gloria eterna alla repubblica popolare cinese fondata da mao tse tung. morte alla cina imperialista di oggi. pcm Italia

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perché non estradarlo nella repubblica dominicana?

Sul canale video Tre della Radio Televisione Italiana capita spesso, e per quanto mi riguarda è un vero piacere, di avere a che fare con un signore – senza virgolette, perché lui lo è veramente – che si chiama Corrado Augias.
Questi ha un fine eloquio, un ricco vocabolario – che di questi tempi è una piacevolissima rarità – ed una qualità che apprezzo moltissimo: il saper affrontare il proprio dirimpettaio con il piglio necessario, senza per questo dover urlargli contro o insultarlo senza motivo.
Forse può sembrare un modo per porsi nelle grazie del personaggio pubblico in questione, ma chi mi segue sa bene che non è mia abitudine cercare di ingraziarmi l’interlocutore: quindi mi appresto a porgli la ‘domanda delle cento pistole’.
Visto che l’Augias, tra le altre cose, è un esperto di questioni legate alla religione cristiana-cattolica-apostolica-romana, vorrei conoscere da lui il motivo per cui il vescovo pedofilo Jozef Wesolewski si trova agli arresti domiciliari nei suoi appartamenti interni alla Città del Vaticano, invece di essere consegnato alle autorità del Paese dove ha commesso i suoi odiosi crimini, nello specifico la Repubblica Dominicana.
Il signor Jorge Mario Bergoglio sembra impegnato nell’opera di pulizia della Chiesa: se così è, e non si tratta soltanto di propaganda, il minimo che possa fare è far giudicare il suo suddito – ricordo che il papa è il monarca assoluto dello stato della Città del Vaticano – da un tribunale civile della nazione dove sono avvenuti i crimini di cui è accusato l’ex nunzio apostolico di Santo Domingo.

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cineforum di ottobre al laboratorio anarchico perlanera ad alessandria

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migliaia di posti di lavoro. che fine hanno fatto? (da notavterzovalico)

Non potremmo mai scordarci le tante dichiarazioni di politici e sindacalisti circa le migliaia di posti di lavoro sul territorio che avrebbe dovuto significare il Terzo Valico. In una gara senza pudore e con molta fantasia la corsa ai numeri era iniziata con l’annuncio della creazione di oltre 3.000 posti di lavoro che nel giro di qualche mese diventarono 4.000 e che il boss del Cociv Salini in una recente intervista ha ulteriormente moltiplicato fino ad arrivare a 5.000. E come dimenticarci che questi sarebbero dovuti essere posti di lavoro nuovi di pacca per i tanti disoccupati del territorio genovese e alessandrino che sta attraversando una crisi senza precedenti?
La politica come di consueto le spara grosse senza neppure preoccuparsi di poter mantenere una piccola parte delle promesse fatte e il sindacato, per coprire la vergogna del sostegno a un’opera che solo gli stolti e i corrotti credono utile, si trincera dietro la creazione dei posti di lavoro quasi a volersi lavare una coscienza ormai putrida. Più passano i mesi e più facciamo fatica a capire se un comunicato stampa è scritto dal Cociv o direttamente dagli edili della Cgil. Padroni e sindacato utilizzano ormai lo stesso linguaggio infarcito di demagogia e parole come strategico, sviluppo, indispensabile, vengono usate un tanto al chilo per mascherare la realtà di un’opera di cui non vi è neppure uno studio sul rapporto costi benefici.
Ad oggi delle loro parole senza valore rimane quasi nulla con al massimo qualche centinaio di lavoratori provenienti da terre lontane impiegati nei cantieri del Terzo Valico. Di questi solo una piccolissima minoranza sono da intendersi come nuovi posti di lavoro: infatti le maestranze attualmente occupate sono i dipendenti storici di grandi ditte leader nel settore delle costruzioni la cui fama è ampiamente preceduta dai loro mostruosi curricula giudiziari.
Due notizie recentemente non hanno fatto altro che dimostrare per l’ennesima volta quanto andiamo sostenendo da anni. Recentemente Confartigianato e Cna di Novi hanno fatto sapere a mezzo stampa di aver richiesto un incontro al Cociv sostenuti dai Sindaci di Novi e Serravalle per provare a capire come per gentile concessione dei sovrani sia possibile accaparrarsi almeno qualche briciola della grande pagnotta del Terzo Valico. Ad oggi zero, niente, solo vaghe promesse a cui non è stato ancora dato il minimo riscontro. Quel pavido del Presidente di Confartigianato, Antonio Grasso, ci tiene a far sapere dalle colonne de La Stampa che non vuole entrare nel merito dell’utilità dell’opera come se i titolari delle aziende artigiane non fossero cittadini che abitano le terre che verranno devastate dalla nuova linea ferroviaria. L’importante è riuscire ad avere qualche appaltino e vada a farsi fottere qualsiasi piccolo residuo della responsabilità sociale di impresa.
In Liguria invece dopo la solita piccola manifestazioncina degli edili della Cgil, il Presidente della Regione Burlando annuncia che 50 edili genovesi dovrebbero essere (il condizionale è d’obbligo) assunti prossimamente (chissà quando) nei cantieri del Terzo Valico. Come ad ammettere che ad oggi gli edili genovesi impegnati nei cantieri semplicemente non esistono. Burlando dovrebbe spiegarci se anche riuscisse a portare in porto queste 50 assunzoni dove sono finiti gli altri 3995 posti di lavoro di cui si è abbondantemente riempito la bocca ogni volta che ha avuto occasione di dargli fiato.
Passano i mesi e continuiamo a vedere realizzate una dopo l’altra tutte le previsioni che avevamo fatto. Non si tratta di essere gufi ma semplicemente di non essere disonesti.

