Presidio No Tav – Terzo Valico di Radimero ad Arquata e il terreno a Serravalle, nel bosco di Moriassi, del “nostro” Sandro (nella foto di copertina con il suo ombrello ad una manifestazione in Valsusa), recentemente mancato all’affetto dei suoi cari e di tutti i militanti No Tav – Terzo Valico. L’ennesima prova di forza da parte del consorzio e della classe poltica che sostiene la realizzazione del Terzo Valico, un’opera inutile, devastante per l’ambiente e pericolosa per la salute di tutti i cittadini.
I comitati di Arquata e Serravalle insieme al movimento tutto hanno deciso ancora una volta di resistere all’esecuzione degli espropri. Lo si farà con le stesse modalità di resistenza utilizzate nella giornata del 30 luglio con qualche accorgimento in più figlio dell’esperienza accumulata in quella giornata. Sarà quindi una resistenza pacifica e molto determinata nell’impedire che i tecnici del Cociv possano raggiungere le aree a rischio esproprio. Una modalità che ha permesso la crescita del consenso intorno alle ragioni del movimento e che ha determinato la grande risposta della fiaccolata del 3 agosto ad Arquata dopo le cariche e i lanci di lacrimogeni al gas CS da parte delle forze dell’ordine.
Per accogliere tutti i solidali non residenti in Valle Scrivia che vorranno raggiungere Arquata per aiutare la legittima resistenza del Movimento No Tav – Terzo Valico verrà allestito a partire dalle ore 18 di martedì 9 settembre un campeggio libero presso il Presidio No Tav – Terzo Valico di Radimero ad Arquata. Occorre portarsi la tenda, un sacco a pelo, una torcia e preferibilmente scarponi.
L’appuntamento mercoledì 10 settembre è per tutti alle ore 6 puntuali presso il piazzale delle Vaie di Arquata per poi formare tutti i blocchi necessari ad impedire che gli espropri vengano eseguiti.

La terra non si espropria, la dignità non si compra.

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arabia saudita-entità sionista. l’asse anti-gaza (da proletari comunisti)

