un incontro interessante

Continua, a Genova, la campagna elettorale per le elezioni europee; il Partito (sedicente) Democratico organizza – per le ore 21:00 di martedì ventidue aprile, presso il circolo di Marassi “La cascina”, sito in via Fereggiano 151 rosso cancello, a pochi metri dal teatro della tragica alluvione di venerdì 4 novembre 2011 – un incontro dal titolo: “Verso un’altra Europa”.
Ospiti della serata sono: l’europarlamentare uscente Sergio Gaetano Kofferati, ed il ventottenne spezzino Brando Benifei – il candidato più giovane presente nelle liste dei sedicenti democratici – attuale responsabile per l’Europa della segreteria regionale piddina.
L’evento inizia con il consueto ritardo di circa trenta minuti a causa della concomitanza di due fattori: l’accompagnatore dell’ex sindaco di Bologna non conosce la strada – ed è costretto a chiamare la segretaria della struttura ospitante, Laura Cevasco, per farsi spiegare il tragitto da percorrere – mentre l’esponente levantino scende dal treno Regionale 11313 proveniente da Savona (dove si trovava per un impegno pomeridiano) soltanto alle ore 21:05.
Il dibattito dura oltre due ore ed è articolato in due relazioni degli oratori, seguite da un buon numero di domande da parte della ventina di convenuti; particolarmente interessante è proprio quest’ultimo segmento: soprattutto le richieste di delucidazioni circa il Terzo Valico ferroviario dei Giovi ed il progetto di acquisto dei cacciabombardieri yanqui F35 Joint Strike Fighters.
Per ciò che concerne la linea ferroviaria, la risposta del politicante cremonese – è nato a Sesto ed Uniti il 30 gennaio 1948 – è illuminante: “l’Europa finanzia, in Liguria, due tratte ad alta velocità: il Terzo Valico e la Ospedaletti-Genova; occorre dar vita a tutte e due per evitare l’isolamento dall’Europa”.
A specifica richiesta di delucidazioni, da parte di chi scrive, circa il tracciato che coprirebbe il Terzo Valico, il Kofferati risponde: “metterà in relazione la Liguria con la Lombardia”; peccato per lui che Tortona, e specificamente la sua località di Rivalta Scrivia, non sia affatto in Lombardia!
Per quanto riguarda la questione degli F35 JSF, è il Benifei ad incaricarsi di rispondere; secondo lui occorre fare fronte comune con gli altri Stati europei per poter affrontare la questione della rimodulazione del programma di acquisto di questi aerei inutili, malfunzionanti, ed obsoleti, da una posizione di forza rispetto agli yanqui.
A me pare che basterebbe far valere il principio di lealtà durante la contrattazione per la stipula di un contratto: il venditore deve garantire che la cosa oggetto della transazione sia esente da vizi occulti, pena la nullità della stessa; in questo caso è evidente che così non è – lo dice lo stesso ministero della difesa yanqui – e pertanto l’accordo è nullo.
Ciò significa che la sua ratifica non è mai avvenuta: quindi gli yanqui si devono riprendere le loro carrette e rifondere all’Italia quanto già le è stato estorto con l’inganno.

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pillola comunista (da proletari comunisti)

Le elezioni nei parlamenti borghesi e negli Enti locali sono in generale il punto più basso della democrazia borghese; soprattutto questo punto basso di coscienza, di sé e del sistema in cui vivono, lo raggiungono le masse che in generale contribuiscono, in una commedia degli inganni, ad eleggere gli uomini che le ingannano e fungono da comitato di affari dei loro nemici di classe.

da Pillole comuniste – 1
8 giugno 2013

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esclusioni, proteste, e strane riammissioni