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renzi, il suo partito e il suo governo vogliono cancellare l’articolo 18! landini… ne vuole parlare (da proletari comunisti)

Da Porta a Porta a “Che tempo che fa” e fino alla direzione del suo partito tenutasi ieri, Renzi ripercorre la strada cui era abituato il suo alter ego, e cioè il suo attuale sostenitore/pregiudicato Berlusconi, ma ancora peggio. Come dice la Camusso “cose mai dette da nessuno”! Pensate sì, diciamo noi, praticate in gran parte, anche dalla Camusso, ma dette no!
Abolire l’art. 18 dello statuto dei lavoratori! è un “sogno” da tempo accarezzato dai padroni. E che si tratti di una questione “ideologica” e cioè di un modo di ripensare i diritti conquistati lo ricordano allo stesso Renzi in tanti… adesso ha fatto perfino “arrabbiare” Landini che dice “Basta parole al vento…”? Ma Landini sta parlando di se stesso? Perché veramente qui più che parole Renzi vuol fare i fatti, e che fatti! Il vero chiacchierone, ancora una volta, come dimostra questa intervista riportata dalla Repubblica di oggi, è proprio Landini.

Mentre il governo guidato da Renzi ha deciso di dare il colpo finale al “tabù”, ad uno dei diritti dei lavoratori conquistati con le durissime lotte degli anni Sessanta e Settanta, Landini chiede “… a Renzi un confronto pubblico, scelga lui dove e come, purché sia pubblico. È ora di far un’operazione verità, di dire le cose come stanno, a partire dall’articolo 18.” Come se già questo “confronto” non fosse abbastanza pubblico! Come se Renzi fosse uno stupido cui va spiegato il significato dell’articolo 18! Questa “richiesta” dimostra appunto quanto sia Landini a “fare parole al vento” e un’offesa all’intelligenza di tutti coloro che stanno seguendo il “dibattito”.
E infatti, dopo la domanda dell’intervistatore che parla di “novità” nel discorso di Renzi, Landini è costretto ad ammettere: “Non prendiamoci in giro, nel discorso di Renzi, per quanto riguarda l’articolo 18 non c’è nessuna novità. Siamo di fronte ad un ulteriore spacchettamento della norma dopo quello già operato dalla Fornero.” E qui Landini dovrebbe spiegare perché contro la Fornero nei fatti non si è alzato un dito, e come si pretenderebbe ora, dopo aver concesso il dimezzamento di fatto dell’articolo 18, di impedirne il totale annullamento! Landini continua: “la discriminazione è trattata nel codice civile, il disciplinare è regolato nei contratti. Il giudice, quando decide per il reintegro, lo fa perché considera false le motivazioni che hanno portato al licenziamento. Se annullo il reintegro vuol dire che l’azienda, anche con motivazioni false può licenziare e che l’onere della prova cade sulle spalle del lavoratore. È un passo indietro, altro che novità”.
Il giornalista, però ricorda a Landini che “… il premier ha parlato di Tfr in busta paga, di legge di rappresentanza, di salario minimo. Ha promesso di cancellare i contratti precari: sono o non tutti temi da voi proposti?” E bisogna aggiungere che sono temi di cui Landini va fiero!
Landini risponde con la sua abituale “foga”: «Ma cosa c’entrano tutte queste cose con il rendere più semplice il licenziamento? La precarietà si riduce estendendo i diritti, non riducendoli. Vogliamo parlare di questi argomenti? Bene, Cgil e Fiom hanno proposte su ogni tema e sono pronte a parlare su tutto. [Non solo a parlare! Cgil e Fiom fanno tutto! Firmano contratti a perdere, aiutando così i padroni a fare più profitti e a cancellare appunto i diritti dei lavoratori!] Ma dentro questo schema ci sono punti che non possono essere oggetto di trattativa. Ci sono cose davanti alle quali si deve dire no: il diritto al lavoro deve essere senza ricatti».