*di Tariq Dana
L’aggressione israeliana contro Gaza ha confermato quello che già sapevamo sull’esistenza di caldi rapporti tra Israele e alcuni regimi arabi. Questa volta, però, il cosiddetto “campo dei moderati” ha costruito un’alleanza strategica con Israele e mostrato una palese ostilità nei confronti della resistenza palestinese. E ancora, come la logica che ha guidato la posizione antagonista di questo asse verso Hezbollah nel 2006, la resistenza palestinese è stata accusata di aver spinto Israele verso una sanguinosa guerra, riprendendo la giustificazione sionista del diritto alla difesa israeliano.
La causa palestinese è sempre stata sfruttata come giustificazione per la sopravvivenza di regimi dittatoriali nella regione. La maggior parte degli Stati arabi era solito esprimere un disonesto sostegno alla causa palestinese e allo stesso tempo mantenere relazioni diplomatiche, economiche e di sicurezza con Israele. Tali politiche sono valide ancora oggi e chiaramente fatte proprie da molti paesi, come Arabia Saudita, Egitto e Emirati Arabi tra gli altri, e mostrano un crescente allineamento con Israele, nella palese speranza che Israele distrugga definitivamente Hamas e ogni altra forza di resistenza e restituisca all’Autorità Palestinese il controllo di Gaza.
Se l’Egitto appare l’attore chiave di questa rete – visto il suo storico peso regionale, il controllo dei confini con Gaza, le proposte di cessate il fuoco e il suo ruolo di mediatore tra palestinesi e israeliani – è di fatto l’Arabia Saudita che guida, finanzia e promuove questo asse anti-resistenza. Nonostante il suo ruolo cruciale, l’Egitto non è più una forza regionale leader capace di imporre il proprio volere nella regione. Al contrario, la leadership militare ha apparentemente trasformato il sistema politico egiziano in un regime fantoccio al servizio degli interessi strategici dei sauditi e dei paesi del Golfo, andando ovviamente contro i reali interessi degli egiziani. Riguardo Gaza, l’Egitto è divenuto il canale attraverso il quale i sauditi impongono i loro diktat volti a danneggiare le infrastrutture della resistenza nella Striscia e a indebolire la loro capacità di deterrenza delle aggressioni israeliane.
Sono molte le ragioni per credere che il crescente allineamento tra Israele e Arabia Saudita sia ben organizzato. Tra tutte, i due paesi sono ideologicamente compatibili perché entrambi sfruttano, manipolano e soggiogano le rispettive religioni per fini fascisti. Il risultato è l’emergere di ideologie politiche razziste e violente che sono linfa vitale per omicidi e bagni di sangue nella regione. L’implicito accordo tra il wahabismo saudita e il sionismo israeliano nella distruzione della regione è il naturale risultato storico delle loro ideologie.
Sebbene i legami tra Israele e i sauditi non siano stati formalizzati in un trattato di pace, negli anni recenti si è assistito ad un’intensificazione delle relazioni tra i due, in particolare nel campo della sicurezza, del commercio e di regolari incontri tra funzionari politici. L’avvio delle relazioni commerciali risale al 2005 quando i sauditi annunciarono la fine del divieto di importare beni e servizi israeliani. La normalizzazione economica saudita con Israele giunse mentre la società civile palestinese iniziava la campagna globale di boicottaggio (BDS) per fare pressione internazionale su Israele dal punto di vista economico.
Tuttavia, fu la paranoica ossessione israeliana e saudita della sicurezza che portò alla luce gli interessi comuni e solidificò la loro alleanza dietro le quinte. All’inizio degli anni Settanta, sauditi, israeliani e americani cooperarono per formare e sostenere i gruppi afghani e i mujahidin arabi contro l’Unione Sovietica. Più tardi gli stessi gruppi hanno dato vita ad Al Qaeda e, oggi, al Fronte al-Nusra e all’Isil.
Israele e Arabia Saudita hanno anche svolto ruoli cruciali nel sostenere l’aggressione statunitense contro l’Iraq negli anni Novanta e l’occupazione e la distruzione dello Stato iracheno e della sua società nel 2003. gli interessi comuni tra israeliani e sauditi sono diventati ancora più evidenti nell’azione contro la crescente influenza regionale dell’Iran. Entrambi hanno regolarmente espresso le stesse posizioni e tentato di spingere l’amministrazione Usa verso un attacco contro l’Iran. Come parte di questa guerra indiretta all’Iran, Israele e Arabia Saudita, sotto l’ombrello statunitense, hanno fondato, finanziato e equipaggiato insieme gruppi terroristi per destabilizzare e dividere la Siria, il Libano e l’Iraq secondo linee settarie e religiose.
L’ambiguo sostegno saudita all’aggressione di Israele contro Gaza ha assunto forme differenti. Come al solito, il primo passo dell’oligarchia saudita è stato il reclutamento della rete wahabita perché offrisse una giustificazione religiosa. Il gran Mufti ha emesso una fatwa contro le marce pro-Gaza, definendole “azioni inutili e demagogiche”. Secondo, i sauditi hanno pubblicamente accusato la resistenza palestinese di incoraggiare i massacri israeliani a Gaza. Il loro re analfabeta è andato così oltre da dire che Hamas e le forze di resistenza “hanno allontanato l’immagine dell’islam dalla sua purezza e la sua umanità e lo hanno sporcato con ogni sorta di brutte qualità con le loro azioni, la loro ingiustizia e i loro crimini”. Non ci sorprende leggere rapporti che riportano di incontri regolari tra le intelligence saudita, israeliana e egiziana per discutere dei progressi della guerra e decidere le prossime mosse. Non da ultimo, la confessione da parte di funzionari israeliani per cui Israele, come mai prima, ha incrementato la sua presenza in una necessaria coalizione regionale.
La crescente capacità della resistenza di Gaza di ottenere un alto livello di deterrenza è il segno della sconfitta di Israele e dei suoi alleati nella regione. Chi appoggia Israele per distruggere la resistenza palestinese è rimasto ancora una volta deluso, come avvenne con la vittoria della resistenza libanese nel 2006. L’Arabia Saudita in particolare è diventata il principale sostenitore regionale dell’aggressione israeliana. Nessuna sorpresa, visto che l’ideologia wahabita saudita e il sionismo israeliano sono le due facce della stessa medaglia.
*Tariq Dana è un professore e ricercatore palestinese. È analista politico di Al-Shabaka.
L’articolo è stato pubblicato dall’Alternative Information Center- Traduzione e diffusione in italiano a cura della redazione di Nena News