Giovedì diciassette aprile si viene a conoscenza che le liste, per le elezioni europee, di due formazioni ‘storiche’ dell’agone politico italiano – Partito Comunista e Federazione dei Verdi – non sono state accettate dal ministero degli Affari interni, quello guidato dal diversamente forzitaliota Angelino Al Fano.
Per quanto riguarda il partito guidato da Marco Rizzo, la notizia della sua esclusione si trova in poche righe sul sito nazionale; riporto di seguito il testo del comunicato ufficiale: “La lista Partito Comunista è stata presentata per le Elezioni Europee 2014. Ora siamo venuti a conoscenza di provvedimenti di ricusazione. Abbiamo immediatamente fatto ricorso presso l’Ufficio elettorale centrale presso la Corte di Cassazione. La battaglia per ricostruire il Partito Comunista in Italia passa anche, ma non solo, con la presenza nelle istituzioni, sempre con il nostro nome, il nostro simbolo e la nostra bandiera. Non siamo disponibili a barattare la nostra identità per una qualsiasi poltrona”.
Diverso è il caso della non inclusione della lista ecologista; in questo caso l’ufficio preposto alla convalida delle presentazioni alla contesa elettorale contesta, alla formazione guidata da Angelo Bonelli, la mancanza di firme raccolte a sostegno delle candidature in lista: i responsabili politici della lista del sole che ride rispondono che non ne avevano bisogno perché la legge stabilisce che “sono esentate le formazioni che hanno una rappresentanza nel Parlamento europeo; lì il gruppo verde è la quarta forza politica”.
Non riesco a capire su quali basi i Verdi italiani accampano diritti: è del tutto evidente che, se è pur vero che in Europa esiste il gruppo Green-Verdi Europei, è altrettanto palese che nessun italiano fa parte dello stesso; altrimenti il medesimo ragionamento avrebbe dovuto valere per la lista L’altra Europa per Tsipras, i cui membri fanno riferimento al gruppo Sinistra Unita Europea/Sinistra Verde Nordica, esentandolo dalla fatica di raccogliere le sottoscrizioni.
Siccome però la logica non sempre va di pari passo con la Legge, domenica venti aprile, scopro – da un post sul sito nazionale del Partito Comunista – che la Corte di Appello ha accolto il ricorso dei bonelliani, mentre ha bocciato la lista dei rizziani.
La motivazione – che mi sento di condividere – viene esplicitata nel comunicato, a firma Marco Rizzo, che riporto in parte di seguito: “… Qual è stato il criterio, a parità di condizioni? Evidentemente ha fatto premio la posizione politica. Il Partito Comunista in Italia ha una posizione netta contro la UE, mentre i Verdi sono molto più disponibili verso la Comunità Europea. Questo ha fatto la differenza…”.
Ovviamente ben altro tenore ha il commento da parte degli esponenti dei Verdi, che esultano: “Le liste di Green Italia – Verdi Europei sono state riammesse per le elezioni di maggio. La decisione della Suprema Corte di Cassazione è stata comunicata questa mattina agli ecologisti. Si tratta di una decisione storica perché viene riconosciuto il valore e la rappresentatività dei partiti europei, principio che viene affermato grazie alla battaglia portata avanti da Green Italia – Verdi europei che adesso potrà riempire la prossima campagna elettorale di contenuti ecologisti per cambiare l’Italia e l’Europa”.
Poi c’è il problema del Partito dei Comunisti Italiani; in questo caso la questione è diversa, anche se alla fine il risultato è lo stesso: avrebbero dovuto partecipare alla lista della falsa sinistra con Tsipras, ma che quell’accozzaglia di sinistri personaggi non ha accettato candidature degli ex cossuttiani.
A seguito di questa bislacca decisione del gruppo dirigente della lista italiana legata alla greca Syriza, il Comitato Centrale della formazione politica con sede a Roma, in via del Ponzetto 122, ha votato una risoluzione con la quale ha ritirato il suo appoggio al cartello arrivando a dare l’indicazione di recarsi alle urne per annullare la scheda.
Il malizioso pensierino finale è: chissà come mai l’unica lista esclusa, non per propria scelta, è quella che si colloca a sinistra del Partito (sedicente) Democratico, e sul terreno del rifiuto delle politiche di austerità imposte dall’Europa.