Il “diritto al lavoro” di Landini è una frase che significa tutto e niente, come direbbe lui stesso, è già previsto dalla Costituzione! Ed è proprio il modo in cui parla Renzi. “Vago” lo ha definito perfino la Camusso. Non c’entra con il modo in cui si difende l’articolo 18!
Il giornalista incalza con gli argomenti che piacciono ai padroni: ” Il governo dice che per colpa di quella norma nessuno investe in Italia.” E Landini risponde: «Se le multinazionali non vengono qui non è per via dell’articolo 18, ma perché non c’è una politica contro la corruzione e la burocrazia: sono questi i motivi tengono lontani gli investitori. [A parte la concezione tutta patriottica che vede l'Italia come un paese dove si fanno investimenti, mentre proprio in questo momento quello che più "tira" nell'economia italiana sono le aziende italiane che investono all'estero! Ma dove vive Landini? I padroni di ogni paese hanno sempre investito in qualsiasi tipo di paese compreso l'Italia, ogni volta che lo hanno ritenuto opportuno e se ne sono fregati della corruzione e della burocrazia. Adesso il problema vero è semmai la crisi che colpisce tutti i paesi per cui anche "investire" non è garanzia di fare profitti!] Invece di cambiare il lavoro per decreto, Renzi faccia un decreto sul rientro dei capitali, sul riciclaggio, sul falso in bilancio, sugli appalti. [Tutti argomenti per suscitare l'"indignazione popolare" ma che spostano l'attenzione dal problema principale] Il taglio dell’articolo 18 interessa solo alla Confindustria e non serve, perché in questo Paese si può già licenziare quando l’azienda è in crisi». Proprio così, ma Landini non dice mai come siamo arrivati a questo punto!
Il giornalista prova ancora a illustrare i possibili lati positivi della scelta del governo: “Neanche il fatto che il governo abbia messo sul piatto un miliardo e mezzo per gli ammortizzatori sociali vi sta bene?” E giù un’altra brutta risposta: «E’ un passo avanti, ma bisogna capire che tipo di riforma si vuole fare. Perché se si tratta di estendere la cassa integrazione ordinaria e straordinaria a tutti, di prevedere un sussidio e un salario minimo, di allungare l’indennità di mobilità e la cassa integrazione in deroga al 2015 per far fronte al rischio di licenziamenti di massa cui questo 2014 ci espone, certo quella cifra non basta». Un passo avanti? Landini dimentica subito subito che questi soldi sono soldi dei lavoratori, risparmiati e accantonati alla grande da tutti i governi perché solo nel pubblico impiego i contratti sono fermi da sei anni! Solo per citare un esempio. E alla fine il giornalista pensa di chiudere con una domanda “forte”: “Secondo lei Renzi ha il favore dei poteri forti o li ha contro?” Landini: «Diciamo che nel Jobs Act lui ha assunto tutte le richieste dei poteri forti e che è andato a Detroit a prendere consigli da chi non paga le tasse in Italia e ha portato le sedi della Fiat all’estero. Non mi pare che la sua politica del lavoro colpisca chi versa il 12 per cento sulle stock option, colpisce i dipendenti, che non evadono e che pagano le tasse al 43 per cento». E allora, visto che Renzi lavora per i “poteri forti” e cioè i padroni finanziari e industriali a che cosa servirebbe un “confronto pubblico”? Landini fa chiacchiere per il proprio “pubblico” e tra questo si troveranno pure sicuramente quelli che con una bella pacca sulla spalla aggiungono sorridenti e trionfanti: “Accidenti quante gliene hai dette!”