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lo smilzo: un essere ignobile

Il Quotidiano Piemontese – giornale online che si trova all’indirizzo http://www.quotidianopiemontese.it – di lunedì venticinque agosto propone parte di una lunga intervista che l’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino detto Lo Smilzo, ha rilasciato alla latrina milanese denominata Libero, e da questa cloaca pubblicata (a firma della scribacchina Barbara Romano) lunedì quattro agosto.
Il titolo originale della trascrizione del colloquio era “Fassino: Giusto trattare con B.”, ma – forse per una forma di pudore – la testata che riprende l’immonda schifezza cambia l’intestazione, che diventa: “Per Piero Fassino: Renzi interpreta bene quella che è sempre stata la mia idea di sinistra”.
Non c’è nessuna parte del colloquio che sia in alcun modo anche in minima parte condivisibile: né nel pezzo originale né nella ribattuta, e francamente non si vede perché si sia voluto dare tanta importanza ad un pezzo di carta inutile e disgustoso, pur di dare voce ad uno dei peggiori politicanti che abbiano mai seduto sui banchi del Parlamento borghese.
Lo schifoso primo cittadino del capoluogo piemontese inanella una serie di ‘perle di saggezza’ che rendono bene la sua immagine di volgarissimo opportunista e venduto agli interessi dei capitalisti nonché degli imperialisti.
L’imbrattacarte forzitaliota chiede: “Lei è stato il primo ex comunista ad abbracciare Renzi. Opportunismo?”, e lo Smilzo risponde prontamente: “Coerenza con la mia storia. Aderii con convinzione alla svolta della Bolognina, perché condividevo con Occhetto la consapevolezza che era necessaria una fase nuova. Quando mi candidai alla segreteria dei Ds, nel 2001, lo feci con lo slogan: O si cambia o si muore”.
In effetti la svolta della Bolognina servì soltanto agli allora dirigenti del partito revisionista per liquidare definitivamente la storia della più grande formazione sedicente ‘comunista’ dell’occidente, accontentando così chi li aveva nel tempo infiltrati nel partito che, dall’essere fondato dal compagno Antonio Gramsci, finì con l’essere affondato dagli agenti della Cia che avevano scalato le varie posizioni di potere fino a giungere ad impossessarsi della segreteria nazionale.
In effetti, poi, basta leggere la risposta alla successiva domanda – su cosa possa avere in comune lui con un democristiano – per apprendere di quale ignobile personaggio stiamo parlando: “Renzi interpreta bene quella che è sempre stata la mia idea di sinistra. Quando fui eletto segretario dei Ds, nel 2001, dissi: io credo in una sinistra che non ha paura di misurarsi con il mondo che cambia”; se Don Matteo è la risposta ad una domanda sui valori della ‘sinistra’, allora risulta evidente come sia proprio la questione ad essere mal posta.
Comunque sia, allo Smilzo un merito lo devo riconoscere: quello di fare definitivamente luce su come avvenne la defenestrazione dell’imperiese Alessandro Natta dalla segreteria per far posto ad Achille Occhetto.
Alla provocazione – posta anche male, ma non si può pretendere da un’incompetente come la Romano – sul fatto che “Non siete cambiati. Nel Pci era prassi che si arrivasse alla segreteria per decapitazione del leader in carica: D’Alema versus Occhetto (falso: Baffetto da Gallipoli non fece mai il segretario del partito revisionista, n.d.r.), Occhetto versus Natta…”, l’ex segretario dei Democratici di Sinistra replica: “Quando il nostro gruppo dei giovani dirigenti del Pci guidati da Occhetto dovette operare il passaggio, fu doloroso. Un vero trauma, anche nei rapporti personali tra loro due e tra Natta e noi. Ma fu necessario, perché ci accorgevamo che il partito stava pericolosamente riducendo il suo credito”.
Finalmente qualcuno spiega apertamente quale sia stata la vera motivazione del tragico cambio della guardia che ha poi portato allo scioglimento del partito revisionista; altro che Natta malato, impossibilitato a proseguire nel suo mandato: è stata una manovra dei quarantenni di allora per compiacere chi li comandava.
Per finire, ripropongo volentieri il passaggio più indegno dell’intervista: quello nel quale lo Smilzo lecca palesemente il c… al Delinquente di Arcore, ed anche solo per questo dovrebbe essere bandito da tutte le cariche istituzionali e di partito.
D. B. era un leader semimorto, Renzi lo ha riesumato. Ha fatto bene?
R. B. ha dimostrato nel tempo che un pezzo di società italiana s’identifica in lui. Il suo grado di legittimazione gli deriva da questo, non dal fatto che Renzi gli parli.
D. Quando lei era segretario del Pds incontrava spesso il Cav?
R. Molte volte.
D. Anche lei è stato ad Arcore?
R. Certo. Sono andato anche a trovare B. a Palazzo Chigi, al gruppo del Pdl alla Camera e pure a casa di Gianni Letta.
D. Com’erano i rapporti tra voi?
R. B. è un seduttore, stabilisce un rapporto umano che non è certo freddo o diffidente. Ho sempre avuto una buona interlocuzione con lui. Sulla riforma elettorale eravamo quasi arrivati a un’intesa nel 2006 sul Mattarellum corretto…
D. Che, al pari della Bicamerale di D’Alema, andò male…
R. L’accordo sul Mattarellum non si fece perché alla fine lui non se la sentì. E io rispettai la sua scelta.
D. Lei avrebbe invitato B. al Nazareno?
R. Non so se ne avrei avuto la forza, ma apprezzo che l’abbia avuta Renzi. Ha dimostrato di non avere nessuna forma di subalternità e ha privilegiato la sostanza alla forma.
D. Al posto di Renzi lei sulle riforme privilegerebbe il rapporto con Verdini o con Vendola?
R. Un adagio che imparai quando facevo politica estera dice che la pace si fa col nemico e l’interlocutore non te lo scegli tu. Se l’accordo lo fai con Fi, poi se viene Verdini o altri a trattare non sei tu che lo decidi, ma B. Il problema però non è interloquire con chi, ma su cosa. Gli emendamenti che propone Vendola stravolgono parecchio l’idea di riforma del Senato che il Pd propone.