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il capitalismo non ha problemi: è il problema (da nuova unità)

25 Aprile – 1° Maggio: due date significative per riflettere su come sconfiggere l’imperialismo, il capitalismo, il fascismo e l’opportunismo
Siamo alla vigilia di due importanti date che nel tempo hanno perso il loro valore ma che sono e restano patrimonio di tutti i comunisti: il 25 Aprile e il 1° Maggio. Tenere viva la memoria sulla Resistenza e la vittoriosa Lotta partigiana contro il fascismo assume sempre più il significato di respingere tutti quei tentativi delle varie forze politiche – comprese quelle che ancora si definiscono di sinistra – di dare una svolta autoritaria al nostro Paese. I partigiani hanno combattuto a caro prezzo con sacrifici e con la vita per liberare l’Italia dall’occupazione nazista e dall’odioso dittatura fascista di Mussolini. Sia i partigiani comunisti che la classe operaia, con le sue battaglie e scioperi in fabbrica, hanno posto al centro l’aspirazione a liberarsi dall’oppressione e dalle ingiustizie sociali con una forte connotazione di classe orientata a cambiare verso una società socialista e laica verso l’internazionalismo proletario.
Il continuo lavorio in senso anticomunista del Vaticano – i cui effetti maggiori si sono visti nell’Europa dell’est – il suo appoggio alla DC e alle forze di destra, il compromesso storico, la degenerazione revisionista del Pci e il collaborazionismo dei sindacati confederali – che hanno sacrificato gli interessi della classe operaia e delle masse popolari alle sorti del capitalismo imperialista italiano ed europeo -, il lungo periodo delle stragi di Stato, ci hanno portato ai nostri giorni. In questo periodo con il capitalismo al collasso le forze conservatrici impoveriscono, reprimono e annientano l’intera classe lavoratrice mentre nascono movimenti populisti presentati come novità, ma che non cambiano le cose. Anzi la loro politica anticapitalista e antistatalista ci riporta al fascismo movimento prima e al fascismo partito poi col potere del governo blindato da Mussolini con il maggioritario fino al fascismo regime tramite il presidenzialismo del “capo del governo”.
Si susseguono governi abusivi per proseguire le scelte economiche favorevoli al complesso industriale-militare, ai monopoli, alle banche, all’Fmi, nella sudditanza alla Nato, garanti delle missioni militari all’estero (dove anche i militari italiani sono addestrati alla tortura), nei rapporti internazionali. Ogni governo è fedele agli Usa e ad Israele, un legame rafforzato dal vertice Letta-Netanyahu dello scorso dicembre con la firma di 12 accordi di cooperazione economica e militare che sono rivolti ad opprimere il popolo palestinese. Sul piano politico ognuno garantisce l’affermazione dell’ideologia borghese in funzione anticomunista. E passano da una truffa all’altra. Da quella elettorale a quella dell’euro a quella del lavoro, compreso la propaganda delle quote rosa.
Anche l’antifascismo, quindi, viene manipolato non solo dalle sterili e convenzionali cerimonie delle istituzioni, ma nei fatti.
Con il metodo eversivo con il quali si sono insediati gli ultimi tre governi, larghe intese tra Pd, PdL e poi con la nuova destra di Alfano al servizio del Presidente della Repubblica – un disegno che stravolge persino la stessa Costituzione borghese -; con la negazione di un sistema elettorale proporzionale a vantaggio di un esagerato quanto ingiustificato premio di maggioranza; con il tentativo di evitare il conflitto di classe; con riforme del lavoro, elettorale e costituzionali (abolizione delle Province, del Senato, presidenzialismo): con la concessione ai gruppi fascisti di organizzarsi e manifestare. Con l’aspetto culturale utilizzando i mass media, pennivendoli e artisti compiacenti