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genova, lunedì 29 settembre: presidio antifascista per il donbass. ma la falsa sinistra riformista dov’era?

Genova, lunedì ventinove settembre; davanti al civico numero due di via San Vincenzo si tiene, a partire dalle ore 17:30, un presidio in solidarietà con la carovana antifascista – ideata dal gruppo musicale Banda Bassotti – nelle repubbliche popolari del Donbass: Donetsk e Lugansk.
I partecipanti, riuniti attorno ad uno striscione rosso con scritta nera “Con la Carovana antifascista nelle Repubbliche del Donbass. No Pasaran!”, non sono tantissimi; una cinquantina in tutto, appartenenti a: City Strike Workers-collettivo Noi saremo tutto Genova, Partito Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, Circolo Culturale Proletario, e Proletari Comunisti.
Come si può vedere, nessuno dei partiti della falsa sinistra si è degnato di venire a protestare contro il governo fascista di Kiev; forse il fatto di avere a che fare con il Partito (sedicente) Democratico, nelle ormai prossime elezioni regionali, ne riduce drasticamente le possibilità di manovra.
In fondo, Don Matteo Renzi ed i suoi sgherri, all’inizio della rivolta – che ha preso il là da piazza Maidan – si sono immediatamente schierati contro il governo legittimo di Viktor Fiodorovic Yanukovich.
In mattinata il raggruppamento dell’Altra Liguria ha fatto uscire un comunicato stampa nel quale annunciava che si presenterà alle elezioni regionali in contrapposizione con i sedicenti democratici: forse, se questa gente fosse stata presente alla manifestazione, sarebbe stata anche un po’ più credibile; così ha solo dato dimostrazione di parlare, sempre e comunque, a vanvera.

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boicottaggio kibbutz company e prossimo appuntamento (da free palestine torino)

Sabato 27 e domenica 28 settembre davanti al teatro Carignano una decina di compagni/e con bandiere palestinesi e cartelli ha effettuato il boicottaggio degli emissari dei “valori sionisti” (come scrivono sul loro sito) della Kibbutz Dance Company, sponsorizzata dall’ambasciata israeliana.
C’è da credere che la lunga campagna delle settimane precedenti abbia avuto un effetto perchè nessuna delle due repliche ha fatto il tutto esaurito: il sabato vi erano circa 600 spettatori su una capienza di 700 e la domenica solo 299, secondo il dato delle biglietterie.
Con questa iniziativa si è conclusa la campagna “Contro l’occupazione israeliana di Settembre Musica e Torino Danza” (2-28 settembre), durante la quale abbiamo parlato con migliaia di persone e il boicottaggio culturale è stato molto conosciuto e discusso in città. Tutti gli spettacoli degli artisti israeliani sono stati disturbati dai presidi all’ingresso e da qualche intervento all’interno (vedi video interruzione Omri Mor: http://piemonte.puscii.nl/articolo/21343/video-interruzione-concerto-omri-mor), e nel materiale di propaganda sono state ripetutamente sollevate questioni di fondo come l’antisionismo, il Diritto al Ritorno dei profughi, lo Stato Unico etc.
Ora si tratta di proseguire sul terreno del boicottaggio culturale-accademico (università, politecnico) e riprendere i percorsi iniziati durante i mesi di luglio e agosto, ovvero il boicottaggio economico (supermercati, mercati) e quello militare (Alenia).
Per una chiaccherata e per parlare delle prossime scadenze si invita tutti/e a un appuntamento:
MERCOLEDI 1 OTTOBRE ORE 21
PRESSO LA CAVALLERIZZA OCCUPATA
VIA VERDI 9 TORINO

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