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sabato 30 agosto, torino: presidio per gaza e contro la guerra (da free palestine torino)

PRESIDIO PER GAZA E CONTRO LA GUERRA
SABATO 30 AGOSTO ORE 15
EX STAZIONE CERES (CORSO GIULIO CESARE ANG. V. ANDREIS)
PORTA PALAZZO – TORINO
-CONTRO LE GUERRE NEOCOLONIALI DI U.S.A., EUROPA E ISRAELE
(contro fabbriche e forniture di armi – NO M346 a Israele)
-PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI DEL MEDIORIENTE
-A FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE
l’iniziativa verrà pubblicizzata anche con due volantinaggi collettivi:
– mercoledi 27 ore 10,45 appuntamento alla stazione ceres per giro al mercato di porta palazzo
– giovedi 28 dalle 19,30 all’ingresso della festa PD in piazza d’Armi
Da decenni le stremate popolazioni del Medio Oriente continuano a subire la politica neo-coloniale delle grandi potenze occidentali e del loro complice Israele. I paesi dell’area di volta in volta sono considerati “amici” e conseguentemente armati, o “nemici” e quindi bombardati, o messi gli uni contro gli altri, come Iran e Iraq negli anni ’80. Al vecchio motto latino “dividi e impera” si è sostituito dopo l’11 settembre il più sbrigativo “distruggi e impera”: così stati poco “obbedienti” come Iraq e Libia sono stati devastati, con terribili conseguenze per le popolazioni civili. Lo stesso ISIS è stato più o meno direttamente foraggiato dall’Occidente in funzione anti-Assad in Siria, e ora che è “sfuggito di mano” si armano gli avversari, i curdi iracheni nazionalisti, ben diversi dai movimenti curdi rivoluzionari legati al PKK. Solo l’interruzione dei flussi di armamenti dall’Occidente al Medioriente, la riappropriazione delle risorse del territorio e una reale autodeterminazione potranno garantire pace e giustizia per quelle martoriate regioni.
Intanto lo stato sionista continua la sua strategia di pulizia etnica in Cisgiordania e genocidio a Gaza, di fronte a cui il popolo palestinese, pur pagando un carissimo prezzo, resiste eroicamente ed è di sprone ed esempio per chiunque, in ogni parte del mondo, si batta contro l’oppressione.

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