e facendo passare proposte di parlamentari fascisti per instaurare giornate del ricordo che in realtà utilizzano per denunciare i “crimini” comunisti e negare i veri crimini che le truppe mussoliniane hanno perpetuato in Slovenia e nell’ex Jugoslavia; con la criminalizzazione di chi si ribella a questo sistema come il movimento No Tav, no Muos, per la casa ecc.: con restrizioni (obbligo o divieto di dimora, foglio di via ecc), accuse di terrorismo e multe di centinaia di euro alle avanguardie delle lotte. Il tutto in nome della difesa della democrazia. Una fascistizzazione dello Stato a tutti gli effetti. Inciuci, parole e slogan superficiali e vuoti come quelli del governo Renzi – passato da rottamatore a riciclatore – si riflettono anche nel mondo del lavoro. Anche quest’anno il 1° Maggio, giornata internazionale dei lavoratori, non può essere una festa. La classe operaia è sotto un attacco inaudito, i capitalisti – sempre alla ricerca del massimo profitto – delocalizzano od optano per il settore finanziario e licenziano. Milioni di lavoratori si trovano in condizioni disperate e per tutta risposta il neogoverno Renzi propone il jobsact (in continuità con la legge Treu), ovvero il sistema per aumentare la precarietà nell’interesse del padronato, mentre i sindacati Confederali (che hanno persino favorito l’introduzione dell’Ugl nei posti di lavoro, il cui segretario è oggi accusato di furto) accettano ogni tipo di accordo che, oltre a continui compromessi sui contratti, approvano regole – come quelle sulla rappresentanza – un grave attacco alle libertà sindacali e del diritto di sciopero.
Disoccupazione, carovita, sfratti (40mila nel primo trimestre), tagli sui servizi (ma non sulle spese militari), privatizzazioni, aggressioni poliziesche contro gli operai, provvedimenti giudiziari a chi si ribella, criminalizzazione delle lotte, attacchi fascisti e razzisti, guerra: è ciò che offre il capitalismo.
In questa grave situazione tutte le forze politiche stanno sgomitando per affermarsi alle elezioni europee. E tutte ora cavalcano l’opinione che l’Europa va cambiata, va migliorata. Non c’è spazio di miglioramento nelle istituzioni borghesi siano italiane che europee. L’essenza dell’Unione europea è di carattere imperialista, reazionaria e guerrafondaia – il suo ruolo lo vediamo anche a fianco di Usa, Nato e gruppi neonazisti nei recenti scontri in Ucraina – nel sostegno diretto o indiretto nelle aggressioni militari in Libia, Mali, Siria. I suoi trattati di austerità, pareggio di bilancio, saccheggio della ricchezza prodotta dai lavoratori, delle direttive di intensificazione dello sfruttamento e di deindustrializzazione contro il movimento operaio e la libertà delle donne non sono modificabili con il voto. La storia insegna che la partecipazione della sinistra nei governi borghesi non ha impedito l’attacco del fascismo contro il proletariato.
Pensare di cambiare questa Europa, che mette sullo stesso piano nazismo e comunismo, affidandosi a Tsipras, estimatore della politica di Obama, è un consapevole inganno ai danni dei lavoratori.
No l’unità europea sarà tale solo quando i paesi europei saranno socialisti, quando l’Europa non sarà più in mano agli interessi del capitalismo, delle banche, degli accordi militari con la Nato né sottoposta ai ricatti della Casa Bianca.
Si può fare. Non è utopia respingere l’offensiva del capitale sia sul piano nazionale che europeo. Ci vuole l’unità d’azione della classe operaia, la classe antagonista al capitale. Bisogna rifiutare il disarmo ideologico imposto dai partiti revisionisti e socialdemocratici affinché il proletariato acquisti sempre più forza nella sua lotta contro la borghesia e crei le premesse per la sua definitiva emancipazione. Dalla crisi si esce solo abbattendo il capitalismo.

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dopo il 12 aprile, ci serve irradiare su tutti i posti di lavoro, sui territori, nei movimenti la necessità di porsi all’altezza dello scontro con il governo (da proletari comunisti)

… Certo, ci serve un piano di lotta articolato per richiamare in servizio tutte le anime dell’opposizione; anche se non proprio tutte, è bene che qualche opportunista di troppo, qualche denigratore e liquidatore della prima ora si perda.
Ma soprattutto ci serve irradiare su tutti i posti di lavoro, sui territori, nei movimenti la necessità di porsi all’altezza dello scontro con il governo che “non vuole mediazioni” che non siano la demagogia para-dittatoriale messa in mostra tutti i giorni, mentre non solo ci tolgono le case, ma tolgono, come barbari criminali con l’odioso “decreto Lupi”, luce, acqua a chi occupa, come vile violenza anche razzista verso le masse senza casa che sono molto spesso masse immigrate; o che pretende di ridurre il reddito a chi non ne ha e vuole trasformarci tutti in una massa di precari e disoccupati in lotta tra di noi; che a chi chiede case e lavoro risponde che la “democrazia” è la polizia.
Non è dato a chi lotta realmente, a chi vuole fino in fondo rovesciare il jobs act, il Governo e lo Stato, crearsi falsi problemi e immergersi in un autodibattito o in una riflessione fatta spesso di presunti “massimi sistemi” – tanta parte del dibattito su “l’Europa” e “fuori dall’Europa” è aria fritta.
Proletari e masse combattono nell’Europa imperialista contro il Governo imperialista italiano al servizio dello “spazio al sole” dei padroni italiani e contro il loro Stato.
E’ questo che dobbiamo spazzare via con la lotta di classe, la rivolta proletaria e popolare, la rivoluzione proletaria e socialista nel nostro paese…
dal comunicato nazionale di proletari comunisti – PCm Italia

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verso il 25 aprile ed il 1° maggio (da proletari comunisti)

Il prossimo 25 aprile saremo in piazza contro il vecchio fascismo come contro il moderno fascismo, contro lo Stato di polizia che invece che lavoro e case dà manganellate e arresti a Roma come ovunque.
Per una nuova Resistenza!
1° maggio rosso proletario e internazionalista, ovunque siamo e ovunque ci siano proletari, giovani e masse.

proletari comunisti – PCm Italia

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i topi scappano

Qualche giorno fa, la stampa borghese ha dato notizia del cartello elettorale messo in piedi dall’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro ed i diversamente forzitalioti; un bel tentativo di questi ultimi di accreditarsi come forza legata alla tradizione moderata centrista della peggiore Democrazia Cristiana: quell’estremismo cattolico legato alla Fraternità sacerdotale San Pio X (http://www.sanpiox.it/public) – i tradizionalisti, guidati dal vescovo francese Marcel Lefebvre, che da sempre si oppongono alla svolta scaturita dal Concilio Vaticano II – e a Comunione e Liberazione, dal cui ambiente proviene la maggioranza del gruppo dirigente del Nuovo Centro Destra.
A seguito dell’annuncio dell’alleanza in questione – che comprende anche gli ex montiani dei Popolari per l’Italia – e dalla lettura dei sondaggi che vedono i servi del Delinquente di Arcore in caduta libera, qualcuno dei dirigenti (o anche ex tali) degli originali zerbini del Criminale Lombardo comincia a scappare dalla co… (pardon, dalla formazione politica) guidata dal Malvivente Milanese, cercando rifugio a casa del destinatario dell’ultimo anatema di Frodo da Arcore: “Farà la fine di Fini”; ultimo in ordine di tempo è l’ex portavoce di Al Pappone, Paolo Bonaiuti, che cerca un cadreghino alla corte di Al Fano.
L’ex scendiletto numero uno del Pregiudicato Milanese l’ha subito accolto a braccia aperte, asserendo che si tratterebbe di una scelta coraggiosa; è esattamente l’opposto: ora che la nave affonda, i topi scappano per non rischiare di dover andare a lavorare onestamente per vivere.

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